Il segno del comando

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Il segno del comando
Il segno del comando.jpg
Paese Italia
Anno 1971
Formato miniserie TV
Genere giallo, fantastico
Puntate 5
Durata circa 60 min ad episodio
Lingua originale italiano
Caratteristiche tecniche
Aspect ratio 1.33:1 (4/3)
Colore B/N
Audio mono
Crediti
Ideatore Flaminio Bollini e Dante Guardamagna
Regia Daniele D'Anza
Sceneggiatura Giuseppe D'Agata, Flaminio Bollini, Dante Guardamagna e Lucio Mandarà
Interpreti e personaggi
Fotografia Marco Scarpelli
Musiche Romolo Grano
Scenografia Nicola Rubertelli
Costumi Giovanna La Placa
Produttore RAI Radiotelevisione Italiana
Prima visione
Prima TV in italiano (gratuita)
Dal 16 maggio 1971
Al 13 giugno 1971
Rete televisiva Programma Nazionale (l'odierna Rai Uno)

Il segno del comando è uno sceneggiato televisivo in cinque puntate, di genere fantastico/giallo, prodotto dalla Rai nel 1971, per la regia di Daniele D'Anza.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Prima puntata[modifica | modifica wikitesto]

Lucia (Carla Gravina).

Lancelot Edward Forster è un professore di letteratura inglese, che insegna a Cambridge. Ha scoperto per caso un inedito diario di Lord Byron, scritto durante il soggiorno romano del 1817, ed è alle prese con la traduzione, di cui ha pubblicato la prima parte su una prestigiosa rivista letteraria inglese. In un passo del diario, Byron ha annotato: “21 aprile 1817, notte, ore 11. Esperienza indimenticabile, luogo meraviglioso, piazza con rudere di tempio romano, chiesa rinascimentale, fontana con delfini, messaggero di pietra, musica celestiale, tenebrose presenze”.

A seguito della pubblicazione, George Powell, addetto culturale dell'ambasciata inglese, lo invita proprio a Roma, a tenere una conferenza sulla sua scoperta presso il British Council in occasione della settimana byroniana. Il professore riceve anche un secondo invito, da un misterioso pittore, un certo Marco Tagliaferri, che gli invia una fotografia della piazza citata da Byron, che Forster ritiene invece un luogo inventato: lo sfida a trovarla.

Incuriosito dalla coincidenza, Forster si precipita nella capitale italiana. Appena arrivato, fa visita allo studio di Tagliaferri, in via Margutta 33, ma vi trova Lucia, la modella del pittore, che, scalza e semisvestita, lo tiene sulla porta e rimanda l'incontro con l'artista a quella stessa sera in una locanda di Trastevere. Su consiglio di Lucia, Forster va ad alloggiare al Hotel Galba, dove gli assegnano la stanza 33. Vi incontra la direttrice, la signora Giannelli, che nega di conoscere la modella, e una sua vecchia fiamma, Olivia, anche lei ospite dell'albergo insieme al compagno Lester Sullivan, detto il Barone Rosso, antiquario irlandese a Roma per affari.

Forster cerca di contattare telefonicamente Tagliaferri. Con grande sorpresa scopre che il pittore è morto. Giunto al British Council, ha l'occasione di conoscere Powell e la sua segretaria italiana Barbara, studentessa di archeologia, che si offre di cercare la fantomatica piazza della foto.

Si fa sera e arriva l'ora dell'appuntamento con Lucia. La modella conduce Forster per i vicoli di Trastevere fino alla Taverna dell'Angelo, dove però il pittore non si presenta. Forster, in preda a spaventose allucinazioni, perde i sensi. Svegliato da una prostituta, si ritrova da solo riverso nella propria macchina: la sua valigetta, con la riproduzione integrale del diario byroniano, è sparita. Frastornato, rifiuta l'aiuto della donna e raggiunge il più vicino commissariato. Il poliziotto non ha mai sentito parlare di una Taverna dell'Angelo e, incredulo, lo invita a sporgere denuncia per un tipico furto con raggiro.

