Il cacciatore di aquiloni

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Il cacciatore di aquiloni
Titolo originale The Kite Runner
Autore Khaled Hosseini
1ª ed. originale 2003
Genere romanzo
Sottogenere romanzo di formazione
Lingua originale inglese

Il cacciatore di aquiloni (The Kite Runner) è il primo romanzo dello scrittore americano di origine afgana Khaled Hosseini, pubblicato in Italia dalle Edizioni Piemme nel 2004.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il cacciatore di aquiloni è un romanzo ambientato in America, in Pakistan e in Afghanistan e narra dell'amicizia tra due coetanei di etnia diversa: Amir e Hassan. Verso il 1971, a Kabul, Amir è un ragazzo afgano di etnia pashtun; Hassan è di etnia hazara e dimostra una grande lealtà verso Amir, suo grande amico, per il quale lavora come domestico con suo padre Alì nella casa di Baba, amico di Alì e padre di Amir, un uomo ricco, intelligente e coraggioso, che riesce sempre a cavarsela grazie alle sue doti. Nonostante Amir sia il figlio di Baba, spesso il padre dimostra di voler più bene ad Hassan, anche quando fa di tutto per far curare il labbro leporino di Hassan, senza badare a spese. Amir accorgendosene soffre incolpandosi per la morte di sua madre, che forse lo voleva bene di più, ed immaginandosela prima della sua morte di parto. Dunque Amir ha un rapporto molto sofferto col padre, ma riesce a trovare conforto in Rahim, altro amico del padre, con cui condivide la passione per la letteratura.

I due amici Amir ed Hassan crescono assieme nella città di Kabul; la loro più grande passione è partecipare all'evento del quartiere: la caccia agli aquiloni. Lo scopo di questo gioco è tagliare, per mezzo del proprio aquilone, il filo di quello degli altri giocatori. Gli aquiloni diventano di proprietà di chi li recupera: chi taglierà il filo del penultimo aquilone rimasto in aria vincerà la competizione e se riesce poi a recuperarlo ne fa il suo trofeo. Nonostante il talento di Hassan essi non riescono ad avere fortuna finché Amir al suo dodicesimo anno di età vince la competizione con Hassan, restando l'unico con l'aquilone in volo.

Alla vittoria, suo padre Baba si mostra fiero di lui per la prima volta; resta tuttavia da recuperare l'aquilone che Amir ha tagliato al momento della vittoria, per portarlo in trionfo: Hassan si mette subito sulle sue tracce e riesce a recuperarlo, ma si imbatte in tre bulli più grandi, che i due amici avevano già incontrato altre volte, e il capo dei quali, Assef, è animato da odio razziale per l'etnia di Hassan. Una volta in particolare Hassan, per proteggere il suo amico, aveva minacciato i ragazzacci con una fionda ed era riuscito a metterli in fuga. Ma ora questi ultimi, vedendolo solo, si vendicano di lui violentandolo e lasciandogli in cambio l'aquilone come trofeo, senza più richiederlo. Amir assiste al fatto di nascosto ma non interviene, non solo perché paralizzato dalla paura, ma soprattutto per timore di vedersi sfuggire l'aquilone, cioè il trofeo con cui sperava di conquistare definitivamente la fiducia di suo padre. Hassan viene scoperto dagli altri con l'aquilone, prima di darlo di nascosto ad Amir, e quindi vince al posto dell'amico.

Amir, sentendosi in colpa per Hassan ferito dai bulli, ma anche accecato dalla gelosia, tronca i rapporti con Hassan e per mandarlo via di casa inscena un falso furto, incolpando lui e il padre Alì. Nel 1981, durante l'invasione sovietica in Afghanistan, Amir e suo padre Baba scappano a San Francisco, in California. Arrivati nella città americana, fanno i venditori al mercatino delle pulci dove Amir, diventato adulto, si innamora di una ragazza di nome Soraya, figlia dell'ex-generale afghano Taheri. Amir, molto portato per la narrativa, si laurea in lettere. Baba si ammala di cancro ai polmoni; il suo ultimo gesto di affetto sarà aiutare il figlio a sposare Soraya, prima di morire.

