Calcio in Italia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Il calcio in Italia)

La diffusione del calcio in Italia risale alla fine del XIX secolo ed è dovuta all'esperienza di alcuni appassionati che ebbero la possibilità di conoscere questo sport in Inghilterra, terra in cui il football aveva assunto i primi caratteri definiti, innanzitutto distinguendosi dal rugby.

Le prime società calcistiche[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia delle prime società calcistiche in Italia.

Molte squadre protagoniste degli albori del football moderno - nel paese che vanta diverse versioni antiche del gioco con il pallone (vedi calcio fiorentino) - nacquero come sezioni calcistiche di società polisportive che prevedevano sezioni differenti per le diverse discipline praticate. I primi tornei di calcio, infatti, in cui si giocava una versione del football (denominata calcio ginnastico) poco dissimile da quella attuale, furono indetti da istituti non calcistici.

Il diritto di primogenitura nel calcio italiano è da sempre rivendicato dal Genoa, fondato ufficialmente nel 1893 ma in qualche modo attivo senza crismi di ufficialità già dal 1890, come risulterebbe dall'utilizzo del campo da gioco dato in comodato ad una progenitrice squadra da due industriali scozzesi le cui aziende operavano nel capoluogo ligure - Wilson e McLaren - a Sampierdarena[1].

Di certo il Genoa è la più antica società italiana tuttora praticante il calcio, nonché l'unica a poter attualmente suffragare la propria tesi con documenti originali che ne certificano l'anno di fondazione (la reale pratica continuativa, nel tempo, di tale sport è fuori discussione). Il documento in questione attesta l'avvenuta fondazione del Genoa Cricket and Athletic Club il giorno 7 settembre 1893.[2] Si tratta di un libro mastro a partita doppia recante la firma del Console inglese a Genova, Sir Charles Alfred Payton. Il documento è rimasto fino al 2004 nelle mani degli eredi del giornalista e scrittore Gianni Brera, a cui venne dato dall'ex segretario del Genoa Toso, e fu citato dallo stesso Brera alla pagina 23 della sua "Storia critica del calcio italiano". Nel 2004, in occasione della Mostra "Pallamondo", svoltasi nell'ambito delle celebrazioni per Genova capitale europea della cultura per il 2004, l'originale del documento è stato riconsegnato alla società del Genoa che ora lo espone nel Museo della Storia del Genoa nella sede della Fondazione Genoa 1893.

Edoardo Bosio e il calcio a Torino[modifica | modifica wikitesto]

Edoardo Bosio, nato a Torino nel 1864, diplomato in ragioneria, commerciante, personaggio di spicco della Società Canottieri Armida, aveva cominciato a lavorare per una ditta britannica di prodotti tessili, che gli diede l'opportunità di un lungo soggiorno in Inghilterra, durante il quale ebbe l'occasione di frequentare alcuni ambienti calcistici di quel paese. Tornò a Torino nel 1887 con il ricordo dei verdi campi inglesi di football, con qualche pallone di cuoio (oggetto pressoché sconosciuto all'epoca in Italia) e, soprattutto, animato dalla volontà di diffondere la nuova disciplina sportiva: fu così che nello stesso 1887 nacque un nuovo gruppo sportivo, il Football & Cricket Club, che praticava il canottaggio d'estate e il football d'inverno[3]. Nel 1889, ancora a Torino, nacque un'altra compagine calcistica, la squadra dei Nobili, così chiamata perché fondata da alcuni giovani esponenti dell'aristocrazia facenti capo al principe Luigi di Savoia, duca degli Abruzzi e al marchese Alfonso Ferrero di Ventimiglia[3]. Nel 1891 le due squadre si fusero dando vita all'Internazionale Football Club di Torino, una delle poche società che praticò fin dalle origini la sola specialità del calcio. Nella squadra militavano, fianco a fianco, nobili e lavoratori di una fabbrica che produceva articoli di ottica: le prime partite si giocavano in Piazza d'Armi, poi al Parco del Valentino e più tardi nel vecchio Stadium. Nel 1894 nasce il Football Club Torinese e nel 1897 costituirà una propria "sezione calcio" anche la Reale Società Ginnastica Torino, prima società ginnica italiana, nata nel 1844 allo scopo di insegnare la ginnastica agli allievi dell'Accademia Militare. Nel 1900 il Football Club Torinese, a sua volta, assorbì l'Internazionale Football Club ed infine, a sua volta, nel 1906 diede vita al Torino FC.

Il calcio approda a Genova e a Vercelli[modifica | modifica wikitesto]

Il Genoa Cricket and Football Club, primi campioni d'Italia

La prima città interessata dall'arrivo della nuova disciplina sportiva inglese è Genova, grande porto del Mediterraneo e meta privilegiata per gli scambi commerciali, dove i mercanti e i marinai inglesi si cimentano in improvvisate sfide che incuriosiscono gli spettatori locali. La Ginnastica Sampierdarenese, fondata nel 1891, aprì la rispettiva sezione calcio nel 1899. Il 7 settembre 1893 alla presenza del console inglese Sir Charles Alfred Payton nella città ligure era nato intanto il Genoa Cricket and Athletic Club che, sebbene già praticava sin dalla nascita il gioco del football non ne era l'attività principale, cosa che avvenne ad opera dell'inglese James Richardson Spensley, il quale in data 2 gennaio 1899 propose alla società di cambiare il nome di Genoa Cricket and Football Club. Anche i ginnasti della Società Andrea Doria, fondata nel 1895, iniziarono ad allargare le discipline praticate, dedicandosi pure al calcio, occupando a tale scopo lo spazio dell'attuale piazza Verdi, di fronte al quale si stava costruendo la stazione di Genova Brignole. L'Andrea Doria non partecipò ai primi campionati organizzati dalla Federazione Italiana del Football (F.I.F.) poiché si iscrisse invece ai tornei di calcio organizzati direttamente dalla Federazione Italiana di Ginnastica, alla quale appunto aderiva. Sempre a Genova la Ginnastica Sampierdarenese, fondata nel 1891, aprì la rispettiva sezione calcio nel 1899. Anche nella Riviera di Ponente e specialmente ad Albenga viene fondata l'Unione Sportiva San Filippo Neri che comincia quasi subito a praticare il gioco del calcio, senza però arrivare mai all'onore delle cronache. In modo pressoché parallelo al Genoa, a Vercelli, nel 1892, nasce la Società Ginnastica Pro Vercelli che nel 1903 istituirà anche una sezione per il calcio diventando subito una tra le squadre di maggior valore nei primi decenni del novecento.

La Juventus[modifica | modifica wikitesto]

I fondatori-giocatori juventini con la prima maglia societaria nel 1898.

All'inizio dell'anno scolastico 1897/98, per l'esattezza in data 1 novembre 1897, alcuni allievi del Liceo Massimo D'Azeglio di Torino decisero anch'essi di dare origine a una loro società. Per la scelta del nome, quello di Sport-Club Juventus fu preferito alle altre due ipotesi che erano in campo: Società Massimo D'Azeglio e Società via Fort. Gli aderenti al club trovarono ospitalità presso il negozio di velocipedi dei Fratelli Canfari in corso Re Umberto n. 42. Dai Canfari, appassionati di ciclismo e di sport in generale (Enrico ricopriva un incarico ufficiale nell'Unione Pedestre Italiana) giunsero i primi finanziamenti che, pochi anni dopo, consentirono il trasferimento della sede in piazza Solferino n. 20. Eugenio Canfari fu il primo presidente ed il campo di calcio era nel Giardino della Cittadella; la prima divisa da gioco fu una camicia bianca con calzoni neri, sostituita due anni dopo da una maglia rosa con cravatta e berretto, abbandonata nel 1903 poiché il colore rosa tendeva a scolorirsi: una ditta di Nottingham, specializzata in abbigliamento sportivo, fu incaricata della fornitura di una nuova divisa per la squadra torinese che, per dimenticanza, aveva spedito l'ordinazione senza precisare il colore prescelto. La ditta inglese inviò allora a Torino lo stesso equipaggiamento fornito alla squadra del Notts County, rendendo di fatto e per sempre la Juventus "bianconera".

La Lazio[modifica | modifica wikitesto]

La rosa della Lazio sul campo di Piazza d'Armi nel 1902.

La Società Sportiva Lazio nasce a Roma il 9 gennaio 1900 come Società Podistica Lazio su iniziativa di nove atleti capitolini, tra i quali il più carismatico Luigi Bigiarelli, sottufficiale dei Bersaglieri nonché podista. La società viene fondata come Polisportiva, con alcuni dei suoi tesserati che il 6 gennaio 1901, grazie all'italiano naturalizzato francese Bruto Seghettini, socio e calciatore del Racing Club di Parigi, vengono a conoscenza del gioco del calcio. Come colori sociali vengono scelti il bianco e il celeste, in omaggio alla bandiera della Grecia, patria dei Giochi olimpici, ai cui ideali i padri della Lazio si ispirano; la fondazione avviene infatti tra la I Olimpiade, disputatasi ad Atene nel 1896, e la II, che si sarebbe tenuta a Parigi nell'estate del 1900. Il nome Lazio fu scelto poiché si cercò una denominazione che, nell'immaginario di Bigiarelli e degli altri soci, comprendesse un ambito più vasto della stessa Capitale, sì da coinvolgere nelle attività del nuovo sodalizio anche gli abitanti dell'intera sua regione. Come simbolo viene scelta l'aquila, animale che rappresentava Zeus, massima divinità ellenica, e soprattutto emblema dell'Impero romano.

Il "nuovo" Torino[modifica | modifica wikitesto]

Il Torino Football Club nacque il 3 dicembre 1906, presso la birreria Voigt di via Pietro Micca angolo via Botero, dalla fusione tra il Football Club Torinese, di cui era vicepresidente Hans Schoenbrod, ed alcuni "dissidenti juventini" tra cui lo stesso presidente Alfredo Dick. Schoenbrod fu il primo presidente del club e la squadra esordì il 16 dicembre in una gara amichevole contro la Pro Vercelli, vinta dai torinesi per 3 a 1. Le divise indossate dai giocatori del Torino nell'incontro di esordio erano di colore nero-arancione, mentre il campo da gioco utilizzato per le partite casalinghe era il velodromo Umberto I "strappato" alla Juventus poiché il contratto d'affitto era intestato all'ex presidente Dick; i granata esordirono nello storico stadio Filadelfia solo vent'anni più tardi, il 17 settembre 1926.

Le regole, i primi tornei, la F.I.F. ed i primi campionati[modifica | modifica wikitesto]

Con la diffusione della disciplina del calcio divenne sempre più urgente creare delle regole certe e, naturalmente, queste vennero per lo più importate dall'Inghilterra. La pubblicazione del primo regolamento del calcio in Italia apparve nel 1895 a Udine ed è dovuto agli ambienti ginnastici. A questo regolamento, che rifletteva correttamente lo spirito e la forma del gioco praticato in Gran Bretagna, si aggiunse un testo di Francesco Gabrielli (1857-1899), che nel 1895[4] scrisse il primo manuale sul nuovo sport traducendo il regolamento della Football Association in italiano.