Deluso e sempre più confuso, Forster torna alla sua macchina, dove trova il medaglione con l'effige di una civetta indossato da Lucia. Un fischio lontano, che si spegne tra i vicoli deserti, attira la sua attenzione, ma della taverna sembra non esserci più traccia. Fatto giorno, Forster torna allo studio di Tagliaferri, dove l'attende una rivelazione sconcertante: il pittore romano è sì morto, ma un secolo prima.

Seconda puntata[modifica | modifica wikitesto]

L'autoritratto del pittore Marco Tagliaferri, somigliante al prof. Lancelot Edward Forster.

È un anziano colonnello in pensione, discendente della famiglia Tagliaferri, a dare al professore la sconvolgente notizia. L'uomo, che abita accanto allo studio del pittore e colleziona orologi antichi, gli racconta la storia del suo antenato, morto giovane in circostanze misteriose, e della sua amante e modella, che si uccise sconvolta il giorno dopo: Lucia. Si dice che il suo fantasma si aggiri ancora per le stanze dello studio abbandonato.

Forster rivela di aver incontrato Lucia: non un fantasma, ma una ragazza in carne ed ossa. Quando chiede che aspetto avesse il pittore, il colonnello lo esorta a visitare il Caffè Greco. Il suggestivo locale conserva un autoritratto di Tagliaferri: Forster rimane di stucco per la forte rassomiglianza con sé stesso. Tornato in albergo e rassicurato da Powell, il professore riceve la telefonata di un misterioso anonimo: potrà trovare la sua valigetta al cimitero degli inglesi.

Tra i viali del cimitero gli sembra di scorgere nuovamente Lucia. Seguendo la ragazza, giunge nei pressi di una tomba, su cui gli appare appoggiata la figura di un uomo simile a Tagliaferri. La tomba è proprio quella del pittore: leggendo le date impresse sulla lapide, Forster scopre che Tagliaferri era nato nel suo stesso giorno un secolo prima, il 28 marzo 1835, ed era morto nello stesso giorno, il 28 marzo, del 1871. La conferenza su Byron è fissata per la sera del 28 marzo 1971: stesso giorno, un secolo dopo. Turbato, Forster si confida con Olivia, che gli confessa di essere spaventata da tutta questa storia.

Forster fa esaminare il medaglione di Lucia da un esperto d’arte, Prospero Barengo. L'antiquario riconosce il manufatto come una rara opera di un orafo del 1700, Ilario Brandani, noto per le sue attività negromantiche. Mentre Barengo va a chiamare Sullivan per mostrargli il medaglione, Olivia, in preda al terrore, cerca di convincere il professore a sbarazzarsene, convinta che sia maledetto come tutte le opere di Brandani. Sullivan rivela che anche Brandani è nato e morto improvvisamente il 28 marzo, ma di due secoli prima: 1735-1771.

Intanto Barbara ha scoperto che la foto della piazza è il fotomontaggio di un quadro. Forster ricorre alla Biblioteca Angelica, per cercare notizie del quadro. Vi incontra uno stravagante principe, Raimondo Anchisi, che si dichiara uno studioso dilettante dell'opera di Byron e lo invita nel suo palazzo, dove conserva un'aggiornatissima collezione di studi byroniani. Forster non si sbilancia, ma quando scopre che il quadro, Fantasia architettonica con motivi romani, è opera di Tagliaferri e fa parte della collezione del nobile, nottetempo raggiunge il suo palazzo. L'edificio sembra disabitato, quando dal buio spunta Lucia, più inquietante che mai.

Terza puntata[modifica | modifica wikitesto]

Un momento della seduta spiritica.

Forster torna al British Council e si confida con Powell, che al solito minimizza. Barbara non crede ai fantasmi, ma ricorda che, secondo la leggenda, chi vede il fantasma di Palazzo Anchisi è destinato a morire entro il mese: il 28 marzo è sempre più vicino.

Il professore torna da Anchisi, che lo accoglie calorosamente mentre sta cacciando in malo modo Sullivan, che cerca di convincerlo a vendere la sua collezione. Il principe invita Forster nel suo studio, pieno di scritti su Lord Byron e di volumi su esoterismo e occultismo. Anchisi affronta il tema della misteriosa annotazione di Byron che, a suo dire, descrive un'esperienza esoterica, vissuta dal poeta inglese in un palazzo che si affacciava sulla piazza raffigurata nel quadro. Nel palazzo, due secoli fa, secondo Cagliostro, abitava un potente negromante, la cui identità può essere svelata solo da un predestinato.

