Il mostro di Firenze (miniserie televisiva)
| Il mostro di Firenze | |
|---|---|
Titoli di testa della miniserie televisiva |
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| Paese | Italia |
| Anno | 2009 |
| Formato | miniserie TV |
| Genere | Thriller, Poliziesco, Azione, Drammatico |
| Puntate | 6 |
| Durata | 45 min (episodio) |
| Lingua originale | italiano |
| Caratteristiche tecniche | |
| Aspect ratio | 1,77:1 |
| Colore | colore |
| Audio | stereo |
| Crediti | |
| Regia | Antonello Grimaldi |
| Sceneggiatura | Leonardo Valenti, Barbara Petronio e Daniele Cesarano |
| Interpreti e personaggi | |
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| Produttore | Fox Italia |
| Prima visione | |
| Prima TV Italia | |
| Dal | 12 novembre 2009 |
| Al | 10 dicembre 2009 |
| Rete televisiva | Fox Crime |
Il mostro di Firenze è una miniserie televisiva di sei puntate trasmessa da Fox Crime dal 12 novembre al 10 dicembre 2009 e in replica da giovedì 24 novembre 2011 su Iris. La fiction è stata diretta da Antonello Grimaldi e scritta da Daniele Cesarano, Barbara Petronio, Leonardo Valenti.
Indice |
[modifica] Trama
La miniserie narra degli otto duplici omicidi commessi dal 1968 al 1985 da un serial killer che seminava il panico nelle campagne fiorentine massacrando giovani coppie che si appartavano nelle loro auto in cerca di intimità. Basandosi soprattutto sulla battaglia personale di Renzo Rontini (Ennio Fantastichini), padre di una delle vittime, Pia Rontini (Tiziana Di Marco), uccisa insieme al fidanzato Claudio Stefanacci (Giacomo Carolei) a Vicchio, nel Mugello (1984), nel cercare il colpevole della morte della figlia. L'arduo compito di interpretare i compagni di merende è spettato a Massimo Sarchielli nel ruolo di Pietro Pacciani e Francesco Burroni nel ruolo di Mario Vanni. Ha un piccolo ruolo anche Daria Nicolodi, che interpreta la sensitiva che "aiuta" Renzo Rontini dopo l'omicidio della figlia.
La miniserie è stata presentata l'8 luglio 2009 al Roma Fiction Fest insieme al numeroso cast, tra cui Ennio Fantastichini, Marit Nissen, Massimo Sarchielli, Bebo Storti, Nicole Grimaudo, Corso Salani, Giacomo Carolei, Tiziana Di Marco, Marco Giallini, Giorgio Colangeli La canzone della sigla è Gioco di bimba, del gruppo Le Orme.
[modifica] Episodio 1
6 giugno 1981: Scandicci, due giovani, Giovanni Foggi e Carmela De Nuccio, vengono uccisi barbaramente mentre sono appartati nella loro automobile in un boschetto. Vengono prima uccisi a colpi di pistola, poi accoltellati ed alla ragazza viene asportato il pube con un coltello. Le indagini sono coordinate dal procuratore capo Pier Luigi Vigna (Bebo Storti) che le affida alla giovane procuratrice Silvia Della Monica (Nicole Grimaudo), supportata dall'ispettore di polizia Rinaldi. Il medico legale sostiene che i due sono stati uccisi prima con l'arma da fuoco (vengono trovati 5 bossoli cal. 22 modello Winchester serie H) e che successivamente la ragazza sia stata trascinata fuori dalla vettura e qui menomata nelle parti intime. Il medico fa notare che nonostante la ferocia del duplice omicidio l'asportazione del pube sia stata quasi perfetta, da una mano esperta di chirurgia. La scena cambia totalmente e ci porta in quel di Vicchio, piccolo paesino fiorentino, dove vivono i Rontini: Renzo (Ennio Fantastichini) che lavora spesso a Livorno come meccanico nei cantieri navali, sua moglie Winnie (Marit Nissen), danese, e la figlia adolescente Pia con il fidanzato Claudio. Viene mostrato l'aspetto allegro e gioviale della famiglia, con le preoccupazioni di Renzo per la figlia che sta crescendo e sta cominciando ad avere una vita amorosa, e l'allegria di Pia che comincia a fare i progetti per il futuro non appena terminata la scuola. Intanto l'episodio dell'omicidio di Scandicci non passa inosservato e comincia a fare da sfondo alla vita della famiglia. Si ritorna alle indagini. Silvia si mette subito al lavoro e comincia a cercare nell'archivio se ci sono stati nel passato omicidi simili a quello di Scandicci. La ricerca ha i suoi frutti