Il Messaggero

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Il Messaggero
Logo di Il Messaggero
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità quotidiano
Genere stampa nazionale
Formato lenzuolo
Fondatore Luigi Cesana e Baldassarre Avanzini
Fondazione 1878
Inserti e allegati Il MessaggeroTV (martedì), Il Messaggero Casa (sabato), Legalmente Aste e Affari (domenica)
Sede via del Tritone, 152, Roma
Editore Caltagirone Editore
Tiratura 190.086 (dicembre 2013)
Diffusione cartacea 136.738 (dicembre 2013)
Diffusione digitale 4.973 (dicembre 2013)
Direttore Virman Cusenza
Distribuzione
cartacea
Edizione cartacea singola copia/
abbonamento
multimediale
Edizione digitale su abbonamento
Sito web www.ilmessaggero.it
Tablet PC su abbonamento
Smartphone su abbonamento
 
Sede in via del Tritone a Roma

Il Messaggero, fondato nel 1878, è uno storico quotidiano nazionale con sede a Roma, di proprietà della Caltagirone Editore. È il sesto quotidiano italiano per diffusione[1] e il più venduto nella capitale. La sua storica sede è in via del Tritone 152, in un edificio d'inizio Novecento che era stato l'Hotel Select.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Fondazione[modifica | modifica sorgente]

Il quotidiano fu fondato a Roma l'8 dicembre 1878 dal milanese Luigi Cesana (all'epoca solo ventisettenne) e dallo spezzino Baldassarre Avanzini (già fondatore de Il Fanfulla a Firenze). Tra il 16 e il 19 dicembre vengono stampati quattro numeri di prova. Escono come inserti de Il Fanfulla, quotidiano che dal 1871 si stampa a Roma e di cui uno dei proprietari è il padre di Cesana.

Le pubblicazioni regolari iniziano il 1º gennaio 1879 con una tiratura di 20.000 copie. Il prezzo è di 5 centesimi, com'è d'uso all'epoca per i giornali di quattro pagine. La testata porta il nome di "Messaggiero" (dal 5 febbraio abbandona la "i"). Il primo direttore è Fedele Albanese, cui subentra in aprile il giornalista e fumettista Luigi Arnaldo Vassallo (Gandolin).

Il nuovo quotidiano si nota per il suo formato ridotto. È fatto per lo più di notizie prese da altri giornali. Non ha coloritura politica, ma punta tutto sulla cronaca, specialmente sui fatti che accadono nella capitale. Vassallo dà molto risalto al processo Fadda[2], che coinvolge ambienti della migliore società romana. Il giornale, attraverso i suoi resoconti, mette alla berlina i personaggi più influenti della nobiltà capitolina.

Grazie alla notorietà acquisita nei primi due anni di vita, Il Messaggero raggiunge una tiratura di 35.000 copie. Nel 1880 il co-fondatore Luigi Cesana assume personalmente la guida del giornale.

Forte del successo di vendita, nel 1888 Cesana rinnova interamente la produzione del giornale, adottando, primo in Italia, la stereotipia. Viene potenziata la distribuzione del quotidiano: Il Messaggero esce in due edizioni. Nel 1890 il quotidiano romano vende 45.000 copie: è il secondo per diffusione e per importanza di tutta l'Italia centrale[3].

La linea politica verso Giovanni Giolitti è inizialmente di sostegno, poi di contrasto.

Il primo Novecento[modifica | modifica sorgente]

Il successore di Cesana, nel 1905, è Ottorino Raimondi, proveniente dalla redazione romana del Corriere della Sera.

Alla vigilia della prima guerra mondiale Il Messaggero è il secondo quotidiano di Roma, con 70.000 copie diffuse, dietro a Il Giornale d'Italia[4]. Il quotidiano appoggia la campagna interventista e, a guerra iniziata, molti suoi redattori partono per il fronte.

A partire dal 1918, per far fronte alla riduzione della foliazione a 4 pagine (a causa della guerra in corso), il quotidiano lancia numerosi supplementi settimanali: Il Messaggero dello sport, Il Messaggero commerciale, Il Messaggero giudiziario e Il Messaggero della domenica.