Il primo importante torneo di calcio in Italia, disputato nel 1896 a Treviso, fu organizzato dalla Federazione Ginnastica che continuò a operare fino al 1907 in concorrenza con la Federazione del Football, creata ad hoc per promuovere il nuovo sport. Il concorso trevigiano vide imporsi la squadra della Società Udinese di Scherma e Ginnastica, che giocò dalle 8 alle 13 contro la squadra di Treviso e contro quella di Ferrara: il premio era un gonfalone in seta ricamato dalle signore trevisane. Questo primo "scudetto" non viene, però, riconosciuto come titolo ufficiale nella storia del calcio italiano in quanto la FIGC fu istituita solo pochi anni dopo (1898). Con questa prima vittoria in un torneo di calcio viene nominato anche il primo "capocannoniere": il capitano della squadra udinese Antonio Dal Dan, che siglò una doppietta contro la squadra di Ferrara.

Il Velodromo Re Umberto, scenario del primo campionato italiano (1898).

Il torneo calcistico restò un episodio isolato, mentre l'intensificarsi dei rapporti fra le squadre di Genova e Torino diede origine al primo incontro tra Genoa e F.C. Torinese il 6 gennaio 1898 a Ponte Carrega. Il 6 marzo dello stesso anno alle due storiche compagini si unirono le altre squadre torinesi per dar vita a un torneo al velodromo di Torino. L'Archivio Storico conserva alcuni interessanti documenti tra cui una lettera, datata 1 marzo 1898, inviata al sindaco dal vice presidente del Foot-Ball Club Torinese, Alfonso Ferrero di Ventimiglia, che richiedeva l'intervento di otto guardie municipali per garantire l'ordine all'interno del velodromo. In risposta il sindaco accordava le guardie, a patto che i richiedenti si assumessero le spese del servizio. Seguì una trattativa che finì con l'ingaggio di sole tre guardie municipali per cui Ferrero di Ventimiglia si dichiarava "pronto a soddisfare il regolare pagamento" che ammontava a 6 lire. Dalle cronache si apprende che "in 135 minuti erano stati disputati ben tre incontri a cui aveva assistito un pubblico scarso ma qualificato, che non aveva creato problemi alle forze dell'ordine".

Pochi giorni dopo (il 16 marzo 1898) a Torino nasceva la Federazione Italiana Foot-Ball (F.I.F.), sotto la presidenza dell'ingegnere Mario Vicary, formata dai rappresentanti di F.C. Torinese, Internazionale, Società Ginnastica Torinese e Genoa allo scopo di organizzare le attività calcistiche e di garantire il rispetto delle regole del gioco. La sede della F.I.F. - che nel 1909 assunse il nome di FIGC, Federazione Italiana Gioco Calcio - fu stabilita a Torino presso l'emporio di Adolfo Jourdan specializzato nella vendita di scarpe, cappelli, "chincaglierie in generi di lusso, finticolli, polsini, cravatte e camicie". Primo atto della neonata Federazione fu l'istituzione del campionato italiano di calcio, dedicato al duca degli Abruzzi.

Il primo campionato ebbe luogo al Velodromo Umberto I di Torino in una sola giornata (l'8 maggio 1898) e con la partecipazione di quattro formazioni (F.C. Torinese, l'Internazionale, il Genoa e la Società Ginnastica Torinese): il Genoa prevalse nella partita finale per 2 reti a 1, dopo i tempi supplementari, aggiudicandosi il primo titolo italiano.

Il Milan del primo scudetto nel 1901.

Il secondo campionato si disputò a Torino il 2 e il 9 settembre 1899 e il Genoa si aggiudicò nuovamente il titolo, fra accese contestazioni sull'operato dei giudici seduti alle spalle dei portieri, il cui compito era stabilire se il pallone avesse o meno varcato completamente la linea di porta; infatti all'epoca non erano ancora state introdotte le reti a rinchiudere la porta in uno spazio ben definito, per cui stabilire se la palla avesse varcato la linea di porta passando tra i due pali o fosse finita fuori non era semplice da stabilire, e l'operato dei giudici di porta chiamati ad aiutare l'arbitro ad assegnare i gol non era privo di errori.[5] Di lì a pochi anni l'arbitro, investito di maggiore autorità, avrebbe assunto anche le funzioni dei giudici di porta decretandone di fatto la scomparsa: l'introduzione delle reti, che impediscono quasi sempre ai palloni[6], una volta entrati in porta, di uscirne, contribuì certamente all'abolizione dei giudici di porta, riducendo la possibilità di errore.[5]

I primi campionati erano strutturati su un sistema ad eliminazione diretta sul modello della Coppa d'Inghilterra. A partire dal 1900 ai primi turni, a carattere regionale, seguivano, in caso di qualificazione, le semifinali e le finali nazionali, quest'ultime configurate come l'atto conclusivo della manifestazione a cui accedevano due sole squadre. In questo periodo, visto l'esito delle amichevoli, solo tre regioni potevano schierare squadre in grado di combattersi piuttosto equilibratamente: il Piemonte, la Liguria e la Lombardia, mentre le formazioni delle altre regioni anche nelle amichevoli rimediavano quasi sempre pesanti sconfitte da squadre del Nordovest anche non di primo piano.

Il Genoa fu indiscutibilmente la prima Grande del calcio italiano, aggiudicandosi i primi tre tornei. Fu il Milan, capitanato da Herbert Kilpin, la prima avversaria a riuscire a fermare la corsa degli assi genovesi, aggiudicandosi il titolo del 1901. I genoani, che nel frattempo adottarono quella che diverrà la loro classica casacca rossoblu, si rifecero vendicandosi dei rossoneri l'anno successivo, per infilare poi una seconda tripletta tricolore.

I primi bianconeri Campioni d'Italia nel 1905

Lo svilupparsi del movimento calcistico convinse la FIF, da poco iscrittasi alla FIFA, ad una riforma del campionato a partire dal 1905, sostituendo alle gare secche una serie di gruppi preliminari, i cosiddetti Gironi Eliminatorii Regionali, propedeutici al Girone Finale Nazionale, ed introducendo le partite di andata e ritorno. La Juventus, squadra che aveva raggiunto le due precedenti finali, riuscì a cogliere il suo primo trionfo dopo un inaspettato scivolone casalingo del Grifone contro la Milanese all'ultima giornata.

Mentre le pionieristiche società avversarie pian piano chiudevano i battenti, rossoblu, rossoneri e bianconeri erano gli autentici pilastri di questo primordiale football italiano. Col passare degli anni, tuttavia, la primigenia matrice inglese cominciò ad attenuarsi, mentre larghissimo piede acquistò la nuova componente formata da giocatori svizzeri tedeschi: fu grazie ad essi che il Milan tornò alla vittoria nel 1906, dopo la rinuncia della Juventus a disputare l'ennesima ripetizione della gara di spareggio per la assegnazione del titolo, e nel 1907.

La crisi del 1908 e l'italianizzazione del torneo[modifica | modifica wikitesto]

L'invenzione del termine calcio

Il termine calcio fu inventato da Luigi Bosisio, nel 1907. Prima, il gioco in Italia veniva chiamato foot-ball, come in originale. Nel 1907 Bosisio propose però la sostituzione dell'anglofono foot-ball con l'italico termine calcio, che in età rinascimentale era un gioco con la palla con regole in parte differenti dal calcio moderno. La proposta ebbe successo e La Gazzetta dello Sport in un articolo del 17 ottobre 1907 dal titolo Foot-Ball o calcio? scriveva:[7]

« Una proposta giudiziosissima ci vien posta dal nostro amico Rag. Bosisio il quale... ci consiglia ad iniziare l'invocata italianità del football sostituendo a questo ostico titolo straniero una parola italiana,... quella onde veniva denominato il giuoco nelle sue origini, allorquando la gagliarda gioventù vi si dedicava al tempo dei comuni italici tra una battaglia e l'altra sulle spianate dei dolci colli toscani. Il calcio! Questa proposta probabilmente avrà sapore di "forte agrume" per molti. Ed è per questo motivo che noi,... intitolando "Calcio" la presente rubrica, intendiamo abituare le orecchie ostili e degli ignari alla nostra idea ... in modo che il trapasso di abitudini sia automatico e quasi non avvertito. Gli italiani, purtroppo, non si creano d'un tratto. »

Chiusosi il primo decennio, il calcio italiano andò incontro ad importanti cambiamenti, dovuti alla decisione della FIF di italianizzare a forza il campionato, escludendovi i giocatori stranieri che pure, abbiamo visto, avevano fondato il gioco in Italia. La scelta della Federazione colpì duramente i Football Club, e diede largo spazio alle Unioni Sportive e Ginniche che, più deboli in quanto non dirette dai maestri albionici, erano però usualmente formate completamente da atleti italiani, e fino ad allora si erano interessate maggiormente al parallelo campionato organizzato dalla Federazione Ginnica. All'assemblea del 20 ottobre 1907, comunque, il presidente della Doria, Oberti, presentò un ordine del giorno con cui proponeva di organizzare un campionato parallelo a quello italiano, che fosse aperto a tutti, compresi gli stranieri:[8]

« L'Assemblea delibera che il Regolamento organico sia modificato in modo da comprendere due gare di campionato: la prima chiamata Campionato Federale, libera a tutti i soci appartenenti alle società iscritte alla Federazione, anche se stranieri..., e la seconda chiamata Campionato italiano e riservata ai soli giuocatori italiani o nazionalizzati... Alla prima sarà assegnata la Coppa Spensley... Alla seconda sarà invece assegnata la Coppa Buni... »

All'approvazione di tale ordine del giorno, la reazione dei Club classici fu durissima, sfociando addirittura nel ritiro dal torneo. LA FIF emanò dunque un ulteriore ordine del giorno:

« I delegati presenti, addolorati per il ritiro dei delegati delle società Club Torino, Milan Club, Libertas, Genoa Club, Naples FBC, affermano solennemente il concetto che nel proporre un campionato italiano riservato ai soli giuocatori italiani... hanno inteso dare maggior incremento al giuoco, diffondendolo ovunque in Italia, senza per questo pregiudicare i diritti delle società composte da giuocatori stranieri, alle quali hanno riservato la maggior gara di campionato federale. »
(Ordine del giorno della FIF, citato in Chiesa, p. 19.)

Le squadre "spurie internazionali" (composte cioè anche da stranieri) non ritornarono però sui propri passi, sia per protesta contro le nuove limitazioni contro gli stranieri, esistenti persino nel campionato federale (al quale potevano partecipare solo gli stranieri con dimora fissa in Italia), sia per il timore che, se avessero accettato la politica autarchica della Federazione, essa sarebbe stata soltanto il primo passo verso la completa epurazione degli stranieri dal campionato. Di conseguenza il Milan campione in carica, il Genoa e il Torino rifiutarono di partecipare al Campionato italiano, e si ritirarono anche dal torneo federale dopo le prime gare eliminatorie. Così riassumeva le assemblee federali che portarono a scindere in due il campionato il quotidiano torinese La Stampa:

« Gli amanti di questo sport ricordano come sempre maggiore divenisse il numero degli stranieri partecipanti [...impedendo] a società giovani di affermarsi a giocatori italiani o a cimentarsi in esse gare... Occorreva dunque escludere il campione straniero dalle Gare di campionato nazionale... Si decise quindi: 1º di far giuocare i campionati italiani soltanto a giuocatori italiani. 2º di indire, oltre a quel campionato, una gara di campionato federale, aperta a qualunque giocatore socio delle Società federate. Ambedue queste gare saranno suddivise in I, II e III Categoria. Concludendo, la gara preesistente fu lasciata tale e quale, cioè libera a tutti, ma le fu mutato il nome in Gara federale, mentre si istituì con il nome di Campionato italiano una gara importantissima, aperta ai soli italiani, e che avrà come premio la stupenda Coppa... Romolo Buni. »
(La Stampa del 2 dicembre 1907, citato in Chiesa, p. 19.)