Ancora turbato, Byron aveva fatto seguire alla sua annotazione dei versi in italiano: «Voltai le spalle al Signore e camminai sui sentieri del peccato. Voltai le spalle al Signore, ma quando il tempo finì seppi che ero giunto dove non dovevo giungere...». Forster si mostra ancora scettico. Quando chiede notizie del quadro, Anchisi lo informa che sta per essere venduto all'asta e che il colonnello Tagliaferri ha avuto un malore.

Forster raggiunge la clinica dov'è ricoverato il colonnello, ma le sue condizioni non consentono visite. La nipote del colonnello gli consegna la chiave dello studio del suo antenato pittore. Lasciando la clinica, il professore non si accorge dell'arrivo di Sullivan. Entrato nello studio di Tagliaferri, si rende conto che è pericolante e disabitato almeno dalla morte del pittore. Un rumore di passi annuncia l'arrivo di Powell, là convocato da una telefonata anonima. Insieme salgono fino al soppalco, dove ritrovano la valigetta del professore con i microfilm del diario di Byron.

Forster cerca di aggiudicarsi l'asta del quadro, ma è battuto da un intermediario, che agisce su incarico di un cliente incognito.Tornato in albergo, riceve dalla signora Giannelli un biglietto con un indirizzo in città: se è ancora interessato all'acquisto del quadro, vi si dovrà trovare alle 22. Giunto al civico, vi vede entrare la stessa signora Giannelli. Accompagnato in una stanza del palazzo, trova la signora e altri strani figuri, che lo attendono per iniziare una seduta spiritica.

La medium, una donna vestita di nero, coperta da un macabro velo, apparentemente posseduta dallo spirito di Tagliaferri, rivela che il quadro si trova in una "barca a remi" e che la piazza del quadro esiste. Quando Forster le chiede com'è morto Tagliaferri, la medium invita gli altri partecipanti a uscire; poi afferma che Tagliaferri era già morto da un secolo e che anche Forster è morto. Alzatasi, lancia un urlo spaventoso e sviene. Forster la soccorre e si accorge che è Lucia. Adagiatola su un divano, si allontana per cercare aiuto. Quando torna a guardare il divano, anche Lucia è scomparsa. Rimasto solo, si trova a vagare per il magazzino di una sartoria teatrale.

Allibito, Forster fa ritorno in albergo. Dalla finestra della sua stanza scorge la signora Giannelli e Lucia che entrano in hotel da un ingresso secondario. Il professore si precipita nella stanza della signora Giannelli, che insiste di essere sola. Lo squillo del telefono interrompe la tesa conversazione. La signora Giannelli ha appena il tempo di rispondere, che il professore le strappa la cornetta: all'altro capo, un uomo cerca di Sullivan per avvertirlo che il colonnello Tagliaferri è morto.

Quarta puntata[modifica | modifica wikitesto]

Lucia (Carla Gravina)

Forster fa visita alla nipote del colonnello e scopre che, nell'esatto istante in cui Tagliaferri è morto, ha smesso di funzionare un pezzo importante della sua collezione: un orologio del '700, opera dell'orafo Ilario Brandani. All'interno dell'orologio ci sono i bassorilievi dell'effige di una civetta e del nome di un santo: Onorio. Il professore si reca alla chiesa di Sant'Onorio al Monte, ma non vi trova nessun apparente collegamento con Tagliaferri o con Brandani.

Credendo di aver seguito ancora una volta una pista sbagliata, Forster torna a studiare i suoi microfilm a casa di Barbara, quando riceve una telefonata di Sullivan. Il Barone Rosso parla di un meccanismo di morte che si è messo in moto e che ha già mietuto nel colonnello Tagliaferri la prima vittima. Se Forster non vuole essere la prossima, deve risolvere un mistero che è come una banconota strappata in due parti: Sullivan ne ha una, l'altra è nel diario di Byron. La telefonata, a cui assiste Powell nascosto nel giardino della residenza di Sullivan, è interrotta da due spari.