Nel 1920 il quotidiano si trasferisce nell'attuale sede di via del Tritone 152 (tra piazza Barberini e il Corso).

Durante gli anni venti Il Messaggero subisce un calo di vendite.

Nel novembre 1932 viene chiamato a risollevare il giornale Francesco Malgeri. In soli due anni di lavoro il nuovo direttore modernizza il quotidiano e ne fa una testata di rango nazionale.

Malgeri chiama a collaborare col quotidiano giornalisti affermati come Mario Missiroli, Vittorio Gorresio, Ermanno Contini, Sandro De Feo, Renzo Rossellini, Diego Calcagno, Vincenzo Talarico, Giuseppe Longo. Inoltre, invita a collaborare alla Terza pagina personalità del calibro di Alberto Moravia, Ugo Betti, Gaetano Volpe, Guido Mazzoni, Luigi Salvatorelli, Arturo Tofanelli, Giovanni Comisso, Diego Valeri.

Mario Missiroli, collaboratore principe del giornale, era l'autore di quasi tutti gli articoli di fondo ma, essendo egli inviso al regime fascista, gli articoli venivano pubblicati in forma anonima.

Nel 1940 Il Messaggero ha una tiratura media di 240 000 copie e si attesta al quinto posto tra i maggiori quotidiani italiani[5]. Guidato autorevolmente da Malgeri, è insieme un giornale popolare e attendibile.

Il 25 luglio 1943 cade il regime fascista. L'articolo di fondo del 26-27 luglio viene scritto da Mario Pannunzio e Arrigo Benedetti assieme a Leo Longanesi, Ennio Flaiano e Mario Soldati. In agosto viene nominato direttore Tomaso Smith.
Nei giorni immediatamente successivi al Proclama Badoglio (8 settembre), Roma subisce l'occupazione tedesca. I nazisti comunque consentono l'uscita del quotidiano nelle edicole.

Il 4 giugno 1944 Roma viene liberata dagli Alleati. Il primo direttore dopo la Liberazione è Tomaso Smith, personaggio non compromesso col regime.[6] Malgrado ciò il 9 giugno le autorità vietano Il Messaggero, insieme a molti altri quotidiani, «per la passata attività» di fiancheggiamento del fascismo e dell'occupante tedesco, oltre che per ridurre il grande consumo di carta.

Il giornale torna in edicola il 21 aprile (Natale di Roma) del 1946 con il nuovo nome di Messaggero di Roma.

Il secondo Novecento[modifica | modifica sorgente]

Nel 1952, dopo la morte del padre Mario (proprietario al 50% del giornale), Alessandro Perrone prende direttamente la guida del Messaggero assumendone la direzione.

Il giornale continua ad avere collaboratori autorevoli che ne confermano il prestigio: Benedetto Croce, Luigi Salvatorelli, Pietro Paolo Trompeo, Manara Valgimigli, Amedeo Maiuri, Vincenzo Cardarelli, Aldo Valori, Alfredo Panzini, Giovanni Spadolini, Orio Vergani, Giorgio Bocca. Mantiene saldamente la quarta posizione tra i quotidiani nazionali, dopo Corriere, Stampa e Gazzetta del Popolo[7].

Nel 1968 Alessandro Perrone avvia un nuovo corso tecnologico al giornale. Istituisce, primo in Italia, l'Ufficio Grafico, chiamando a dirigerlo due esperti come Piergiorgio Maoloni e Pasquale Prunas.

La nuova impaginazione, il rapporto tra immagini, testi e titoli, rivoluzionano l'aspetto del giornale. Nel 1969 lo sbarco sulla Luna è annunciato con un'unica grande foto con un titolo lapidario. «Il Messaggero è diventato il nuovo modello grafico e fotografico della stampa quotidiana italiana[8]».

Nel 1973 viene nominato redattore capo Giampaolo Pansa, proveniente dal Giorno. In quell'anno nasce una vertenza tra Alessandro e Ferdinando Perrone, cugini e proprietari alla pari del quotidiano. Lo scontro si trascina per un anno e si conclude con la cessione del Messaggero alla Montedison[9][10][11][12].

