Inno alla carità

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L'Inno alla carità è il nome con cui viene identificato un famoso brano tratto dal tredicesimo capitolo della Prima lettera ai Corinzi (13,1-13) di Paolo di Tarso, nel quale viene esaltata la virtù teologale della carità cristiana come atteggiamento interiore.

Il brano è stato rielaborato anche in opere letterarie e in canti liturgici cristiani.

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

Nella Prima lettera ai Corinzi, Paolo si rivolge ad una comunità cristiana (quella di Corinto) che cerca di definire meglio la sua identità, non solo in termini di dottrina: una delle questioni centrali affrontate nella lettera è infatti cosa significhi realmente essere "cristiano".

La maggior parte del capitolo precedente è dedicata ai carismi (i doni dello Spirito Santo, come la profezia o il dono delle lingue) (12,1-10); dalle parole di Paolo sembra trasparire una sorta di conflitto riguardo al possesso di tali doni[1], ed è per questo che egli prosegue spiegando che anche nella diversità dei carismi, senza la carità, questi non valgono nulla.

Contenuti[modifica | modifica wikitesto]

Il brano, che è fondamentalmente un'esaltazione della virtù della carità, indicata come la preminente fra le virtù cristiane, può essere diviso in tre parti:

  1. nella prima (13,1-3) la carità è descritta come atteggiamento interiore, in confronto ad altre forme di amore "esteriore"; anche rispetto ai doni più ricchi, l'uomo senza carità non ha valore morale. In particolare Paolo usa il termine "agape" (che esprime la donazione totale di sé all'altro) anziché il termine quasi sinonimo di "eros" (che invece presuppone possesso e appagamento).
  2. nella seconda parte (13,3-7) vengono descritte le caratteristiche della la carità («la carità è paziente, [...] benigna, non è invidiosa, non si vanta, ...») e di conseguenza gli atteggiamenti d'animo e le virtù che hanno essa come presupposto
  3. nella terza parte (13,8-12), Paolo si sofferma sul valore «eterno» della carità («la carità non avrà mai fine») rispetto agli altri doni, che «svaniranno» nel momento della beatitudine eterna
  4. nell'ultimo versetto (13,13), l'autore sottolinea come, anche in confronto alle altre virtù teologali e dunque «eterne», la carità sia la più grande: «Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità».

Citazioni celebri[modifica | modifica wikitesto]

Un verso dell'inno è stato citato dal Barack Obama nel discorso tenuto nella cerimonia inaugurale della sua presidenza, il 20 gennaio 2009 a Washington[2].

Lo scrittore inglese George Orwell nel romanzo Fiorirà l'aspidistra del 1936 cita l'Inno alla carità, sostituendo alla parola «carità» il termine «denaro», distorcendone e alterandone volutamente il senso: «Il denaro sa resistere a lungo, ed è benigno; il denaro non invidia [...]».

Da un verso dell'Inno alla carità (13,12: «Poiché ora vediamo [Dio] come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ») è stato tratto il titolo del film «Come in uno specchio» di Ingmar Bergman.

L'intero Inno alla carità è il testo della composizione musicale che fa da colonna sonora al Film Blu di Krzysztof Kieslowski, cantato in greco.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Henry, Matthew, Commentary on the Whole Bible Volume VI (Acts to Revelation): First Corinthians Chap. XII, Public domain, Library of Congress call no: BS490.H4, at Christian Classics Ethereal Library
  2. ^ Il verso citato è l'undicesimo: "We remain a young nation, but in the words of Scripture, the time has come to set aside childish things". Per consultare il testo integrale: [1]

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