Il deserto dei Tartari (film)

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Il deserto dei Tartari
Titolo originale Il deserto dei Tartari
Lingua originale Italiano
Paese Italia, Francia, Germania Ovest
Anno 1976
Durata 140 minuti
Colore Colore
Audio Sonoro
Genere Drammatico
Regia Valerio Zurlini
Soggetto Dino Buzzati (romanzo)
Sceneggiatura Jean Louis Bertuccelli, Andrè G. Brunelin, Dino Buzzati, Valerio Zurlini
Produttore Michelle De Broca, Jacques Perrin, Giorgio Salvaggi per Cinema Due
Distribuzione (Italia) Italnoleggio Cinematografico
Fotografia Luciano Tovoli
Montaggio Franco Arcalli, Raimondo Crociani
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Giancarlo Bartolini Salimbeni
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Il deserto dei Tartari è un film del 1976, diretto da Valerio Zurlini, tratto dal romanzo omonimo di Dino Buzzati. L'opera restituisce abbastanza fedelmente le atmosfere mute di inesauribile attesa di uno dei più importanti capolavori della letteratura italiana del Novecento.

Indice

[modifica] Trama

L'ufficiale Giovanni Drogo, appena nominato sottotenente dell'esercito Austro-ungarico, viene comandato alla Fortezza Bastiani, un inaccessibile e remoto avamposto militare, dove una nutrita guarnigione di soldati ed ufficiali ha il compito di sorvegliare la frontiera desertica che separa l'impero da una misteriosa ma minacciosa popolazione: i Tartari.

L'ufficiale si lascerà presto assimilare a quei rigidi rituali militari che animano quotidianamente la fortezza e i suoi occupanti e ne determinano comportamenti e relazioni, nella attesa di un evento eroico e glorioso, di una invasione, di una battaglia finale dalla quale ognuno potrà ricavare gloria e prestigio.

Il tenente Drogo trascorrerà alla fortezza tutta la sua vita nella attesa vana di una minaccia che si concretizzerà proprio nel momento in cui, anziano, stanco e malato, dovrà abbandonare per sempre la guarnigione mentre ingenti rinforzi e nuove truppe, inviate dalla capitale, risaliranno le mulattiere che conducono alla Fortezza Bastiani per combattere i Tartari, che finalmente avranno attraversato il deserto e attaccato l'impero.

[modifica] Realizzazione

Alcuni registi (Antonioni, Jancsó) avevano progettato un'opera cinematografica basata sul romanzo di Buzzati, ma non avevano dato corso alla realizzazione per le inevitabili difficoltà sia di tipo narrativo, sia di tipo economico. La situazione si sbloccò grazie a Jacques Perrin, che si impegnò personalmente nella ricerca di finanziamenti, e soprattutto grazie alla fortunosa scoperta, nell'Iran sud-orientale, dell'antica fortezza di Arg-e Bam, che sarebbe diventata la vera protagonista del film.

Il protagonista e il regista, recatisi in sopralluogo, furono colpiti da questa antichissima costruzione e decisero di ambientare il film all'interno della città-fortezza costruita in mattoni di fango e argilla. La città, gioiello architettonico citato anche ne Il Milione di Marco Polo[1] e patrimonio dell'umanità UNESCO, fu poi quasi completamente distrutta dal catastrofico terremoto che colpì l'Iran nel dicembre del 2003, causando più di 40.000 vittime.

Alcune scene aggiuntive furono tuttavia girate a Bressanone, in Alto Adige, e nella zona di Campo Imperatore, in Abruzzo, mentre gli interni furono creati a Cinecittà.

La cura attenta per le ricostruzioni ambientali, la fotografia, un cast internazionale e la colonna sonora di Ennio Morricone consentirono la realizzazione di un film di grande livello artistico che vinse il David di Donatello per la regia nel 1977, battendo il favorito Casanova di Federico Fellini.

[modifica] Differenze fra romanzo e film

La vicenda narrativa segue in maniera sostanzialmente fedele quella del Tenente Drogo buzzatiano; fanno eccezione alcune rifiniture della sceneggiatura, come ad esempio i tratti di alcuni personaggi che risultano leggermente accentuati rispetto alla vaghezza esistenziale del romanzo (personaggi i cui nomi vengono talvolta modificati). A ciò si aggiunge la presenza di diverse scene che vedono assente il protagonista; in tal modo si perde la scorrevolezza e la limpidità della trama fornita dal punto di vista unico (basato cioè sul solo Drogo) presente nel libro. Inoltre, in nome di una maggiore concretezza cinematografica, il regista colloca il deserto dei Tartari ai margini (presumibilmente settentrionali o orientali) dell'Impero Austro-Ungarico, e fornisce ai protagonisti una spiccata personalità ottocentesca. Questi realismi sono assenti nel romanzo dello scrittore bellunese, come in quasi tutta la sua poetica; anzi, nel romanzo essi sono volutamente resi ambigui e inefficaci.