La redazione non accetta il passaggio ad un'azienda pubblica (cioè governativa) ed entra in sciopero. Il 12 maggio 1974 il comitato di redazione fa pubblicare un'intera pagina di protesta. La trattativa per la cessione comunque va in porto. Dopo un mese e mezzo di braccio di ferro viene trovata una soluzione di compromesso: la Montedison accetta alla direzione un uomo proveniente dalla sinistra come Italo Pietra. Pietra, già direttore del Giorno arriva a Roma portando tre firme importanti dal quotidiano milanese: Sergio Turone, Luigi Fossati (insediatosi come vice-capo redattore e poi nominato condirettore) e Vittorio Emiliani.

In occasione del referendum sul divorzio (12-13 maggio 1974) il quotidiano si era schierato per il "No", confermando la propria linea politica vicina al centro-sinistra[13]. Dopo Pietra seguono alla direzione Luigi Fossati (1975) e, nel 1980, Emiliani. Sotto la conduzione di Vittorio Emiliani si espande la Cronaca di Roma, che passa dalle 4 alle 6 pagine e viene collocata a partire da pag. 6, cioè dopo la cultura e prima delle sezioni di politica interna ed estera.

Inoltre, iniziano a svilupparsi le edizioni provinciali, in linea con il progressivo sviluppo della stampa locale. Aprono le redazioni regionali di Abruzzo, Umbria e Marche. Qui Il Messaggero esce in un formato tabloid che riscontra un successo immediato[senza fonte].

Con Vittorio Emiliani si conclude l'esperienza al Messaggero dei due grafici Piergiorgio Maoloni e Pasquale Prunas, che avevano rinnovato il giornale. Il Messaggero di Emiliani vende in media 270.000 copie giornaliere.

Dai Ferruzzi a Caltagirone[modifica | modifica sorgente]

Nel 1987 il nuovo proprietario del quotidiano, il gruppo Ferruzzi, chiama alla direzione Mario Pendinelli. Dopo tre anni Il Messaggero sfonda quota 300.000 copie, il massimo risultato del dopoguerra, ma i costi sostenuti per raggiungere il risultato sono elevati. Il quotidiano ha effettuato costosi investimenti: è stata migliorata la veste grafica, sono stati messi sotto contratto prestigiosi commentatori stranieri.

Alla fine degli anni ottanta, il quotidiano apre una redazione a Ravenna, città di provenienza di Raul Gardini, patron della Ferruzzi, e altre a Rimini, Forlì e Cesena. A fine 1993, dopo la fine del gruppo Ferruzzi e l'allontanamento di Raul Gardini, e un periodo in cui editore era Carlo Sama, Mario Pendinelli lascia il Messaggero e fonda un suo quotidiano[14]. Il suo successore è, dal dicembre 1993, Giulio Anselmi, condirettore del Corriere della Sera. Nel suo fondo d'esordio, Anselmi descrive con queste parole il momento che la nazione sta attraversando (siamo in piena tangentopoli e si sono appena svolte le elezioni per il sindaco di Roma):

« La tentazione del catastrofismo e la caparbia volontà di non cedere marciano di pari passo e connotano questa stagione della crisi italiana [...] Noi consideriamo un successo per tutti il fatto che con lo schieramento progressista sia riuscita a prevalere la parte più ottimista e propositiva del Paese »
Il presidente Francesco Gaetano Caltagirone con Alberto Nagel, Gabriele Galateri e Federico Ghizzoni all'evento di restyling de "Il Messaggero".

Anselmi, alla prese con il problema del contenimento dei costi, riduce la redazione e chiude le edizioni romagnole del quotidiano. Quando, nel giugno 1996, il costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone compra il Messaggero, Anselmi viene licenziato; Pietro Calabrese viene promosso da vice direttore a direttore. Calabrese rimarrà alla guida del giornale per tre anni e mezzo. Durante la sua direzione il quotidiano romano riesce a sfondare quota 300.000 copie, ritornando ai suoi massimi livelli di vendita. Sulla scia dei giornali nazionali, anche il quotidiano romano comincia ad offrire inserti e gadget ai propri lettori.

