Impronta genetica

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In biologia molecolare, si definisce impronta genetica (o fingerprint, o fingerprinting genetico) il profilo derivato dalla applicazione di determinati marcatori molecolari ad un genoma, al fine di renderlo riconoscibile e rintracciabile.

Un marcatore molecolare (genetico) può evidenziare le differenze tra due genomi, in termini di lunghezza di regioni dalle estremità conosciute, o di presenza/assenza di una sequenza nota. La ricorrenza di determinate caratteristiche in genomi diversi può essere usata per definire il grado di imparentamento tra gruppi di organismi.

Il fingerprinting genetico è stato introdotto per la prima volta da Alec Jeffreys nel 1985.

Applicazioni sull'uomo[modifica | modifica wikitesto]

L'impronta genetica è utilizzata in medicina legale per provare la corrispondenza tra persone sospette e DNA proveniente da campioni di sangue, capelli, saliva, sperma, ecc. È usata anche nell'identificazione di resti umani, nei test di paternità, nella determinazione della compatibilità per il trapianto di organi.

Applicazioni in agraria[modifica | modifica wikitesto]

In genetica agraria, si può ricorrere al fingerprinting per certificare la varietà/clone (in associazione con analisi del fenotipo), per risolvere casi di sinonimia, per verificare il successo di un'impollinazione controllata, o la presenza di un elemento a base genetica nota (come potrebbe essere una semente OGM in un campione).

L'applicabilità del fingerprinting dipende dal grado di variabilità genetica propria di una specie coltivata: ad esempio due varietà di melo (specie autoincompatibile e molto variabile) possono essere discriminate da un numero di marcatori molto inferiore rispetto a due varietà di pesco (specie autocompatibile e a ristretta base genetica).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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