Il falegname di Livonia (Donizetti)

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Il falegname di Livonia
Peter der-Grosse 1838.jpg
Pietro I il Grande (1838), di Paul Delaroche
Lingua originale italiano
Genere Melodramma burlesco
Musica Gaetano Donizetti
Libretto Gherardo Bevilacqua-Aldobrandini
Fonti letterarie Le menuisier de Livonie (1805), commedia di
Alexandre Duval
Atti due
Epoca di composizione 1819
Prima rappr. 26 dicembre 1819
Teatro Venezia, Teatro San Samuele
Personaggi
  • Pietro il grande, zar delle Russie (basso)
  • Caterina, sua moglie (soprano)
  • Carlo Scavronski, falegname di Livonia (tenore)
  • Annetta Mazeppa, amica della locandiera (soprano)
  • Madama Fritz, locandiera (mezzosoprano)
  • Firman-Trombest, usuraio (baritono)
  • Ser Cuccupis, magistrato (basso)
  • Hondediski, capitano moscovita (basso)
  • Villici, sindaci, corrieri, seguito dello zar, sterlizzi
Autografo Milano, Archivio Ricordi

Il falegname di Livonia, ossia Pietro il grande, Kzar delle Russie[1] è un'opera semiseria (melodramma burlesco) in due atti, musicata da Gaetano Donizetti su libretto del marchese Gherardo Bevilacqua-Aldobrandini, rappresentata per la prima volta al Teatro San Samuele di Venezia il 26 dicembre 1819.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'aneddoto del giovane zar Pietro I il Grande, recatosi in Europa in incognito, impiegato come semplice manovale in un cantiere navale ha avuto una grande fortuna nel mondo dell'opera. Oltre infatti alla celebre opera di Albert Lortzing Zar und Zimmermann (1837), ha ispirato Grétry (Pierre le Grand, 1790), Meyerbeer (L'étoile du Nord, 1854) e Donizetti in due occasioni: ne Il falegname di Livonia e, successivamente, ne Il borgomastro di Saardam (1827).

Il libretto del marchese Bevilacqua-Aldobrandini per Il falegname di Livonia è basato su una commedia in tre atti e in prosa di Alexandre Duval, Le menuisier de Livonie, ou les Illustres voyageurs, andata in scena a Parigi il 9 marzo 1805, che aveva già fornito lo spunto a Felice Romani per un libretto con lo stesso titolo, messo in musica con grande successo[2] da Giovanni Pacini (Milano, 12 aprile 1819), da cui Bevilacqua-Aldobrandini attinse[3]. Lo stesso soggetto, nelle mani del librettista Bartolomeo Merelli, fornì la trama per un'opera di Nicola Vaccaj (1824). Qui, il falegname non è lo zar, ma un fratello della zarina, ma l'opera gioca sul viaggio in incognito della coppia di sovrani.

L'opera era stata commissionata al giovane Donizetti, che si era fatto conoscere nel 1818 a Venezia con il relativo successo della sua prima opera rappresentata, Enrico di Borgogna, dalla direzione del Teatro San Samuele, che stava attraversando un periodo poco felice[4]. Fu composta parte a Bergamo, città natale del compositore, parte a Venezia. La prima rappresentazione, che ebbe luogo il 26 dicembre 1819 per l'apertura della stagione del carnevale 1819-1820, incontrò un tiepido successo[5]. Ciò non impedì che l'opera venisse ripresa all'apertura della stagione del carnevale 1823-1824 al Teatro Comunale di Bologna, città da cui proveniva il librettista, e poi in vari altri teatri italiani: Verona (1825), Bologna (1826), Padova (1826), Venezia, Teatro San Benedetto (1827), Spoleto (1829).

Cadde in seguito nel dimenticatoio e fu recuperata solo il 27 maggio 2003 per la riapertura del Teatro dell'Opera di San Pietroburgo, quindi nel 2004 nel corso del Festival della Valle d'Itria nella corte d'onore del Palazzo ducale di Martina Franca.

