Il tamburo di latta (romanzo)

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Il tamburo di latta
Titolo originale Die Blechtrommel
Autore Günter Grass
1ª ed. originale 1959
1ª ed. italiana 1962
Genere romanzo
Lingua originale tedesco

Il tamburo di latta è un romanzo del 1959 di Günter Grass, opera d'esordio dell'autore e primo scritto della Trilogia di Danzica, che comprende anche Gatto e topo (Katz und Maus , 1961) e Anni di cani (Hundejahre, 1963).

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Dal manicomio in cui è rinchiuso, Oskar Matzerath, giovane tedesco fisicamente deforme ma dotato di un'intelligenza superiore e paranoica, rievoca ― suonando il suo tamburo di latta ― tutta la sua vita, della sua famiglia e della Germania del 1900, storie che si sviluppano parallele ma che s'intrecciano continuamente.

Dal giorno del suo terzo compleanno e fino al suo ventunesimo anno d'età, Oskar aveva deciso di non crescere per protestare il suo disprezzo verso il mondo degli adulti e, in particolare, di suo padre Alfred e del suo presunto padre, Jan Bronski. Il mondo truce e turpe che lo circonda si riflette nella sua deformità fisica e mentale e nella sua innata capacità distruttiva.

Oskar comincia rievocando col suo tamburo le vicende della sua famiglia prima della sua nascita, a cominciare da sua nonna Anna Bronski. Nella Casciubia del 1899, racchiusa nelle sue storiche quattro gonne, Anna dona protezione al di sotto di queste a un uomo inseguito dalla polizia, un giovane incendiario di nome Joseph Koljaiczek. È allora che Agnes Koljaiczek, futura madre di Oskar, viene concepita. Una volta sposati, i due decidono di scappare in un luogo sicuro dove Joseph Koljaiczek diventa Joseph Wranka e si distingue come pompiere. Nonostante questa precauzione, un giorno la polizia lo scopre e lui si tuffa in acqua senza ricomparire mai più.

Anna, rimasta sola, decide di sposare Gregor Koljaiczek, fratello del defunto, violento e alcolizzato. Per questo, Anna è costretta a cominciare a lavorare e apre un negozio per mantenere la figlia.

Nel 1917 l’uomo muore di febbre spagnola e prende il suo posto in casa Jan Bronski, giovane nipote di Anna, di cui Agnes adolescente s’innamora. Ma il loro amore non può durare perché la ragazza si fidanza e poi si sposa con un uomo originario della Renania, Alfred Matzerath, conosciuto nell’estate del 1918 nell’ospedale di Sibernamme, dove egli era ricoverato perché ferito da un proiettile e lei era infermiera volontaria. Nel 1923 Agnes e Alfred si sposano e Anna cede il suo negozio ai due, che abitano a Danzica. Intanto, anche Jan si sposa con una ragazza casciubica, Hedwig. Ma Jan e Agnes continuano ad amarsi e frequentarsi di nascosto. Tempo dopo nasce Oskar, la cui paternità ufficiale è attribuita ad Alfred, nonostante il padre naturale sia molto presumibilmente Jan. Oskar è un bambino strano e speciale, mentalmente precoce. Ma nel giorno del suo terzo compleanno, ricevuto in regalo dalla madre un tamburo di latta rosso e bianco, decide di smettere di crescere, per protestare contro il mondo degli adulti. Per farlo, si getta nella botola che porta in cantina lasciata aperta dal padre, il quale per tutta la vita sarà incolpato da Agnes di aver provocato questo danno al bambino.

Oskar vive la sua vita da bambino suonando il tamburo che porta sempre appeso al collo. Scopre inoltre che la sua voce ha delle capacità "vetricide". E il suo primo giorno di scuola utilizza questa capacità contro la maestra, chiudendo così per sempre la sua brevissima esperienza scolastica.

