Il racconto della madre priora

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La Vergine si manifesta al fanciullo

Il racconto della madre priora (The Prioress's Tale) è la sedicesima novella raccontata nei Canterbury Tales, di Geoffrey Chaucer. Non è possibile definire la collocazione esatta della novella, dato il manoscritto originale frammentato, ma è sicuro che fosse collocata prima del "Racconto di Sir Thopas".
La storia mescola il rapporto tra umanità e divino: di quello di un bambino con la Madonna e riscosse talmente successo da venire definito da Matthew Arnold come uno dei migliori di Chaucer.

Ritratto della Madre[modifica | modifica wikitesto]

La figura della protagonista: Madama Eglantine rappresenta la donna elegante e di nobile famiglia (si considerino le sue impeccabili maniere di stare a tavola), di buon gusto e amante degli animali domestici. Tuttavia la donna è anche conservatrice delle abitudini delle vecchie nobildonne e manifesta poco interesse alla nuova società in via di sviluppo. Il suo interesse per i cani, che spesso tiene in grembo, l'hanno portata a indossare un rosario nel quale è scritto: "Amor vincit omnia " (L'amore vince tutto).

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La storia raccontata dalla Madre Priora, anch'essa partecipe al pellegrinaggio verso Canterbury, è quella di un bambino martire ucciso da un ebreo, tema che qualche secolo dopo scatenerà una forte corrente popolare di antisemitismo.

Dopo una breve descrizione della Vergine Maria, la vicenda si sposta in una città cristianizzata, ma dove la religione ebraica è ancora forte. Un ragazzino di sette anni viene avvicinato da Maria che gli insegna una preghiera, la prima di quelle di stile medievale: l'"Alma Redemptoris Mater"; il ragazzino ignora la vera identità della donna, ma si lascia convincere dai suoi modi gentili. Più tardi scoprirà da un compagno più istruito che la preghiera è rivolta alla Madonna e così, più felice che mai, continua a ripeterla per le vie. Il triste caso vuole che, passando per un vicolo abitato da soli ebrei, degli uomini, istigati da Satana, assaliscano il ragazzino e lo uccidano barbaramente, per poi gettarlo in un fosso. La madre del bambino si precipita sul posto ed assiste a un miracolo: il corpo, sebbene apparentemente senza vita, continua a cantare l'Alma Mater. Allora la notizia sconvolge tutta la città e in particolare i cristiani che chiedono spiegazioni al sindaco e di seguito all'abate, anche lui stupito dalla capacità del ragazzo.

Questi chiede al piccolo come sappia cantare e questi risponde che poche notti prima aveva avuto una visione in cui Maria gli aveva posto sulla lingua un chicco di grano, in grado di farlo cantare le sue lodi fino a quando uno non glie l'avrebbe rimosso. Così facendo il ragazzo apre la bocca, mostrando il dono della Vergine. L'imprudente abate glielo leva e così il ragazzino si accascia a terra senza vita. La vicenda si svolge con le ultime frasi della Madre Priora che ricorda un altro caso di assassinio infantile, sempre da parte degli ebrei: quello del piccolo Ugo di Lincoln.

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