Cast[modifica | modifica sorgente]

Ruolo Voce Interpreti della prima
(26 dicembre 1819)
Pietro il grande, Kzar delle Russie basso-cantante Vincenzo Botticcelli
Caterina, imperatrice Sua consorte soprano Adelaide Raffi
Carlo Scavronski[6], falegname di Livonia tenore Giovanni Battista Verger
Madama Fritz, locandiera soprano Caterina Amati
Annetta Mazeppa, amica della locandiera soprano Angela Bertozzi
Ser Cuccupis, magistrato baritono buffo Luigi Martinelli
Firman-Trombest, usuraio baritono (buffo) Giuseppe Guglielmini
Hondediski, capitano moscovita tenore Gaetano Rambaldi
Villici, sindaci, corrieri, seguito dello zar, sterlizzi.

Trama[modifica | modifica sorgente]

La vicenda si svolge in una ricca e popolosa città della Livonia.

Atto I[modifica | modifica sorgente]

Veduta della città e in particolare del palazzo del giudice, all'alba.
A destra sortono vari rustici con archi e frecce disponendosi per la caccia, predominante gusto di quegli abitanti. A sinistra vari soldati russi con Hondediski. Carlo sta lavorando al suo banco da falegname. Dippoi: in ultimo Firman dalla strada.

Un giovane falegname di nome Carlo ama Annetta, giovane orfanella amica di Madama Fritz, proprietaria di un albergo nella provincia della Livonia. Egli litiga con un usuraio, Firman-Trombest, per una collana che ella ha dato in pegno. Vengono interrotti dall'arrivo di due stranieri dall'aspetto molto importante, che in seguito si riveleranno essere lo zar Pietro il Grande e la sua consorte, l'imperatrice Caterina, che sono alla ricerca di un fratello della zarina, originaria della Livonia, scomparso da anni.

Pietro interroga Carlo sulla sua famiglia, ma le risposte del giovane non sono soddisfacenti e fra i due scoppia un litigio, tanto che Pietro lo minaccia. Il magistrato della città, Ser Cuccupis, personaggio pomposo e ridicolo, litiga anche con lui con Pietro e minaccia di denunciarlo allo zar. Pietro si fa allora passare per un grande ufficiale del sovrano, Menchikov, il che contribuisce a rabbonire il magistrato, che mette Carlo in prigione.

Madama Fritz mostra una vecchia lettera trovata addosso a Carlo quand'egli fu trovato bambino, che rivela che il giovane è figlio di Carlo Scavronski, gentiluomo della Livonia morto al servizio della Svezia, e che aveva una sorella che tutti credono essere morta durante il saccheggio di Magdeburgo. All'udire ciò, Caterina perde i sensi, fra lo stupore generale.

Atto II[modifica | modifica sorgente]

Appartamento del magistrato. La notte è avanzata.

Madama Fritz si presenta dal magistrato e cerca di ottenere il rilascio di Carlo, ma senza successo. Ma lo zar, convinto ormai che si tratti del fratello della zarina, interviene: Carlo viene liberato, e presenta Annetta ai suoi benefattori, di cui ancora ignora l'identità, avvertendoli però che lo zar non dovrà mai trovarla, poiché ella è la figlia del suo nemico Ivan Mazeppa. Saputo però che costui è morto, lo zar perdona Annetta. A questo punto il capitano delle guardie rivela l'identità di Pietro al magistrato; quest'ultimo cerca allora di rientrare nelle grazie del sovrano per ottenere una promozione, ma Pietro lo respinge. Carlo, riconosciuto dalla sorella, viene reso nobile dal cognato e autorizzato a sposare Annetta. Il popolo acclama a gran voce la coppia imperiale per la sua generosità.