perché viene trovato un duplice omicidio avvenuto nel 1974 a Borgo S. Lorenzo, in cui le vittime sono state uccise con 9 colpi di pistola (con proiettili cal.22 modello Winchester serie H) e poi con quasi un centinaio di coltellate l'assassino ha infierito sul corpo della donna nella zona del pube, dentro al quale venne ritrovato un piccolo tralcio di vite. Intanto giunge in procura una segnalazione: un barista sostiene di aver visto la notte dell'omicidio in zona Scandicci un certo Enzo Spalletti, noto guardone, che viene fermato ed interrogato. Spalletti però non parla, dice di non sapere nulla, Silvia capisce che se non è lui il colpevole di certo nasconde qualcosa e lo arresta per reticenza. Passano i mesi e il 23 ottobre 1981 a Calenzano vengono uccisi altri due giovani: Stefano Baldi, 26 anni e di Susanna Cambi 24, anche a lei viene asportato il pube. La segnalazione alla procura fiorentina arriva però solo dopo alcuni giorni perché Calenzano è sotto la giurisdizione di Prato e la procura pratese non collega subito gli omicidi di Calenzano e Scandicci. Sul luogo del delitto vengono ritrovati un'impronta di scarpa numero 44 e sette bossoli cal.22 modello Winchester serie H, le vittime sono state raggiunte da cinque colpi e alla ragazza vengono inferte anche quattro coltellate oltre alla menomazione pubica. Il medico legale fa notare a Silvia che, a differenza della De Nuccio, l'asportazione del pube della Cambi è stata fatta in maniera frettolosa ed approssimativa, di certo non dalla stessa mano. Silvia comincia ad ipotizzare che il mostro abbia un complice. Viene interrogata un'amica della De Nuccio, la quale non sa nulla che possa essere di aiuto se non che Susanna le aveva parlato di un medico di Perugia ma non saprebbe dire se si tratti di un amico, un conoscente, o altro, di certo non un amante. Intanto la polizia comincia ad affiggere e a distribuire nei paesi che circondano Firenze dei volantini di ammonimento per i giovani che incutono paura. "Occhio al Mostro" è il titolo che campeggia assieme al disegno di un occhio minaccioso. È l'invito che viene dato ai ragazzi perché stiano attenti e non si appartino in luoghi bui e non frequentati. Renzo, come ogni padre, è molto preoccupato. Intanto Pia va alcuni giorni in campeggio con la parrocchia. Alla procura vengono ascoltati due ragazzi che la notte dell'omicidio si trovano fermi sulla strada per Calenzano ed affermano di aver visto passare a tutta velocità una Fiat 126 Bianca. I due ragazzi non possono che offrire un identikit parziale della parte superiore del volto del guidatore. Nel frattempo l'ipotesi di Silvia in merito ad una coppia di assassini viene scartata dal capo procuratore Vigna, e Spalletti, dopo il secondo omicidio, viene scarcerato. 19 giugno 1982. Pia e Claudio escono nel pomeriggio a fare un giro. Nonostante le raccomandazioni dei genitori vanno ad appartarsi con la macchina in un boschetto fuori Vicchio. Dovrebbero far ritorno per le 18 ma il tempo passa e quando sono le 19 cercano di tornare indietro ma la Fiat Panda di Claudio non parte. Baccaiano. La stessa notte, due giovani appartati in una macchina vengono assaliti, uccisi a colpi di arma da fuoco e finiti a coltellate: sono Paolo Mainardi e Antonella Migliorini. Paolo viene ritrovato ancora vivo e portato d'urgenza in ospedale mentre per Antonella non c'è nulla da fare. La pistola che spara è sempre la stessa, i proiettili sono cal.22 modello Winchester serie H, alla ragazza è stato asportato il pube. É sempre il Mostro. Ci sono due testimoni che affermano di aver visto nella zona una Fiat 126 bianca seguita da una Fiat 128 rossa. Ormai è tardi e Pia e Claudio sono intrappolati, lontani dal paese per muoversi a piedi e dubbiosi dal chiedere aiuto (per via della situazione in cui si trovano). Una macchina si avvicina da dietro e si ferma, i due si spaventano, l'auto riparte e dopo poco fa marcia indietro e torna a fermarsi a poche decine di metri da loro, Pia strilla e Claudio è altrettanto impaurito. Poi una figura scende dall'auto dietro di loro...
