Impatto cosmico del Dryas recente

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L'impatto cosmico del Dryas recente o l'ipotesi della cometa di Clovis si riferisce a una presunta grande esplosione in atmosfera o impatto di un oggetto o oggetti provenienti dallo spazio esterno che fece così iniziare il freddo del Dryas recente circa 10.900 BP non-calibrato (12.900 BP calibrato). La teoria propone un'esplosione in atmosfera e/o impatto violento con la Terra di uno sciame raro di condriti carbonacee o comete che caddero su vaste aree del continente, mandando a fuoco il Nord America, causando in essa l'estinzione degli animali più grandi e la fine della cultura di Clovis durante l'ultimo periodo glaciale.[1] Questo sciame sarebbe esploso al di sopra del o anche sul ghiacciaio continentale di Laurentide a nord dei Grandi Laghi. Un'esplosione in aria di questo tipo sarebbe stata simile ma di potenza molto più vasta dell'evento di Tunguska in Siberia, avvenuto nel 1908. Con il conseguente incendio delle foreste da costa a costa, che devastò tutta la superficie del continente, la vita animale ed umana non annientata direttamente dall'impatto, sarebbe stata costretta alla fame.

La teoria è il frutto di una squadra di geologi delle università americane, tra loro James Kennett dell'Università della California in Santa Barbara, Richard Firestone del Laboratorio Nazionale Lawrence Livermore presso l'Università della California in Berkeley, come pure gli archeologi Douglas Kennett[1] e Jon Erlandson dell'università dell'Oregon.

Foresta distrutta da un evento esplosivo simile a quello di Tunguska, avvenuto nell'atmosfera terrestre

Attestazione[modifica | modifica sorgente]

La conferma del presunto impatto è fornita da uno strato carbonizzato del suolo, trovato in una cinquantina di siti dell'età cloviana sparsi per il continente. Lo strato contiene dei material insoliti (nanodiamanti, microsferule metalliche, sferule di carbone, sferule magnetiche, iridio, carbone, fuliggine, e fullereni arricchiti con elio-3) interpretati come l'attestazione di un impatto cosmico e un indizio fondamentale del "viluppo nero" (black mat) di materia organica che segna l'inizio del Dryas recente.[2]

Risultati[modifica | modifica sorgente]

È stato ipotizzato che questo impatto cosmico riguardasse l'estinzione di molti grandi mammiferi nord americani, compresi il cammello, il mammut, l'orso dalla faccia corta gigante e numerose altre specie. Questi marcatori riguardanti l'impatto cosmico appaiono anche alla fine della cultura di Clovis.[3]

Storia riguardo all'ipotesi[modifica | modifica sorgente]

La rivista scientifica britannica Nature ripropone la teoria in un nuovo articolo apparso il 17 maggio del 2007.[4] Il 24 maggio del 2007, in una delle sedute dell'assemblea primaverile del 2007 dell'Unione Geofisica Americana ad Acapulco, Messico, venne discussa questa ipotesi cercando di fornire delle prove.[3] Il 27 settembre del 2007, un documento che mostrava le scoperte del gruppo di Acapulco venne pre-pubblicato online sul sito web della Accademia Nazionale di Scienze. Secondo lo studio, l'impatto cosmico può avere causato un immediato declino delle popolazioni umane a quel tempo sparse per il Nord America.[5]

Meno di un anno più tardi il sostegno sostanziale riguardo alla natura sincrona del black mat venne fornito sotto la direzione dell'archeologo "di Clovis", C. Vance Haynes, anch'egli nel PNAS. Haynes dice:

Un'ulteriore analisi è in fase di avanzamento ed altri siti della cultura di Clovis necessitano ancora di studio indipendente e di una verifica delle prove fornite. Fino ad allora, io resto scettico sull'ipotesi che l'impatto possa essere stato la causa dell'inizio del Dryas recente e dell'estinzione della megafauna. Tuttavia, lo ripeto, qualcosa di più grande accadde circa 10.900 B.P. che noi ancora non riusciamo a capire.[6]

La teoria propone un nuovo esame nel marzo del 2008 al convegno annuale della Società dell'Archeologia Americana di Vancouver, Canada. Nell'Agosto del 2008, alla conferenza archeologica annuale di Pecos Allen West, un assertore della teoria della Cometa di Clovis, e Ted Bunch, un co-autore dell'originale documento del PNAS e il primo capo della NASA di esobiologia, presentò nuove prove, partecipando ad una discussione di gruppo riguardo ai ritrovamenti, con Mark Boslough, il modellatore dell'impatto dell'asteroide del laboratorio di Sandia e il cacciatore di comete Carolyn Shoemaker.[7] La verifica indipendente dell'identificazione di Firestone e West di materiale extraterrestre nella stratigrafia di Clovis venne presentato da Mustafa Fayek e Sharon Hull dell'Università di Manitoba.[8]

Più recentemente, nel gennaio 2009, le prova fornita dal microscopio elettronico, che mostra i nanodiamanti formati nel periodo dell'evento, venne pubblicata nella rivista Science[9] ed esaminata dalla International Herald Tribune.[10] Anche, nella stessa pubblicazione, D.J. Kennett riportava che:

Questi diamanti forniscono una forte prova riguardo ad una collisione con la Terra di uno sciame raro di condriti carbonacee o comete all'inizio dell'intervallo di freddo nel Dryas recente, producendo esplosioni multiple nell'atmosfera e possibili impatti con la superficie, con forti ripercussioni sulle piante, animali e e uomini che popolavano il Nord America.[1]

Critiche all'ipotesi[modifica | modifica sorgente]

Uno studio sulla demografia dei paleoamericani pubblicato nell'agosto del 2008 (quasi un anno dopo la prima pubblicazione su PNAS) afferma che...