Incuranti dell'istruzione di Oskar, la madre e i suoi due padri passano il loro tempo a giocare a carte allo skat; è Gretchen Scheffler, moglie del pasticciere, ad occuparsi di ciò, facendo leggere ad Oskar Goethe e Rasputin. Questi però, pur imparando velocemente, continua a fingere un completo analfabetismo. Momento cruciale della vita di Oskar si rivela essere l'incontro col Maestro Bebra, un nano di 53 anni, il quale aveva anche lui deciso di smettere di crescere in giovanissima età e lavorava per un circo. Intanto però la vita di Oskar scorre "normale", disturbando col suo tamburo i comizi dei politici nazisti, distruggendo il vetro con la sua voce e tentando i cittadini di Danzica al furto, fracassando di notte le vetrine dei negozi davanti a passanti ignari.

Accanto a sua madre, Oskar sviluppa un senso del religioso alquanto strano. Sua madre, cattolica, lo porta in Cattedrale ogni sabato, ma lui riesce immediatamente a dissacrare la statua del Gesù bambino e a farsi interdire futuri ingressi nella chiesa. Un venerdì Santo rappresenta un giorno cruciale nella vita di Oskar: al mare con i suoi tre genitori, s'imbattono in un pescatore di anguille che utilizza come esca la testa di un cavallo morto. A questa vista, Agnes si sente male e comincia a rifiutare di mangiare ogni tipo di pesce. Ma suo marito Alfred insiste, tanto che, disperata, Agnes comincerà a nutrirsi solo di pesce. Agnes nel frattempo aveva scoperto di essere incinta e, soffocata dalla sua famiglia e dall'idea di avere un altro figlio menomato, decide di lasciarsi morire avvelenata dal troppo pesce. Al funerale della madre partecipa anche il giocattolaio ebreo Sigismund Markus, dal quale Oskar si rifornisce di tamburi, che viene allontanato da alcuni membri del partito nazista presenti alla funzione. Un giorno di novembre del 1938 Oskar, ritrovandosi con il tamburino rotto, decide di recarsi al negozio di giocattoli per acquistarne uno nuovo, ma trova il negozio distrutto a causa dei pogrom antisemiti che dilagano. Oskar ritrova il giocattolaio morto suicida nel suo studio.

La morte della madre cambia la vita di Oskar, che s'avvicina alla famiglia Truczinski, in particolare alla mamma e a suo figlio Herbert. Questi, pieno di cicatrici sulla schiena che stimolano l'attenzione di Oskar, dopo aver lavorato come cameriere in una taverna, decide di lavorare al museo navale, dove muore vittima della maledizione della Niobe. La morte della madre causa anche carenza di tamburi ad Oskar. Questi decide quindi di rivolgersi a suo zio/padre Jan che lo porta nella sede delle poste polacche da un tale Kobyella, che avrebbe potuto aggiustare il vecchio tamburo ormai rotto. Ma in quello stesso giorno inizia l'assedio di Danzica da parte dei nazisti, che cercano d'impadronirsi dell'edificio delle poste polacche. Dopo che Oskar ha recuperato un tamburo di latta nella stanza dei giochi dei figli del segretario delle poste polacche, Kobyella muore mentre Jan resta lievemente ferito. Alla fine dell'assedio, Jan viene catturato dai tedeschi per colpa di Oskar, che si rende quindi responsabile della successiva fucilazione del suo presunto padre naturale. Questa esperienza lo fa ammalare e ricoverare in ospedale, dove si sviluppa la sua ossessione per le infermiere.

Alfred Matzerath, rimasto vedovo, assume nel negozio la figlia minore di mamma Truczinski, Maria. Attenta a tutti i bisogni di Oskar, diviene il primo amore del nano ormai adolescente e anche la prima (e spudorata) amante. Intanto Maria intreccia una relazione anche con Alfred, del quale diviene la seconda moglie e partorisce un figlio, la cui paternità ufficiale è ancora una volta attribuita a quest'ultimo, ma la cui paternità naturale è presumibilmente del giovane Oskar. Nasce quindi Kurt, figlio/fratellastro di Oskar, al quale Oskar promette solennemente di regalare un tamburo di latta il giorno del suo terzo compleanno.

