Il conformista (romanzo)

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Il conformista
Autore Alberto Moravia
1ª ed. originale 1951
Genere romanzo
Lingua originale italiano

Il conformista è un romanzo di Alberto Moravia, pubblicato per la prima volta nel 1951. Nel 1970, ne è stato tratto un film omonimo diretto da Bernardo Bertolucci.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La trama è articolata in tre fasi cronologicamente distinte:

PROLOGO: Il primo tempo della narrazione è durante l'infanzia del protagonista, Marcello Clerici. In questa fase egli subisce i litigi e il rapporto conflittuale tra la madre e il padre, conosce le prime sadiche inclinazioni della propria personalità e viene a contatto con la "società" dei suoi compagni di scuola, nella quale prova per la prima volta quel senso di anormalità e inadeguatezza dalla quale cercherà per tutta la vita di liberarsi. Marcello cerca insistentemente di inserirsi nella normalità dei suoi compagni di scuola, di farsi accettare da loro, ed è proprio nel tentativo di riuscire in questo suo proposito che cade nella rete di un uomo, Lino, che con la falsa promessa di donargli la rivoltella che ha con se, lo avvicina e cerca di approfittare di lui. Per un puro caso, nel momento in cui Lino, dopo averlo condotto a casa propria, sta per avventarsi su di lui, Marcello, nella cui mano capita la rivoltella, riesce a trovare la forza di liberarsi dalla sua presa e a far fuoco con l'arma, per poi fuggire, convinto di averlo ucciso.

PARTE 1 - PARTE 2: Nella parte centrale del romanzo, Marcello è ormai un uomo, che è tuttavia costretto a fare i conti con il trauma vissuto nell'infanzia e che vive con intenso disagio l'anormalità. Sua principale preoccupazione infatti è quella di confondersi con i più e di vivere una vita normale: adotta così uno stile di vita comune, piccolo borghese, dal quale non si distingue nemmeno nella scelta dell'arredamento di casa, e accoglie con convinzione l'ideologia fascista. È in questa fase che a Marcello, impiegato statale presso i servizi segreti, viene affidata la missione di rintracciare a Parigi il suo ex professore dell'università, adesso impegnato come militante antifascista all'estero. Egli accetta, e il caso vuole che la missione coincida con il periodo del suo matrimonio, così che il viaggio di nozze viene scelto come copertura per la missione. Giunto a Parigi, la missione per Marcello è diventata quella di identificare il professore e indicarlo al collega, tale Orlando, che poi si sarebbe occupato di eliminarlo. Marcello non si tira indietro nemmeno di fronte alla prospettiva di prender parte a un omicidio politico e rintraccia il professore. Questi vive con la moglie e ricevuta la chiamata del suo ex alunno lo invita a casa. Marcello e Giulia, sua moglie, vi si recano e qui non solo emerge che il professore e la moglie sanno tutto di Marcello e dei suoi scopi, nonostante lo accolgano con cortesia, ma si crea anche un curioso triangolo: Marcello infatti resta folgorato dalla bellezza della moglie del professore e crede anche di essersene innamorato, ma questa si scopre subito avere inclinazioni omosessuali, ed essersi invaghita disperatamente di Giulia. Comunque la sera stessa del primo incontro le due coppie si rivedono, e durante la cena Marcello segnala a Orlando chi sia il professore, così da aver svolto la sua missione, e lo informa che questi il giorno dopo sarebbe partito per la propria casa in Savoia, sulla strada per la quale sarebbe potuto avvenire l'omicidio. A Parigi sarebbero dovuti rimanere Marcello, Giulia e la moglie del professore che nel mentre cerca con insistenza di avvicinarsi a Giulia, che la respinge. Tuttavia la moglie alla fine parte con il marito professore e Marcello e Giulia fanno ritorno in Italia. Qui dopo alcuni giorni vengono a sapere dell'uccisione dei due sulla strada per la Savoia e Marcello scopre da Orlando che prima che fosse compiuto l'omicidio era stato inoltrato l'annullamento della missione che però non era arrivato in tempo agli esecutori. L'omicidio era stato superfluo.

EPILOGO: Il regime è caduto e Marcello osserva dalla finestra della propria normalissima casa la notte della città in festa. Giulia, che fino ad allora dormiva, si desta e condivide la propria preoccupazione al marito. Cosa avrebbero fatto adesso? e come avrebbe fatto Marcello a evitare le ripercussioni del suo gesto compiuto tanti anni prima? Marcello propone alla moglie la fuga ma per quella sera egli decide di recarsi in centro città a osservare il giubilo di coloro che festeggiano. Così i due, nonostante il timore di Giulia, si recano in centro e si confondono nella massa di manifestanti di ogni genere che festeggiano la caduta del fascismo sfilando e sradicando busti e fasci. Successivamente Marcello e Giulia scelgono di trovare un luogo tranquillo per una passeggiata. Vanno a Villa Borghese e qui Marcello incontra, ormai impiegato come guardiano notturno, Lino. Il colpo di rivoltella infatti non era stato mortale come Marcello credeva, Lino è vivo e tutte le sofferenze che Marcello aveva subito al seguito del trauma di avere ucciso un uomo, si rivelano inutili e insensate. Scacciato Lino i due vanno via e tornano a casa. Il giorno successivo Marcello, Giulia e la figlioletta partono per villeggiare con i nonni a Tagliacozzo, da dove poi progettano di fuggire per l'estero, per paesi lontani. Sulla strada, mentre guida, Marcello riflette sulla possibilità di iniziare una nuova vita, sulla fatalità che ha guidato i suoi gesti fino ad allora e sull'incontro della notte precedente con Lino. Mentre l'auto è in corsa però, viene raggiunta da un aereo, che nel fare fuoco sulla zona, colpisce l'auto. Marcello ferito è ribaltato fuori e prima di morire ha solo il tempo di accorgersi che non c'è vita neanche dentro l'auto perché anche moglie e figlia vengono feriti mortalmente.

