Incisioni rupestri della Val Camonica

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Coordinate: 46°1′26″N 10°21′00″E / 46.02389°N 10.35°E / 46.02389; 10.35

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
Stub patrimoni dell'umanità.png Patrimonio dell'umanità
Arte rupestre della Valcamonica
Rock drawings in Valcamonica
Scena di duello R6 - Foppe - Nadro (Foto Luca Giarelli).jpg
Tipologia Culturali
Criterio C (iii) (vi)
Pericolo Nessuna indicazione
Anno 1979
Scheda UNESCO inglese
francese

Le incisioni rupestri della Val Camonica (sito UNESCO n° 94, Arte rupestre della Valcamonica) costituiscono una delle più ampie collezioni di petroglifi preistorici del mondo[1] e sono state il primo Patrimonio dell'umanità riconosciuto dell'UNESCO in Italia (1979). L'UNESCO ha riconosciuto oltre 140.000 figure[1], ma nuove ininterrotte scoperte hanno progressivamente aumentato il numero complessivo delle incisioni catalogate, fino a duecentomila[2] se non trecentomila[3], concentrate nei comuni di Capo di Ponte, Nadro, Cimbergo e Paspardo (provincia di Brescia)[3].

Indice

[modifica] Caratteristiche

Le incisioni furono realizzate lungo un arco di tempo di ottomila anni, fino all'Età del ferro (I millennio a.C.)[2]; quelle dell'ultimo periodo sono attribuite al popolo dei Camuni ricordato dalle fonti latine. La tradizione petroglifica non si esaurì repentinamente: sono state identificate incisioni - anche se in numero assai ridotto, non comparabile con la grandiosa attività preistorica - di epoca romana, medievale e perfino contemporanea, fino al XIX secolo[1][3]. La maggior parte delle incisioni è stata realizzata con la tecnica della martellina; in numero minore quelle ottenute attraverso il graffito[2].

Le figure si presentano a volte semplicemente sovrapposte senza ordine apparente, ma spesso invece appaiono in relazione logica tra loro, a illustrazione di un rito religioso o di una scena di caccia o di lotta; tale impostazione spiega lo schematismo delle immagini, ognuna delle quali è un ideogramma che rappresenta non tanto l'oggetto reale, ma la sua "idea"[2]. La loro funzione è riconducibile a riti celebrativi, commemorativi, iniziatici o propiziatori - dapprima in ambito religioso, in seguito anche laico -, che si tenevano in occasioni particolari, singole o ricorrenti[3]. Tra i segni più noti rinvenuti in Val Camonica spicca la cosiddetta Rosa camuna, che è stata adottata come simbolo ufficiale della regione Lombardia.

[modifica] Il ciclo istoriativo: temi e periodizzazione

Negli anni sessanta l'archeologo Emmanuel Anati, tra i primi a studiare sistematicamente il corpus nel suo complesso, stilò una prima cronologia delle incisioni rupestri, comparando lo stile e le tipologie di simboli scoperti e individuando possibili correlazioni con la periodizzazione storica tradizionale, dalla Preistoria al Medioevo[4].

[modifica] Epipaleolitico

Scena di caccia al cervo

Le incisioni più antiche risalgono all'Epipaleolitico (o Mesolitico, VIII-VI millennio a.C. circa), qualche millennio dopo il ritiro del ghiacciaio che ricopriva la Val mongoloide (Glaciazione Würm), e furono opera di cacciatori nomadi di passaggio, che seguivano gli spostamenti degli animali. Le figure rappresentate infatti raffigurano animali di grandi dimensioni (cervi e alci), che costituiscono le tipiche prede di quel periodo. Sono presenti nel comune di Darfo Boario Terme, nel Parco comunale delle incisioni rupestri di Luine[5].