Forster incontra Powell per riferirgli l'accaduto e si ricorda che il giorno del suo arrivo al Hotel Galba Olivia stava guardando alla televisione un concerto su composizioni di Baldassarre Vitali. Nella chiesa di Sant'Onorio sono custoditi proprio i salmi musicati del compositore. Forster torna con Powell alla chiesa, ma nella biblioteca manca proprio il salmo che gli interessa, il XVII. Da un direttore d'orchestra viene però a sapere che, secondo una leggenda, il salmo nasconderebbe un messaggio segreto tra i suoi versi.

Forster fa visita al Principe Anchisi, che gli mostra un libro del '700. Vi è descritto un segreto, quello del "segno del comando", protetto da un messaggero "con corpo ma senza anima" in un luogo simile alla piazza descritta da Byron, che può essere portato alla luce solo da un eletto.

Improvvisamente Forster si trova a vivere un lunghissimo misterioso sogno, apparentemente reale, in cui assiste al presagio della propria morte e che, tra altre rivelazioni, gli svela che Olivia è morta.

Quinta puntata[modifica | modifica wikitesto]

Barbara (Paola Tedesco) e George Powell (Massimo Girotti)

La morte di Olivia convince Forster che si trova coinvolto in una vicenda pericolosa: il professore è sempre più deciso a far luce su tanti misteri. Continuando a decifrare il diario di Byron, si persuade che la soluzione sia nascosta in una frase del poeta: "Che io sia dannato se accetto ancora un invito di O." Insieme a Barbara si mette sulle tracce di O.: Forster crede che, proprio a casa di questo amico, Byron abbia vissuto le strane esperienze descritte nel diario. La loro assidua ricerca li conduce a un nome, Sir Percy O. Delaney, e a un indirizzo, Via delle Tre Spade 119.

Nella casa che corrisponde a questo indirizzo abita un anziano cieco, che accoglie Forster. Gli racconta che un tempo l'edificio si affacciava su una piazza uguale a quella descritta da Byron e che il salmo di Baldassare Vitali, mancante a Sant'Onorio, è custodito proprio in quella casa. Mentre lo sta sfogliando, il professore vede Lucia in strada e si precipita per bloccarla. Dopo un lungo inseguimento, si ritrova nella sartoria della seduta spiritica.

Nel palazzo entrano anche Sullivan, che aveva solo inscenato la sua morte e stava seguendo Forster, e Powell, che a sua volta stava alle calcagna di Sullivan. I due si affrontano pistole alla mano: Sullivan, nel tentativo di fuggire, imbocca una porta che dà sulla strada, cade nel vuoto e muore. Powell si qualifica come agente dell'Intelligence inglese e rivela a Forster di essere vittima delle trame di Sullivan, che era interessato alle sue ricerche, ma non dice di più.

Viene il tempo della conferenza. Forster espone al pubblico le sue scoperte: Ilario Brandani possedeva il "segno del comando", ma era stato ucciso da Baldassarre Vitali, che voleva impadronirsene. Il compositore aveva poi criptato nel testo del Salmo 17 l'indicazione del luogo in cui aveva nascosto il "segno del comando": «Voltai le spalle al Signore e camminai sui sentieri del peccato...».

Dopo la conferenza, Forster cerca di rintracciare il luogo, ma è preceduto da Powell che, ai piedi della statua di un angelo (il "messaggero con corpo ma senza anima") gli rivela finalmente la sua missione: recuperare un compromettente dossier segreto tedesco. Un ufficiale delle SS, durante la guerra, aveva alloggiato nella casa del cieco: appassionato di musica, aveva decifrato il testo di Baldassarre Vitali e aveva usato per il dossier lo stesso nascondiglio del "segno del comando".

Il 28 marzo sta finendo e Forster sembra dover andare incontro al suo ineluttabile tragico destino, lo stesso di Brandani e Tagliaferri. Addentratosi nei sotterranei dietro la statua dell'angelo, si ritrova nel cantiere della metropolitana di Roma: sta per essere schiacciato da una macchina, quando, a mezzanotte, i lavori vengono fermati, appena in tempo. La predestinazione è stata smentita. Al contrario Powell, dopo un'accesa discussione con il principe Anchisi, muore in un incidente stradale alle luci dell'alba.