[modifica] Episodio 2
Una voce famigliare rassicura Pia: è Renzo che è venuto a cercarli. I due ragazzi tornano a casa, Pia è ancora scossa per l'accaduto ma la madre la rincuora. Intanto, all'ospedale dove è stato ricoverato Paolo Mainardi, Silvia chiede alla sorella del ragazzo il permesso di pubblicare sui giornali la falsa notizia che Paolo avrebbe riconosciuto l'assassino per far uscire il Mostro allo scoperto. La famiglia acconsente e la notizia viene diffusa. Paolo però non si è mai risvegliato e dopo poche ore dal suo ricovero si spegne. Non passa molto tempo che in ospedale giunge una telefonata sospetta: un uomo che si spaccia per un funzionario della procura chiede al medico il nome fatto dal ragazzo. Il medico prende tempo e fa chiamare Silvia, ma dall'altra parte riattaccano. La procuratrice va su tutte le furie quando scopre che dopo aver diffuso la falsa notizia nessuno aveva ancora messo i telefoni dell'ospedale sotto controllo, così si sono bruciati la possibilità di risalire all'assassino. Nel suo ufficio della procura Silvia incontra il maresciallo Fiore che le racconta di un duplice omicidio avvenuto nell'agosto 1968 e che potrebbe avere delle attinenze con quello del Mostro. Si tratta della storia di un bambino che nel cuore della notte bussa alla porta di un casolare: è in pigiama, solo e piagnucola, è giunto lì sulle spalle di un uomo e dice che la sua mamma è stata uccisa. Il bambino è Natalino Mele e la madre si chiama Barbara Locci (detta l'Ape Regina per la sua rinomata promiscuità), lei ed il suo amante (Antonio Lo Bianco) sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco mentre facevano sesso appartati nella loro macchina, con Natalino che dormiva sui sedili posteriori. I colpi di pistola sono stati otto ed i proiettili sono sempre cal.22 modello Winchester serie H. Reo confesso del delitto è Stefano Mele, marito della Locci e padre di Natalino, già in carcere da anni. Il movente sarebbe stata l'infedeltà della moglie. L'arma del delitto non è mai stata ritrovata e con ogni probabilità è la stessa usata negli omicidi di Scandicci, Borgo San Lorenzo e Baccaiano. Per dirigere le indagini viene incaricato il Giudice Istruttore Mario Rotella (Duccio Camerini) che fin dall'inizio sembra operare per conto proprio, senza la necessità dell'aiuto di Silvia. Per prima cosa Rotella interroga, a distanza di quindici anni, Natalino che viene portato in procura dai due zii Giovanni Mele e Piero Mucciarini, adirati per questa nuova convocazione a distanza di tanti anni dal caso. Natalino dice a Rotella di ricordare molto poco, che si svegliò nei sedili posteriori della macchina dopo l'omicidio e che Lo Bianco, morente, gli disse:"Ci hanno ammazzati". Rotella ipotizza quindi che l'assassino non era solo. A Baccaiano intanto viene ritrovata una Renault 4 Rossa di proprietà di Francesco Vinci, amante della Locci e amico di Mele. Si apre così la cosiddetta "pista sarda". Rotella interroga Mele che riconfessa il delitto maturato per la frustrazione dovuta alla continua infedeltà della moglie, e su pressione confessa che Vinci è stato suo complice e che la pistola l'avesse tenuta lui. Vinci, interrogato in procura da Rotella, nega ogni cosa e viene arrestato. Rotella è convinto che sia lui l'assassino ma la pistola non viene ritrovata. A Vicchio continua la quotidianità della famiglia Rontini, con Pia che confessa il suo desiderio di fare la cuoca mentre il padre vorrebbe che si iscrivesse all'università. Giogoli, 9 settembre 1983. Due amici tedeschi, Uwe Rush e Friedrich Meyer, sono in un furgoncino Volkswagen distesi mezzi nudi