Il giardino dei Finzi-Contini

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Il giardino dei Finzi-Contini
Autore Giorgio Bassani
1ª ed. originale 1962
Genere romanzo
Lingua originale italiano
Ambientazione Ferrara, 1929-1938
Protagonisti io narrante (anonimo)
Coprotagonisti Micòl Finzi-Contini
Altri personaggi Alberto Finzi-Contini, Giampiero Malnate, il professor Ermanno, la signora Olga, Perotti
Serie Il romanzo di Ferrara
Preceduto da Gli occhiali d'oro
Seguito da Dietro la porta

Il giardino dei Finzi-Contini è un romanzo di Giorgio Bassani del 1962.

La prima stesura avvenne a Santa Marinella (Roma) all'Hotel Le Najadi. Il romanzo fu pubblicato per la prima volta nel 1962 a Torino, vincendo il premio Viareggio nello stesso anno. Il giardino dei Finzi-Contini confluì poi nella raccolta Il romanzo di Ferrara, opera che Bassani pubblicò nell'edizione definitiva del 1980.

Dal romanzo è stato tratto il film omonimo, diretto da Vittorio De Sica.

Trama[modifica | modifica sorgente]

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L'inizio del romanzo è ambientato nel 1957 presso la necropoli etrusca di Cerveteri, vicino a Roma, dove il protagonista si trova in gita assieme ad un gruppo di amici. Il suo pensiero, osservando le tombe etrusche, corre al cimitero ebraico di Ferrara e, più precisamente, alla tomba monumentale dei Finzi-Contini, riportandogli così alla mente il tragico destino che ha travolto questa famiglia.

I[modifica | modifica sorgente]

I Finzi-Contini sono una famiglia ricchissima appartenente all'alta borghesia, che vive nella fiorente comunità israelitica di Ferrara. È composta dal professor Ermanno, sua moglie Olga, i figli Alberto e Micòl (il primogenito, Guido, era morto all'età di sei anni in seguito ad un attacco di paralisi infantile) e l'anziana nonna Regina; la famiglia ha alle sue dipendenze molti domestici che lavorano nel loro grande giardino, tra cui il vecchio e fedele contadino veneto Perotti, che è il tuttofare della casa.

Da bambino, il protagonista (anche lui ebreo, ma appartenente alla media borghesia) riesce a frequentare poco i due giovani Finzi-Contini, Alberto e Micòl (pressoché suoi coetanei), a causa di un atteggiamento di iper-protezione da parte dei loro genitori che li costringe ad una sorta di isolamento (ad esempio i due non frequentavano la scuola pubblica ma studiavano in casa, perché «la mamma ha sempre avuto l'ossessione dei microbi. Diceva che le scuole sono fatte apposta per spargere le malattie più orrende [...] Dopo la disgrazia di Guido [...] si può dire che non abbia più messo il naso fuori di casa»). Le poche occasioni di incontro sono le festività ebraiche e le riunioni al Tempio, ovvero la sinagoga. Nel giugno 1929, tuttavia, avverrà un primo significativo incontro tra il protagonista e Micòl. In occasione dell'uscita dei tabelloni delle promozioni (l'io narrante frequenta il ginnasio), il protagonista scopre di essere stato rimandato in matematica; disperato scappa e inizia a vagabondare per la città, fino ad arrivare sfinito davanti al muro di cinta che delimita il giardino dei Finzi-Contini. Qui incontra Micòl, ormai tredicenne, che riesce a consolarlo e lo invita a scavalcare il muro per entrare nel giardino. Per la prima volta il protagonista sente di provare per la giovinetta un sentimento più forte dell'amicizia e sogna, e allo stesso tempo dispera, di riuscire a darle un bacio, ma poi la ragazza viene richiamata da Perotti e l'occasione sfuma.

II[modifica | modifica sorgente]

A questo punto la narrazione fa un salto temporale in avanti di una decina d'anni, ovvero al 1938, anno dell'emanazione delle leggi razziali e della conseguente discriminazione degli ebrei. A causa di queste, il protagonista viene cacciato dal club di tennis che era solito frequentare, l'Eleonora d'Este. Ma viene subito accolto nel campo da tennis della «magna domus» (così veniva chiamata casa Finzi-Contini) di Alberto e Micòl, i quali invitano a giocare un gruppo di ragazzi, per lo più ebrei e loro coetanei. Frequenta il gruppo anche un certo Giampiero Malnate, amico milanese per cui Alberto prova una grande ammirazione (a tratti equivoca) e che lavora in qualità di chimico in una fabbrica della zona industriale di Ferrara. Tutti questi ragazzi passano stupendi pomeriggi nell'atmosfera incantata ed idilliaca del giardino, disputando lunghe partite a tennis e dilettati dalla signorile ospitalità dei padroni di casa.

