Il lupo e il cane

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Mosaico pompeiano raffigurante un cane con guinzaglio

Il lupo e il cane (Lups ad canem) è la settima favola del terzo libro delle Fabulae di Fedro, scritte nel I secolo d.C.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Un lupo molto magro e affamato incontra nel bosco un cane allegro e grassottello. I due si mettono a passeggiare e il lupo gli chiede come mai sia così pasciuto e lindo, dato che lui si considera il predatore più temuto della zona, e il cane gli risponde che ha un buon padrone. Infatti il cane custodisce il portone ogni notte, per impedir che i ladri possano entrare nella nobile casa e il padrone ricompensa il suo fedele con abbondanti pasti. Il lupo meravigliato esprime il desiderio di volersi trovare in una situazione simile e il cane lo invita nella sua casa.
Camminando, il lupo si accorge che il cane ha la pelliccia del collo rovinata e gli chiede il motivo; l'altro risponde che ciò è a causa del collare che il padrone gli mette il giorno per rimanere in casa e gli toglie la notte per fare la guardia; ma cerca di rinfrancarlo ricordandogli i sontuosi servizi che il lupo riceverà. Ma il lupo offeso dichiara che preferisce mille volte andare a zonzo dove vuole, piuttosto che essere governato da qualcuno con collari e roba simile.

Morale della favola: è più dolce essere liberi e poveri, che ben curati ma trattenuti.