Il miglio verde (romanzo)

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Il miglio verde
Titolo originale The Green Mile
Autore Stephen King
1ª ed. originale 1996
Genere Romanzo
Sottogenere Dark fantasy, urban fantasy
Lingua originale inglese

Il miglio verde è un romanzo scritto da Stephen King e pubblicato nel 1996, vincitore del Premio Bram Stoker.

È stato concepito come un romanzo a puntate scritto in corso di pubblicazione, nella tradizione del XIX secolo e in special modo di Charles Dickens, pubblicato in sei volumetti a cadenza mensile, dal 28 marzo al 29 agosto 1996. In seguito è stato pubblicato in un unico volume tradizionale in edizione economica, senza modifiche, se non la correzione di una svista (un passo in cui un condannato con la camicia di forza si asciugava la fronte) e l'aggiunta di una nuova introduzione, datata 6 febbraio 1997, nel quale l'autore spiega la genesi dell'opera e ammette che prima o poi vorrebbe rivedere completamente la storia per trasformarla nel romanzo che non ha potuto essere in questa forma.[1]

Il romanzo è stato adattato per il cinema da Frank Darabont per l'omonimo film del 1999, diretto da Darabont ed interpretato da Tom Hanks nel ruolo di Paul Edgecombe e da Michael Clarke Duncan come John Coffey.

Trama[modifica | modifica sorgente]

La storia è raccontata in prima persona da Paul Edgecombe, capo delle guardie del braccio della morte (il Blocco E) del carcere di Cold Mountain, che la scrive all'età di 104 anni in un ospizio dove ricorda della sua passata avventura negli anni trenta.[2] Il corridoio che dalle celle del Blocco E conduce alla sedia elettrica (scherzosamente soprannominata "Old Sparky", la "vecchia scintillante"), che nelle altre carceri è chiamato "l'ultimo miglio", a Cold Mountain è chiamato, per via del colore del pavimento, "il miglio verde". Il compito di Paul e del suo team è quello di badare ai prigionieri del blocco E e di eseguire materialmente l'esecuzione.

La vicenda comincia quando vengono giustiziati due criminali chiamati il "Capo" e il "Presidente" e al loro posto arriva il piromane e assassino francese Eduard Delacroix (chiamato semplicemente Del). Del viene subito preso di mira dalla guardia Percy. Insolente e crudele, a Percy piace picchiare e insultare i prigionieri, è incurante ai consigli dei colleghi, che lo odiano, ma non viene licenziato perché ha parenti altolocati. Delacroix trova un topo che chiama Mr.Jingles, di cui diventa amico. Sostenendo che il topo gli parli, gli insegna anche alcuni piccoli giochi. Alle guardie la presenza del topo è gradita anche perché sembra tranquillizzare il prigioniero. Solo Percy tenta vanamente di schiacciarlo. Le guardie organizzeranno per Del anche un piccolo spettacolo in cui si esibirà con l'intelligente roditore in alcuni giochi. Nel frattempo, al blocco arriva un nuovo prigioniero, un gigantesco uomo di colore di nome John Coffey, accusato dello stupro e dell'omicidio di due bambine. Coffey ha una scarsa intelligenza (tant'è che ha paura del buio e non riesce ad allacciarsi le scarpe) e si dimostra un buon prigioniero che non fa notare la sua presenza, nonostante la sua non indifferente mole. Inoltre è dotato di poteri soprannaturali: cura una terribile infezione alle vie urinarie di Paul, che decide di non far parola del miracolo a nessuno. Arriva un terzo prigioniero, il demoniaco Wharton, il quale ama paragonarsi a Billy the Kid, e pur di stremare le guardie farà di tutto e arriverà a tentare di strozzarne due: Dean e Percy. Percy uscirà tanto terrorizzato dal tentato omicidio che si urinerà addosso. Deriso da Del, per vendicarsi schiaccerà Mr.Jingles che sarà curato da Coffey, che mostrerà i suoi poteri davanti al team di Paul. Vedendo fallire la sua vendetta Percy decide di ritentare: all'esecuzione di Del non bagna la spugna che avrebbe dovuto permettere una migliore conduzione di elettricità nel suo corpo durante l'esecuzione. Così facendo, quindi, causerà un incendio e darà al prigioniero una morte lunga e dolorosa. Paul intanto ha indagato sull'omicidio delle sorelline ed è diventato certo che Coffey è innocente; anzi, voleva curarle con i suoi poteri, ma erano già morte quando è arrivato, insieme alla polizia, sulla scena del delitto. Non potendo fare nulla per dimostrare la sua innocenza, Paul comunque decide di risolvere un problema facendosi aiutare da Coffey: la moglie di Moores, direttore del carcere, è malata terminale di un tumore cerebrale e non può neppure muoversi, quindi Paul e il suo team fanno evadere Coffey di notte per andarla a curare. Per riuscirci narcotizzano Wharton, rinchiudono Percy nella cella di isolamento, bloccandolo con la camicia di forza e imbavagliandolo, e lasciano in carcere Dean per giustificare a possibili altri la loro assenza. La pericolosa sortita notturna riesce e Coffey, dopo aver convinto Moores a tentare la sua cura, risucchia il male dalla moglie e la guarisce, quindi le guardie e John tornano in carcere. John getta un "surrogato" del tumore dentro Percy, facendolo uscire di senno e uccidere Wharton, che Paul, grazie anche ad una visione donatagli da Coffey, capisce essere il vero omicida delle sorelline. Percy finisce in stato catatonico, mentre Paul e il suo gruppo cercano un sistema per salvare Coffey. Ma ormai è troppo tardi e l'uomo sarà giustiziato dagli stessi che sanno della sua innocenza. Dopo l'esecuzione di Coffey, Paul si licenzierà e non prenderà parte ad altre esecuzioni.

