Indeterminismo

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L'indeterminismo è l'atteggiamento filosofico che si oppone al determinismo, negando la cogenza assoluta della necessità posta da questo e con l'ammissione della realtà ontologica della contingenza. Come il determinismo, l'indeterminismo è concetto ontologico, ma trova estensione antropologica nel concetto di libero arbitrio. Nell'indeterminismo il concetto di contingenza assume un ruolo fondamentale, come risultante di una serie di cause non-lineari, ovvero non connesse fra loro dalla rigida necessità tipica del determinismo. Si tenga ben a mente che non si deve assolutamente confondere la contingenza con la casualità: con la prima si sostiene che un evento può tanto accadere quanto non accadere e tutto il resto rimanere uguale, mentre con la seconda si sostiene che la caoticità regola il mondo, rendendo di fatto impossibile l'instaurazione di qualsiasi teoria scientifica o filosofica.

Indeterminismo ontologico[modifica | modifica wikitesto]

L'indeterminismo ontologico ammette l'esistenza della contingenza quale fattore di causalità nel divenire della materia. Esso si oppone quindi al determinismo che pretende una rigida concatenazione necessaria tra cause ed effetti di tipo necessitaristico. Alla credenza nel dominio assoluto della necessità teorizzata dal determinismo, l'indeterminismo, pur ammettendola, ne nega la cogenza assoluta nel divenire della materia. È però con il principio di indeterminazione di Heisenberg avanzato da Werner Heisenberg nel 1927 che l'indeterminismo nel mondo subatomico riceve la sua definitiva ratifica.

Il problema dell'indeterminismo riproposto con la meccanica quantistica deriva dalla duplice natura corpuscolare-ondulatoria delle particelle, cioè dal fatto che le particelle subatomiche esistono sia come realtà corpuscolari (con una massa, una carica elettromagnetica, uno spin) e sia come onde, come intravisto da de Broglie sin dal 1924 e successivamente confermato dall'esperimento della doppia fenditura.

Secondo il principio di indeterminazione di Heisenberg, non è possibile conoscere contemporaneamente i valori di posizione e quantità di moto delle particelle subatomiche. Tali particelle, per esempio gli elettroni, possono essere descritte come energia, cioè in forma di onda; ma non una singola onda, bensì un treno d’onda sito in una certa zona dell’atomo. Siccome un treno d’onda è descrivibile soltanto tramite una funzione, quindi come infinite onde di diversa lunghezza, l’infinità della funzione comporta una indeterminazione circa la quantità di moto della particella intesa corpuscolarmente. Questa "imprevedibilità" della parte più intima della materia si riflette sulla indeterminabilità del cosmo stesso.

Il fisico delle particelle e scopritore dei quark Murray Gell-Mann, premio Nobel nel 1969, ha scritto: Se non siamo in grado di fare previsioni sul comportamento di un nucleo atomico, immaginiamo quanto più fondamentalmente imprevedibile sia il comportamento dell’intero universo, anche disponendo della teoria unificata delle particelle elementari e conoscendo la condizione iniziale dell’universo stesso. Al di sopra e al di là di quei principi presumibilmente semplici, ogni storia alternativa dell’universo dipende dai risultati di un numero inconcepibilmente grande di eventi accidentali.[1]

Indeterminismo biologico[modifica | modifica wikitesto]

Il biologo Jacques Monod con le sue ricerche degli anni '50 e '60 giunge a una serie di conclusioni, che gli valgono il premio Nobel nel 1965, tra le quali spicca l'indeterminismo delle mutazioni genetiche, peraltro già implicito in Darwin. Con il saggio Il caso e la necessità egli ribadiva che: «[Le alterazioni nel DNA] sono accidentali, avvengono a caso. E poiché esse rappresentano la sola fonte possibile di modificazione del testo genetico, a sua volta unico depositario delle strutture ereditarie dell'organismo, ne consegue necessariamente che soltanto il caso è all'origine di ogni novità, di ogni creazione nella biosfera. Il caso puro, il solo caso, libertà assoluta ma cieca, alla radice stessa del prodigioso edificio dell'evoluzione: oggi questa nozione centrale della biologia non è più un'ipotesi fra le molte possibili o perlomeno concepibili, ma è la sola concepibile in quanto è l'unica compatibile con la realtà quale ce la mostrano l'osservazione e l'esperienza.»[2] Le acquisizioni di Monod circa il caso (non-linearità casuale) da allora hanno ricevuto continue conferme in biologia molecolare.

