Insurrezione cecena 1940-1944

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Insurrezione cecena
Data febbraio 1940 - 23 febbraio 1944
Esito Decisiva vittoria sovietica, con deportazione dei ceceni-ingusci
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
5.000 uomini (novembre 1941),
6.540 - 18.000 (febbraio 1943)[1]
Molti sabotatori tedeschi[2][3]
110.000 uomini (Operazione Lentil)
Perdite
4.368 morti 12.000 soldati morti
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mappa della Cecenia e del Caucaso

L'insurrezione della Cecenia tra il 1940 e il 1944 fu una rivolta contro le autorità sovietiche nelle montagne caucasiche della Cecenia.

Sommario[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno del 1941, sotto il comando di Hasan Israilov, e soprattutto nel corso del 1942 durante la "battaglia del Caucaso", con l'invasione dell'esercito tedesco del Nord Caucaso e fino al 1944 quando ci sarà la deportazione del popolo ceceno e inguscio, ci fu l'insurrezione della Cecenia contro i sovietici.

L'insurrezione[modifica | modifica wikitesto]

La prima insurrezione cecena fu ispirata al successo finlandese della guerra d'inverno. Nel febbraio 1940, l'esercito insurrezionale ceceno di Israilov prendeva Galanchozh, Sayasan, Chaberloi e una parte di Shatoysky District. Il governo insurrezionale fu stabilito a Galanchozh.[3]

Mairbek Sheripov dichiarava la guerra all'Unione Sovietica il 22 giugno 1941.[2] Nel febbraio 1942 il suo gruppo iniziava l'insurrezione a Shatoi, Khimokhk e minacciava di occupare Itum-Kale. Le unità armate di Israilov aspettavano con impazienza l'arrivo della Wehrmacht tedesca. Nel vicino Dagestan i locali ribelli occupavano e liberavano dai sovietici Novolakskaya e Dylym.

In molte aree, fino all' 80% degli uomini furono coinvolti nell'insurrezione.

Con l'operazione Schamil, il Nordkaukasische Sonderkommando Schamil dell'Abwehr veniva posizionato in Cecenia, coordinando le azioni di sabotaggio con le forze ribelle cecene. Il 25 settembre 1943 paracadutisti tedeschi atterravano a Dachu-Borzoi e Duba-Yurt e prendevano la raffineria petrolifera di Grozny, per prevenire la sua distruzione da parte dell'Armata Rossa, aspettando l'arrivo del grosso della 1ª Armata corazzata tedesca. Poi tra il 25 e il 27 settembre la suddetta armata corazzata tedesca veniva sconfitta e così i sabotatori delNordkaukasische Sonderkommando Schamil veniva ritirata da quel settore.

L'insurrezione delle popolazioni cecene e inguscie e l'arrivo dei tedeschi, provocava la diserzione di molti soldati di quelle regioni che erano inquadrati nell'Armata Rossa. Il totale numero dei disertori tra le file sovietiche sarà valutato in ben 62 750 uomini.

La composizione del Nordkaukasische Sonderkommando Schamil[modifica | modifica wikitesto]

Ben 200 uomini addestrati dall'Abwehr furono paracadutati nella regione autonoma caucasica del Karachai, 92 all'interno della regione autonoma dei Kabardiri-Balkari, e 77 uomini all'interno della Cecenia-Inguscezia. In questa ultima località furono lanciati 56 uomini (suddivisi in 5 gruppi di kommandos) tra il luglio e l'agosto del 1942; e 3 altri gruppi di kommandos (20 uomini) furono lanciati nell'agosto del 1943.

Questa era la ripartizione secondo i comandanti dei 8 kommandos:

  • Tenente Lange, aveva 30 uomini;
  • Sottotenente Reichert, aveva 12 uomini;
  • Colonnello Osman Gube, alias Osman Saidurov, aveva 5 uomini;
  • l'osseto Dzugaev, aveva 5 uomini;
  • l'osseto Zosiev, aveva 4 uomini;
  • l'inguscio Khamchiev, aveva 8 uomini;
  • l'inguscio Khautiev, aveva 6 uomini;
  • il ceceno Selimov, aveva 6 uomini.

Queste erano le ripartizioni etniche degli appartenenti ai 77 uomini lanciati nella Cecenia-Inguscezia:

Deportazione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Operazione Lentil.

Dopo la ritirata tedesca dal Caucaso, le popolazioni dei ceceni e degli ingusci furono trasferiti in massa dalle autorità sovietiche, venendo reinsediate in Kazakhstan, causando numerosi morti tra i deportati. Da segnalare che nel febbraio 1944 il NKVD compì un vero genocidio contro i ceceni con il massacro di Khaibakh. Le popolazioni deportate dovettero aspettare per il rimpatrio sino al periodo della destalinizzazione.

Qualche gruppo terroristico continuerà la resistenza tra i monti per alcuni anni a seguire.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (RU) Операция "Чечевица"
  2. ^ a b (RU) Эдуард Абрамян. Кавказцы в Абвере. М. "Яуза", 2006
  3. ^ a b (RU) Александр УРАЛОВ (А. АВТОРХАНОВ). Убийство чечено-ингушского народа. Народоубийство в СССР

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]


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