Intanto, Oskar parte con il Maestro Bebra e Roswitha Raguna (altra nana amica di Bebra) per girare l'Europa con un circo, esibendosi per le truppe tedesche all'estero e facendo sfoggio del potere vetricida della sua voce. Durante gli spostamenti, Oskar si innamora di Roswitha e i due diventano amanti. Ma nel villaggio di Bavent Roswitha muore e Oskar torna a casa il giorno prima del terzo compleanno di Kurt.

Il giorno dopo, come da promessa, Oskar gli regala il tamburo di latta ma Kurt lo distrugge e se ne disfa immediatamente, deludendo il padre/fratellastro. Intanto la vita prosegue e Maria diventa sempre più devota, portando anche Oskar in chiesa fino al giorno in cui un miracolo, da Oskar tanto atteso, avviene e la statua di gesso raffigurante Gesù bambino gli parla e si mette a suonare il tamburo che Oskar gli aveva messo al collo. Ma lui, sprezzante, rompe un dito della statua e zittisce la visione.

Oskar quindi, ormai ventenne, comincia a frequentare un gruppo di teppistelli nei pressi di una fabbrica. Dopo essere stato la loro vittima, diviene il capobanda della cosiddetta "Banda degli spolveratori", dandosi il nome di Gesù. Le loro scorribande si rivelano sacrileghe e antireligiose, fino a quando questi vandalismi non vengono scoperti dalla polizia.

La guerra intanto continua e la famiglia Matzerath si rifugia nella cantina per difendersi dagli attacchi aerei. Quando i russi arrivano a Danzica, fanno irruzione anche nella cantina dei Matzerath. Qui Oskar si rende responsabile ancora una volta della morte di uno dei suoi "due padri": Alfred cerca di nascondere una spilla nazista che ha in bella mostra davanti ai soldati sovietici, prima nella mano, poi cerca d'inghiottirla e rimane dapprima soffocato, poi mitragliato dai nemici.

Il giorno del funerale, Oskar prende l'importante decisione di riprendere la propria crescita fisica; quella che è una scelta personale è invece dagli estranei considerata la conseguenza della botta in testa subita da Oskar a causa di una pietra lanciata da suo figlio.

La simbologia[modifica | modifica wikitesto]

Il tamburo[modifica | modifica wikitesto]

Il tamburo è il medium scelto da Oskar per comunicare con un mondo dal quale si tiene opportunamente distante rifiutandosi di crescere. Sul tamburo Oskar esprime certo tutta la sua rabbia, ma anche tutta la sua potenza creativa. I suoi tamburi di latta registrano e assorbono il dolore della vita fino a quando, logori e inutilizzabili, possono essere sostituiti con un altro nuovo fiammante.

Sul tamburo Oskar reclama la sua individualità che non può manifestarsi se non fuori dai canoni imposti dai modelli educativi precostituiti: la scuola, incarnata nella figura isterica della signorina Spollenhauer, e la famiglia, alla quale l’autore sembra togliere ogni autorevolezza.

Tramite il tamburo Oskar causa prima la morte della madre, poi quella del suo amante. Solo dopo aver causato anche la morte del suo padre putativo, Oskar decide di sbarazzarsi del suo ultimo tamburo di latta gettandolo nella fossa subito sopra la bara, ricominciando così a crescere.

La spilla[modifica | modifica wikitesto]

Matzerath, presunto padre di Oskar, per non farsi riconoscere dai russi come nazista, prima cerca di rifilare al figlioletto la spilla a forma di svastica, poi, preso dal panico cerca di ingoiarla, ma dal momento che proprio Oskar l'aveva aperta quando ce l'aveva in mano, si conficca nella gola di Matzerath, e per questo comincia a dimenarsi fino a quando un soldato sovietico lo uccide. In questa parte del romanzo appare fin troppo chiara la metafora della Germania che, con il nazismo e Hitler uccide solo sé stessa. Altra è la metafora. La guerra è finita. Matzerath ha paura che la spilla possa determinare la sua morte una volta scoperta dai Russi. In realtà, come notiamo, ai soldati dell'armata rossa ben poco interessa di vedere chi ha spille oppure no. Entrano nella cantina dove sono nascosti Oskar e gli altri e si dedicano subito a violentare una donna. Matzerath si ritrova la spilla in mano dopo che Oskar gliela ha restituita e ne ha paura. Cerca di nasconderla inghiottendola, gli rimane conficcata in gola, si dimena e il soldato russo, che non capisce, comunque, lo vede agitarsi e l'ammazza. La simbologia sta in questo tentativo estremo di nascondere la spilla e l'appartenenza al nazismo che determina la fine di Matzerath. L'estremo rifiuto del nazismo e dei suoi crimini, ci vuol dire Grass, non può che determinare, a lungo andare, un danno per la Germania. Ben preferibile è affrontarne gli spettri.

