Il ladro di Bagdad (film 1940)

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Il ladro di Bagdad
Boulanger Gustave Clarence Rodolphe A Tale of 1001 Nights.jpg
Dipinto della storia di Aladino, la favola delle Mille e una notte da cui è tratto il film
Titolo originale The Thief of Bagdad
Lingua originale inglese
Paese di produzione Regno Unito, USA
Anno 1940
Durata 106 min
Colore colore (Technicolor)
Audio sonoro Mono (Western Electric Mirrophonic Recording)
Rapporto 1,37 : 1
Genere epico, fantastico, avventura
Regia Ludwig Berger, Michael Powell, Tim Whelan

Alexander Korda, Zoltan Korda e William Cameron Menzies (non accreditati)

Soggetto Le mille e una notte
Sceneggiatura Miles Malleson

Lajos Biró (scenario)

Produttore Alexander Korda

Zoltan Korda e William Cameron Menzies (associati)

Casa di produzione London Film Productions (non accreditato)
Distribuzione (Italia) Minerva
Fotografia Georges Périnal
Montaggio Charles Crichton

William Hornbeck (supervisore)

Musiche Miklós Rózsa (con il nome Miklos Rozsa) (musiche originali)

Muir Mathieson: direttore musicale

Scenografia Vincent Korda
Costumi John Armstrong, Oliver Messel, Marcel Vertès

Eugene Joseff (gioielli, non accreditato)

Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il ladro di Bagdad (The Thief of Bagdad) è un film del 1940 diretto da Ludwig Berger, Michael Powell e Tim Whelan, remake del film omonimo del 1924 da cui però diverge in molti particolari. Un'ultima versione omonima della storia è stata girata nel 1961.

Georges Périnal vinse l'Oscar alla migliore fotografia a colori, quello per la migliore scenografia andò a Vincent Korda mentre Lawrence W. Butler e Jack Whitney ottennero l'Oscar per i migliori effetti speciali.

Trama[modifica | modifica sorgente]

La città di Bagdad è retta dal giovane ed inesperto re Ahmad, da poco succeduto al padre; un giorno il suo gran Visir Jaffar lo convince ad uscire dal palazzo in abiti comuni ed a mescolarsi col popolo per capire quanto questo fosse infido e pericoloso (alla maniera di suo nonno Harun al-Rashid). Ma quando il giovane ritorna a palazzo, Jaffar lo fa gettare in prigione, per giustiziarlo il giorno successivo. Qui, Ahmad incontra Abu il ladro, discendente da una lunga dinastia di borsaioli, col quale riesce a fuggire.

Giunti a Bassora Ahmad vede nascostamente la principessa del posto, della quale s'innamora subito (ogni volta che usciva da palazzo le guardie colpivano chiunque non si nascondesse in casa, poiché il padre ne era assai geloso). Anche Jaffar arriva a Bassora, per chiedere la sua mano al di lei padre, il sultano. Questi è un anziano rintontito che colleziona costosi giocattoli; si lascia ammaliare dalle richieste di Jaffar dopo aver ricevuto in dono un cavallo meccanico capace di volare come Pegaso. Ahmad cerca di intromettersi nel fidanzamento, cercando di rivelare la natura malvagia di Jaffar, ma questi lo zittisce con una magia, facendo diventare lui cieco e Abu un cane. La principessa, che era fuggita su una nave, viene catturata dai mercanti di schiavi che la riportano a Bassora.

L'incantesimo che tiene prigionieri Ahmad e Abu si dissolverà solo quando la principessa cadrà nelle mani di Jaffar. Condotta a palazzo, la giovane cade in un sonno ipnotico da cui viene svegliata da Ahmad. Jaffar la porta allora sulla sua nave ma, quando vuole abbracciarla, la magia su il cieco e il suo cane si spezza. Grazie ai suoi inganni, Jaffar riesce a convincere la principessa e anche a liberarsi di Abu e Ahamd guariti.

Abu si risveglia su una spiaggia e trova una bottiglia; apertala, ne esce un terribile e grandioso genio. Il genio afferma di volere uccidere il suo liberatore per ottemperare ad una propria promessa fatta durante la lunghissima prigionia, ma Abu riesce con la sua astuzia ad evitare la morte e a farsi concedere tre desideri. Con l'Occhio che tutto vede, Abu riuscirà per mezzo del tappeto volante, ad arrivare in tempo per sconfiggere Jaffar e far riunire i due innamorati.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Il film fu prodotto dalla London Film Productions (non accreditato). Il produttore Alexander Korda aveva scelto all'inizio come regista il tedesco Ludwig Berger ma si rivolse poi a Powell quando si rese conto di non condividere le scelte stilistiche di Berger. Il regista però, si rifiutò di andarsene e Korda, in un estremo tentativo, volle dirigere insieme a Berger tutte le sue scene. Il risultato fu che non meno di sei registi furono coinvolti nella produzione del film. Powell girò alcune delle scene più spettacolari tra cui quella del genio che esce dalla bottiglia. Tim Whelan girò le scene d'azione e Berger quelle d'amore, molte delle quali rifatte da Korda. Quando la produzione si spostò negli Stati Uniti dopo l'inizio della guerra, Zoltan Korda e William Cameron Menzies girarono delle scene aggiunte[1].

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Distribuito dalla United Artists Corporation e dalla London Film Productions, il film uscì in prima a New York il 5 dicembre 1940, quindi a Londra il 19 dicembre. Nelle sale britanniche e in quelle USA, venne poi distribuito il giorno di Natale.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Screen on line

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Powell & Pressburger, Bergamo Film Meeting 1986, Pag. 112

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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