Dopo Calabrese è la volta di Paolo Graldi, proveniente da Il Mattino, altro quotidiano del gruppo Caltagirone. Con Graldi l'editore trova una notevole identità di vedute[15]. Infatti, dopo soli due anni, viene nominato direttore editoriale. Al suo posto viene chiamato nel 2002 Paolo Gambescia, direttore del quotidiano partenopeo. Gambescia rinnova le pagine cultura e spettacoli chiamando a dirigerle Piero Mei e Piero Santonastaso.

L'avvicendamento del direttore si ripete quattro anni dopo con Roberto Napoletano - già capo della redazione romana e vicedirettore de Il Sole 24 Ore - che entra in via del Tritone con la carica di condirettore (settembre 2004) e dal febbraio 2006 passa al ruolo di direttore. Nel 2011 Napoletano lascia e torna al Sole 24 Ore; dal 21 marzo il nuovo direttore del Messaggero è Mario Orfeo (anch'egli, come Gambescia, aveva diretto Il Mattino).

Nell'autunno del 2012 il quotidiano romano effettua un deciso restyling della veste grafica, accompagnato da un avvicendamento della direzione. Al posto di Mario Orfeo, nominato alla guida del TG1, subentra Virman Cusenza, proveniente anch'egli, come Gambescia ed Orfeo, dalla direzione del Mattino.

Variazioni dell'assetto proprietario[modifica | modifica sorgente]