Il 1 gennaio 1908 il Milan rinunciò a disputare entrambi i campionati (federale e italiano) «in segno di protesta contro l'illegale ed arbitrario procedere della Federazione»; secondo La Stampa, infatti, «il Milan Club aveva inviato la propria iscrizione al Campionato Federale, subordinandola ai diritti acquisiti con vincere per due anni consecutivamente la Coppa Spensley, con il titolo di Coppa del Campionato Italiano. La Federazione non poteva aderire al desiderio del Milan Club, sconfessando le deliberazioni di una vasta maggioranza, che volle per l'avvenire destinata al Campionato Federale tale Coppa, mutando così titolo e significato alla medesima; e in questo senso il Comitato direttivo della FIF rispose al Milan Club, aggiungendo che in caso di nuova vittoria si sarebbe cercato di salvaguardare i diritti preesistenti».[9] Anche Genoa e Torino, per motivi simili, si ritirarono da entrambi i tornei per protesta.

Nella stagione 1908 si disputarono ben due campionati separati di Prima Categoria:

  1. quello federale vinto dalla Juventus contro il Doria.
  2. quello italiano vinto dalla debuttante Pro Vercelli.

A causa del ritiro di Milan, Genoa e Torino, il Campionato Federale, iniziato per primo, si ridusse a una finale a due tra Juventus e Doria, in cui ebbe la meglio la Juventus dopo ben quattro partite. Il 7 maggio, tre giorni prima dell'incontro decisivo (poi vinto dalla Juventus per 5-1), La Stampa commentò: «Il match di domenica si annuncia oltremodo interessante, trattandosi del possesso definitivo della Coppa e del titolo di Campione d'Italia».[10] Alla Juventus non fu però assegnata la Coppa Spensley che le spettava di diritto in quanto Campione Federale, perché il Milan detentore in carica (in quanto campione d'Italia nelle stagioni 1906 e 1907) l'aveva polemicamente riconsegnata a Spensley, rappresentante del Genoa; all'inizio della stagione successiva, fu deliberato che la Coppa venisse assegnata permanentemente al Milan, la società che l'aveva vinta per due volte di fila (1906 e 1907).[11] Per quanto riguarda il Campionato italiano, snobbato dalle grandi, fu la debuttante Pro Vercelli ad aggiudicarselo, approfittando della situazione: i nuovi arrivati neutralizzarono i liguri dell'Andrea Doria e i lombardi dell'US Milanese conquistando il loro primo titolo, bissato l'anno successivo. Il nuovo calcio italiano usciva così dalle metropoli: cominciava il periodo d'oro delle provinciali.

Albo d'oro dei Campionati federale e italiano
*: titoli non ritenuti attualmente validi come "scudetti" dalla FIGC. In grassetto i campioni riconosciuti come vincitori dello scudetto retroattivamente (lo scudetto fu introdotto solo nel 1924) dalla FIGC.
Stagione Campione federale Campione italiano
1908 Juventus Juventus* Pro Vercelli Pro Vercelli
1909 Pro Vercelli Pro Vercelli Juventus Juventus*
1909-10 Inter Inter Pro Vercelli Pro Vercelli*

La formula dei due tornei, uno ammettente anche gli stranieri e l'altro riservato ai soli italiani, si ripeté anche l'anno successivo:

  1. il campionato federale, aperto a tutti, fu vinto dalla Pro Vercelli
  2. il campionato italiano fu invece appannaggio della Juventus, trionfante contro l'USM

Il Campionato Federale, cominciato per primo, fu vinto dalla Pro Vercelli, che sconfisse nell'ordine Torino, Genoa e USM, vincendo così la Coppa Zaccaria Oberti abbinata alla vittoria del Campionato federale. La Juventus, invece, fu eliminata al primo turno dal Torino; La Stampa commentò in tal modo l'eliminazione: «E la Juventus godrà di un certo riposo, che le auguriamo foriero di miglioramento di stile di gioco, e preludio necessario ad assicurarsi l'altro campionato, quello più ambito ancora: il Campionato italiano!», confermando l'importanza equivalente dei due tornei.[12] Il Campionato Italiano, cominciato a fine marzo con le prime gare eliminatorie e condizionato dal ritiro di Pro Vercelli, Milan, Genoa e Torino, fu vinto proprio dalla Juventus, che superò nell'ordine Piemonte, Doria e US Milanese (seconda anche nel Campionato Federale), aggiudicandosi così la Coppa Romolo Buni abbinata al Campionato italiano.[13] Tuttavia, solo i due trionfi della Pro Vercelli nelle stagioni 1908 e 1909 sono riconosciuti attualmente dalla Federazione come "ufficiali", mentre i due tornei paralleli vinti dalla Juventus nei medesimi anni non vengono ritenuti tali, non venendo inseriti nell'albo d'oro del Campionato italiano di calcio. E ciò nonostante entrambi i tornei fossero stati organizzati dalla FIGC, come si evince dal suo regolamento organico per le stagioni 1908 e 1909, e la stessa FIGC all'epoca dei fatti avesse definito il campionato federale vinto dalla Juventus nel 1908 come "maggior gara" (più importante) rispetto al campionato italiano vinto dalla Pro Vercelli nel medesimo anno.[14]

La rosa del primo scudetto nerazzurro nel 1910.

I cambiamenti non finirono però qui, poiché in questo periodo nacquero due nuovi club frutto di scissioni dalle società originarie. Già nel 1906 soci dissidenti della Juventus si erano riuniti a sportivi orfani delle altre defunte squadre del capoluogo piemontese, fondando il Torino. Anche a Milano nel 1908 il Milan subì un'analoga secessione che diede origine all'Inter.

Nel frattempo la Federazione, ora ridenominata FIGC, fece una parziale marcia indietro riaprendo a quote di stranieri, ma soprattutto decise una drastica riforma del campionato. Sul modello della First Division inglese, nella stagione 1909-10 il meccanismo del torneo venne semplificato iscrivendo tutte le nove partecipanti ad un Girone Unico che avrebbe determinato una classifica di cui la squadra che ne avesse guadagnato la testa a fine stagione avrebbe vinto il titolo. La scissione tra campionato federale e campionato italiano non venne completamente abolita, perché, pur unificando i tornei, si decise di assegnare a fine stagione due titoli: la squadra composta da soli italiani meglio piazzata al termine della stagione avrebbe vinto il Campionato italiano, mentre la squadra "mista" (composta anche da stranieri) meglio piazzata avrebbe vinto il Campionato federale.[15] Alla fine del Campionato, però, essendo Inter e Pro Vercelli prime a pari merito a quota 25 punti, si decise di far disputare uno spareggio tra le due società per assegnare il titolo di campione federale, mentre il titolo di "Campione italiano" fu assegnato alla Pro Vercelli, essendo la miglior classificata tra le squadre composte soltanto da giocatori italiani. Il successo arrise ai giovani nerazzurri dopo un polemicissimo spareggio contro i campioni uscenti vercellesi, che, per protesta contro la FIGC riguardo alla scelta della data della disputa dello spareggio, schierò la quarta squadra comprendente giocatori dagli 11 ai 15 anni, che persero 10-3 contro la prima squadra dell'Inter.[16] Per il forte comportamento antisportivo, la Pro Vercelli subì una pesante squalifica per decreto della Federazione, poi ridotta.

La nascita della Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1910 si decise, inoltre, di costituire una squadra nazionale italiana, per opera del Presidente della FIGC Luigi Bosisio, uno dei fautori dell'italianizzazione del calcio italiano.[17] Ad annunciare questa novità fu lo stesso Foot-Ball, rivista ufficiale della FIGC, il 13 gennaio 1910:

« LA SQUADRA NAZIONALE ITALIANA - Quest'anno anche l'Italia avrà la sua squadra nazionale composta da soli giuocatori italiani. La FIGC ha a questo d'uopo incaricata la Commissione Tecnica Arbitrale... [per] mettere assieme una squadra che degnamente sappia rappresentare i colori d'Italia, colla speranza che la vittoria arrida agli undici valorosi atleti. »
(Foot-Ball del 13 gennaio 1910, citato in Chiesa, pp. 40-41.)

A tal fine, in mancanza di allenatori veri e propri (il calcio era ancora pionieristico) ed essendo gli arbitri quelli più esperti sul tasso tecnico dei diversi giocatori che militavano in Prima Categoria (l'odierna Serie A), la FIGC incaricò la Commissione Tecnica Arbitrale di scegliere i giocatori che avrebbero giocato in nazionale per le prime partite.[18] Quella commissione era composta dal presidente dell'USM Umberto Meazza, da Agostino Recalcati, Alberto Crivelli, Gianni Camperio e Achille Gama Malcher. Questi, per scegliere gli 11 titolari, suddivisero i convocati per la selezione in due squadre, denominate dei "probabili" (i titolari, in maglia bianca) e dei "possibili" (le riserve, in maglia celeste) e li fecero giocare tra di loro in modo da poter valutare i migliori. La partita disputata il 5 maggio fu vinta dai "probabili" per 4-1, che alla fine costituiranno i 10/11 (Bontadini dell'Ausonia, pur essendo un "probabile", fu escluso in favore del torinista De Bernardi, uno dei "possibili") della formazione che scese in campo nella partita d'esordio, alla quale, tuttavia, non poterono partecipare i giocatori della Pro Vercelli, a causa della squalifica che colpì i Vercellesi per la forma singolare di protesta impiegata nello spareggio contro l'Inter.[19]

Se la partita del debutto non poteva finire in modo migliore (6-2 contro la Francia il 15 maggio 1910 a Milano), nelle partite successive contro Ungheria, Francia e Svizzera gli azzurri non ottennero che pareggi e sconfitte.[20] Già nella seconda partita a Budapest contro l'Ungheria gli Azzurri incassarono sei gol a uno il 26 maggio 1910. Si cercò di risolvere il problema riducendo la squalifica alla Pro Vercelli in modo da permettere ai giocatori vercellesi, che erano tra i migliori calciatori di nazionalità italiana, di poter giocare finalmente con la maglia azzurra, ma i risultati non migliorarono nel breve termine.[21]

La prima partecipazione a una competizione ufficiale fu alle Olimpiadi a Stoccolma nel 1912, dove la nazionale fu eliminata al primo turno da una non irresistibile Finlandia (3-2 ai tempi supplementari). Al torneo di consolazione olimpico, la nazionale eliminò di misura (1-0) al primo turno i padroni di casa della Svezia prima di subire un umiliante 5-1 dall'Austria il 3 luglio 1912.[22]

L'allargamento del torneo[modifica | modifica wikitesto]

La Federazione, abolita definitivamente la scissione del campionato in "federale" e "italiano", era a questo punto intenzionata ad allargare gli angusti confini del torneo, onde dargli davvero una valenza nazionale, ma il problema era, come si è detto, la nettissima differenza di valore fra le squadre provenienti dalle diverse parti del Paese.[23] Nel 1910, comunque, la FIGC decise di innalzare il campionato veneto, che già si disputava da alcune stagioni, facendolo diventare parte del torneo nazionale col nome di Girone Veneto, ed includendovi anche il Bologna che non aveva alcuna avversaria in Emilia. Nel 1911 il Vicenza e nel 1912 il Venezia sfidarono i campioni occidentali, in entrambi i casi la Pro Vercelli, nella gara conclusiva, rimediando sonore lezioni con cinque gol al passivo per i biancorossi e addirittura tredici per i neroverdi lagunari.[24]

Il Casale dello storico scudetto del 1914.