a parlottare quando d'improvviso vengono freddati da dei colpi di arma da fuoco che infrangono i vetri e li ammazzano. L'omicidio viene attribuito subito al Mostro: i proiettili e la pistola sono sempre gli stessi, solo che l'assassino ha compiuto forse un errore, scambiando i due per una coppia, mentre sono entrambi maschi. Iniziano i primi dissapori e differenze di veduta tra Vigna e Rotella: il primo è convinto che si tratti del Mostro tratto in inganno dai capelli lunghi di uno dei due giovani, mentre il secondo sostiene che l'omicidio sia stato architettato per distogliere i sospetti da Vinci (ancora in carcere) che verrebbe così scarcerato. Pia parla con la madre perché vorrebbe partecipare ad un corso di cucina che si terrà in Danimarca della durata di un mese e mezzo. Rotella prosegue con la pista sarda e convoca Piero Mucciarini (zio di Natalino Mele) per interrogarlo, dopo aver trovato nel rapporto del 1968 che Natalino aveva dapprima incolpato proprio lo zio dell'omicidio della madre per poi ritrattare. Lo zio sostiene di avere un alibi per quella notte visto che lavorava in un forno ma il suo titolare dichiarò che la notte dell'omicidio Mucciarini non era presente al lavoro. Giovanni Mele fa visita al fratello Stefano (in carcere per l'omicidio della moglie), i due parlano in sardo e prima di lasciarsi Giovanni consegna un biglietto al fratello. Stefano va in cella e dopo aver letto il biglietto chiama la guardia perché desidera parlare subito con Rotella. La confessione sembra inculcata, perché Mele ritratta le accuse a Vinci ed al cognato, sostenendo di essere solo lui l'ideatore ed il colpevole dell'omicidio. Una guardia carceraria ha però notato il biglietto passato da Giovanni a Stefano Mele, così viene perquisita la cella e trovato. Si tratta di una minaccia di morte per Natalino se Stefano non si accusa di essere l'unico colpevole. Il tempo passa, Pia va in Danimarca per il corso e fa ritorno dopo più di un mese e mezzo. Renzo e Winnie vanno a prenderla alla stazione mentre Claudio non c'è. Rotella è deciso ad andare in fondo all'omicidio della Locci e richiama Natalino Mele. Alla fine il ragazzo racconta che dopo essersi destato aveva visto lo zio Giovanni con la pistola in pugno, lo zio Piero tirarlo fuori dall'auto e prenderlo sulle spalle, mentre suo padre stava in disparte in lacrime. Il giudice ormai non ha più dubbi e fa arrestare gli zii di Natalino, convoca una conferenza stampa per illustrare il delitto Locci/Lo Bianco ad opera del fratello e del cognato di Stefano Mele, troppo vigliacco ed impotente per reagire alla vita promiscua della moglie. Rotella non si ferma qui ma sostiene che tempo dopo i due sardi desiderano riprovare il piacere di uccidere e così iniziano ad ammazzare altre giovani coppie con la stessa pistola. Francesco Vinci viene scarcerato ma la pistola ancora non si trova. Pia ha trovato un lavoro come barista, Claudio la va a prendere tutte le sere quando esce. Un giorno Pia gli confessa che un uomo anziano l'aveva importunata quel pomeriggio ma lei lo aveva subito rimesso in riga. Ormai sono tutti convinti che il Mostro sia dietro le sbarre. Renzo parte per Livorno, la sera Winnie suggerisce a Pia di andare a fare un giro con Claudio dopo la giornata di lavoro, la figlia così si prepara e raggiunge il suo ragazzo col quale si apparta in un boschetto fuori paese. Winnie si sveglia dopo che si era assopita davanti alla tv, è tardi e Pia non è ancora tornata. Si sente con la madre di Claudio, le due sono molto preoccupate e si danno appuntamento nella piazza del paese. Intanto Winnie chiama la polizia