Il deserto dei Tartari (romanzo)

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Il deserto dei Tartari
Autore Dino Buzzati
1ª ed. originale 1940
Genere romanzo
Lingua originale italiano
Ambientazione Fortezza Bastiani

Il deserto dei Tartari è un romanzo di Dino Buzzati. Pubblicato nel 1940, segnò la consacrazione di Buzzati tra i grandi scrittori del Novecento italiano.

Lo scrittore bellunese in un'intervista affermò che lo spunto per il romanzo, era nato “dalla monotona routine redazionale notturna che facevo a quei tempi. Molto spesso avevo l'idea che quel tran tran dovesse andare avanti senza termine e che mi avrebbe consumato così inutilmente la vita. È un sentimento comune, io penso, alla maggioranza degli uomini, soprattutto se incasellati nell'esistenza ad orario delle città. La trasposizione di questa idea in un mondo militare fantastico è stata per me quasi istintiva”.
Il tema centrale del romanzo è dunque quello della fuga del tempo.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il romanzo è ambientato in un immaginario paese che ricorda l'Austria dell'Ottocento, soprattutto per i nomi dei personaggi. La trama segue la vita del sottotenente Giovanni Drogo dal momento in cui, divenuto Ufficiale, viene assegnato come prima nomina alla Fortezza Bastiani, molto distante dalla capitale. La Fortezza, ultimo avamposto ai confini settentrionali del Regno, domina la desolata pianura chiamata “deserto dei Tartari”, un tempo teatro di rovinose incursioni da parte dei nemici. Tuttavia, da innumerevoli anni nessuna minaccia è più apparsa su quel fronte; la Fortezza, svuotata ormai della sua importanza strategica, è rimasta solo una costruzione arroccata su una solitaria montagna, di cui molti ignorano finanche l'esistenza.

Dopo un viaggio a cavallo di più giorni, Drogo ha una cattiva impressione della fortezza. Confida all'aiutante maggiore Matti di voler chiedere l'avvicinamento alla capitale, questi gli consiglia di attendere quattro mesi fino alla visita medica periodica, dopo la quale potrà farlo trasferire per motivi sanitari. Drogo si pente subito di avere acconsentito, ma in questo periodo subisce inconsciamente il fascino degli immensi spazi desertici che si aprono a settentrione. La vita alla Fortezza Bastiani si svolge secondo le norme ferree che regolano la disciplina militare, e esercita sui soldati una sorta di malia che impedisce loro di lasciarla. I militari sono sorretti da un'unica speranza: vedere apparire all'orizzonte, contro le aspettative di tutti, il Nemico. Fronteggiare i Tartari, combatterli, diventare eroi: sarebbe l'unica via per restituire alla Fortezza la sua importanza, per dimostrare il proprio valore e, in ultima analisi, per dare un senso agli anni buttati via qui al confine.

Il giorno della visita medica che dovrebbe sancire la sua inabilità per il servizio alla Fortezza, Drogo la vede improvvisamente trasformata; davanti ai suoi occhi si espande a dismisura con camminamenti, spalti e mura che mai ha visto. Il selvaggio paesaggio del nord gli appare bellissimo. Rinuncia al trasferimento e si lascia affascinare dalle rassicuranti e pigre abitudini che scandiscono il tempo alla Fortezza, dalla speranza di una futura gloria come quella parte di commilitoni che si sono lasciati catturare dalla situazione.

Un giorno occorre un incidente, quando un soldato uscito per recuperare un cavallo sbandato rientra senza conoscere la parola d’ordine e viene abbattuto dalla sentinella che pure lo ha riconosciuto: eppure le regole del servizio lo impongono. Qualche tempo dopo sembra che ciò che tutti attendono stia per accadere: lunghe colonne di uomini armati si avvicinano da settentrione attraverso la pianura deserta. La Fortezza è in fermento, i soldati sognano battaglia e gloria, ma si scopre che non sono tartari bensì soldati del Regno confinante che vengono a definire la linea di frontiera.

Dopo quattro anni Drogo torna a casa in licenza, ma non si ritrova più nei ritmi della città: prova un senso di estraneità e smarrimento nel ritornare al suo vecchio mondo, a una casa che non può più dire sua, ad affetti a cui scopre di non saper più parlare. Maria, sorella del suo amico, gli sembra indifferente, eppure basterebbe una sola parola di Drogo perché lei rinunciasse a un viaggio in Olanda e rimanesse con lui. Si reca da un Generale per ottenere il trasferimento, come sarebbe prassi dopo quattro anni in Fortezza, ma il superiore gli dice che l’organico della piazzaforte sarà drasticamente ridotto e molti suoi colleghi hanno presentato domanda prima di lui, senza dirgli nulla.

