Il segno

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Il segno
Titolo originale De två saliga
Paese Svezia
Anno 1986
Formato film TV
Genere drammatico
Durata '70
Lingua originale svedese
Caratteristiche tecniche
Aspect ratio
Colore colore
Audio sonoro
Crediti
Regia Ingmar Bergman
Sceneggiatura Ulla Isaksson
Interpreti e personaggi
Fotografia Per Norén
Montaggio -
Musiche -
Scenografia Birgitta Bensén
Effetti speciali -
Produttore Ingmar Bergman
Prima visione
Prima TV Svezia
Data 19 febbraio 1986
Rete televisiva Sveriges Television
Premi

-

« Le cose non sono mai folli per se stesse. Lo sono soltanto se viste dal di fuori. »
(Ingmar Bergman, Il segno)

Il segno (titolo originale De tva saliga) è un film per la televisione del 1986 diretto dal regista svedese Ingmar Bergman.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Viveka incontra Sune nella cattedrale di Uppsala mentre, con la testa tra le mani, prega. Si parlano e si chiedono a vicenda se hanno fede in Dio.
Nella scena seguente i due si trovano su un treno e parlano un po' di se stessi. Viveka dice di avere una macchia più scura in un occhio ma che questo non influisce sulla sua vista. Sune le racconta dei suoi genitori, dei suoi studi interrotti, del lavoro intrapreso a quei tempi ed ora.
Cambia scena e i due si trovano a casa di lei a letto ed è Viveka che racconta. Si sofferma in particolare sul ricordo di un cuscino che era nella sua casa quando era piccola e sopra vi era ricamato l'occhio di Dio. Ella chiede a Sune se è mai stato innamorato e lui risponde che non gli è mai capitato e alla donna che afferma essere l'amore scomparso dal mondo, Sune risponde che esso deve per forza esistere perché non si può vivere senza amore.
Sono passati sette anni e i due, che si sono sposati, sono ancora insieme e Sune, che vuole festeggiare l'anniversario, regala a Viveka una coperta di piume, ma Viveka, che odia i festeggiamenti, mentre Sune non la vede scopre nel pacco una ciocca di capelli biondi e accusa il marito di averla tradita. Sune le giura che non la lascerai mai e ammette di aver sbagliato. Viveka e la sorella Annika, che era andata a trovarla, si scambiano le loro impressioni sulla vita matrimoniale.
Si vedono in seguito uscire dalla buca delle lettere numerose fotocopie di disegni di occhi.
Viveka, ormai in preda alla follia, dice al marito che tutte le notti qualcuno fa cadere su di loro dell'arsenico. Appende un ombrello al soffitto e chiede al marito di mettersi come lei gli occhiali neri e di dormire con lei nel ripostiglio. Sune l'accontenta e la segue nel ripostiglio dove vi è appeso alla parete il cuscino con l'occhio di dio.
Dopo due giorni Sune riesce a convincere Viveka che è necessario uscire per andare a comprare qualcosa da mangiare. Quando Sune esce, Viveka, che si tormenta pensando ai suoi tradimenti, afferra un coltello e telefona alla polizia dicendo che il marito vuole ucciderla.
La polizia interviene e arresta Viveka che viene condotta in un ospedale. Sune accorre ma non gli lasciano vedere la moglie ed egli cerca di convincere il dottore che Viveka non è pazza e chiede che venga dimessa pronunciato parole che denotano anche in lui la follia.
Tornato a casa si ferisce l'occhio con il manico di legno di un pennello, va all'ospedale e riesce ad entrare di nascosto nella camera di Vivaka e, senza che nessuno se ne accorga, la fa uscire dall'ospedale facendole lasciare gli occhiali neri perché sostiene che non ne avrà più bisogno.
Giunto a casa Sune scrive una lettera al dottore[1] in cui dice: "L'amore non può sopravvivere in questo momento e noi due dobbiamo morire. La morte è la nostra vittoria. Chiediamo di essere sepolti insieme, nella stessa bara".
Il film termina con Sune che spegne le candele, accende i rubinetti del gas e si sdraia accanto a Viveka in attesa di morire.

Analisi del film[modifica | modifica sorgente]

In questo film Bergman ripropone al suo pubblico i temi che gli stanno più a cuore senza indicare soluzioni ma con l'intento di scuotere le coscienze. Il messaggio è quello che non ci si può chiudere egoisticamente nel privato perché in un mondo dove si cerca di uccidere l'amore nessuno deve dimenticare i suoi doveri verso gli altri.
Viveka impazzisce perché teme di essere contaminata dal diavolo e di non poter riuscire a salvare l'amore che è nel mondo e Sune, che ama la moglie sopra ogni cosa, condivide con lei la sua follia.
Ma il suicidio è la negazione dell'amore e questa conclusione ha le sue premesse già all'inizio della vita a due di Sue e Viveka, come si apprende dal colloquio di Sue con il dottore, quando, dopo l'incontro nella chiesa, essi decisero di lasciare tutto e tutti e di vivere lontano dal mondo. Il rapporto d'amore che Sue e Viveka stavano costruendo era sbagliato perché non si può vivere senza il prossimo e l'amore che diventa egoismo non è più amore.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ingmar Bergman, Il segno, 1986

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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