Il giudice ragazzino

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Il giudice ragazzino
Il giudice ragazzino.png
Una scena del film
Titolo originale Il giudice ragazzino
Paese di produzione Italia
Anno 1994
Durata 92 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere storico, drammatico, biografico
Regia Alessandro Di Robilant
Soggetto Nando Dalla Chiesa
Sceneggiatura Alessandro Di Robilant, Ugo Pirro, Andrea Purgatori
Produttore Maurizio Tedesco
Fotografia David Scott
Montaggio Cecilia Zanuso
Musiche Franco Piersanti
Scenografia Giancarlo Muselli
Costumi Catia Dottori
Interpreti e personaggi

Il giudice ragazzino è un film del 1994 diretto da Alessandro Di Robilant.

La pellicola è incentrata sulla vita del giudice siciliano Rosario Livatino, soprannominato Il giudice ragazzino per la sua giovane età[1], dall'ingresso in magistratura al suo impegno nella lotta alla mafia, fino all'assassinio avvenuto il 21 settembre 1990.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Sicilia, anni ottanta, il sostituto procuratore Rosario Livatino è incaricato di svolgere le indagini sulla mafia nella zona Canicattì-Agrigento; egli ritiene infatti che in quella zona, meno soggetta al massiccio controllo delle forze dell'ordine rispetto a Palermo, si stia spostando l'asse del traffico di stupefacenti, precedentemente incentrato sul capoluogo. Le indagini portano inoltre a scoprire che, dopo la morte di Salvatore Cangemi, capo-mandamento della zona, è in corso una guerra per l'acquisizione del potere tra due boss locali: Antonino Forte e Giuseppe Migliore.

Quest'ultimo abita sopra l'appartamento dove il dott. Livatino vive insieme ai genitori e il giudice, per salvaguardare la sua integrità agli occhi dei compaesani, ogni mattina aspetta che il boss si rechi al lavoro prima di uscire, onde evitare di essere visto in sua compagnia; medesimo atteggiamento che mantiene, sia nei suoi confronti sia nei confronti di Forte, in tutte le occasioni in cui possano verificarsi degli incontri anche casuali.

Le indagini avanzano lentamente tra burocrazie processuali, "talpe" all'interno della Procura e pavidi colleghi, oltre all'inevitabile omertà che circonda qualunque indagine legata alla mafia ed al mondo ad essa correlato, ossia politica ed imprenditoria, ed il sostituto procuratore trova poche persone disposte seriamente ad aiutarlo: due di queste, il maresciallo Guazzelli e l'anziano giudice Saetta, verranno assassinate.

Il giudice Livatino non si arrende nemmeno quando la Corte di cassazione annulla gli ordini di cattura nei confronti degli imprenditori che faticosamente aveva incriminato e, pur facendo firmare il mandato ad un collega, ordina l'arresto del boss suo vicino di casa che però, forse avvertito, sfugge alla cattura e si dà alla latitanza. Nel frattempo egli intreccia una tenera relazione con l'avvocata Guarnera: una collaboratrice di studio dell'avvocato Cascio, un penalista molto conosciuto che è solito rappresentare gli inquisiti per reati inerenti alla mafia.

La relazione tra i due non è semplice, sia dal punto di vista professionale che da quello familiare in quanto, nell'incontro che Angela ha con i genitori di Rosario, traspare una malcelata contrarietà da parte della madre che vede nella giovane professionista, in ossequio ad una mentalità "tradizionale", una donna troppo "emancipata" per suo figlio.

Dopo circa un anno Giuseppe Migliore riappare dalla latitanza e si consegna nelle mani del Giudice (e sarà proprio Angela ad assisterlo durante l'interrogatorio, in sostituzione dell'avvocato Cascio, nel frattempo agli arresti per favoreggiamento); purtroppo i mandati di cattura per lui e per Forte non partono insieme, ingenerando quindi nella "famiglia" di Migliore il sospetto che Forte, in quel momento perdente, possa collaborare con la giustizia e questo accresce nel dott. Livatino la paura che essa possa reagire, cosa che avviene la mattina del 21 settembre 1990 quando il giudice, sulla strada Canicattì-Agrigento, verrà assassinato.

Prima dei titoli di coda la voce fuori campo di Giulio Scarpati recita uno stralcio della visione del dott. Livatino sul "Giudice nella società", esposta nella sua relazione.

« Il Giudice deve offrire di sé stesso l’immagine di una persona seria, equilibrata, responsabile; l’immagine di un uomo capace di condannare ma anche di capire; solo così egli potrà essere accettato dalla società: questo e solo questo è il Giudice di ogni tempo.

Se egli rimarrà sempre libero ed indipendente si mostrerà degno della sua funzione, se si manterrà integro ed imparziale non tradirà mai il suo mandato. »

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Location[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato girato tra Agrigento, Favara, Aragona, Canicattì, Comitini, e Naro.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Il film inizia con l'esposizione da parte del magistrato della relazione di presentazione delle sue opinioni e della sua linea da seguire in merito alla lotta alla mafia, sono presenti autorità, avvocati, giudici, cittadini ed esponenti della mafia locale, durante lo svolgimento della pellicola l'auditorio progressivamente si svuota fino a che, prima della sua uccisione, egli resta "solo".

Inesattezze storiche[modifica | modifica wikitesto]

  • Il maresciallo Guazzelli venne assassinato nel 1992, più di due anni dopo il giudice Livatino, invece nel film il carabiniere muore prima del magistrato ed inoltre viene presentato come un uomo giovane mentre al momento dell'assassinio aveva 59 anni.
  • Durante l'interrogatorio al mafioso Salvatore Cangemi, sul muro si nota la foto di Scalfaro, mentre avrebbe dovuto trattarsi di quella di Cossiga.
  • Mentre Livatino è in auto si nota sfrecciare un autocarro Iveco Eurotech, cosa impossibile nella realtà in quanto il modello è stato presentato nel 1992, quindi dopo la morte del giudice

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Quel giudice ragazzino? Un eroe e un santo, Corriere della Sera. URL consultato il 27-09-2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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