Drogo ritorna alla Fortezza e ai suoi ritmi immutabili. Ora la guarnigione è appena sufficiente. Il collega tenente Simeoni crede di avvistare del movimento in fondo alla pianura settentrionale, il comandante è il primo a disilluderlo. In realtà con il tempo si scopre che il Regno del Nord starebbe costruendo una strada diretta verso le montagne di confine, ma occorreranno quindici anni di lavori attraverso il vasto deserto per arrivare nei paraggi della Fortezza. Nel frattempo tutti si sono abituati a considerarlo un lavoro di ingegneria civile.

Nell'attesa della "grande occasione" si consuma la vita dei soldati di guarnigione; su di loro trascorrono, inavvertiti, i mesi, poi gli anni. Drogo vedrà alcuni dei suoi compagni morire, altri lasciare la fortezza ancora giovani o ormai vecchi. Dopo trent’anni di servizio è Maggiore e vicecomandante della Fortezza. Una malattia al fegato lo corrode fino a costringerlo a letto, quando improvvisamente accade ciò che giustificherebbe tutta la vita trascorsa in questo avamposto: la guerra contro il regno del Nord, che fa affluire truppe e artiglierie lungo la strada.

Ma mentre arrivano due reggimenti di rinforzo alla Fortezza Bastiani, il comandante e suo ex collega Simeoni fa evacuare Drogo malato per liberare spazio ai nuovi ufficiali. La morte lo coglierà solo, in un'anonima stanza di una locanda di città, ma non in preda alla rabbia e alla delusione. Drogo, infatti, riflettendo su tutta la sua vita, capirà, nei suoi ultimi istanti, quale fosse in realtà la sua personale missione, l'occasione per provare il suo valore che aveva atteso per tutta la vita: affrontare la Morte con dignità, "mangiato dal male, esiliato tra ignota gente". Drogo non ha quindi centrato l'obiettivo della sua esistenza ma ha sconfitto il nemico più grande: non la morte ma la paura di morire. Con questa raggiunta consapevolezza di aver combattuto questa battaglia decisiva e più importante, Drogo muore da vero soldato, riappacificato con la sua storia, della quale ha finalmente trovato un senso che supera la sua individualità personale.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • I Tartari, popolazione nomade dell'Asia centrale a volte identificata con i Mongoli, in realtà non hanno nulla a che vedere con il romanzo. Lo scrittore sfrutta il nome dei Tartari per evocare l'idea di una minaccia militare, di una invasione da parte di un popolo crudele, guerriero e sconosciuto, sulla scia di un immaginario medievale che ha la sua origine ne Il Milione, il primo grande libro di viaggi, in cui lo stupore per il favoloso e il meraviglioso è sempre confuso alla tendenza catalogatrice di Marco Polo.[2]

Opere ispirate[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1976 si traspose il romanzo in un poetico film diretto da Valerio Zurlini (nel cast Vittorio Gassman, Jacques Perrin, Philippe Noiret, Max Von Sydow e Giuliano Gemma).

Lo scrittore sudafricano J. M. Coetzee, premio Nobel per la letteratura nel 2003, si è ispirato alla trama de Il deserto dei Tartari per scrivere il romanzo Waiting for the Barbarians, pubblicato nel 1980.

Il cantante Franco Battiato, nel brano omonimo tratto dall'album Dieci stratagemmi del 2004, paragona la sua esistenza alla Fortezza Bastiani sentendosi come il Tenente Drogo in cerca della sua personale missione tra le mura della Fortezza.

In omaggio all'opera di Dino Buzzati, lo scrittore Dario Pontuale nel romanzo L'irreversibilità dell'uovo sodo anagramma il cognome di Giovanni Drogo per adattarlo al proprio protagonista, l'impacciato investigatore privato Gabriele Grodo.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Dino Buzzati, Il deserto dei Tartari in Il Sofà delle Muse, Rizzoli, Milano, aprile 1940.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Intervista a Giulio Nascimbeni su cesil.com
  2. ^ Fonte:www.letteratour.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marcello Carlino, Come leggere "Il Deserto dei Tartari" di Dino Buzzati, Mursia, Milano, ISBN 978-88-42-51372-8
  • Giuseppe Leone, Dino Buzzati e le grandi "costruzioni" letterarie - La "fortezza di Bastiani" non è "Il castello" di Kafka, Il Punto Stampa, Lecco, aprile 1997.
  • Vittorio Caratozzolo, La finestra sul deserto. A oriente di Buzzati, Acireale-Roma, Bonanno, 2006.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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