Il flauto magico (film 1975)

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Il flauto magico
Il flauto magico bergman.jpg
Tamino riceve il flauto magico
Titolo originale Trollflöjten
Lingua originale svedese
Paese di produzione Svezia
Anno 1975
Durata 135 min
Colore Colore (By de Luxe)
Audio sonoro (stereo)
Rapporto 1,37:1
Genere film-opera
Regia Ingmar Bergman
Soggetto Il flauto magico di Mozart
Sceneggiatura Emanuel Schikaneder, Alf Henrikson, Ingmar Bergman
Produttore Måns Reuterswärd
Casa di produzione Sveriges Radio
Fotografia Sven Nykvist
Montaggio Siv Lundgren
Musiche Wolfgang Amadeus Mozart (da "Il flauto magico"), Direttore: Eric Ericson con la Swedish Radio Symphony Orchestra
Scenografia Henny Noremark
Costumi Karin Erskine, Henny Noremark
Interpreti e personaggi
Premi

Il flauto magico (svedese: Trollflöjten) è un film del 1975 tra i più famosi del regista Ingmar Bergman. Tratto dall'opera omonima di Mozart, il film era nato per la televisione ma poi fu seguito da una versione cinematografica.

È stato presentato fuori concorso al 28º Festival di Cannes.[1]

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il film, che è la fedele trasposizione dell'opera Il flauto magico di Mozart, alterna spazi puramente teatrali a spazi cinematografici e Bergman pone attenzione a fare continuamente riferimento all'opera teatrale per non trasportare brutalmente lo spettatore nella dimensione cinematografica.

All'inizio del film si vede così apparire sotto i titoli di testa il castello settecentesco di Drottningholm, ambiente ideale per l'opera mozartiana, costruito da Gustavo III di Svezia vicino a Stoccolma e un vecchio teatro che è stato ricostruito in uno studio televisivo, mentre il volto di una bambina appare continuamente per ricordare che si tratta di una rappresentazione e per riassumere con l'innocenza dei suoi tratti infantili come deve posizionarsi lo spettatore-ascoltatore di fronte al capolavoro di Mozart.

L'orchestra intanto esegue l'Ouverture mentre sullo schermo appaiono volti di persone di etnie differenti a simboleggiare che la comunicazione musicale è universale.

Analisi del film[modifica | modifica sorgente]

Il film fu portato alle stelle sia dai critici cinematografici che dai musicofili. Scrive Piero Dallamano [2] "Il film è la fedele, completa trasposizione dell'opera tanto da poter sostituire la realtà di una rappresentazione teatrale del Flauto magico con ugual diritto e maggiore corposità di un'edizione discografica. Qui Bergman è in primo luogo regista di teatro d'opera; si comporta cioè non diversamente da un Visconti davanti a Manon, da uno Zeffirelli in Otello. Entro i limiti dell'assoluto rispetto al testo nella sua integrità, che accetta con evidente amore e devozione, il regista a sua disposizione ha quel di più che il mezzo cinematografico gli offre".

Bergman utilizza trucchi puramente teatrali che crea avvalendosi della tecnica cinematografica e la scenografia, con il suo gioco di luci e ombre, riesce a creare un'atmosfera più intensa di quella teatrale. Le frasi sono spesso evidenziate dai personaggi che fanno vedere agli spettatori i sottotitoli scritti su dei grandi cartelli di legno.

Per quanto riguarda l'aspetto musicale Bergman ha assunto anche il ruolo di impresario di teatro lirico e di direttore artistico scegliendo di persona gli interpreti.

Fra i temi privilegiati tratti dal "Flauto magico" di Mozart e che ha costretto il regista a fare un cambiamento vi è quello dell'amore che, come egli stesso dice nell'intervista [3], "... contiene una morale che mi piace: cioè che l'amore è la cosa più importante tra gli esseri umani, e la più importante del mondo. Per sottolineare questo punto ho dovuto renderlo esplicito; è uno dei rari cambiamenti che abbiamo ritenuto necessari rispetto al libretto originale. E tocca al sacerdote Sarastro, un saggio, sottolineare questo tema".

Un altro tema bergmaniano che trova perfettamente posto nel mondo mozartiano è quello femminile. Nel film infatti il regista pone una particolare attenzione al personaggio di Pamina e alla sua metamorfosi e, come scrive Floriana Maudente [4], "Quando Pamina varca il tetro regno della notte, quando affronta gli orrori che fanno da diaframma alla festa della libertà e della luce, allora la sua identificazione si completa cancellando la dolce principessa. Ne prende il posto una "donna bergmaniana": una di quelle creature che, mentre il compagno attraversa la vita suonando il suo flauto a occhi chiusi, lo guidano con polso fermo e hanno il tragico coraggio di guardare la realtà".

Titoli con cui è stato distribuito[modifica | modifica sorgente]

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Official Selection 1975, festival-cannes.fr. URL consultato il 18 giugno 2011.
  2. ^ Piero Dallamano, "Bianco e nero", Fascicolo n. 1 del 1977, pag. 108
  3. ^ Intervista con Ingmar Bergmana su Il flauto magico, "CM", n. 21, 1976
  4. ^ Floriana Maudente, Il flauto magico, "Rivista del cinematografo", n. 12, 1976, pag. 538

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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