Durante queste divertenti giornate il protagonista e la giovane Micòl hanno l'occasione di passare molto tempo insieme (spesso dimenticandosi persino della partita a tennis): fanno lunghe escursioni in giardino, parlano e rafforzano sempre più la loro intesa, ma la timidezza e il timore di un rifiuto della ragazza fanno sfumare l'unica occasione che il protagonista ha per dichiarare apertamente il suo amore: quella in cui i due si trovano chiusi in una vecchia carrozza all'interno della rimessa.

III[modifica | modifica sorgente]

Il rimorso per il mancato coraggio dimostrato in quell'occasione viene subito aggravato dalla decisione fulminea di Micòl di andare a Venezia per completare la tesi e laurearsi. Atterrito dall'improvvisa partenza dell'amata (avvenuta il giorno dopo l'episodio della carrozza), il protagonista continua a frequentare casa Finzi-Contini, da una parte per completare anche lui la sua tesi (il professore Ermanno gli aveva messo a disposizione l'intera biblioteca) e dall'altra per non perdere il contatto con Micòl (anche solo attraverso gli oggetti e i luoghi da lei frequentati in quella casa). Durante questo periodo il protagonista approfondisce la sua conoscenza con «il» Malnate, partecipando attivamente ai salotti organizzati in casa da Alberto.

In occasione di Pesach (la Pasqua ebraica) Micòl torna a casa e, subito avvertito da Alberto di «una grande sorpresa», il protagonista abbandona la cena di famiglia per raggiungere casa Finzi-Contini. Micòl con la consueta familiarità lo accoglie all'ingresso: egli si precipita ad abbracciarla e, travolto dalla gioia, finalmente la bacia. Micòl però lo respinge, ma senza colpevolizzarlo.

IV[modifica | modifica sorgente]

Il protagonista capisce di avere incrinato il suo rapporto con Micòl, la quale da questo momento assume nei suoi confronti un atteggiamento del tutto freddo e distaccato. Tuttavia egli non rinuncia al suo amore e perciò continua a frequentare il giardino e la compagnia, tormentando Micòl con continui tentativi di toccarla, tenerla tra le braccia e baciarla (dando vita a quelle che lei chiama «scene coniugali»), cercando persino di indurla a concedersi, ma Micòl lo respinge ancora e, a questo punto, gli chiarisce il motivo del suo comportamento, lo stesso che tempo prima l'aveva indotta a fuggire a Venezia senza dirgli nulla: gli spiega che il giorno in cui erano rimasti chiusi nella carrozza aveva capito che il loro rapporto di amicizia si stava trasformando in qualcos'altro, e che questo l'aveva spaventata tanto da indurla a scappare sperando che la situazione si risolvesse da sé e tutto tornasse come prima. Gli spiega anche che, malgrado lei da bambina avesse avuto una cotta (uno «striscio») per lui, tra di loro non sarebbe potuto esserci altro che amicizia poiché sono due persone molto simili, quasi come fratello e sorella, «stupidamente onesti entrambi, uguali in tutto e per tutto come due gocce d'acqua» ed entrambi con il "vizio" di vagheggiare il passato. Il protagonista non vuole però credere alla verità appena udita, e anzi preferisce darsi una spiegazione più facile da accettare: l'esistenza di un altro uomo. Glielo dice francamente e Micòl reagisce pregandolo di diradare le sue visite fino a non presentarsi più. Questo segna la rottura definitiva del loro rapporto.

Lontano da casa Finzi-Contini, il protagonista inizia a frequentare Giampiero Malnate, diventando suo amico (nonostante i due, durante i salotti da Alberto, si dimostrassero acerrimi rivali, almeno in materia politica). Durante uno dei loro incontri, Malnate lo porta in un postribolo e questo segna il culmine del processo di degradazione in cui il protagonista è sprofondato dopo la rottura del rapporto con Micòl.

Rientrato a casa il protagonista ha una conversazione franca con il padre, al quale spiega tutto, compreso il tormentato rapporto con Micòl. L'anziano genitore, dimostrandosi innanzitutto amorevole e comprensivo, gli consiglia di porre fine ad ogni legame con i Finzi-Contini, troppo diversi da lui, e anche con Malnate, spingendolo invece a pensare al suo futuro. Nonostante la ferma decisione di non recarsi più dai Finzi-Contini e di tornare a dedicarsi ai suoi doveri e alla sua vocazione di letterato e scrittore, il protagonista, durante uno dei suoi vagabondaggi notturni, si ritrova inconsciamente davanti al muro di cinta della magna domus, quasi a rievocare l'episodio di dieci anni prima, quando una giovanissima Micòl a cavalcioni del muro lo invitava ad arrampicarsi per entrare nel giardino. A differenza di allora, questa volta decide di scavalcare per fare un'ultima visita al luogo. Qui è pervaso da uno strano senso di pace e, arrivato di fronte alla rimessa, viene subito colpito dalla convinzione che Micòl ricevesse di notte, in segreto, Malnate, spiegando così di fatto la presenza di una scala appoggiata al muro di cinta (come per agevolarne la valicata), il suo improvviso atteggiamento confidenziale e complice nei confronti del milanese e l'altrettanto repentino atteggiamento ostile di Alberto (lui che lo aveva sempre ammirato), ma finisce per accettare questo pensiero con distacco, quasi con serenità:

« «Che bel romanzo» sogghignai, crollando il capo come davanti a un bambino incorreggibile. E date le spalle alla Hütte, mi allontanai fra le piante della parte opposta. »

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Il romanzo si chiude con l'amaro ricordo della Seconda guerra mondiale. Alberto, già da tempo malato di linfogranuloma maligno, morirà nel 1942 e sarà l'unico a riposare nella tomba di famiglia. Giampiero Malnate, arruolatosi nel 1941 nel corpo di spedizione italiano inviato in Russia (CSIR), non tornerà mai più. L'intera famiglia Finzi-Contini verrà catturata nell'autunno del 1943 dai nazifascisti e deportata nei campi di concentramento della Germania.

Personaggi[modifica | modifica sorgente]

  • Il narratore: tutte le vicende del romanzo sono riportate tramite lo sguardo e la voce in prima persona dell'io narrante, ad un tempo regista e personaggio del romanzo. Il narratore non fornisce alcuna informazione sulla propria identità (benché si tenda ad identificarlo con lo stesso Giorgio Bassani), se non che è un ebreo della media borghesia, appartenente alla comunità israelita ferrarese della fine degli anni trenta. Riesce a scampare agli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Intelligente, timido e a tratti introverso, fin da bambino prova una segreta ammirazione verso la famiglia dei Finzi-Contini e attrazione per la bella Micòl.
  • Micòl: una giovane molto bella e intelligente, le piace parlare molto, inventando addirittura un linguaggio familiare, il finzi-continico, che condivide specialmente col fratello. Ama la letteratura, soprattutto di Emily Dickinson, su cui incentra la sua tesi di laurea. Ha un carattere molto energico e pragmatico, tanto che l'organizzazione domestica è affidata a lei. Adora i làttimi, piccoli soprammobili di vetro di Murano che colleziona in camera sua. Nutre un forte amore verso il passato («il dolce e pio passato»), mentre prova avversione per il futuro, quasi come una premonizione della tragica fine che toccherà a lei e alla sua famiglia.
  • Alberto: il fratello maggiore di Micòl. Laureando in ingegneria, senza però mai riuscire a laurearsi, è un esteta che prova una grande ammirazione (a volte ambigua) verso Giampiero Malnate. Si ammala di linfogranuloma maligno e muore nel 1942, un anno prima della deportazione dell'intera famiglia nei lager tedeschi.
  • Giampiero Malnate: coetaneo dei protagonisti, proveniente dalla città di Milano, vive da due anni a Ferrara, dove lavora come chimico in uno stabilimento della Montecatini, in attesa di essere trasferito nella sede di Milano. È intimo amico di Alberto, che conosce fin dai tempi in cui frequentavano assieme l'università a Milano. Ha una forte personalità ed è un fervido comunista. Spesso si accendono violente discussioni in materia politica tra lui e il protagonista, di opinioni politiche più moderate, ma del quale diventa un sincero amico. Nel 1941 è arruolato nel CSIR, senza fare mai ritorno.
  • Professor Ermanno: il padre di Micòl e Alberto. Nutre una grande stima nei confronti dell'intellettuale e intelligente protagonista, al punto da aprirgli le porte della sua casa e della sua biblioteca privata. Criticato dai suoi concittadini come sofisticato e altezzoso, si dimostra in realtà capace di profonda umanità e solidarietà, dimostrando anche un coraggioso atteggiamento sprezzante nei confronti dei compromessi col regime fascista.
  • Perotti: il maggiordomo tuttofare della famiglia Finzi-Contini.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Il nome del protagonista non viene mai svelato in tutto il romanzo. Alcuni, equivocando l'ispirazione dell'autore all'ambiente ferrarese, tendono ad identificarlo con lo stesso Giorgio Bassani.
  • Verso la fine del romanzo, durante una conversazione con Giampiero Malnate, l'io narrante gli racconta di un episodio accaduto poco tempo prima ad un otorinolaringoiatra ferrarese, il dottor Fadigati, accusato di essere omosessuale e suicidatosi per il peso dell'ingiusta accusa. Athos Fadigati è il protagonista di un altro romanzo di Bassani: Gli occhiali d'oro (1958), incentrato proprio sulla sua vicenda.
  • Del romanzo sono state realizzate una pregevole lettura integrale a più voci negli studi del centro produzione di Torino della RAI, con introduzione di Ernesto Ferrero, e una riduzione radiofonica letta da Sandro Lombardi per Radio 3.

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

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