Struttura dell'opera[modifica | modifica sorgente]

  1. Introduzione
  2. Cavatina (Madama Fritz)
  3. Entrata (Pietro)
  4. Scena e duetto (Carlo, Madama Fritz)
  5. Aria (magistrato)
  6. Duetto (Pietro, magistrato)
  7. Recitativo e cavatina (Annetta)
  8. Finale Atto I
  9. Duetto (Madama Fritz, magistrato)
  10. Scena ed aria (Carlo)
  11. Scena e sestetto
  12. Aria (Caterina)
  13. Coro
  14. Scena ed aria (Madama Fritz)
  15. Finale Atto II

Analisi[modifica | modifica sorgente]

L'influenza di Rossini è evidente nella partitura, definita da William Ashbrook "un maldestro miscuglio di ingenuità ed elementi rossiniani insufficientemente assimilati"[7]. In certi passaggi, Donizetti ricerca un effetto comico facendo un pastiche dello stile di Rossini, come nell'aria di Madama Fritz nell'atto I Qual ardir! qual brondo ignudo!. Altrove, si tratta di imitazione pura e semplice, come nel sestetto dell'Atto II Ah, quel colpo!, che riprende fin dalle prime note il terzetto dell'Atto II de Il barbiere di Siviglia di Rossini. Allo stesso modo, la parte di Pietro, carica di abbellimenti in contrasto con la relativa semplicità degli altri ruoli, ricorda Rossini, così come il personaggio del magistrato fa pensare al Don Magnifico della Cenerentola.

La personalità di Donizetti si intravede tuttavia nel larghetto malinconico di Annetta Veder l'amato oggetto (Atto I, scena 12), nel duetto tra Pietro e il magistrato Ser Cuccuppis siete voi? (Atto I, scena 9), in cui Tom Kaufman[8] ritrova tracce del celebre Cheti cheti del Don Pasquale, e nell'aria di Carlo Il dolce nome, e tenero (Atto II, scena 6).

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Anno Cast
(Pietro, Ser Cuccupis, Caterina, Carlo, Annetta, Madama Fritz)
Direttore d'orchestra,
opera e orchestra
Etichetta[9][10]
2004 Vito Priante, Giulio Mastrototaro
Eufemia Tufano,
Alessandro Codeluppi,
Rosa Sorice,
Rosa Anna Peraino
Marco Berdondini,
Orchestra internazionale d'Italia,
Coro da Camera di Bratislava
CD Audio: Dynamic
Cat.: CDS 473-1/2
(Registrazione dal vivo
Festival della Valle d’Itria, Martina Franca)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il titolo Il falegname di Livonia è quello che figura all'inizio di ogni pezzo e di ogni recitativo nella partitura autografa. L'opera venne tuttavia messa in scena col titolo Pietro il grande, Kzar delle Russie, lo stesso della prima edizione del libretto, sicuramente per evitare la confusione con l'opera di Giovanni Pacini data alla Scala di Milano il 12 aprile 1819. Attualmente vengono usati entrambi i titoli.
  2. ^ 47 rappresentazioni alla Scala nel primo anno e più di 40 repliche fino al 1840 (cfr. Tom Kaufman, art. cit.).
  3. ^ Alcuni versi del libretto di Romani, anche se in verità non molti, tornano in quello di Bevilacqua-Aldobrandini (Maria Chiara Bertieri, art. cit.).
  4. ^ Yonel Buldrini, art. cit.
  5. ^ Ashbrook, p. 18.
  6. ^ L'imperatrice Caterina I di Russia, seconda moglie di Pietro il Grande, veniva effettivamente da una famiglia della Livonia (oggi Lettonia) di nome Skavronsky.
  7. ^ Ashbrook, p. 285.
  8. ^ Art. cit.
  9. ^ Registrazioni su operadis-opera-discography.org.uk
  10. ^ Discografia di Pietro il Grande Kzar delle Russie dalla Fondazione Donizetti

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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