Per garantire la definitiva patente di nazionalità al titolo, la FIGC aveva però bisogno che il campionato coinvolgesse anche tutto il Centro e il Sud, e non solo la Pianura Padana. A quei tempi le formazioni meridionali disputavano vari tornei regionali inquadrati nella Terza Categoria, livello consono in rapporto alle forza delle squadre del Nord. Per raggiungere l'obiettivo prefissatosi, la Federazione attuò una sfasatura tra l'organizzazione calcistica delle due parti del Paese, elevando d'ufficio i tornei del Sud alla Prima Categoria, pur non essendo tali raggruppamenti minimamente paragonabili a quelli del Nord, ed apparendo dunque tale ricatalogazione puramente fittizia. Dato che contemporaneamente al Nord erano stati ristabiliti i Gironi Eliminatori regionali propedeutici al Girone Finale, gli incontri conclusivi fra i campioni del Nord e quelli del Sud presero il nome di Girone Finalissimo o, semplicemente, di finalissima. Questo piano di riforma del campionato, il cosiddetto progetto Valvassori-Faroppa, venne approvato all'assemblea federale del 31 agosto 1912 con 27 voti contro 21 e a grandi linee prevedeva:[25]

  • la disputa di tre gironi regionali (Piemonte, Lombardia-Liguria, Veneto-Emilia) nell'Italia settentrionale di massimo sei squadre ciascuno; le migliori di ogni girone si sarebbero qualificate alle Finali Nord Italia mentre l'ultima di ogni girone sarebbe retrocessa;
  • l'istituzione di un torneo dell'Italia meridionale, anch'esso suddiviso in una prima fase a livello regionale e in una fase finale subnazionale tra i campioni regionali; la vincente del torneo centro-meridionale avrebbe affrontato per il titolo in finalissima i campioni del Nord;

Il complicato meccanismo testé descritto rese però sempre più lungo ed affollato il campionato anche perché se da un lato si era istituita una Seconda Categoria che metteva in palio una serie di promozioni al massimo torneo, il contrario sistema delle retrocessioni, sperimentato nel 1912-13, fu subito di fatto abbandonato a suon di ripescaggi.

Nel 1914 venne la volta del piccolo Casale, sorprendente formazione del Monferrato mentre il successivo torneo fu bloccato ad un passo dalla conclusione a causa dell'intervento italiano nella Prima guerra mondiale. Per quest'ultima stagione il titolo del Genoa fu riconosciuto solo dopo la fine del conflitto.

La crisi del 1921 e la Prima Divisione[modifica | modifica wikitesto]

Vittorio Pozzo, ideatore del campionato di Prima Divisione.

Con la ripresa postbellica del 1919 cominciarono intensi dibattiti in vista di una riduzione e razionalizzazione del campionato, discussioni che sfociarono però in un nulla di fatto a causa dell'ostruzionismo delle provinciali che temevano per il proprio futuro all'interno di un eventuale torneo più elitario. L'Inter nel 1920 e la Pro Vercelli nel 1921 si laurearono così campioni dopo una lunghissima serie di gironi e partite, molte delle quali inutili e scontate. Nella stagione 1920-21 si arrivò addirittura a ben 88 squadre di cui 64 iscritte al torneo del Nord, quello di gran lunga più importante, tant'è che la finalissima si dovette disputare addirittura il 24 luglio.

Vittorio Pozzo, sostenuto dalle grandi società, presentò quindi un piano di riforma che prevedeva l'eliminazione delle eliminatorie regionali, sostituite con grandi gironi estesi all'intero Nord Italia; ciò postulava ovviamente una decisa decurtazione delle partecipanti al campionato, e ci si orientò verso la cifra di 24 partecipanti divise in due gruppi, un livello leggermente superiore a quello delle 16 ammesse alle semifinali della stagione in via di conclusione, calcolato in modo da mantenere sostanzialmente invariato il numero di gare disputate dai futuri campioni d'Italia rispetto al recente passato. Il progetto Pozzo prevedeva così:[26]

  1. una Prima Divisione, o Divisione A a 24 squadre, così suddivise: 7 del Piemonte, 5 della Lombardia, 3 della Liguria, 4 dell'Emilia, 3 del Veneto e 2 della Toscana.
  2. una Seconda Divisione, o Divisione B a 48 squadre, a cui avrebbero partecipato le partecipanti al Campionato di Prima Categoria 1920-21 ma non ammesse alla nuova Prima Divisione, più le vincenti delle Finali di Promozione Regionale.
  3. una Terza Divisione, o Divisione C a livello regionale, a cui avrebbero partecipato le squadre di Promozione non ammesse alla Seconda Divisione, più le vincenti dei campionati di Terza Categoria Regionale.
  4. una Quarta Divisione, o Divisione D a livello regionale, corrispondente alla vecchia Terza Categoria Regionale.

Fu così che le 24 maggiori società italiane, approvando la riforma di Pozzo, si riunirono a Milano firmando il cosiddetto patto di Milano, che stabiliva che le squadre ammesse alla nuova Prima Divisione ridotta a 24 squadre sarebbero state solo loro.[27] Tale atto arbitrario generò alcune polemiche riguardo alla scelta delle 24 elette, perché se da un lato si ammettevano squadre che la stagione precedente avevano disputato campionati deludenti (come il Brescia processato per professionismo, eliminato nelle eliminatorie delle eliminatorie, e con il campo squalificato per indisciplina, oppure l'Hellas Verona, eliminato nel girone veneto), dall'altra parte si escludevano squadre che per meriti sportivi avrebbero avuto pieno diritto a parteciparvi, come il Bentegodi semifinalista subnazionale e Saronno e Trevigliese finaliste lombarde.[27] Le piccole società ritenevano inoltre che il numero di promozioni dalla Seconda alla Prima Divisione fosse troppo ridotto: solo la vincente della Seconda Divisione avrebbe sostituito una retrocedenda dalla Prima Divisione, mentre le società minori pretendevano un numero maggiore di promozioni.[27] Fu così che le società minori proposero un piano di riforma alternativo di quello Pozzo, il progetto delle società minori, concordato a Novi e a Milano:[27]

  1. Prima Categoria a 72 squadre, suddivise in otto gironi eliminatori.
  2. Promozione, senza cambiamenti e con le sei vincenti promosse.
  3. Terza Categoria, con l'esclusione delle terze squadre.

Il progetto prevedeva inoltre la disputa di una Coppa Italia, riservata per le eliminate dalla Prima Categoria e dalla Promozione. Alcuni degli oppositori non erano del tutto contrari alla riduzione del numero di partecipanti alla Prima Categoria, perché effettivamente il campionato era diventato "elefantiaco", ma trovavano il numero di 24 squadre troppo ridotto e pretendevano un numero non inferiore a 40 partecipanti, magari da suddividere in quattro gironi da 10 per avere le finaliste entro diciotto domeniche, e la campione del Nord dopo ulteriori sei domeniche (le giornate del girone finale a quattro squadre).[26] Tra le squadre che si opponevano vi era la neopromossa Novese, che era a capo del gruppo di oppositrici e che avrebbe poi vinto il campionato FIGC successivo: essa, tramite il proprio organo di informazione, Il biancoceleste, dichiarò ironicamente di non essere del tutto contraria al progetto Pozzo ma che sarebbe stato meglio rinviare tale riforma per la stagione 1922-23, perché "...l'anno venturo vi saremo anche noi, nel novero delle migliori 24 squadre italiane!".[27] La predizione in un certo senso si avverò: dopo lo scudetto vinto nel 1922 nel campionato FIGC e l'ammissione alla provvisoria Prima Divisione a 36 squadre nel 1922-23, la Novese riuscì ad essere ammessa nella ridotta Prima Divisione a 24 squadre nella stagione 1923-24. Tutto ciò durò poco: dopo appena una stagione, venne retrocessa nei campionati minori, non riuscendo più a risalire in massima serie e nemmeno in Serie B.

Fu così che Pozzo arrivò a presentare il suo progetto a Torino, sede della Federazione, in un clima di tensione la mattina di domenica 24 luglio, lo stesso giorno della finalissima fra Pro Vercelli e Pisa in programma nel pomeriggio nel capoluogo piemontese, e in occasione della quale il Consiglio Federale era stato convocato. Le piccole società, ritrovatesi a loro volta a Novi Ligure il giorno prima, erano decise a dar battaglia. E infatti il Consiglio Federale, con 113 voti contro 65, bocciò la riforma Pozzo. L'insofferenza delle società metropolitane era però giunta al culmine: fu così che 24 squadre, le più forti e rappresentative, abbandonarono la federazione fondando una Confederazione Calcistica Italiana col compito di organizzare un campionato sul sistema del Progetto Pozzo (ma con la sola differenza che le ultime classificate dei gironi di Lega Nord non sarebbero retrocesse direttamente, bensì avrebbero potuto disputare degli spareggi-salvezza contro le migliori compagini di Seconda Divisione).[28] Nel 1922 si ebbero così due campioni, la sorprendente Novese e una Pro Vercelli giunta al canto del cigno, mentre la Coppa Italia fu vinta dal sorprendente Vado Ligure, una squadra di Promozione; ma l'insostenibilità della situazione portò le due fazioni a riconciliarsi sulla base del Compromesso Colombo, che stabilì che:

  • le due associazioni sarebbero state riunificate mediante lo scioglimento della Confederazione e il reintegro delle società secessioniste nei ranghi federali;
  • il campionato 1922-23, ora denominato Prima Divisione sulla falsariga di quello organizzato dalla C.C.I., sarebbe stato composto da 36 squadre suddivise in tre gironi;
  • il nuovo torneo sarebbe stato gestito operativamente dalla Lega Nord e dalla Lega Sud della disciolta Confederazione e ora integrate nell'organigramma della Federazione;
  • nel settore meridionale si manteneva la solita struttura dei campionati regionali, riservandosi di operare tutte le misure necessarie per elevarne il tasso tecnico;
  • le vecchie categorie venivano abolite e tutte le squadre affiliate alla Federazione sarebbero state redistribuite su quattro livelli, di cui la Seconda Divisione e la Prima, a carattere nazionale e gestite dalle Leghe Nord e Sud, mentre i Comitati Regionali federali avrebbero continuato a organizzare il campionati regionali dove le precedenti categorie "Promozione" e Terza Categoria" sarebbero state trasformate in Terza e Quarta Divisione;
  • a partire dalla successiva stagione 1923-24, il campionato sarebbe stato formato da sole 24 squadre mediante la retrocessione di dodici squadre e il blocco una tantum delle promozioni;
  • la Federazione doveva riconoscere la piena validità del titolo di Campione d'Italia guadagnato dalla Pro Vercelli nel concluso torneo confederale.