ma gli agenti le rispondono che prima di una denuncia di scomparsa deve passare un certo numero di ore. In piazza si ritrovano le due madri, con loro ci sono anche gli amici dei figli ed alcuni loro genitori, nessuno sa dove siano i due ragazzi, la paura comincia a farsi palpabile, incominciano così le ricerche dentro e fuori paese. Si arriva così al momento più drammatico della serie. Il barista, anche lui alla ricerca dei ragazzi con l'auto, riconosce poco distante dalla strada fuori Vicchio, in località La Boschetta, la macchina di Claudio. Immediatamente la raggiunge e qui fa la drammatica scoperta trovando il ragazzo ucciso a colpi di pistola nell'auto e la povera Pia distesa sull'erba, nuda, con il pube ed il seno sinistro completamente asportati. L'uomo piange e si dispera poi corre a chiamare la polizia. Sono ormai le cinque di mattina, Winnie non ce la fa più e telefona a Livorno a Renzo, gli racconta che Pia e Claudio non sono ancora tornati e che li stanno cercando dappertutto, e proprio mentre sono al telefono arriva la polizia a darle la tragica notizia: Pia è morta. La donna scoppia a piangere mentre Renzo, dall'altro capo della cornetta, sente tutto e piange anche lui, affranto.
[modifica] Imprecisioni
- La dinamica dell'omicidio del 1985 è inesatta: se nella miniserie vediamo l'assassino tagliare i due teloni della tenda da campeggio dei due francesi e poi sparare loro attraverso tale squarcio, nei fatti egli (o loro) tagliò sì il telone, ma solo quello esterno; trovando, infatti, il telone interno a impedirgli l'aggressione, si mise davanti all'entrata e sparò da lì.
- Il Procuratore Silvia Della Monica apre la busta contenente il seno sinistro di Nadine Mauriot e scatta indietro, inorridita. La scena è ad effetto, ma la vera Della Monica non la aprì di persona; la fece aprire, invece, da un suo collaboratore, per poi farsi dire cosa c'era dentro.
- In risposta alla macabra lettera di sfida inviata ai tre Procuratori nel 1985, il Commissario Perugini lancia un appello televisivo al mostro, sperando che si costituisca. Nella realtà, tale annuncio ebbe luogo almeno sette anni dopo, nel 1992; inoltre, si vede Renzo Rontini assistere all'annuncio televisivo da casa sua, mentre, al contrario, il vero Rontini era lì sul posto, vicino al Commissario.
- Verso la fine dell'ultima puntata si parla dell'arresto di Francesco Calamandrei, in quanto sospettato di essere uno dei mandanti degli omicidi. Nelle didascalie finali, però, si parla dell'arresto di quattro sospettati; il dato è giusto, ma nel resto dell'episodio non se ne parla né se ne mostra nulla, col risultato di creare confusione.
- Viene citata, all'interno della serie, anche la "pista dei Sardi" che fu seguita dagli inquirenti. Tuttavia nella fiction non vengono mostrati gli indizi o le prove che portano a sospettare dell'organizzazione criminale, mentre le altre ipotesi investigative fanno riferimento almeno ad un indizio, una prova o una testimonianza.
- All'inizio del sesto episodio compare la scritta Ottobre 2001, con l'inizio dell'inchiesta di Perugia. Ma qualche minuto dopo viene celebrata la messa per il primo anniversario della morte di Rontini (che sarebbe quindi nel 1999) e nell'ufficio di Canessa viene inquadrata la foto di Scalfaro, mentre presidente nel 2001 era Ciampi.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
- Scheda su Il mostro di Firenze dell'Internet Movie Database
- Articolo su La Repubblica
- Critica sulle ricostruzioni dei delitti fatte nella fiction.
- Dossier Completo con Immagini e Video.
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