Indo-sasanidi

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Moneta di Ormisda I, rinvenuta in Afghanistan.
Moneta del kushansha indo-sasanide Varhran I (inizi IV secolo).

Gli Indo-sasanidi, Kushano-sasanidi o Kushansha (anche Indo-sassanidi) erano i Persiani sasanidi che vivevano nella parte dell'India conquistata dai Persiani nel corso del III e IV secolo a spese dei Kushan. Vennero a loro volta cacciati dall'India nel 410 a causa delle invasioni degli Indo-eftaliti. Riuscirono a riconquistare i territori perduti quando i Sasanidi distrussero gli Eftaliti nel 565, ma a metà del VII secolo il loro dominio sull'India occidentale finì a causa delle conquiste arabe.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Primo periodo Indo-sasanide[modifica | modifica wikitesto]

Percorsi commerciali Indo-sasanidi

I Sasanidi, poco dopo la loro vittoria sui Parti, si espansero Battria sotto il regno di Ardashir I nel 230 circa, e, sotto il regno di Sapore I (240-270) conquistarono anche il Pakistan e la parte occidentale dell'India. I Kushan persero a causa delle invasioni sasanidi i territori occidentali del loro regno (incluse Battria e Gandhara) e si sottomisero al dominio dei nobili sasanidi chiamati Kushanshah o "Re dei Kushan".

Kartir, un guru che fu consigliere di almeno tre dei primi re, istigò la persecuzione dei non-zoroastriani, cioè cristiani, buddhisti, ebrei, indù e, in particolare, manichei, che risiedevano principalmente nei territori orientali. La persecuzione cessò sotto il regno di Narsete (293–302).

Intorno al 325, lo scià di Persia Sapore II governò direttamente la parte meridionale del territorio, mentre al nord i Kushanshah mantennero il loro dominio fino all'ascesa dei Kidariti.

Il declino dei Kushano-sasanidi e la loro sconfitta a opera dei Sasanidi portò all'ascesa di una dinastia indigena indiana, i Gupta, nel IV secolo. Nel 410 gli Eftaliti o Indo-eftaliti conquistarono la Battria e Gandhara, ponendo temporaneamente fine al dominio Indo-sasanide.

Secondo periodo indo-sasanide[modifica | modifica wikitesto]

Territori appartenenti ai Kushansha (Indo-sasanidi) e ai Kushito-eftaliti nel 565

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Gli Eftaliti rimasero in possesso della zona fino a quando vennero sconfitti nel 565 da un'alleanza tra Göktürk e Sasanidi, e i Sasanidi riconquistarono i territori perduti. I Kushano-eftaliti riuscirono a fondare uno stato rivale in Kapisa, Bamiyan e a Kabul. Il secondo periodo indo-sasanide terminò con il crollo dell'Impero sasanide, che fu conquistato completamente dagli Arabi intorno alla metà del VII secolo. Sind rimase indipendente fino alle invasioni arabe dell'India nei primi anni dell'VIII secolo.

Influenze religiose[modifica | modifica wikitesto]

Il profeta Mani (210-276), fondatore del Manicheismo, seguì l'espansione sasanide a oriente, che lo espose alla fiorente cultura buddista di Gandhara. Si dice avesse visitato Bamiyan, dove alcuni dipinti religiosi sono attribuiti a lui, e si ritiene che lui abbia vissuto e insegnato lì per qualche tempo. Si dice inoltre di aver visitato la valle dell'Indo nel 240 o 241, e di aver convertito un re buddista, lo scià Turan d'India.

Il viaggio in India e il contatto con la civiltà buddista influenzò il Manicheismo: «Le influenze Buddiste furono significative nella formazione del pensiero religioso di Mani. La trasmigrazione delle anime divenne uno dei dogmi del Manicheismo, e la struttura quadripartita della comunità manichea, suddivisa in monaci maschi e femmine (gli 'eletti') e i loro seguaci (gli 'uditori') che li sostenevano, sembra essere ispirata al sangha buddista» (Richard Foltz, Religions of the Silk Road).

Re indo-sasanidi principali[modifica | modifica wikitesto]