  • 1878. Baldassarre Avanzini, spezzino, e Luigi Cesana, milanese, fondano la testata. Il capitale iniziale è di 20.000 lire: una metà sono di Cesana (che è anche proprietario del quotidiano) e l'altra metà sono in prestito[16]. La prima sede del giornale è in via del Seminario; la tipografia è a fianco della redazione. L'anno dopo si sposta in via del Bufalo 125, dove resterà per 40 anni.
  • 1911. In dicembre Luigi Cesana cede Il Messaggero per due milioni di lire[17] a Giuseppe Pontremoli che, insieme alla banca privata Zaccaria Pisa guidata dal Senatore Luigi Della Torre, conclude l'acquisto del giornale romano. L'ing. Pontremoli è consocio e dirigente di una casa editrice, la «Società Editoriale Italiana» (S.E.I.), attraverso la quale gestisce anche il milanese Il Secolo e il napoletano Il Mattino.
  • 1915. In luglio la famiglia Perrone, che controlla il grande gruppo industriale Ansaldo, assume il controllo del Messaggero cedutogli da Pontremoli e Della Torre. Ferdinando Maria Perrone affida ai due figli, Mario e Pio Perrone, la gestione del Messaggero.
  • 1920. La sede del giornale si trasferisce nell'ex albergo Select, in Via del Tritone 152.
  • 1934. Ingresso nella S.E.I. di Ferdinando, figlio di Pio, ventitreenne, come direttore amministrativo.
  • 1940. Ingresso nella S.E.I. di Alessandro, figlio di Mario, ventenne, come ispettore generale.
  • 1944, 4 giugno. All'indomani della Liberazione di Roma Il Messaggero è sospeso dagli alleati e sottoposto a una fase di commissariamento. La gestione viene affidata all'APB (Allied Publication Board anglo-americano.).
  • 1945. Partenza delle truppe alleate. Il Messaggero torna alla famiglia Perrone. Il pacchetto azionario è diviso in parti eguali tra Pio e Mario Perrone. Pio è il presidente; Mario l'amministratore delegato. Anche la pubblicità dipende da una società della famiglia Perrone.
  • 1952. Muore Pio Perrone. Il suo 50% della società passa ai tre figli: Ferdinando, Maria Ferdinanda (sposata Barluzzi) e Cleonice (sposata Theodoli). Alla direzione del quotidiano subentra Alessandro Perrone (figlio di Mario). Il cugino Ferdinando è il direttore amministrativo.
  • 1968. Muore Mario Perrone. Anch'egli passa il suo 50% della società ai figli, che sono anch'essi tre: Isabella (sposata Grazioli), Vittoria (sposata Brivio Sforza) e Alessandro.
  • 1973. L'editore Edilio Rusconi decide di scalare la società editoriale. Il 22 maggio acquista da Ferdinando Perrone e le due sorelle il loro 50%. La cifra pattuita è di 4,5 miliardi di lire, comprendente anche la sede di Via del Tritone. Alessandro invece rifiuta di vendere la sua quota. Ferdinando, che per via dell'anzianità è presidente del consiglio di amministrazione, licenzia Alessandro da direttore responsabile. Rusconi nomina nuovo direttore Luigi Barzini junior, ma la redazione, il giorno del suo insediamento, blocca l'ingresso per non farlo entrare (2 luglio). Il 23 luglio il pretore di Roma emette una sentenza a favore di Alessandro, giudicando illegittimo il suo licenziamento. La scalata di Rusconi rimane incompiuta.
  • 1974. Eugenio Cefis, presidente di Montedison, convince Vittoria Perrone (figlia di Mario) a cedergli la sua quota sociale[18]. Questa volta l'operazione va in porto: il 50% degli eredi di Mario passa alla Montedison. Con la fine della direzione di Alessandro Perrone si conclude l'era della famiglia genovese alla guida del Messaggero; il ramo di Alessandro manterrà però la proprietà del Secolo XIX di Genova. Il 13 maggio si conclude la prima transazione e vengono rinnovati i vertici della società editrice. Raffaele Stracquadanio, fedelisimo di Eugenio Cefis, viene nominato presidente della società editrice del quotidiano. In settembre l'operazione si conclude con l'acquisizione della quota di Rusconi[19].
  • 1987. Si compie la scalata del gruppo alimentare ravennate Ferruzzi alla Montedison. La nuova gestione fa ingenti investimenti. Ma l'amministratore delegato Carlo Sama crea un buco di 30 miliardi, che porta la società editrice sull'orlo del fallimento. Nel novembre 1994 si dimette il direttore Mario Pendinelli, oltre a Sama (poi indagato). Viene proclamato lo stato di crisi aziendale, che porta il giornale ad una pesante cura dimagrante (tra cui la chiusura di tutte le quattro edizioni locali romagnole, create da Ferruzzi e Gardini, e la messa in mobilità di tutti i giornalisti di quella regione)[20]. Lo stato di crisi viene gestito da Mediobanca, principale creditore del Gruppo Ferruzzi che, dopo un risanamento dei conti del giornale durato tre anni, lo mette in vendita.
  • 1996. Dopo le elezioni politiche, in giugno Mediobanca e Ferruzzi cedono il quotidiano a Francesco Gaetano Caltagirone per la cifra di 356 miliardi di lire; il gruppo Caltagirone crea una propria società editoriale, la Caltagirone Editore che ingloba anche Il Mattino di Napoli. Successivamente aprirà un portale Internet, darà vita al giornale a distribuzione gratuita Leggo e acquisterà anche Il Gazzettino di Venezia, Il Nuovo quotidiano di Puglia di Lecce e il Corriere Adriatico di Ancona.

Direttori[modifica | modifica sorgente]

Scelti da Luigi Cesana

Scelti dalla famiglia Perrone

  • Italo Carlo Falbo (26 dicembre 1916 - 26 febbraio 1921)
  • Virginio Gayda (27 febbraio 1921 - 27 marzo 1926)

Graditi al regime fascista

Dopo la caduta del fascismo: nomina approvata dal Minculpop defascistizzato[21]

Graditi al regime della R.S.I.

Dopo la Liberazione di Roma

Sospeso per deliberazione dell'«Allied Publication Board» anglo-americano il 9 giugno 1944, le pubblicazioni riprendono il 21 aprile 1946 con la testata Messaggero di Roma

Scelti dalla famiglia Perrone

Scelti dalla Montedison

Scelti dal gruppo Ferruzzi

Scelti dal gruppo Caltagirone

Firme[modifica | modifica sorgente]

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

Il Messaggero ha una foliazione media di 60 pagine; viene distribuito con un'edizione nazionale e 13 edizioni locali, di cui otto nel Lazio (Roma, Metropoli, Ostia-litorale, Viterbo, Civitavecchia, Frosinone, Latina, Rieti), le altre in Abruzzo, in Umbria, nelle province di Pesaro e Ancona e nel resto delle Marche.