Tale caratterizzazione era praticamente obbligata nella trasposizione da un'opera letteraria a forte contenuto evocativo e simbolico, ad un'opera cinematografica in cui i personaggi e gli eventi devono necessariamente trovare una collocazione visiva nei costumi e nella cultura di una epoca storica. Il periodo storico a cavallo tra Ottocento e Novecento era l'unico che si prestava a rendere molti particolari del racconto (eserciti con cavalli, armi da fuoco e cannoni, mitragliatrici vecchio tipo e cannocchiali per l'osservazione). Analogamente l'Impero Austro-Ungarico di fine Ottocento era l'unica entità storica che poteva giustificare molti particolari del racconto, come l'ambientazione di un regno europeo ma al contempo confinante con zone insieme desertiche e montagnose (il cosiddetto 'Stato del Nord' proveniente da un luogo vasto e desolato potrebbe così essere identificato con l'Impero Russo).

L'opera inizia tuttavia con un duplice errore storico, quando l'inizio dell'azione viene collocata nel mattino di lunedì 2 agosto 1907. Innanzitutto il 2 agosto 1907 non era lunedì.[2] Volendo cercare date coerenti, l'inizio del racconto dovrebbe essere collocato nel 1869, 1875 o 1880. Oltretutto, sembra strano che una frontiera di confine come quella rappresentata dalla Fortezza Bastiano sia rimasta aliena alla Prima Guerra Mondiale, che avrebbe dovuto scoppiare a soli 7 anni dall'arrivo di Drogo alla fortezza.

L'inaccessibilità della fortezza, il suo isolamento fisico ed esistenziale rimangono centrali per tutto lo svolgimento del film, così come l'idea della frontiera morta, del deserto, della presenza di un nemico assente e della inutilità del tempo. La vastità degli ambienti e la coreografia delle immagini, che si alternano tra gli esterni assolati o crepuscolari e gli interni tenebrosi e ciechi della Fortezza Bastiano (così viene indicata nel film quella che nel romanzo è la Fortezza Bastiani), esprimono l'immobilità corale esattamente come nel romanzo in cui le povere vicende umane, annullate dalla contemplazione della vastità, hanno luogo.

I vincoli introdotti da Zurlini non danneggiano in generale il tema centrale del film che, come nel romanzo, risiede nella consumazione di una attesa perenne ed immobile. Tuttavia, pur abbastanza fedele al romanzo nello spirito e nei fatti narrati, il film se ne discosta moltissimo da tutti e due i punti di vista nel finale. Infatti, nel film Drogo muore (o forse semplicemente si addormenta in preda alla febbre) disperato e pieno di rimpianti sulla carrozza che lo sta portando lontano dalla fortezza verso la quale stanno già galoppando i "Tartari". Il romanzo ha un finale molto diverso: lasciata la fortezza sulla carrozza Drogo osserva durante la prima parte del viaggio, altrettanto sconvolto e amareggiato, il passaggio sulla strada in senso contrario dei rinforzi diretti alla fortezza. Tuttavia, giunta la notte, deve pernottare in una locanda; qui trascorre le ultime ore di vita sdraiato nel letto nella notte acquistando pian piano la consapevolezza che la battaglia, che aveva aspettato tutta la vita alla fortezza Bastiani ma che aveva perso all'ultimo momento, si presentava ora in modo molto diverso ma molto più importante sotto forma dell'affrontare senza paura la morte. Con la raggiunta consapevolezza di questa battaglia decisiva e più importante da combattere, Drogo muore riappacificato con la sua storia, della quale ha finalmente trovato un senso anche ultraterreno.

[modifica] Note

  1. ^ Ne Il Milione, la regione in cui si trova la città fortezza è quella Del reame di Creman, nel capitolo 34. s:Milione/34 Fonte dell'informazione:[1]
  2. ^ Era venerdì..

[modifica] Collegamenti esterni

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