Il pianeta di Mr. Sammler

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Il pianeta di Mr. Sammler
Titolo originale Mr. Sammler's Planet
Autore Saul Bellow
1ª ed. originale 1970
Genere romanzo
Lingua originale inglese

Il pianeta di Mr. Sammler è un romanzo di Saul Bellow, pubblicato nel 1970 contemporaneamente da Weidenfeld and Nicholson (Londra) e The Viking Press (New York). Il romanzo è stato premiato con il National Book Award per la narrativa nel 1971. In italiano è stato tradotto l'anno successivo. Nell'ed. Penguin Books del 2004 ha un'introduzione di Stanley Crouch.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Artur Sammler è un ebreo polacco sopravvissuto alla shoah e quasi cieco e povero. Ha più di 70 anni e una profonda cultura, ma si sente, dopo 20 anni di vita da emigrante negli Stati Uniti ancora uno straniero. Vive a New York e occasionalmente tiene qualche conferenza alla Columbia University, mentre osserva con distacco Manhattan e la sua gente, percependoli come sull'orlo di un baratro. A un certo punto le sue riflessioni antropogeniche e misantrope sembrano portarlo a leggere solo autori religiosi del XIII secolo, in particolare la mistica di Meister Eckhart. L'unico che sembra accettare accanto è il nipote, Elya Gruner, medico chirurgo che accompagnerà alla morte accettando la presenza di una spiegazione divina a tutto questo caos, alla nevrosi e alle peripezie della mente che ne è ospite.

Minacciato da un borsaiolo afro-americano, colto in flagrante, prende poi le sue parti quando quello viene picchiato da suo genero, uno schizofrenico, modello di ebreo della nuova generazione che Sammler non riesce a comprendere. Durante una contestazione di studenti figli dei fiori parla di socialismo utopico e di H. G. Wells.

Quando sua figlia ruba un manoscritto sulla discesa dell'uomo sulla luna, si giustifica dicendo che vuole offrire materiale al padre per i suoi studi, ma in realtà è solo attratta dal suo autore, un intellettuale indiano. Sammler vuole restituirgli il manoscritto durante un ricevimento a casa del nipote, prossimo a morire in solitudine. Arrivano tutti tardi, anche la tradizione che li tiene uniti e che perde valore davanti alla possibilità infinita, alla ricerca, all'esplorazione dello spazio come futuro invadente.

Sammler vive di ricordi, la sua esperienza come partigiano, il campo di concentramento, la guerra dei sei giorni, tutte deformazioni e fughe che lo hanno reso ironico, annoiato, troppo sensibile della sofferenza altrui.

Alla fine del romanzo il protagonista sembra, tuttavia, aver trovato il modo quasi di ritornare verso gli altri e capisce che una vita appropriata diventa quella per cui si fa ciò che ci viene richiesto.

Temi[modifica | modifica sorgente]

Philip Roth apre i suoi appunti su questo libro, poi raccolti in Chiacchiere di bottega con il titolo Rereading Saul Bellow, domandandosi se la nostra specie sia folle e comparando la forza di Bellow a quella di Swift che scrive i Gulliver’s Travels con la mente che s'oppone al corpo, ai bisogni, ai piaceri, alla sua fisicità troppo reale, e leggendo il romanzo come fosse guidato dall'idea del tradimento della nostra specie verso gli ideali di civilità. Il romanzo è stato visto anche come una lotta, che continua quella di Herzog, tra intuizione e intelletto, e tra azione e contemplazione[1].

Edizioni italiane[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ellen Pifer, Saul Bellow against the Grain, University of Pennsylvania Press, 1990, p. 11.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]