Inshallah

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In šāʾ Allāh (إن شاء الله) è un termine in lingua araba che significa "se Dio vuole" e sta ad indicare la speranza di una persona credente affinché un evento possa accadere in avvenire. Una traduzione più libera potrebbe essere "a Dio piacendo". Il significato del termine ha un connotato chiaramente religioso, ma significa semplicemente "sia fatta la volontà di Dio": può dunque essere usato dai membri di tutte le religioni, ricordando espressioni come l’inglese "God willing" ed il latino "Deo volente".

L'espressione è usata da molte popolazioni arabe, albanesi (ishalla) e anche dai musulmani di lingua inglese, francese, tedesca o italiana.

Nel Corano[modifica | modifica sorgente]

Anche se a livello puramente letterale l'espressione non ha connotati islamici, essa tuttavia deriva del Corano, che nella sura Al-Kahf ("La caverna") recita:

« Non dire mai di nessuna cosa: "Sicuramente domani farò questo", senza dire: "se Allah vuole". Ricordati del tuo Signore quando avrai dimenticato di dirlo e di': "Spero che il mio Signore mi guidi su una direzione ancora migliore". »
(sura XVIII, 23-24[1])
« E non dire di nessuna cosa: "La farò domani", senza aggiungere: "se Dio vuole". E se lo dimentichi, invoca il nome del Signore e di': "Può darsi che il Signore mio mi guidi a far cose di questa più rette". »
(sura XVIII, 23-24[2])

Inoltre l'espressione è tipica dell'islam, perché racchiude in sé stessa quasi un compendio della fede musulmana, che si esprime come totale sottomissione dell'uomo a Dio: affidarsi alla sua volontà in ogni momento e circostanza della vita è una perfetta espressione del fedele musulmano.

Espressioni similari in arabo[modifica | modifica sorgente]

Altre espressioni arabe derivano da "inshallah":

  • Mā sā'Allāh, che significa "Come Dio ha voluto";
  • Law sā'Allāh, che significa "Se Dio volesse" e viena usata per esprimere un desiderio.

Contaminazioni con lo spagnolo e il portoghese[modifica | modifica sorgente]

A seguito della dominazione araba nella penisola iberica dall'VIII al XV secolo, ci sono stati molti prestiti linguistici dalla lingua araba alle lingue locali. Così l'espressione "in šāʾ Allāh" è diventata "ojalà" in spagnolo e "oxalà" in portoghese, con il medesimo significato "spero che, volesse Dio che".

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Traduzione da: "Il Corano", a cura di Hamza Roberto Piccardo, Newton & Compton editori.
  2. ^ Traduzione da: "Il Corano", a cura di Alessandro Bausani, Biblioteca Universale Rizzoli.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]