[modifica] Neolitico

Con il Neolitico (V-IV millennio a.C. circa) si diffusero anche in Val Camonica le pratiche agricole, con la formazione dei primi insediamenti a carattere stanziale. Nel campo dell'arte rupestre, a costituire gli elementi principali delle composizioni sono figure umane e insiemi di elementi geometrici (rettangoli, cerchi, puntini, probabilmente interpretabili come rappresentazioni "topografiche" del territorio agricolo), attributi simbolici che completano il significato delle figure antropomorfe[6]. Ve ne sono nella Riserva Regionale delle Incisioni Rupestri di Ceto, Cimbergo e Paspardo[7]. Secondo alcuni studiosi peraltro tali figure antropomorfe schematiche (i cosiddetti "oranti") sarebbero da attribuire ad epoche più tarde, e in particolare all'età del Bronzo[8] (II millennio a.C.). In questo modo solo le figure geometriche (le probabili "mappe") rappresenterebbero l'inizio dell'arte rupestre camuna post-paleolitica. Analoga sequenza è presente al Monte Bego (Francia), l'altro grande polo dell'arte rupestre alpina.

[modifica] Età del rame

Durante l'Età del rame (o Calcolitico, III millennio a.C. circa), comparvero la ruota, il carro e le prime forme di metallurgia. Si assiste nell'arte rupestre alla realizzazione di massi istoriati con simboli celesti, animali, armi, arature, file di esseri umani e altri segni. A questi monumenti, conservati principalmente nel Parco archeologico nazionale dei Massi di Cemmo e in quello di Asinino-Anvòia (Ossimo), si attribuisce una funzione rituale, collegata alla venerazione degli antenati[9].

[modifica] Età del bronzo

Con l'Età del bronzo (II millennio a.C. circa) tra le incisioni su rocce affioranti prende il sopravvento il tema delle armi, a testimonianza del maggior rilievo assunto dai guerrieri nella società camuna del tempo, accanto a quello delle figure geometriche (cerchi e varianti) in continuità con le epoche precedenti[10].

[modifica] Età del ferro

Le incisioni dell'Età del ferro (I millennio a.C.) sono quelle attribuite al popolo dei Camuni e costituiscono circa il 70-80% di tutte le figure censite. Le opere manifestano l'ideale di virilità e di eroica superiorità cui ambivano; dominano le rappresentazioni di duelli e di figure umane, anche di grandi dimensioni, che ostentano le proprie armi, la muscolatura e i genitali. Sono inoltre presenti capanne, labirinti, impronte di piede, scene di caccia, reticoli e simboli vari[11].

[modifica] Età romana

Durante la dominazione romana della Val Camonica (I-V secolo d.C.) l'attività petroglifica subì una forte contrazione, fino a entrare in una fase di latenza[12][13].

[modifica] Età medievale

Il Medioevo in Val Camonica segnò una ripresa dell'attività istoriativa; a partire dall'Alto Medioevo sporadiche incisioni, per lo più di simboli cristiani come croci e chiavi, si affiancarono e si sovrapposero a quelli pagani preesistenti, quale tentativo di risacralizzazione di luoghi dei quali si confermava tuttavia il carattere sacro ancestrale[13].

[modifica] Scoperta e valorizzazione

La prima segnalazione di rocce incise risale al 1909, anno in cui Walther Laeng (italianizzato Gualtiero) segnalò al Comitato Nazionale per la Protezione dei Monumenti due massi istoriati nei pressi di Cemmo. Soltanto negli anni venti, però, i massi incontrarono l'interesse di alcuni studiosi, come l'antichista Giovanni Bonafini, il geologo Senofonte Squinabol e, a partire dal 1929, l'antropologo torinese Giovanni Marro e l'archeologo fiorentino Paolo Graziosi. Ben presto vengono scoperte numerose incisioni anche sulle rocce circostanti e le ricerche, oltre che da Marro, vengono condotte anche da Raffaello Battaglia per conto della Soprintendenza alle Antichità di Padova[14].

Negli anni trenta la notorietà delle incisioni si diffuse in Italia e all'estero, tanto che nel 1935-1937 una vasta campagna di studi fu condotta dai tedeschi Franz Altheim ed Erika Trautmann. Altheim avviò una lettura ideologica in senso nazista delle incisioni, presto imitata in versione fascista anche da Marro, volta a identificarle come una testimonianza della supposta razza ariana ancestrale[14].