Il Compromesso Colombo consacrava così la nuova massima categoria, la Prima Divisione, composta da una Lega Nord a 36 società, da ridursi a 24 a partire dalla stagione successiva, più una Lega Sud che invece continuava coi vecchi gironi regionali. La nuova Seconda Divisione comprendeva invece 48 società, suddivise in sei gironi da otto partecipanti, così stabilite:[29]

  • 4 perdenti gli spareggi previsti dal Compromesso Colombo, più le 2 perdenti gli spareggi-salvezza del torneo CCI[28]
  • 28 provenienti dalla Prima Categoria FIGC
  • 4 provenienti dalla Seconda Divisione CCI (i 4 campioni regionali)
  • 6 provenienti dalla Promozione FIGC (i 6 campioni regionali)
  • 2 provenienti dalla Venezia Giulia
  • 1 indicata dalla CCI
  • 1 indicata dalla FIGC

In seguito allo scioglimento o la mancata iscrizione di ben dieci delle aventi diritto a parteciparvi, furono ammesse al loro posto le seconde classificate dei campionati regionali di Promozione FIGC e Seconda Divisione CCI.[30]

I vincenti dei gironi di finale di Terza Divisione venivano inoltre promosse, dopo spareggio con squadre della categoria superiore, in Seconda Divisione.

Il sodalizio della Juventus con la famiglia Agnelli e l'ingresso del fascismo nel calcio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1923 e nel 1924 il Genoa completò la sua epopea vincendo i suoi due ultimi titoli e facendo in tempo a divenire la prima società a fregiarsi dello scudetto. La riforma del 1922 aveva definitivamente cambiato il calcio italiano, che si avviava verso il professionismo, chiudendo le porte alle provinciali e a molte Grandi di inizio secolo. Nuove forze facevano irruzione nel campionato.

Il 24 luglio 1923 fu una data storica per il calcio italiano, poiché l'elezione di Edoardo Agnelli alla presidenza della Juventus segnò l'ingresso della potentissima famiglia torinese proprietaria della FIAT nelle vicende del campionato. Gli abbondanti capitali di Casa Agnelli fecero rifiorire il sodalizio bianconero, in gravissima crisi dai tempi della scissione che aveva fatto nascere il Torino, e lo portarono nel giro di tre decenni a diventare la più titolata squadra italiana.

La formazione del Bologna scudettata nel 1925.

Nel frattempo però nacque anche l'astro del Bologna che sospinto dalle reti del bomber Angelo Schiavio, raggiunse lo scudetto nel 1925 dopo un'interminabile e polemicissima serie di finali contro i genoani, segnate da gravi disordini di ordine pubblico che sfociarono addirittura in scontri con colpi di armi da fuoco.

La Carta di Viareggio[modifica | modifica wikitesto]

L'epilogo del campionato del 1925, a sua volta segnato dall' esito di quello del 1924, obbligò a riconsiderare la struttura del Progetto Pozzo, che conferiva ad una doppia finale il compito di assegnare lo scudetto, in quanto tali appuntamenti si erano rapidamente riempiti di una tensione tale da comportare ingestibili problemi di ordine pubblico. Si fece dunque largo l'idea dell'istituzione di una divisione d'onore a girone unico a 16 squadre; tale proposta aveva anche il pregio di aumentare gli scontri diretti fra le maggiori società nazionali, ridottisi dopo la divisione in due gironi separati. L'attuazione di tale piano imponeva, tuttavia, la riduzione del numero delle partecipanti al torneo: venne dunque deciso, all'assemblea federale del 17 agosto 1925, che, a fine stagione, sarebbero state ben quattro le retrocessioni per ogni girone della Lega Nord.[31]

Con la prima storica Grande del campionato definitivamente avviata sul viale del tramonto, le due nuove Potenze del torneo si ritrovarono a contendersi direttamente fra loro la vittoria l'anno successivo, e stavolta a prevalere furono i bianconeri che si aggiudicarono il loro secondo scudetto a ventun anni di distanza dal primo.

Anche questa stagione si concluse in modo confuso, con diverse gare rinviate per problemi di ordine pubblico, i dirigenti federali divisi sul da farsi e le grandi società a spingere per una nuova riforma del campionato, confacente ai loro interessi. La crisi gestionale del mondo del calcio italiano si aggravò fra maggio e giugno, quando scoppiò uno sciopero arbitrale. Il regime fascista, interessato alla sottomissione dello sport nazionale al suo disegno totalitario, reagì duramente a questa forma di protesta, già bandita dal governo in altri settori. Il 27 giugno l'intera dirigenza della Federazione rassegnò le dimissioni ma, anziché indire nuove elezioni, demandò i propri poteri al CONI, già controllato dal regime tramite il suo presidente Lando Ferretti; costui nominò a sua volta tre importanti personalità, il presidente della Fortitudo Roma Italo Foschi, il Presidente dell'Associazione Italiana Arbitri ex vicepresidente dell'Inter Giovanni Mauro e il presidente del Bologna Paolo Graziani, a formare una Commissione di Riforma dell'ordinamento della FIGC. Ritiratisi in Versilia, il 2 agosto i tre dirigenti emanarono la Carta di Viareggio, documento che aprì il calcio italiano al professionismo ma sancì il definitivo assoggettamento della Federazione al totalitarismo fascista.

La carta di Viareggio, oltre a stabilire l'apertura al professionismo e il blocco degli stranieri, segnò inoltre il secondo decisivo passo, dopo il Progetto Pozzo, verso l'introduzione di un girone unico nel campionato italiano. I princìpi di unità nazionale portati avanti dal fascismo mal si rispecchiavano in un torneo che fin dalla sua nascita era stato nettamente suddiviso fra un campionato del Nord al quale afferivano tutte le importanti società calcistiche italiane, e uno del Sud contraddistinto dal miserrimo livello tecnico e le cui vincitrici ricevevano sistematicamente pesanti cappotti nelle finalissime nazionali. Venne quindi disposta:

  1. la creazione di una Divisione Nazionale unica per tutta Italia per l'assegnazione dello scudetto, formata da due raggruppamenti per un totale di 20 squadre. Di queste, tenendo inevitabilmente conto dell'abissale differenza di valore sportivo fra i sodalizi delle due metà della Penisola, diciassette sarebbero giunte dalla ex Lega Nord, e tre dalla ex Lega Sud. In particolare, le squadre del Nord sarebbero state le sedici aventi diritto alla partecipazione al massimo campionato della nuova stagione, più un'ultima da individuarsi grazie ad un torneo di spareggio fra le otto retrocesse dell'annata appena conclusa. Per quanto riguarda il Sud, due posti vennero attribuiti alle due fresche finaliste di Lega, l'Internaples e l'Alba, mentre il terzo fu assegnato d'ufficio alla romana Fortitudo: tale atto d'império fu giustificato con la necessità di dare adeguata visibilità alla Capitale con due squadre diverse nel campionato come accadeva alle grandi città del Nord, ma non può passare inosservato il fatto che presidente della Fortitudo era proprio Italo Foschi, cioè uno dei tre redattori della Carta stessa.
  2. Il secondo gradino nella nuova piramide calcistica fu preso dalla vecchia e ora degradata Prima Divisione. In un primo momento si era pensato di strutturare il torneo su gironi di otto squadre, mentre poi, per analogìa con la serie superiore, i ranghi di ogni raggruppamento furono elevati a dieci. Furono dunque istituiti un Gruppo Nord da trenta squadre, ulteriormente frazionato in tre gironi equivalenti, e un Gruppo Sud da dieci. Le società del Nord sarebbero state le sette retrocesse dagli spareggi per l'ammissione alla Divisione Nazionale, più ventidue formazioni d'élite della Seconda Divisione 1925-26, e con l'aggiunta infine della marchigiana Anconitana che veniva aggregata al torneo settentrionale. Le società del Sud, inquadrate in un girone unico, furono invece scelte fra quelle intermedie nelle classifiche della scorsa Prima Divisione, tolte le tre ammesse alla Divisione Nazionale e le retrocesse nella Seconda Divisione.
  3. Al di sotto il terzo gradino consistette nella Seconda Divisione, con un Gruppo Nord strutturato in maniera identica a quello della categoria cadetta, e un Gruppo Sud che raccoglieva invece quella trentina di società appartenenti alla disciolta Lega Sud che non erano riuscite a trovar spazio nelle serie superiori.
  4. Scendendo ulteriormente, i Direttòri Regionali avrebbero organizzato, a seconda del numero delle società ad essi affiliate, una Terza Divisione mentre la Quarta Divisione veniva definitivamente abolita attraverso l'ammissione d'ufficio di tutte le società aventi almeno 2 anni di anzianità in seno alla FIGC (e per questo motivo a 2 regioni, alla Lombardia e all'Emilia, fu concesso di organizzarla fino al 1927-28 per poter progressivamente ammettere alla Terza Divisione le società di più recente affiliazione).

La ristrutturazione su scala nazionale dei campionati non poteva avvenire in molte realtà locali sulla base delle società esistenti. Specialmente nelle città del Sud vi era una pletora di piccolissime squadre insignificanti dal punto di vista tecnico, ciascuna rispecchiante un singolo quartiere o una particolare classe sociale. In particolare i tre maggiori nuclei urbani del Centro-Sud, Firenze, Roma e Napoli, non avevano una singola società che potesse neanche lontanamente competere con i grandi "club" del Nord. Il fascismo decise quindi di creare una squadra competitiva per ognuna delle città citate (e anche per altre) costringendo quelle esistenti a fondersi tra loro: così a Firenze dalla fusione del Club Sportivo Firenze con la Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas nacque la Fiorentina (1926), a Roma con la fusione tra Alba, Fortitudo e la squadra di categoria inferiore del Roman sorse la Roma (1927), mentre a Napoli già da quattro anni si aveva una rappresentante unica, l'Internaples. Anche qui però il livello tecnico era oltremodo basso e fu così che l'imprenditore Giorgio Ascarelli convinse i soci dell'Internaples a sciogliere la società e a formare un rinnovato sodalizio con l'apporto di forze nuove: nacque così il Napoli. Le fusioni societarie continuarono negli anni immediatamente successivi, sempre su spinta del regime che vedeva di cattivo occhio rivalità all'interno delle città contrastanti con le sue finalità di pace sociale. Fu così che nel 1928 la Liberty e l'Ideale formarono il Bari F.C., mentre simili iniziative si diffusero in tutta Italia come ad esempio a Taranto e a Fiume. Un minor numero di squadre avrebbe inoltre dato la possibilità ad un maggior numero di città di partecipare ai più importanti campionati: in tal senso va letta la creazione della Dominante, in pratica la prima versione della Sampdoria, dall'unione fra Andrea Doria e Sampierdarenese, e quella dell'Ambrosiana dalla fusione fra Inter e US Milanese.

Dal Caso Allemandi al Girone unico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Caso Allemandi e Girone unico.
Il Torino che rivinse lo scudetto nel 1928 dopo la revoca del precedente per illecito.