Nell'ambito della neurobiologia assume un ruolo particolare il neurofisiologo americano David J. Linden, autore del saggio The Accidental Mind: How Brain Evolution Has Given Us Love, Memory, Dreams, and God del 2007. In esso viene messo in evidenza che il cervello svolge compiti eccezionali, grazie all'integrazione funzionale di moltissimi processori neurali, pur essendo un organo raffazzonato e imperfetto.

Notevoli nella conferma del caso come motore dell’evoluzione biologica sono state anche le ricerche del biologo giapponese Motoo Kimura. L’evoluzione utilizza casualità per farne opportunità e il caso è motore dell’evoluzione già a livello di molecole, sostiene Motoo Kimura nei suoi studi degli anni ’60, culminati con la pubblicazione del suo The Neutral Theory of Molecular Evolution che si incentra sulla sua affermazione che « A livello molecolare la maggior parte dei cambiamenti evolutivi è provocata dalla “deriva casuale” di geni mutanti che sono equivalenti di fronte alla selezione.»[3]

Indeterminismo antropologico[modifica | modifica wikitesto]

È l'ammissione del libero arbitrio umano di autodeterminarsi. In senso teologico è la negazione di ogni costrizione ad esercitare la propria volontà di fare il bene o il male, in quanto concessa da Dio sin dalla creazione. In tale prospettiva teologica molte forme di ateismo si sono indirizzate per contrasto verso la radicalizzazione di un determinismo assoluto, poiché la necessità è stata spesso vista come il grimaldello con cui scardinare in termini metafisici gli apriori fideistici della dottrina cristiana. In realtà il problema si è posto ben prima dell'apparire degli ateismi settecenteschi, perché è con la teologia di Spinoza che il libero arbitrio è messo radicalmente fuori causa dal suo panteismo deterministico.

Storicamente la libertà individuale umana è stata vista sotto due punti di vista principali:

1° "incondizionata", come autodeterminazione, autocausalità e assenza di vincoli all'azione.

2° "condizionata", come possibilità di scelta d'azione, ma con limiti imposti dal contesto.

Il tipo (1°) è stata tipica del mondo antico e ha avuto il suo primo formulatore in Aristotele, che nell'Etica Nicomachea (III, 5, 1113 b) sosteneva che l'uomo "è il principio dei suoi atti". Sostanzialmente anche Epicuro e Lucrezio erano di quest'idea e il secondo in De Rerum Natura (II, 260) sostiene essere il volere il principio della libertà d'azione. Anche Cicerone che nel De Fato (11) afferma essere l'uomo libero in quanto uomo, quindi "per sua natura".

Il tipo (2°) è prevalso nella modernità ed è esposta chiaramente da Locke, che nel Saggio sull'intelligenza umana (II, 21, 27) sostiene che per libertà umana si deve intendere la possibilità di scelta, di preferenza e di inibizione. (Tesi riproposta da Martin Heidegger in "Essere e Tempo" del 1927: la trascendenza dell'uomo rispetto al mondo è contemporaneamente libertà d'azione e limitazione della libertà stessa)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ M.Gell-Mann, Il quark e il giaguaro, Torino, Bollati Boringhieri 1996, pag.160
  2. ^ Jacques Monod, Il caso e la necessità, Ed. Mondadori, Milano, 1974, pag. 113
  3. ^ M.Kimura, La teoria della neutralità nell’evoluzione molecolare, in: Le scienze, n° 1/1980, p.34

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bernard d'Espagnat, I fondamenti concettuali della meccanica quantistica, Bibliopolis, 1980, ISBN 88-7088-014-1.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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