Il cantante di jazz (film 1927)

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Il cantante di jazz
The Jazz Singer.gif
Poster dell'epoca
Titolo originale The Jazz Singer
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 1927
Durata 88 min
Colore B/N
Audio sonoro
Rapporto 1.33:1
Genere musicale, drammatico
Regia Alan Crosland
Soggetto Samson Raphaelson
Sceneggiatura Alfred A. Cohn
Casa di produzione Warner Bros.
Distribuzione (Italia) Anonima Pittaluga (1929)
Fotografia Hal Mohr
Montaggio Harold McCord
Effetti speciali Nugent Slaughter
Musiche James V. Monaco
Interpreti e personaggi

Il cantante di jazz (The Jazz Singer) è un film del 1927, diretto da Alan Crosland.

Interpretato da Al Jolson, è il film che segna la nascita dell'era del cinema sonoro, uscito per la prima volta nelle sale statunitensi il 5 ottobre 1927.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Jakie, un ragazzo ebreo, sconvolge le tradizioni di famiglia perché non vuole cantare in Sinagoga, come hanno fatto tutti i maschi di famiglia prima di lui per cinque generazioni. Infatti ama il jazz e a questo vorrebbe dedicare la sua carriera. Il padre, il cantore Rabinowitz, lo osteggia apertamente finché dopo un'aspra discussione Jakie lascia casa e se ne va per la sua strada. Cambia il nome in Jack Robin e si dipinge la faccia di nero per seguire le sue aspirazioni, finché non gli si presenta la grande occasione con l'aiuto di Mary Dale, famosa cantante, con cui ha una relazione. Arrivato a questo punto Jack dovrà riconsiderare le sue scelte, anche nei confronti della sua famiglia.

Importanza storica[modifica | modifica sorgente]

Oggi risulta strano pensare come si potesse definire film sonoro un lungometraggio per buona parte muto e accompagnato da didascalie. Se infatti escludiamo le 9 canzoni totalmente musicate e cantate, le parti parlate si riducono a poco più di un minuto di dialogo durante l'esecuzione della canzone Blue Skies e a poche altre brevi frasi monologiche. A quei tempi, però, tutto ciò era percepito come un portento della tecnica e il jazz divenne colonna sonora non solo di quel film, ma precursore di molti altri, come Il re del jazz (1930) di John Murray Anderson o La città del jazz (1947) di Arthur Lubin.

Infatti Il cantante di jazz non è il primo film interamente parlato, il primato va a Lights of New York che fu lanciato l'8 giugno 1928 dalla stessa Warner Bros che verso la fine dello stesso anno, con Il cantante pazzo (Al Jolson), ripeté il successo del film precedente.

La prima frase "Aspettate un momento, aspettate un momento, non avete ancora sentito niente", che sembra sia stata inserita ad arte, in realtà fu pronunciata perché si era cominciato a registrare il disco "Vitaphone" prima che il tecnico audio fosse completamente pronto con i microfoni ed è poi rimasta nella copia finale inserita nel film.

Il film contiene alcuni stereotipi dell'epoca. Gli uomini di colore erano visti come buffe macchiette, capaci solo di gag. Così appare Al Jolson nelle sue performance sul palco, con le grandi labbra bianche dipinte enfatizzate dal colore nero con cui si anneriva la faccia.

Il film ebbe grande successo di pubblico, colpito dalla magìa del sonoro salvando di fatto la casa di produzione (la Warner Bros.) che rischiava il fallimento.

Il film fu nominato all'Oscar per il miglior adattamento, mentre la Warner Bros. ricevette dall'Academy un Premio speciale «per aver prodotto il pioneristico ed eccezionale primo film sonoro, che ha rivoluzionato l'industria cinematografica».

Il film ha avuto due remake:

Nel 1936 uscì, sempre per la Warner Bros, un cartone animato della serie Merry Melodies dal titolo I love to singa in cui un piccolo gufo (Owl Jolson) appena uscito dall'uovo iniziava a fare il cantante di jazz suscitando l'ira del padre compassato professore di musica classica ma finendo per appassionare tutta la sua famiglia. Il cartone era una citazione e un aperto tributo al film.

Nel 1996 è stato inserito nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[1]

Questo film è considerato come il "Salvatore della Warner Bros". Gli incassi del film, infatti, servirono ad evitare il fallimento della casa cinematografica, anch'essa colpita dalla tremenda crisi economica che travolse Stati Uniti ed Europa durante gli anni '20.

Il film in Italia[modifica | modifica sorgente]

Al Supercinema di Roma l'Anonima Pittaluga il 19 aprile 1929 presenta in prima nazionale la pellicola, con notevole successo di pubblico e grande clamore sulla stampa, rimanendo in programma per 19 giorni[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Librarian of Congress Names 25 More Films To National Film Registry, Library of Congress, 3 dicembre 1996. URL consultato il 6 gennaio 2012.
  2. ^ La parola ripudiata a cura di Mario Quargnolo La Cineteca del Friuli 1986

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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