La nuova formula della Divisione Nazionale prevedeva ora, in luogo della serie di finali, un raggruppamento conclusivo con le migliori sei squadre (tre per girone) della fase eliminatoria, mentre le escluse avrebbero partecipato a un torneo di consolazione detto Coppa CONI e le peggiori quattro (due per girone) retrocesse in Prima Divisione (il campionato cadetto). Il Torino, allestito dal presidente conte Enrico Marone di Cinzano, vinse il proprio girone e, trascinato dal cosiddetto Trio delle Meraviglie composto da Julio Libonatti, Adolfo Baloncieri e Gino Rossetti, spiccò il volo tagliando in testa il traguardo. La gioia dei granata fu però di breve durata, poiché nell'autunno successivo il sodalizio piemontese incappò nello scandalo del Caso Allemandi, in cui venne accusato di aver avvicinato e corrotto il terzino juventino Luigi Allemandi, e che gli costò la revoca dello scudetto. La reazione psicologica alla condanna avvenuta su base indiziaria e non probatoria, fu comunque la molla per il rilancio in classifica dei granata, partiti inizialmente un po' appagati nella nuova stagione. La sorte volle che la nuova annata divenisse quasi la copia della precedente, e il 22 luglio allo stadio Stadio San Siro di Milano il Torino si riaggiudicò nuovamente un titolo che questa volta non gli tolse nessuno.

Il deciso attivismo del presidente federale Leandro Arpinati partorì nell'estate del 1928 una novità che divenne tappa storica per il calcio italiano. Il mondo del pallone tricolore era infatti oramai pronto per dare una svolta che lo portasse ad assumere un'organizzazione simile a quella del campionato inglese, e fu così decisa quella svolta che portò all'introduzione anche in Italia della formula del Girone Unico, tra le proteste dei club più piccoli, spaventati all'idea di venire inghiottiti, come puntualmente avvenne, dalle categorie inferiori. Il 18 marzo una deliberazione del Direttorio Divisioni Superiori annunciava che:

« ...nella stagione 1929-30 avremo in Divisione Nazionale 32 squadre delle quali 16 parteciperanno alla Serie A e 16 alla Serie B... Questo sistema in sostanza porta a quel girone unico da tanto tempo atteso, mentre crea tra la massima categoria e la Prima Divisione un utile cuscinetto. Nella stagione 1928-29 si avrà invece un campionato di transizione: verrà giocato su due gironi di 12 squadre ciascuno, cioè le attuali meno l'Hellas e la Reggiana, oltre ovviamente alle vincenti dei quattro gironi della Prima Divisione. Le prime quattro classificate di ogni girone (totale 8 squadre) disputeranno un girone finale per il titolo di campione d'Italia 1928-1929, mentre le 16 escluse disputeranno la Coppa CONI. Le prime quattro classificate di ogni girone della Coppa CONI (totale 8 squadre) andranno per la stagione 1929-30 a completare la Serie A con le otto finaliste, mentre le ultime quattro classificate di ogni girone, più le prime due classificate di ogni girone di Prima Divisione (totale 16 squadre) formeranno la Serie B della Divisione Nazionale. »
(Deliberazione della FIGC riportato da La Stampa del 19 marzo 1928, p. 2.)

Il nuovo campionato sarebbe stato quindi l'ultimo disputato con la formula dei due gironi introdotta nel 1921, mentre dalla stagione successiva le grandi squadre sarebbero state riunite in un nuovo torneo, la Serie A, mentre le escluse avrebbero costituito l'altrettanto inedita Serie B. Tuttavia, successivamente, Arpinati decise di allargare ulteriormente l'ultimo campionato di Divisione Nazionale. Con decreto del 28 giugno deliberò che:

« Nella prossima stagione al campionato di Divisione Nazionale parteciperanno 32 squadre, che giuocheranno in due gironi di 16 ciascuna... Le iscrizioni si chiuderanno il prossimo 10 luglio. In base alle medesime pervenute, il Direttorio Federale stabilirà i gironi fissando di conseguenza le varie squadre da promuovere. Tuttavia possiamo finora comunicarvi che in Divisione Nazionale entreranno otto squadre più delle previste seguendo nella scelta criteri politici oltre che sportivi. Oltre alle 24 che già hanno diritto, andranno dunque nella massima categoria le seguenti squadre: Hellas, Reggiana, Triestina (indipendentemente quest'ultima dal posto che occupa in classifica, ma in omaggio agli altri titoli della nobilissima Trieste), la Fiorentina, il Legnano, la Milanese, la Venezia e la Prato, tenendo per questa in conto che la cittadina toscana ha ben 155 giuocatori tesserati... »
(Deliberazione della FIGC riportato da La Stampa del 29 giugno 1928, p. 5.)

Ripescò quindi anche le due ultime classificate del campionato di Divisione Nazionale appena concluso (Verona e Reggiana) e vennero quindi promosse d'ufficio le seconde classificate dei quattro gironi della Prima Divisione appena conclusa, tra cui spiccavano due società rappresentanti capoluoghi regionali, cioè il Venezia e la giovanissima Fiorentina. A completare l'organico venne iscritta d'ufficio la Triestina, con l'evidente obiettivo politico di inserire nel giro del grande calcio quei territori orientali annessi dall'Italia nel 1919 con la vittoria nella Grande Guerra, ma che fino a quel punto non erano riusciti a scalfire le gerarchie del consolidato calcio della Penisola. Fu promossa a tavolino anche la US Milanese, che tuttavia prima dell'inizio del campionato fu costretta dalle autorità fasciste a fondersi con l'Inter, formando la nuova società dell'Ambrosiana; essendo rimasto un posto vacante a causa della fusione, fu ammessa in extremis in Divisione Nazionale la Fiumana, sempre con l'intento di inserire nel giro del grande calcio squadre provenienti dalla Venezia Giulia.

Tale allargamento una tantum dell'ultimo torneo di Divisione Nazionale, ottenuto ripescando tutte le retrocesse e includendovi varie squadre cadette, era finalizzato a dare maggiore rappresentatività geografica alla manifestazione. Le 32 società partecipanti al Campionato di Divisione Nazionale sarebbero state suddivise in due serie:

  1. le prime otto classificate di ogni girone avrebbe formato la Serie A.
  2. quelle intermedie tra la nona e la quattordicesima posizione sarebbero state ammesse alla Serie B insieme alle quattro vincenti della Prima Divisione
  3. le ultime due classificate sarebbero state retrocesse in terza serie (Prima Divisione)

A campionato concluso, Arpinati decise tuttavia di allargare il primo campionato di Serie A a 18 squadre, ammettendovi quindi anche Napoli, Lazio e Triestina, e anche il campionato di Serie B venne allargato a 18 squadre, ripescando nel campionato cadetto le 4 retrocedende in Prima Divisione. La finale tra le due vincenti dei gironi vide i granata soccombere al Bologna nello spareggio disputato al Flaminio di Roma.

La Serie A[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Serie A.

Nel 1929 la FIGC e Arpinati realizzarono dunque, come negli altri paesi, un campionato nazionale a girone unico. Il progetto iniziale prevedeva una prima categoria composta da sedici squadre, ovvero quelle che si erano classificate tra le prime otto nei due gironi in cui era diviso il campionato precedente. Il protrarsi dello spareggio per l'ottavo posto fra Napoli e Lazio portò ad ammetterle entrambe, e con il ripescaggio della Triestina per motivi patriottici il numero delle squadre fu alzato a 18. Il 6 ottobre 1929 si disputarono dunque le prime 9 partite del campionato 1929-30 che alla fine vide il successo della nuova Ambrosiana di Giuseppe Meazza, una squadra creata dal regime fondendo d'autorità l'Inter con l'US Milanese. Nel 1934 le squadre partecipanti furono ridotte a 16.

Nella stagione 1939-40, subito dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale, nella prima giornata dell'ultimo campionato del periodo di pace pre-bellico, il 17 settembre del 1939, compaiono sulle casacche dei giocatori per la prima volta i numeri. Finita la Seconda Guerra mondiale, nel 1945-46 il campionato fu diviso in due: un girone dell'Alta Italia con 14 squadre della vecchia Serie A, ed un girone del Centro-Sud con 11 squadre di Serie A e B. Solo nel 1946-47, la Serie A tornò definitivamente al girone unico come oggi lo conosciamo: ne facevano parte 20 squadre, numero che rimase tale fino al 1951-52, quando si ebbe la riduzione a 18 società. Il campionato ritornò a 16 squadre nel 1967 e restò tale fino al 1988, quando ritornò a 18 squadre. Dal 2004, in seguito alle conseguenze del Caso Catania, è a 20 squadre.

Segue l'elenco dei piazzamenti:

Serie A dal 1898 Serie A dal 1929 (girone unico)
Squadra 1º posto 2º posto 3º posto 1º posto 2º posto 3º posto Podi (%) Presenze
Juventus Juventus 31[32] 21 11 29[33] 17 9 68% 81
Milan Milan 18 14 18 15 13 17 56% 80
Inter Inter 18 14 14 16 14 14 54% 82
Torino Torino 8[32] 6 7 5 4 7 23% 70
Genoa Genoa 8[32] 4 2 0 1 1 4% 47
Bologna Bologna 7 4 3 5 3 3 16% 68
Pro Vercelli Pro Vercelli 7 1 0 0 0 0 0% 6
Roma Roma 3 12 5 3 12 5 25% 81
Lazio Lazio 2 6 6 2 3 6 15% 71
Napoli Napoli 2 5 9 2 5 9 24% 68
Fiorentina Fiorentina 2 5 6 2 5 6 17% 76
Cagliari Cagliari 1 1 0 1 1 0 6% 35
Sampdoria Sampdoria 1 0 1 1 0 1 4% 57
Verona Verona 1 0 0 1 0 0 4% 25
Casale Casale 1 0 0 0 0 0 0% 4
Novese Novese 1 0 0 0 0 0 0% 0
US Milanese US Milanese 0 2 1 0 0 0 0% 0
Livorno Livorno 0 2 0 0 1 0 6% 18
Vicenza Vicenza 0 2 0 0 1 0 3% 30
Internazionale Torino Internaz. Torino 0 2 0 0 0 0 0% 0
Parma Parma 0 1 2 0 1 2 13% 23
Udinese Udinese 0 1 2 0 1 2 7% 41
Unione Venezia Venezia 0 1 1 0 0 1 8% 12
Perugia Perugia 0 1 0 0 1 0 8% 13
Triestina Triestina 0 1 0 0 1 0 4% 26
Pisa Pisa 0 1 0 0 0 0 0% 7
Sampierdarenese Sampierdarenese 0 1 0 0 0 0 0% 3
FC Torinese FC Torinese 0 1 0 0 0 0 0% 0
Andrea Doria Andrea Doria 0 0 2 0 0 0 0% 0
Modena Modena 0 0 1 0 0 1 8% 13
Padova Padova 0 0 1 0 0 1 6% 16
Alessandria Alessandria 0 0 1 0 0 0 0% 13
Totale 111 113[34] 94[35] 82 84[36] 85[37] - -

La Serie B[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Serie B.

La riforma epocale concepita dalla Carta di Viareggio nel 1926 fu portata a compimento nel 1928 dal nuovo presidente della FIGC, il gerarca fascista bolognese Leandro Arpinati. L'influente politico stabilì la creazione di lì ad un anno di un campionato cadetto radicalmente diverso, e cioè non più un torneo interregionale, bensì un girone unico nazionale esattamente identico a quello parimenti progettato per il campionato maggiore: nacque così, nel 1929, la Serie B.

