In vino veritas

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in vino veritas, su un orologio solare in Francia (Château de Pommard, Borgogna)

In vino veritas, in greco Ἐν οἴνῳ ἀλήθεια, è un proverbio latino, dal significato letterale: «nel vino è la verità».

Il significato di questo proverbio è che quando una persona è alticcia, ha i freni inibitori rilassati e può facilmente rivelare fatti e pensieri che da sobrio non direbbe mai. Come scrive Orazio, «che cosa non rivela l'ebbrezza? Essa mostra le cose nascoste»,[1] e altrove scrive che i re «torturano con il vino colui che essi non sanno se sia degno di amicizia».[2]

Ateneo, nei Deipnosophistai, cita Filocoro che afferma che chi si abbandona al vino, non solo si scopre, ma dà anche l'occasione agli altri di farsi conoscere per la libertà che il vino ispira: «di qui il proverbio il vino è verità. Teognide ha anche detto che il vino scopre il pensiero dell'uomo».[3]

Il proverbio, nella sua variante greca, è anche citato da Diogeniano[4] e Zenobio [5]. Nella variante latina è citato da Plinio il vecchio[6].

D'altra parte, il proverbio è contraddetto dal fatto che l'eccesso di vino può fare concepire false opinioni. A questo proposito, Erasmo da Rotterdam, nell'inserire questo antico detto nei suoi Adagia,[7] commenta che «non sempre la verità si contrappone alla menzogna, ma talvolta si contrappone alla simulazione», e perciò accade che si dicano in buona fede cose false, e anche che si dicano verità pur parlando in modo insincero. Pertanto, occorrerebbe distinguere un'ubriachezza sfrenata, che generalmente falsifica la corretta visione della realtà, da una moderata ebbrezza che «elimina la simulazione e l'ipocrisia».[8]

Una filosofia di vita e insieme uno scherzoso paralogismo che l'umanista Sabba da Castiglione attribuì a un non meglio identificato «gran filosofo tedesco» di Basilea, «qui erat maximus doctor potavinus»,[9] reciterebbe: «Qui bene bibit et bene comedit, bene dormit, qui bene dormit, non peccat, qui non peccat vadit in paradisum. Ergo si volumus ire in paradisum, bibamus et comedamus egregie».[10]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ «Quid non ebrietas designat? Operta recludit»: Orazio, Epistolae, I, 5, 16.
  2. ^ «Reges dicuntur multis urgere culullis, / Et torquere mero, quem perspexisse laborent / An sit amicitia dignus»: Orazio, Ars poetica, 434-436.
  3. ^ Ateneo di Naucrati, I deipnosofisti, II, 37e (cap. 6).
  4. ^ Corpus Paroemiographorum Graecorum, Leutsch & Schneidewin, tomo I, 1839, pag. 245, centuria IV, n. 81 e pag. 290, centuria VII, n. 28
  5. ^ Idem, pag. 85, centuria VI, n. 5
  6. ^ Naturalis Historia, XIV, 141 (cap. XXVIII): "Vulgoque veritas iam attributa vino est."
  7. ^ Erasmo, Adagia, I, 7, 17.
  8. ^ Erasmo, Adagia, cit.
  9. ^ Gioco di parole: grandissimo bevitore (potavinus) o grandissimo dottore laureato a Padova (patavinus).
  10. ^ «Chi beve e mangia bene, dorme bene, chi dorme bene, non pecca, chi non pecca va in paradiso. Perciò, se vogliamo andare in paradiso, beviamo e mangiamo in modo eccellente». Cfr: Sabba di Castiglione, Ricordi, Milano, Giovannantonio degli Antoni, 1559, pp. 151-152.

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