"i risultati delle analisi non erano in sintonia con le predizioni sull'ipotesi dell'impatto extraterrestre. Nessuna attestazione di una diminuzione di popolazione venne trovata tra i paleoindiani circa 12.900 ± 100 cal BP. Di conseguenza, in minima parte, l'indagine suggerisce che l'ipotesi dell'impatto dovrebbe essere emendata".[11]

Poiché gli effetti dell'impatto apparente sul biota della Terra sarebbero stati di breve durata, tutte le estinzioni da esso causate sarebbero dunque avvenute simultaneamente. Tuttavia, esiste l'attestazione che l'estinzione della megafauna avutasi attraverso l'Eurasia settentrionale, il Nord e il Sud America alla fine del Pleistocene non fosse stata affatto sincrona. Le estinzioni nel Sud America sembrano essere accadute almeno 400 anni dopo le estinzioni accadute in Nord America.[12][13][14] L'estinzione dei mammut lanosi in Siberia sembra ugualmente avvenuta più tardi rispetto al Nord America.[12] Una più grande disparità riguardo alla sincronizzazione dei tempi è evidente nell'estinzione della megafauna delle isole che si discosta dalle estinzioni continentali di migliaia di anni; esempi includono la sopravvivenza dei mammut lanosi sull'Isola di Wrangel fino al 3700 BP,[12][13] e la sopravvivenza del bradipo terricolo nelle Antille fino al 4700 cal. BP.[12][13][14]

Alcune specie ancora esistenti di megafauna come il bisonte dei boschi e il grizzly (orso grigio del Nord America) sembra siano stati poco colpiti dall'estinzione, mentre la devastazione ambientale causata dall'impatto di un bolide sembra non sia affatto da escludere.[12]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c D. J. Kennett Kennett,, J. P. Kennett, A. West, C. Mercer, S. S.Que Hee, L. Bement, T. E. Bunch, M. Sellers, W. S. Wolbach, Nanodiamanti nel strati sedimentari al termine del Dryas recente in no.5910, Vol.323., American Association for the Advancement of Science, gennaio 2009, pp. p.94. DOI:10.1126/science.1162819, ISSN 1095-9203.
  2. ^ Rex Dalton, Archaeology: Blast in the past? in Nature, vol. 447, 17 maggio 2007, pp. 256–257. DOI:10.1038/447256a. News article in Nature
  3. ^ a b Session Information, 2007 Joint Assembly, Paleoceanography and Paleoclimatology, American Geophysical Union. URL consultato il 22 maggio 2007. Includes links to abstracts.
  4. ^ (EN) "Esplosione nel passato? Una nuova idea controversa suggerisce che una roccia proveniente dallo spazio esplodesse su o al di sopra del Nord America alla fine dell'ultimo periodo glaciale," di Rex Dalton, Nature, vol. 447, no. 7142, pagine 256-257 (17 maggio 2007). Disponibile on-line su: http://www.geo.arizona.edu/~reiners/blackmat.pdf
  5. ^ Evidenza riguardo a un impatto extraterrestre di 12.900 anni fa che contribuì all'estinzione della megafauna e al raffreddamento del Dryas recente, The National Academy of Sciences. URL consultato il 30 settembre 2007.
  6. ^ (EN) I “black mats” del Dryas recente e la fine del Rancholabrean nel Nord America, C. Vance Haynes, Jr., PNAS, 6 maggio 2008, vol. 105, no. 18 6520-6525
  7. ^ (EN) Video dell'agosto del 2008, presentazioni alla Pecos Conference sulla cometa di Clovis
  8. ^ Fayek e Hull, Pecos Archaeological Conference, Flagstaff, Arizona, 10 agosto 2008
  9. ^ (EN) Richard A. Kerr, L'uccisore del mammut lascia un biglietto da visita di diamante? in no.5910,, Vol.323., American Association for the Advancement of Science, 2009-1, p. 26. DOI:10.1126/science.323.5910.26, ISSN 1095-9203.
  10. ^ (EN) Kenneth Chang, Diamanti correlati al veloce raffreddamento eoni fa in Health and Science, International Herald Tribune, International Herald Tribune, 2 gennaio 2009. URL consultato il 3 gennaio 2009.
  11. ^ B Buchanan, M Collard & K Edinborough 2008. "La demografia paleoindiana e l'ipotesi dell'impatto extraterrestre" PNAS, 19 agosto 2008, vol. 105, no. 33 11651-11654, doi: 10.1073/pnas.0803762105 [1]
  12. ^ a b c d e Gary Haynes, American Megafaunal Extinctions at the End of the Pleistocene, Springer, 2009, pp. 1-20. DOI:10.1007/978-1-4020-8793-6_1, ISBN 978-1-4020-8792-9.
  13. ^ a b c Stuart Fiedal in Gary Haynes (a cura di), American Megafaunal Extinctions at the End of the Pleistocene, Springer, 2009, pp. 21-37. DOI:10.1007/978-1-4020-8793-6_2, ISBN 978-1-4020-8792-9.
  14. ^ a b Dan Vergano, USA Today.Com, Gannett Company, 2 gennaio 2009. http://www.usatoday.com/tech/science/2009-01-01-mammothimpact_N.htm . URL consultato il 10 maggio 2009.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Letture ulteriori[modifica | modifica sorgente]