La prima edizione vide ai nastri di partenza 18 squadre, un format che rimase inalterato fino al 1933, quando si provò la suddivisione su due raggruppamenti. L'esperimento non fu però felice, e nel 1935 si tornò al modello originale che, salvo un tentativo di riduzione fra il 1936 e il 1938, si protrasse fino allo stop dovuto alla Seconda guerra mondiale.

Nell'immediato dopoguerra, le colossali distruzioni belliche unite alla diffusa povertà impedirono la subitanea riproposizione del torneo, che si sviluppò con modalità differenziate fra le due aree del paese, il Nord e il Sud. Nel 1948 finalmente la F.I.G.C. riuscì a ricreare un girone unico a 22 squadre, ridotte poi nuovamente a 18 nel 1952. Nel 1958 si decise un allargamento dell'organico a 20 società, stabilendo un format che, tranne in un'occasione (campionato 1967-68, a 21 squadre per la diminuzione da 18 a 16 delle partecipanti alla Serie A) rimase inalterato per ben quarantacinque anni. Furono le conseguenze del cosiddetto Caso Catania a sconvolgere nel 2003 la consolidatissima tradizione e a portare il lotto delle iscritte al record assoluto di 24 squadre, poi scese a 22 l'anno successivo. Attualmente il presidente federale Giancarlo Abete ha espresso l'intenzione di riportare la categoria al suo organico standard di 20 club.

Periodo
Partecipanti
1929 - 1933
18
1933 - 1934
26 su due gironi
1934 - 1935
32 su due gironi
1935 - 1936
18
1936 - 1937
16
1937 - 1938
17
1938 - 1943
18
1946 - 1947
60 su tre gironi
1947 - 1948
54 su tre gironi
1948 - 1950
22
1950 - 1951
21
1951 - 1952
20
1952 - 1958
18
1958 - 1967
20
1967 - 1968
21
1968 - 2003
20
2003 - 2004
24
2004 - 2014
22

Rappresenta il campionato di livello più basso cui abbiano mai preso parte sei squadre: la Juventus, la Lazio, il Milan, la Roma, la Sampdoria ed il Torino.

Sono 140 le squadre ad aver preso parte agli 82 campionati di Serie B che sono stati disputati a partire dal 1929-30 fino alla stagione 2013-14. Differentemente dalla Serie A, non tutti i campionati di Serie B sono stati disputati a girone unico.

Il Brescia detiene anche il record di partecipazioni consecutive (18, dal 1947-48 al 1964-65).

Il Monza è la squadra con più partecipazioni alla Serie B fra quelle che non sono mai approdate in Serie A.

La Lega Pro / Serie C[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lega Pro.

Fu introdotta nel 1935, a continuazione di una riforma dei campionati nazionali iniziata nel 1929 con la creazione del girone unico nazionale per le prime due divisioni, denominate Serie A e Serie B. Inizialmente fu costituito da 4 gironi da 16 squadre suddivise su base geografica, che diventarono 5 dall'anno successivo per riportare la serie cadetta a 18 squadre.

Nel 1938 i gironi, formati da un numero variabile da 11 a 14 squadre, diventarono ben 8 e fu perciò necessario il ricorso a due gironi di finale affinché le vincitrici dei gironi si contendessero i quattro posti per la promozione. La formula rimase immutata fino al 1942 (con l'unica nota che quasi tutti i gironi furono portati allo standard di 16 squadre), quando i gironi diventarono 12, sempre con quattro promozioni determinate da due gironi di finale.

Dopo la Seconda guerra mondiale vi fu una situazione anomala per tutti i campionati nazionali della stagione 1945-1946, che furono separati fra una Lega Nazionale Alta Italia, che per quanto riguarda le squadre di Serie C ne aggregò un gruppo d'élite alla Serie B mentre strutturò le restanti su 9 gironi con una lunga serie di spareggi per la determinazione delle promozioni, e una Lega Nazionale Centro-Sud che invece inserì tutte le sue società di C in 6 gironi. Nel campionato successivo la Serie C passò invece sotto l'organizzazione di tre nuove leghe interregionali: la Lega Interregionale Centro formata da 6 gironi, la Lega Interregionale Sud suddivisa in 3 gironi, e la Lega Interregionale Nord che fu conservata in 9 gironi nonostante l'Emilia-Romagna fosse stata scorporata dal calcio settentrionale. Fu quindi raggiunto il record di 18 gironi complessivi, che durò per due stagioni.

Nel 1948 vi fu una riforma della Serie C portata alla formula originaria dei quattro gironi su base interregionale, che raccoglieva le squadre in questa maniera:

  • Girone A: Nord-Ovest
  • Girone B: Nord-Est
  • Girone C: Centro e Sardegna
  • Girone D: Sud e Sicilia

Le vincitrici di ciascuno di questi gironi erano promosse in Serie B.

Nel 1952 vi fu l'unificazione dei quattro gironi in un girone unico con due promozioni ai cadetti e quattro retrocessioni in IV Serie, con un numero di squadre che si attestò a 18 in maniera continuativa. Unica anomalia fu la riduzione a tre delle promozioni del 1957, mentre nel 1958 vennero solo promosse 2 squadre senza alcuna retrocessione per l'ennesima riforma.

A partire dal 1958 si tornò ad una formula a più gironi, passando dapprima a due e poi a tre gironi (1959), per un totale di 54 compagini. Per la stagione 1959-60, dunque, si costituì la Lega Nazionale Semiprofessionisti, con sede a Firenze, che aveva il compito di riorganizzare e armonizzare i campionati di Serie C e Serie D (ex IV Serie). Ogni girone promuoveva una squadra in Serie B e ne retrocedeva 2 in Serie D (3 a partire dal 1968, in seguito all'allargamento dei quadri a 60 squadre). La prima modifica avvenne nel 1967-68: la Serie C viene allargata a 60 squadre, suddivise in tre gironi da venti squadre ciascuno. Il meccanismo per le promozioni restò però invariato.

La Serie C scomparve come campionato unico nel 1978, quando fu divisa in due serie successive:

  • Campionato di Serie C1 con due gironi,
  • Campionato di Serie C2 con quattro gironi, poi ridotti a tre.

La classifica finale del campionato 1977-78 servì per la suddivisione delle squadre nelle due nuove categorie secondo questo schema:

  • la prima classificata di ciascun girone fu promossa in Serie B,
  • le squadre classificate dal secondo al dodicesimo posto furono inserite nel campionato di Serie C1 insieme alle tre retrocesse dalla Serie B, per un totale di 36 squadre suddivise in due gironi da 18 ciascuno,
  • le squadre classificate dal tredicesimo al ventesimo diedero invece vita al campionato di Serie C2 insieme alle squadre promosse dalla Serie D, per un totale di 72 squadre suddivise in quattro gironi da 18 ciascuno.

Nel 1993, limitatamente alla Serie C1, venne introdotta una riforma, che portò all'istituzione di playoff e playout, e alla sperimentazione dei 3 punti a vittoria (poi introdotti in tutte le serie). Nel 1994 i playoff ed i playout vengono introdotti anche in Serie C2, con lo stesso regolamento dell'anno precedente. Nel 2000 viene istituita la Supercoppa di Lega Serie C1, un trofeo che vede di fronte le vincenti dei due gironi di Serie C1. Nel 2006 viene istituita anche la Supercoppa di Lega Serie C2, un torneo triangolare che vede di fronte le vincenti dei tre gironi di Serie C2.

Nel luglio 2008 la Lega Professionisti Serie C diviene Lega Italiana Calcio Professionistico, primo passo di un processo di rinnovamento dell'ex Serie C. All'inaugurazione della nuova sede a Firenze era presente anche il presidente dell'UEFA, Michel Platini.

La Serie D[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Serie D.

L'antenata della Serie D non nacque come da più parti erroneamente ritenuto nel 1952[38] con la riforma del calcio italiano di quell'anno, ma nel 1948 con la riforma del campionato di Serie C, al quale partecipavano un numero assolutamente sproporzionato di squadre. In quell'anno infatti il presidente federale Ottorino Barassi propose di resettare la struttura della piramide calcistica italiana riportandola, come già si era fatto nel 1935, alla situazione del 1929. Se però la Seconda Divisione congegnata da Leandro Arpinati tra il 1928 e il 1929 perse nel giro di due anni il suo carattere interregionale per venire assegnata all'ambito regionale, nel 1948 Barassi volle che la Promozione Interregionale mantenesse come quarto livello un respiro più ampio di quello localistico. Il campionato fu quindi gestito da tre diverse Leghe Interregionali, le stesse che si erano sobbarcate gli ultimi due tornei di Serie C. La manifestazione voleva riesumare non solo nel nome, ma anche nella sostanza quella Promozione che era stata soppressa nel 1922: il valore delle squadre cui vi partecipavano nei due casi era infatti equivalente, essendo del tutto simile la numerosità delle società partecipanti alle categorie ad esse superiori.

Il campionato si chiamò poi IV Serie dal 1952 al 1957, Campionato Interregionale dal 1957 al 1958 e nuovamente IV Serie fino al 1959, quando assunse la denominazione di Serie D.

Nel 1978 con la riforma della Lega Nazionale Semi-Pro la Serie C fu sdoppiata in Serie C1 e Serie C2 e il campionato di Serie D perse lo status di Semi-Professionisti. La Serie D divenne di fatto il quinto livello del calcio italiano e la categoria ritornò a livello dilettanti cambiando la denominazione in Campionato Interregionale dalla stagione 1981-82.

Assunse l'attuale configurazione a 162 squadre e 9 gironi a partire dalla riforma del 1992, anno in cui cambiò nome in Campionato Nazionale Dilettanti, per poi tornare all'attuale nome di Serie D nel 2000.

Note: per una migliore comprensione vedi anche l'evoluzione dei livelli del calcio italiano.

La Coppa Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Coppa Italia.

La Coppa Italia, ufficialmente chiamata TIM Cup per ragioni di sponsorizzazione, è la coppa nazionale calcistica italiana. Si tiene sotto la giurisdizione della FIGC ed è stata organizzata a cadenza annuale dal Direttorio Divisioni Superiori sino all'edizione 1942-1943 e dalla Lega Nazionale Professionisti sino all'edizione 2009-2010. Dall'edizione 2010-2011 la coppa è organizzata dalla Lega Serie A.

La prima edizione si svolse nel 1922. Fatta eccezione per il torneo 1926-27, interrotto agli ottavi di finale, non fu più riproposta fino alla stagione calcistica 1935-36. La manifestazione ebbe un altro stop, a causa della seconda guerra mondiale, nel 1943 e riprese soltanto nel 1958.

La squadra che vince il trofeo ottiene la qualificazione alla fase a gironi della UEFA Europa League per la stagione seguente. Qualora la squadra vincitrice abbia invece già ottenuto la qualificazione alla UEFA Champions League, è la finalista perdente ad accedervi di diritto, partendo dai preliminari. Qualora anche la finalista perdente si sia qualificata per una delle due coppe europee, ad accedere alla Europa League è la sesta classificata della Serie A. Nel caso in cui la vincitrice della Coppa Italia sia anche qualificata all'Europa League tramite campionato, non scatta il ripescaggio della finalista perdente, bensì della migliore esclusa dalla zona Europa League in campionato.

