Il gioco di Gerald

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Il gioco di Gerald
Titolo originale Gerald's Game
Autore Stephen King
1ª ed. originale 1992
Genere romanzo
Sottogenere horror
Lingua originale inglese

Il gioco di Gerald è un romanzo di Stephen King. In quest'opera King abbandona il filone horror e si cimenta in una vicenda dal carattere onirico, in cui l'introspezione psicologica della protagonista costituisce la parte principale della narrazione. La storia è quella di una donna che si ritrova costretta nella sua casa al lago in circostanze grottesche. La solitudine, la forzata immobilità e la paura porteranno la sua mente a spingersi decisamente oltre i limiti, fino a rievocare un terribile segreto d'infanzia per lungo tempo rimosso.

Non mancano però le note sanguinolente, nel tipico stile King, soprattutto nella narrazione delle gesta di un efferato killer, che si svolge parallelamente alla vicenda della donna.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Ammanettata al letto per un gioco erotico a cui si sottopone controvoglia, Jessie Mahout provoca involontariamente la morte del marito, Gerald Burlingame, affermato avvocato. Sola, al crepuscolo, e con nient'altra compagnia che se stessa e i suoi pensieri, Jessie si rende conto che, per quanto possa urlare, nessuno può aiutarla. La casa, infatti, si trova in una zona isolata, nei pressi di un lago, ed è autunno, per cui nemmeno un turista può trovarsi nei paraggi. La porta rimasta aperta richiama solo un cane randagio che, attirato dal corpo esanime di Gerald che giace sul pavimento, entra nella stanza per cibarsene. Le chiavi che potrebbero liberare Jessie sono proprio di fronte a lei, ma lontane dalla sua portata. Inizia così un massacrante excursus psicologico, durante il quale Jessie, prigioniera di sé stessa, attraversa diverse fasi: in un primo momento tenta di liberarsi, successivamente si arrende a quel cinico destino e semplicemente aspetta il succedersi degli eventi.

Questa parte, la più corposa della narrazione, ci porta all'interno della mente della donna. Il suo passato ritorna a fare capolino, in forma di voci che appartengono a questa o quella persona che ha conosciuto. In particolare, la voce di una sua ex compagna di college la scuote da un decennale torpore e la porta, attraverso complessi meccanismi di sogni e associazioni, a ricordare improvvisamente quanto accaduto diversi anni prima, nella sua infanzia, di nuovo in riva a un lago: durante l'eclissi totale di sole del 20 luglio 1963, aveva dovuto subire pesanti avances sessuali dal padre. La fame e la sete, l'intorpidimento dei muscoli e il panico, portano la mente di Jessie continuamente dentro e fuori da una dimensione parallela, in cui rivive il suo passato e vede il suo presente alla luce di questa nuova "rivelazione", che essa stessa aveva rimosso, guidata sempre dalle voci.

Improvvisamente una lugubre figura pseudoumana fa la sua comparsa nella stanza. Si tratta di un uomo, per quanto apparentemente deforme, che invece di aiutarla si limita a guardarla senza parlare, suscitando in lei nuove visioni e pensieri carichi di terrore, prima di perdere nuovamente conoscenza. Si tratta di Raymond Andrew Joubert, un uomo psicologicamente inabile affetto da una particolare forma di elefantiasi che ne deforma la fisionomia: ricercato in tutto lo Stato per atti di necrofilia violenta e per alcuni omicidi (accompagnati da atti di cannibalismo). Inizialmente Jessie crede che questa figura oscura sia una sorta di "proiezione mentale" del padre (che apprendiamo essere defunto da diversi anni) e addirittura arriva ad offrirsi sessualmente a lui pur di ottenere aiuto, ma inutilmente, visto che la labilità mentale dello "spettro" non gli consente di capire la disperazione della donna, la situazione di pericolo in cui versa e conseguentemente di fare alcunché per aiutarla. In realtà il killer capita casualmente in casa Burlingame scappando dalla polizia della Contea che è sulle sue tracce, dopo l'ennesimo omicidio.

Dopo molto tempo, fisicamente provata e psicologicamente distrutta, Jessie riesce a liberarsi, seppur ferendosi gravemente ad una mano. L'ultima parte del romanzo è una lettera, scritta dalla stessa Jessie a Ruth, la donna la cui voce l'aveva aiutata a prendere consapevolezza del proprio passato. In questa lunga missiva Jessie descrive i momenti successivi alla sua liberazione, il calvario ospedaliero a cui è costretta per recuperare la funzionalità della mano ferita, e soprattutto il suo ruolo di testimone nel processo contro Joubert, di cui ne racconta la storia. E conclude con parole di speranza e ringraziamento verso la vecchia amica, la cui voce è stata strumento inconsapevole di un viaggio attraverso antichi orrori.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

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