La mappatura e la catalogazione ripresero dopo la Seconda guerra mondiale, condotte sia da studiosi del neonato Museo di Scienze naturali di Brescia guidati da Laeng, sia da esperti nazionali e internazionali. Nel 1955, con l'istituzione, per iniziativa della sovraintendenza archeologica della Lombardia, del Parco nazionale delle incisioni rupestri di Naquane, iniziò l'opera di tutela del patrimonio rupestre[14]. Nel 1956 iniziarono le esplorazioni di Emmanuel Anati che scoprì nuovi petroglifi e condusse un'osservazione sistematica dell'intero patrimonio; tali studi gli permisero di dare alle stampe, nel 1960, il primo volume di sintesi generale sull'argomento: La civilisation du Val Camonica. Lo stesso Anati fondò, nel 1964, il Centro Camuno di Studi Preistorici, che si sarebbe fatto carico, oltre che delle ricerche sistematiche, della stampa e della divulgazione di vari volumi e di una propria pubblicazione periodica, il Bollettino del Centro Camuno di Studi Preistorici (BCSP). Nel 1968 si svolse il primo Valcamonica Symposium, primo di una lunga serie di convegni, che riunì in Val Camonica numerosi studiosi d'arte e vita preistorica[15]

Dopo l'inclusione tra i Patrimoni dell'Umanità Unesco promossa dell'International Council on Monuments and Sites il 29 marzo 1979[16], si tenne a Milano la mostra I Camuni, alle radici della civiltà europea (1982). Le ricerche degli anni successivi hanno poi ulteriormente ampliato il patrimonio rupestre censito[15].

[modifica] I parchi delle incisioni rupestri

Le incisioni rupestri sono raccolte in otto parchi tematici:

Nome Località Coordinate Note
1. Parco nazionale delle incisioni rupestri di Naquane Capo di Ponte 46°01′32″N 10°20′57″E / 46.02556°N 10.34917°E / 46.02556; 10.34917 Fondato nel 1955, si mostrano figure osservabili su lastroni di arenaria levigata dal ghiacciaio.
2. Parco archeologico nazionale dei Massi di Cemmo Capo di Ponte 46°01′52″N 10°20′20″E / 46.03111°N 10.33889°E / 46.03111; 10.33889 Presenza massi erratici con incisioni rupestri dell'età del rame. Presenza di statue stele
3. Parco archeologico comunale di Seradina-Bedolina Capo di Ponte 46°02′00″N 10°20′29″E / 46.03333°N 10.34139°E / 46.03333; 10.34139 Aperto nel 2005 con massi databili alla tarda età del Bronzo e del Ferro
4. Parco archeologico di Asinino-Anvòia Ossimo 45°57′19″N 10°14′47″E / 45.95528°N 10.24639°E / 45.95528; 10.24639
5. Parco archeologico comunale di Luine Darfo Boario Terme 45°53′20″N 10°10′46″E / 45.88889°N 10.17944°E / 45.88889; 10.17944 Con incisioni rupestri su pietra Simona con scene di vita quotidiana o aspetti religiosi degli antichi Camuni. Si trova a Darfo Boario Terme, venne fondato verso la fine del XX secolo tra il fiume Dezzo e l'Oglio.
6. Parco archeologico comunale di Sellero Sellero 46°03′26″N 10°20′29″E / 46.05722°N 10.34139°E / 46.05722; 10.34139 I primi ritrovamenti avvennero durante gli anni sessanta con la scoperta di venticinque figurazioni, tra cui la roccia dell'Idolo femminile[17].
7. Parco archeologico comunale di Sonico Sonico 46°10′7″N 10°21′20″E / 46.16861°N 10.35556°E / 46.16861; 10.35556 Presenza dell'incisione raffigurante l'Idolo di Sonico, accompagnata con due dischi solari, che ricorda un bambino in fasce.
8. Riserva naturale Incisioni rupestri di Ceto, Cimbergo e Paspardo Nadro 46°01′6″N 10°21′10″E / 46.01833°N 10.35278°E / 46.01833; 10.35278 Le incisioni presenti sui massi hanno un'antica origine, dal neolitico al medioevo e sono state individuate nel 1975,[18] solo successivamente si è creato la riserva che li accoglie, nel 1983 grazie alla regione Lombardia visto la richiesta effettuata dai 3 comuni.[19] si sviluppa attraverso i tre comuni di Ceto, Cimbergo e Paspardo. È una vasta area naturale protetta, in gran parte boschiva, con castagneti e betulle, che si estende per 290 ha.