La squadra detentrice della Coppa Italia può sfoggiare sulle proprie divise ufficiali una piccola coccarda tricolore, ed incontra i campioni d'Italia nella Supercoppa italiana, sfida d'apertura della stagione agonistica nazionale. Il record di coppe vinte appartiene alla Juventus e alla Roma, entrambe a quota 9 trofei. Il trofeo è stato vinto finora da sedici squadre diverse.

L'accoppiata Scudetto-Coppa Italia si è verificata sette volte: due volte ad opera della Juventus, nel 1960 e nel 1995, e dell'Inter nel 2006 e nel 2010, ed una ciascuno ad opera di Torino nel 1943, Napoli nel 1987, e Lazio nel 2000. Il Milan nel 2003 e l'Inter nel 2010 sono invece le uniche squadre ad aver vinto contemporaneamente la Coppa Italia e la Champions League. Un record è detenuto dal Napoli: gli azzurri nel 1987 si aggiudicarono il trofeo vincendo tutte le tredici gare disputate; impresa poi eguagliata dalla Fiorentina nel 1996 e dall'Inter nel 2010, ma con un numero inferiore di gare disputate. Inoltre lo stesso Napoli (nel 1962) e il Vado (vincitore della prima edizione del trofeo) sono le uniche due società ad aver vinto la competizione non militando nella massima serie.

Parallelamente alla coppa maggiore, le leghe inferiori della FIGC organizzano proprie coppe nazionali di categoria: la Coppa Italia Lega Pro, la Coppa Italia Serie D e la Coppa Italia Dilettanti.

Di seguito i vincitori:

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Albo d'oro della Coppa Italia.
Club Coppe vinte
Roma Roma 9
Juventus Juventus 9
Inter Inter 7
Fiorentina Fiorentina 6
Lazio Lazio 6
Torino Torino 5
Milan Milan 5
Napoli Napoli 5
Sampdoria Sampdoria 4
Parma Parma 3
Bologna Bologna 2
Atalanta Atalanta 1
Genoa Genoa 1
Venezia Venezia 1
Vado Vado 1
Vicenza Vicenza 1

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini
  • 1898 Nasce il Campionato Federale di Football (1ºl)
  • 1904 Prima Categoria (1ºl)
    • 1904 si affianca la Seconda Categoria (2ºl)
    • 1912 la 2C cambia nome in Promozione (2ºl)
Le riforme
  • dal 1915 al 1919 interruzione dei campionati sostituiti da tornei (coppa federale e tornei locali)
  • 1921 Progetto Pozzo
  • 1921/1922 due campionati distinti
  • 1922 Compromesso Colombo (riforma dei campionati)
  • 1922 Prima divisione (1ºl)
    • Seconda divisione (2ºl)
  • ago 1926 Carta di Viareggio (campionato fascista/nasce il professionismo)
  • 1927 Divisione Nazionale (1ºl)
    • retrocessa Prima Divisione (2ºl)
La Serie A
  • 1929 Serie A (girone unico)
    • Serie B
      • retrocessa Prima Divisione (3ºl)
  • 1936 Serie C (3ºl)
    • 1948 Promozione (4ºl)
    • 1952 cambia nome in IV Serie (4ºl)
    • 1957 cambia nome in Interregionale (4ºl)
    • 1959 Serie D (4ºl)
  • 1978 Serie C divisa in C1 e C2 (3ºl e 4ºl)
    • 2008 Cambia nomi in Lega Pro Prima Divisione (3ºl) e Lega Pro Seconda Divisione (4ºl)
    • Serie D retrocessa (5ºl)
    • 1981 Cambia nome in Campionato Interregionale
    • 1992 Cambia nome in Campionato Nazionale Dilettanti
    • 2000 Torna nome Serie D

Primo livello

  • Dal 1898 al 1903: Campionato Federale di Football
  • Dal 1904 al 1921: Prima Categoria
  • Dal 1922 al 1926: Prima Divisione
  • Dal 1927 al 1929: Divisione Nazionale
  • Dal 1929 in poi: Serie A

Secondo livello

  • Dal 1904 al 1911: Seconda Categoria
  • Dal 1912 al 1921: Promozione
  • Dal 1922 al 1926: Seconda Divisione
  • Dal 1927 al 1929: Prima Divisione
  • Dal 1929 in poi: Serie B

Terzo livello

  • Dal 1930 al 1935: Prima Divisione
  • Dal 1936 in 1978: Serie C
  • Dal 1978 al 2008: Serie C1
  • Dal 2008 al 2014: Lega Pro Prima Divisione
  • Dal 2014 in poi: Serie C

Quarto livello

  • Dal 1978 al 2008: Serie C2
  • Dal 2008 al 2014: Lega Pro Seconda Divisione

Quinto livello (dilettantistico), Quarto livello dal 2014 grazie all'accorpamento della Lega Pro in una sola categoria

  • Dal 1948 al 1952: Promozione interregionale (4º livello)
  • Dal 1952 al 1959: IV Serie
  • Dal 1959 al 1981: Serie D (dal 1978 5º livello)
  • Dal 1981 al 1992: Campionato interregionale
  • Dal 1992 al 2000: Campionato Nazionale Dilettanti
  • Dal 2000 in poi: Serie D

Statistiche aggiornate al 13 maggio 2012: In Italia, fra i professionisti, Piola è il giocatore che ha siglato più reti, 364, seguito a ruota da Meazza 338, Del Piero 321, Baggio 318, Inzaghi 315. Il giocatore che ha fatto più reti con la stessa squadra è il già citato Del Piero con 290, seguito da Meazza 282, mentre il giocatore che ha segnato di più in Serie A con la stessa squadra è Totti con 212 reti. La coppia gol più prolifica che abbia giocato in Italia è composta da Del Piero e Trezeguet alla Juventus con un totale di 354 gol.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ da Genoacfc.it
  2. ^ da Mentelocale.it
  3. ^ a b Antonio Papa e Guido Panico, Storia sociale del calcio in Italia, Il Mulino, Bologna 1993
  4. ^ Romanato, pag.217-218 "I giuochi ginnastici raccolti e descritti per la scuola e per il popolo" pubblicato a Milano dalla casa editrice Hoepli nei primi mesi dell'anno 1895.
  5. ^ a b Chiesa, p. 10.
  6. ^ Salvo imprevisti rimbalzi o respinte del portiere o dei difensori nel tentativo di salvare sulla linea quando la palla era già entrata.
  7. ^ Chiesa, p. 15.
  8. ^ Chiesa, p. 18.
  9. ^ L'astensione del Milan Club dai Campionati., La Stampa, 2 gennaio 1908, p. 4.
  10. ^ La Finale di Campionato a Torino., La Stampa, 7 maggio 1908, p. 4. URL consultato il 17 aprile 2012.
  11. ^ Chiesa, pp. 20-21.
  12. ^ I Campionati Federali a Torino. La vittoria del FC Torino. in La Stampa, 25 gennaio 1909, p. 4. URL consultato il 17 aprile 2012.
  13. ^ Chiesa, p. 21.
  14. ^ Chiesa, p. 19.
  15. ^ Chiesa, p. 24.
  16. ^ Chiesa, pp. 25-32.
  17. ^ Chiesa, pp. 39-40.
  18. ^ Chiesa, p. 40.
  19. ^ Chiesa, p. 41.
  20. ^ Chiesa, pp. 42-43.
  21. ^ Chiesa, p. 43.
  22. ^ Chiesa, p. 48.
  23. ^ Chiesa, p. 34.
  24. ^ Chiesa, pp. 36-37.
  25. ^ L'assemblea generale della Federazione del Foot-Ball, La Stampa, 2 settembre 1912. URL consultato il 7 novembre 2010.
  26. ^ a b La Cronaca sportiva del lodigiano e del cremasco (08/lug/1921, Fasc. 25), p. 1
  27. ^ a b c d e La Cronaca sportiva del lodigiano e del cremasco (15/lug/1921, Fasc. 26), p. 1
  28. ^ a b Stefano Olivari, Lo stile di Rosetta in blog.guerinsportivo.it, 15 febbraio 2011. URL consultato il 13 gennaio 2012.
  29. ^ La Cronaca sportiva (07/lug/1922, Fasc. 25), pp. 2-3.
  30. ^ La Cronaca sportiva (03/nov/1922, Fasc. 36), p. 1.
  31. ^ Le due assemblee della federazione calcistica, La Stampa, 17 agosto 1925. URL consultato il 3 novembre 2010.
  32. ^ a b c Il titolo del 1914-1915 fu assegnato al Genoa senza la definizione del primo posto. Il titolo del 1926-1927 fu revocato al Torino senza che il primo posto dei granata venisse annullato. Il titolo del 2004-2005 fu revocato alla Juventus senza che il primo posto dei bianconeri venisse annullato.
  33. ^ Il titolo del 2004-2005 fu revocato alla Juventus senza che il primo posto dei bianconeri venisse annullato.
  34. ^ Nel 1914-1915 il secondo posto non fu definito. Nel 1947-1948 Milan, Juventus e Triestina furono seconde a pari merito.
  35. ^ La terza piazzata del 1898 è ignota. Dal 1899 al 1904, nel 1909, dal 1910-1911 al 1925-1926 e nel 1928-1929 non ci furono terze classificate. Nel 1947-1948 Milan, Juventus e Triestina si piazzarono seconde a pari merito. Negli anni 1927-1928, 1932-1933, 1937-1938, 1953-1954, 1955-1956 due squadre si posizionarono terze ex aequo.
  36. ^ Nel 1947-1948 Milan, Juventus e Triestina furono seconde a pari merito.
  37. ^ Nel 1947-1948 Milan, Juventus e Triestina si piazzarono seconde a pari merito. Negli anni 1932-1933, 1937-1938, 1953-1954, 1955-1956 due squadre si posizionarono terze ex aequo.
  38. ^ Storia della Serie D su serie-d.com.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maurizio Romanato, Francesco Gabrielli (1857-1899). Le origini del calcio in Italia dalla Ginnastica allo Sport, Edizioni Antilia S.a.s., ottobre 2008, ISBN 978-88-87073-86-7.
  • Antonio Ghirelli, Storia del calcio in Italia, Einaudi, 1954 (2ª ed. 1990)
  • John Foot, Calcio. 1898-2007. Storia dello sport che ha fatto l'Italia, Rizzoli, Milano, 2007, pp. 621
  • Giuseppe Bagnati - Gaetano Sconzo, Il primo capitano. Francesco Calì e la Nazionale, Antipodes, 2010, ISBN 978-88-96926-00-0
  • Carlo Chiesa, La grande storia del calcio italiano, Guerin Sportivo, 2012-
    • 1.a puntata: 1898-1907, pp. 1–16, in Guerin Sportivo #4 (aprile 2012), pp. 83–98.
    • 2.a puntata: 1908-1910, pp. 17–32, in Guerin Sportivo #5 (maggio 2012), pp. 83–98.
    • 3.a puntata: 1910-1912, pp. 33–48, in Guerin Sportivo #6 (giugno 2012), pp. 83–98.
  • Fabrizio Turco, Vincenzo Savasta, Il Calcio dimenticato. Toro, Genoa, Milan, Juve, il pallone dei pionieri, Roma, Editori Internazionali Riuniti, 2014, ISBN 978-88-359-9419-0.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

calcio Portale Calcio: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di calcio