Genesi dell'opera[modifica | modifica sorgente]

Il romanzo nasce come una delle "storie da letto" che l'autore sviluppava nella propria mente, a letto, di notte, quando non riusciva a dormire a causa dell'insonnia.[3] La stessa origine hanno le novelle della raccolta Stagioni diverse.[4]

Una di queste storie, risalente al 1992-1993, intitolata Quel che l'occhio vede, raccontava di un condannato a morte, un nero gigantesco, chiamato Luke Coffey, che prima dell'esecuzione prendeva a interessarsi di illusionismo e riusciva a far scomparire se stesso. L'io narrante era un vecchio detenuto, affiancato da un topolino. Pur trovandola una buona idea, provò decine di versioni senza esserne soddisfatto, finendo per abbandonarla.[5]

Un anno e mezzo più tardi, recuperò l'idea, trasformando il protagonista da aspirante mago in una sorta di guaritore[6] e cambiandogli nome in John Coffey (trattandosi di un innocente giustiziato e di un "redentore", ebbe l'idea di dargli le significative iniziali J.C., come già aveva fatto William Faulkner con il personaggio Joe Christmas nel romanzo Luce d'agosto),[7] sostituendo al vecchio detenuto nel ruolo di narratore un agente di custodia, e spostando il penitenziario da Evans Notch a Cold Mountain. Ma, pur continuando a trovarla una storia valida, la considerava anche difficilissima da scrivere, per il desiderio di mantenere il sapore favolistico, non realistico, e perché già impegnato in attività più agevoli.[6]

Quando il suo agente per i diritti esteri Ralph Vicinanza, dopo averne discusso con l'editore inglese Malcolm Edwards, gli propose di cimentarsi con l'esperimento di pubblicare un romanzo a puntate, come quelli di Dickens, King accettò il progetto proprio perché sarebbe stata l'occasione per forzarsi a terminare la storia, anche se questo significò dover rispettare impegnative scadenze di pubblicazione e strutturare la storia ideando un momento culminante per ogni episodio.[8]

Storia editoriale[modifica | modifica sorgente]

Il miglio verde venne originariamente pubblicato nei seguenti volumi:

  • Volume 1: Le due bambine scomparse (Two Dead Girls)
  • Volume 2: La tana del topo (The Mouse on the Mile)
  • Volume 3: Le mani di Coffey (Coffey's Hands)
  • Volume 4: La strana morte di Eduard Delacroix (The Bad Death of Eduard Delacroix)
  • Volume 5: Viaggio nella notte (Night Journey)
  • Volume 6: L'ultimo viaggio di Coffey (Coffey on the Mile)

L'accoglienza generale fu molto positiva, sia da parte dei lettori che di gran parte dei critici, ben al di sopra delle aspettative dell'autore, che temeva il fiasco commerciale.[9] Per sopperire però al punto dolente della pubblicazione a episodi, il prezzo complessivo, l'intero racconto, senza modifiche, fu poi pubblicato in un volume in edizione economica, nella cui introduzione King scrisse però che per essere un vero romanzo avrebbe dovuto essere rivisto interamente.[1]

Precedenti romanzi a puntate[modifica | modifica sorgente]

Nella prefazione, King cita due precedenti esperimenti di romanzi a puntate: Il falò delle vanità di Tom Wolfe, pubblicato su Rolling Stone, e Blackwater di Michael McDowell pubblicato per la Avon Books.[10]

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Stephen King, Il miglio verde, Sperling Paperback, 1998. ISBN 8878249424. p. XI
  2. ^ 1932 nel libro, 1935 nel film.
  3. ^ Stephen King, Il miglio verde, p. VII
  4. ^ Pat Cadigan, Marty Ketchum e Arnie Fenner, Has Success Spoiled Stephen King? Naaah., Shayol, inverno 1982. In L'orrore secondo Stephen King, a cura di Tim Underwood e Chuck Miller, Milano, Arnoldo Mondadori, Editore, 1999 ISBN 8804464224 p. 68
  5. ^ Stephen King, Il miglio verde, p. VIII
  6. ^ a b Stephen King, Il miglio verde, p. IX
  7. ^ Stephen King, On Writing: Autobiografia di un mestiere, Sperling & Kupfer, 2001. ISBN 8820031019 pp. 198-199
  8. ^ Stephen King, Il miglio verde, p. IX-X
  9. ^ Stephen King, Il miglio verde, p. X
  10. ^ Stephen King, Il miglio verde, p. XIV

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