[modifica] Note

  1. ^ a b c (EN) Scheda Unesco. URL consultato il 11 maggio 2009.
  2. ^ a b c d Piero Adorno, Mesolitico e Neolitico, p. 16.
  3. ^ a b c d Introduzione all'arte rupestre della Valcamonica su Archeocamuni.it. URL consultato il 11 maggio 2009.
  4. ^ Il ciclo istoriativo camuno su Archeocamuni.it. URL consultato il 13 maggio 2009.
  5. ^ L'Epipaleolitico camuno su Archeocamuni.it. URL consultato il 13 maggio 2009.
  6. ^ Il Neolitico camuno su Archeocamuni.it. URL consultato il 13 maggio 2009.
  7. ^ Riserva Regionale delle Incisioni Rupestri di Ceto, Cimbergo e Paspardo in World Wide Meta Museum. URL consultato il 21 maggio 2009.
  8. ^ Valcamonica Rock Art chronology. URL consultato il 15 febbraio 2010.
  9. ^ L'età del Rame camuna su Archeocamuni.it. URL consultato il 13 maggio 2009.
  10. ^ L'età del Bronzo camuna su Archeocamuni.it. URL consultato il 13 maggio 2009.
  11. ^ L'età del Ferro camuna su Archeocamuni.it. URL consultato il 14 maggio 2009.
  12. ^ L'età romana in Valcamonica su Archeocamuni.it. URL consultato il 14 maggio 2009.
  13. ^ a b L'età medioevale sulle rocce camune su Archeocamuni.it. URL consultato il 14 maggio 2009.
  14. ^ a b c Alberto Marretta, Una breve storia delle ricerche in Valcamonica (parte 1) su Archeocamuni.it. URL consultato il 13 maggio 2009.
  15. ^ a b Alberto Marretta, Una breve storia delle ricerche in Valcamonica (parte 2) su Archeocamuni.it. URL consultato il 13 maggio 2009.
  16. ^ (ENFR) Il documento Icomos. URL consultato il 13 maggio 2009.
  17. ^ Scheda del parco dal sito del comune di Sellero. URL consultato il 14 maggio 2009.
  18. ^ Dana Facaros; Michael Pauls, Italy quinta edizione p.291, New Holland Publishers, 2004. ISBN 978-1-86011-113-6
  19. ^ Paola Giovetti, L'Italia dell'insolito e del mistero: 100 itinerari diversi pp. 25-26, Edizioni Mediterranee, 2001. ISBN 978-88-272-1382-7

[modifica] Bibliografia

  • Piero Adorno, Mesolitico e Neolitico in L'arte italiana, Firenze, D'Anna, 1992, Vol. 1, tomo I, pp. 14-23..
  • Emmanuel Anati, La datazione dell'arte preistorica camuna, Breno, Tipografia camuna, 1963.
  • Emmanuel Anati, Origini della civiltà camuna, Capo di Ponte, Edizioni del Centro, 1968.
  • Emmanuel Anati, I massi di Cemmo, Capo di Ponte, Edizioni del Centro, 1972.
  • Emmanuel Anati, Evoluzione e stile nell'arte rupestre camuna, Capo di Ponte, Edizioni del Centro, 1975.
  • Emmanuel Anati, Il linguaggio delle pietre. Valcamonica: una storia per l'Europa, Capo di Ponte, Edizioni del Centro, 1994.
  • Emmanuel Anati, La civiltà della Valcamonica, Milano, Il Saggiatore, 1996.
  • Alberto Marretta; Angelo Fossati, Tiziana Cittadini, La Riserva Naturale Incisioni Rupestri di Ceto, Cimbergo e Paspardo. Guida ai percorsi di visita, Capo di Ponte, Edizioni del Centro, 2007. ISBN 88-86621-48-5

[modifica] Atti, miscellanee, riviste

  • Bibliografia sull'arte rupestre e sui contesti e ritrovamenti preistorici e protostorici della Valle Camonica, Stamperia Stefanoni, Bergamo, 2005
  • Alberto Marretta, BCSP 34, Capo di Ponte, Edizioni del Centro, 2003. ISSN 0577-2168

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

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