La crescita[modifica | modifica wikitesto]

Oskar si identifica con la Germania, che in questo periodo, alla fine della seconda guerra mondiale, usciva sconfitta sotto tutti i punti di vista. La crescita di Oskar può essere interpretata come la presa di coscienza da parte dei tedeschi degli orrori commessi da loro stessi nel seguire Hitler nella sua totale follia. La crescita, che non a caso avviene durante il funerale di uno dei suoi due presunti padri, un convinto nazista, è qualcosa di molto doloroso per Oskar e continuerà per molto tempo. Una volta terminata la crescita Oskar non è un uomo adulto come tutti gli altri, ma un nano-mostro, completamente sfigurato.

La gobba[modifica | modifica wikitesto]

C'è chi ha visto nella gobba che cresce a Oskar dopo la morte del presunto padre Matzerath la rappresentazione del peso della Storia che la Germania sarebbe stata destinata a portare sulle sue spalle, nonché il giudizio che avrà il mondo intero sul popolo tedesco, macchiatosi di un così mostruoso crimine: Una Storia pesante che rende definitivamente storpia una Germania già provata nel suo più profondo dopo anni di dittatura e di guerra. Una simile lettura sarebbe rafforzata metaforicamente dai ritratti che gli studenti dell'Accademia di Belle Arti fanno di Oskar nei quali la gobba assume spesso proporzioni abnormi.

A una simile lettura non è estranea però una certa forzatura alla quale si giunge nel tentativo di ridurre alla pura simbologia anche aspetti della letteratura di Günter Grass che vanno ricondotti invece a una dimensione estetica o alla pura espressione poetica. Nel caso specifico la gobba di Oskar è la manifestazione concreta, fisica, di una difformità che il protagonista mantiene anche dopo aver ricominciato a crescere e che consente all'autore di sviluppare le dinamiche dei contrasti tra individuo e società.

Le cipolle[modifica | modifica wikitesto]

Le cipolle vengono usate dai clienti della Cantina delle Cipolle per riuscire a piangere. Le lacrime rappresentano la rielaborazione di un passato troppo pesante con cui la Germania è costretta a fare i conti. Le cipolle sono la presa di coscienza delle azioni, commesse o comunque sostenute, da tutti i tedeschi. Sono le stesse cipolle che ritroveremo in un altro suo romanzo, un'autobiografia, dal titolo Beim Häuten der Zwiebel (sfogliando la cipolla) in cui Grass confessa, dopo più di sessant'anni, di aver fatto parte dell'esercito delle SS all'età di 16 anni.

La Cuoca Nera[modifica | modifica wikitesto]

La figura della Cuoca Nera, tratta da una filastrocca tedesca, nutre l'angoscia del trentenne Oskar, ormai obbligato a vivere, a integrarsi, a fare delle scelte. Anche il suo ultimo tentativo di sottrarsi a queste responsabilità è fallito. Ma ora che fare? - si chiede Oskar. "Sposarsi? Restare scapolo? Emigrare? Posare? Comprare una cava? Radunare discepoli? Fondare una setta?" - Qualunque sia la scelta nulla lo libererà dalla presenza inquietante della Cuoca Nera, che "prima gli sedeva sulle spalle e baciava la sua gobba e ora gli si fa incontro e sempre più si avvicina".

Adattamenti cinematografici[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]