Commento[modifica | modifica wikitesto]

In questo suo romanzo Moravia tratteggia un carattere tipico del nostro tempo: quello del conformista. Questi è l'individuo che rinuncia a sé, alla propria individualità, per confondersi nella normalità assumendo i connotati morali e comportamentali dell'uomo medio, della massa alla quale si mischia per essere indistinguibile. Marcello rappresenta dunque questo tipo comportamentale e il suo rapporto con la società.

Ma Moravia dona al suo personaggio uno spessore quasi tragico: Marcello infatti ci appare come una vittima, debole e indolente di un meccanismo che ne determina fatalmente le scelte ed il destino. Questo meccanismo consiste in un mix di dinamiche interiori o psicologiche e di dinamiche esteriori o sociali. Ad un livello interiore infatti Marcello ci appare ambiguo a più livelli: nell'infanzia stenta a dominare i propri impulsi sadici, prova piacere nell'arrecare dolore e nel veder litigare i genitori e sembra essere quasi incuriosito e sedotto dal proprio lato istintivo e distruttore, come prova la curiosità per le armi. Contemporaneamente anche la sua sessualità ci appare anormale, come dimostra il comportamento civettuolo e provocatore verso Lino nel momento in cui quest'ultimo cerca di avvicinarlo o le riflessioni già consapevoli che Marcello fa quando viene avvicinato a Parigi da un uomo che lo confonde per omosessuale e cerca con lui un approccio. Moravia sembra giocare con questa ambiguità quando disegna i tratti fisici di Marcello che ci sono descritti come dolci e quasi femminei. Marcello insomma reprime, più o meno consciamente, il proprio lato istintivo e la propria, presunta, ambiguità sessuale (su questo elemento è esplicito il finale della trasposizione cinematografica di B.Bertolucci).

In quest'ottica dunque la ricerca atona di normalità, che domina Marcello fin da ragazzo, trova una spiegazione psicologica. Ma questa ricerca ci è presentata anche come un tentativo di riempire il vuoto, e tacere il trauma provocato dallo sfortunato gesto dell'uccisione di Lino, come un tentativo "per liberarsi dal senso di anormalità che ne era derivato". Tuttavia affinché venga appagata la sua ricerca di normalità, Marcello è costretto a "meritarla", l'inserimento nella società ha cioè un prezzo da pagare. La società pretende in certa misura la rinuncia ad una parte della individualità e della libertà personali per accogliere nel proprio grembo. Ed è significativo che Moravia ambienti il proprio romanzo in epoca fascista, poiché proprio in quest'epoca è maggiormente ricalcata l'inconciliabilità della "morale" fascista con quella più razionalmente umana, o con quella cattolica, ed è dunque più forte il senso della drammaticità della rinuncia.

Così l'omicidio del professore appare a Marcello come un prezzo necessario da pagare per essere ammessi a quella normalità da lui tanto agognata. Marcello, il conformista, è dunque, paradossalmente un innocente, una vittima di forze più forti di lui, ed in ciò consiste la sua dimensione tragica. Con una splendida similitudine Moravia paragona il proprio protagonista ad un filo, come quelli dell'alta corrente, che è di per sé inerte e solo attraversato dalla corrente, ovvero da quelle forze istintive e, in certa misura, inconsce che dominano la personalità di Marcello: "gli tornava, insistente, alla mente un paragone singolare: egli era un filo, nient'altro che un filo di umanità attraverso il quale passava senza posa una corrente di energia terribile che non dipendeva da lui di rifiutare o di accettare". E nel momento della caduta del regime quando Marcello è costretto a render conto del passato, più che agli altri, a se stesso, lo consola, lo salva questa sola certezza appunto: che nulla di quel che da lui era stato compiuto fosse dipeso veramente da lui, ma che tutto, in una certa misura, fosse determinato e che non potesse andare diversamente. Ciò viene espresso nella seguente citazione dal testo in cui particolare risalto ha il verbo "dovere" :"Ma, tornò a domandarsi, sarebbe forse stato possibile che le cose avessero potuto andare altrimenti? No, non sarebbe stato possibile, pensò ancora, a guisa di risposta. Lino aveva dovuto insidiare la sua innocenza e lui, per difendersi, aveva dovuto ucciderlo, e poi, per liberarsi dal senso di anormalità che ne era derivato, aveva dovuto ricercare la normalità nel modo che l'aveva cercata; e per ottenere questa normalità aveva dovuto pagare un prezzo corrispondente al fardello di anormalità dal quale aveva inteso liberarsi; e questo prezzo era stata la morte di Quadri". In questo senso la normalità "era proprio questo affannoso quanto vano desiderio di giustificare la propria vita insidiata dalla colpa originaria".

In fine la conclusione del romanzo con la morte che viene dall'alto come una giustizia divina, una volta conclusasi l'esperienza del ventennio fascista, può essere intesa come il prezzo che Marcello ha "dovuto" pagare per i suoi delitti.

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