Forster si ritrova tra i vicoli di Trastevere. Per caso riconosce la Taverna dell'Angelo. Entrato, vi trova Lucia. La ragazza gli confida che la predestinazione non si è compiuta, perché il "segno del comando" è già in suo possesso: è il medaglione di Lucia con l'effige della civetta, lasciato sul sedile della sua macchina dopo il loro precedente incontro nella taverna.

Lo sceneggiato si chiude, lasciando lo spettatore nel dubbio se Lucia sia una ragazza o un fantasma.

Storia della produzione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1968, tra i vicoli di Trastevere, gli sceneggiatori Dante Guardamagna e Flaminio Bollini evocano, quasi per gioco, antichi manoscritti, pittori e poeti ottocenteschi, zingare sibilline e presenze fantasmatiche. Non immaginano che stanno dando vita a una storia che rimarrà negli annali della televisione italiana.

Il soggetto, alla cui collaborazione partecipano altri due sceneggiatori, Lucio Mandarà e Giuseppe D'Agata, viene venduto alla RAI, che lo accantona. Qualche anno dopo viene “riesumato” per la produzione. I quattro cominciano a scrivere la sceneggiatura, ma Guardamagna e Mandarà presto abbandonano, mentre Bollini, che si propone anche per la regia, e D’Agata continuano. Si arenano a metà, giunti a un punto morto, e anche Bollini getta la spugna, lasciando D’Agata da solo, che riesce a terminare lo script. Seguono diversi mesi di preparazione in studio, per poi passare alle riprese tra Roma e Napoli: molte ricostruzioni negli studi partenopei sono opera dello scenografo Nicola Rubertelli.

Il tema è inusuale per i tempi: si parla di occultismo, di esoterismo, di reincarnazione e l'alone di magia e mistero è tale da suggestionare tutta la troupe. La censura sarebbe intervenuta per eliminare dal copione espressioni giudicate troppo forti per il Programma Nazionale. La realizzazione del finale è alquanto travagliata. Ne sarebbero stati preparati addirittura cinque (notizia però non confermata da D'Agata), ma comunque Daniele D’Anza è costretto a cambiarlo su pressione di alcuni attori (tra cui Silvia Monelli), che lo reputano troppo poco “magico” rispetto al resto della storia.

Trasmesso dal 16 maggio 1971, sul Programma Nazionale (l'odierna Rai Uno) dalle 21.15 alle 22.15 circa, in cinque puntate domenicali (la quinta e ultima fu trasmessa il 13 giugno 1971), Il segno del comando paralizza il paese, avvince, intriga e impaurisce il pubblico televisivo, che conta un ascolto medio di 14.800.000 spettatori.

La sigla finale dello sceneggiato, la canzone Cento campane, scritta da Fiorenzo Fiorentini per il testo e da Romolo Grano per la musica, era cantata da Nico Tirone, il cantante del celebre gruppo beat Nico e i Gabbiani. Il disco ebbe un buon successo di vendite, anche il brano è noto soprattutto nella versione successiva di Lando Fiorini.

Opere derivate[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni novanta, Mediaset realizzò un remake per La Cinq, con la partecipazione di attori noti, tra i quali spicca Robert Powell nei panni del professor Forster.

Nel 1987, Giuseppe D'Agata ha rielaborato la sceneggiatura, ricavandone un romanzo omonimo, pubblicato da Rusconi Libri, poi riedito nel 1994 nei Tascabili Economici da Newton Compton Editori. Lo sceneggiatore ne ha approfittato per ripristinare il finale originale, che svela alcuni punti rimasti in sospeso nella riduzione televisiva.

Nel 2002 la serie originale è stata riedita in VHS e DVD (2, contenenti i 5 episodi per un totale di 360 minuti) dalla Elleu Multimedia[1] e distribuita su licenza Rai Trade. Nel 2010 è uscita una nuova edizione in 3 DVD, edita da Rai Trade.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Help - Elleu | Medialia | Sceneggiati rai

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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