Diffusione[modifica | modifica sorgente]

La diffusione di un quotidiano si ottiene, secondo i criteri dell'ADS, dalla somma di: Totale Pagata + Totale Gratuita + Diffusione estero + Vendite in blocco.

Anno Totale diffusione
(cartacea + digitale)
Diffusione cartacea Tiratura
2013 141.711 4.973 190.086
Anno Media mobile
2012 167.961
2011 191.078
2010 192.982
2009 202.257
2008 206.074
2007 210.635
2006 224.518
2005 230.697
2004 235.856
2003 245.692
2002 250.375
2001 283.469
2000 283.967
1999 285.609
1998 272.823
1997 262.553
1996 253.248

Dati ADS.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Accertamenti Diffusione Stampa. URL consultato il 2013.
  2. ^ Il processo si celebrò nel 1879 per un delitto commesso il 6 ottobre 1877. Si concluse con la condanna di Raffaella Saraceni, giudicata colpevole di aver fatto assassinare il marito, Giovanni Fadda, e del suo amante, Pietro Cardinali, riconosciuto esecutore materiale dell'omicidio.
  3. ^ Dopo La Tribuna.
  4. ^ ASV, Segret. Stato, 1915, rub. 162, fasc 3, p. 38 - citato in Antonio Scottà, Giacomo Della Chiesa, arcivescovo di Bologna, Rubbettino, 2002, pag. 453.
  5. ^ Manterrà questa posizione fino alla metà degli anni ottanta.
  6. ^ Una nota editoriale pubblicata il 6 giugno recitava: «Tomaso Smith riassume oggi la direzione del Messaggero. "Dopo vent'anni di volontaria assenza egli tornò al giornalismo il 25 luglio 1943. Il 10 settembre se ne allontanò. Arrestato e sfuggito dopo 3 mesi alla sicura deportazione egli ritorna fra noi che lo abbiamo sempre considerato il nostro Direttore».
  7. ^ Costanzo Costantini, La storia del Messaggero, Gremese, 2008.
  8. ^ Costanzo Costantini, La storia del Messaggero, Gremese, 2008, pag. 91.
  9. ^ Secondo Luca Telese (Cuori Neri, Sperling&Kupfer 2006) fu la Democrazia Cristiana, sconfitta al referendum, ad esercitare pressioni fino ad indurlo alla vendita.
  10. ^ Secondo Piero Ottone (Italia mia, Longanesi 2009) la conduzione battagliera di Alessandro aveva fortemente indebitato il giornale.
  11. ^ Secondo Costanzo Costantini (La storia del Messaggero, Gremese, 2008, pag. 115) Eugenio Cefis, presidente della Montedison, rilevò il quotidiano per conto di Amintore Fanfani, storico dirigente DC.
  12. ^ Secondo Andrea Aveto (Giornalismo italiano 1968-2001, «I Meridiani») la regia della trattativa fu condotta dal Partito socialista.
  13. ^ Eugenio Santoro, PSI 1992: dirsi addio?, Soveria Mannelli, Rubbettino Editore, 2006.
  14. ^ L'Informazione, che esce nel 1994 ma avrà vita breve.
  15. ^ Costanzo Costantini, op. cit.
  16. ^ Costanzo Costantini, La storia del Messaggero, Gremese, 2008, pag. 23.
  17. ^ Valerio Castronovo et alii, La stampa italiana nell'età liberale, Laterza, 1979, pag. 223
  18. ^ Costanzo Costantini, La storia del Messaggero, Gremese, 2008, pag. 115.
  19. ^ Secondo Giampaolo Pansa, i Perrone ricevettero 4 miliardi e 700 milioni; Rusconi incassò una cifra in franchi svizzeri equivalente a 20 miliardi di lire.
  20. ^ Parte di essi saranno riassorbiti anni dopo.
  21. ^ Decreto 9 agosto 1943, n. 727.
  22. ^ Vedi sezione Storia.
  23. ^ Vedi: Nuovo direttore al "Messaggero" quotidiano La Stampa, 2 gennaio 1980, p. 8. Archivio storico.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]