Passano diversi anni dalla sua morte e, nel frattempo, Amir riesce a pubblicare diversi libri di successo, mentre falliscono tutti i suoi tentativi di avere figli con la moglie Soraya, nonostante la coppia non presenta sintomi di infertilità. Nel 2001, dopo vent'anni, Rahim, il vecchio e saggio amico di Baba, telefona dal Pakistan, dicendo ad Amir che c'è qualcosa che potrebbe fare per Hassan, ora che l'America lotta proprio lì contro l'Afghanistan e l'Iraq, dopo gli attacchi dell'11 settembre. Amir, da 20 anni roso dai sensi di colpa, torna in Oriente fino a Peshawar e incontra Rahim, che gli racconta come Hassan si sia sposato, abbia avuto un figlio, Sohrab, e sia andato a vivere nell'ex-abitazione di Baba, quando loro se n'erano andati. Ma, dopo aver trovato lavoro, Hassan e la moglie sono stati uccisi dai talebani per puro odio razziale e Sohrab è finito in un orfanotrofio. Amir scopre inoltre che Hassan era nato da una relazione tra Baba e l'ormai defunta moglie di Alì, la sua domestica Sanaubar, e che quindi il suo amico visto l'ultima volta, tanti anni prima, era suo fratellastro, mentre Alì in realtà era sterile. Tutte queste cose gliele dice Rahim, che aveva sentito tutto da Baba prima che se ne andasse. Anche Alì è morto per una mina dei talebani.

Scioccato, Amir decide di cercare suo nipote Sohrab con l'aiuto di Farid, da anni nuovo amico di Rahim dopo la partenza di Baba. I due, dopo la morte di Rahim per vecchiaia, si travestono da talebani e tornano in Afghanistan, al centro di Kabul. All'orfanotrofio, scoprono che un talebano diverse volte ha portato via bambini e bambine, che quasi mai sono tornati. Così Amir e Farid continuano a cercare Sohrab, contattando il talebano in questione durante un'esecuzione allo stadio: arrivato alla fortezza del talebano, Amir scopre che si tratta di Assef, il ragazzo che aveva stuprato Hassan quando era bambino, che lo aveva ucciso insieme alla moglie e che ora è lui il comandante dei talebani, uccidendo e violentando i bambini dell'orfanotrofio. Assef riconosce Amir e fa portare Sohrab, che era stato appena catturato dall'orfanotrofio; ordina inoltre alle guardie di lasciare andare Amir con il bambino, se Amir dovesse sopravvivere alla lotta. Assef attacca quindi Amir con il vecchio pugno di ferro e lo riduce in fin di vita, ma Amir ride perché si sente finalmente liberato dal senso di colpa per non aver aiutato Hassan anni prima. Sohrab, vedendo Amir in difficoltà, proprio come il padre in passato, si ribella, punta la vecchia fionda del padre con un lungo sasso appuntito contro Assef e, prima che il talebano gli salti addosso, lo acceca, trapassandogli anche il cervello ed uccidendolo.

Insieme, zio e nipote scappano e, con Farid, raggiungono il Pakistan, dove Amir viene ricoverato in ospedale per le ferite subite; racconta tutto il suo passato a Sohrab e poco a poco si guadagna la sua fiducia e lo convince a venire con lui in America. A Islamabad, Amir cerca di ottenere l'adozione di Sohrab all'ambasciata americana ma, non potendone documentare la morte dei genitori, capisce che l'unico modo è far passare il bambino per un orfanotrofio. Lo comunica al bambino che, sconvolto dall'idea di entrare in una nuova "casa degli orrori", tenta il suicidio tagliandosi i polsi: i medici lo salvano, ma Sohrab ormai si sente tradito definitivamente. Però, dopo aver risolto la pratica del visto e dell'adozione grazie a sua moglie Soraya, Amir torna con il nipote in America, dove Sohrab passa un anno in totale silenzio, per riprendersi da tutti gli orrori. Un giorno, ad un'improvvisa caccia agli aquiloni in America, un angolo della sua bocca si piega ad un fugace sorriso, la prima crepa felice nel muro che ha creato tra lui e il mondo, e, superando gli orrori vissuti, prima di andare a scuola, esce di casa con lo zio-padre adottivo Amir e Soraya a vedere gli aquiloni nel cielo di San Francisco.

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Amir: protagonista del romanzo, è un ragazzo magro e pallido dalle spalle strette, gli occhi di color castano chiaro e piccolo di statura per i suoi dodici anni. Non è molto bravo nel campo sportivo, ma lo è in quello letterario e ama leggere e scrivere in farsi. Una volta adulto, riuscirà a redimersi poiché da ragazzo ha tradito il suo amico per via del suo carattere debole e insicuro.
  • Baba: è soprannominato Toophan Agha, Mister Uragano, per via della sua forza. Il suo vero nome non viene mai rivelato (notare che la parola "Baba" è utilizzata nel mondo musulmano come equivalente dell'italiano "Papà", inoltre come quest'ultima è simile alla parola "Padre", così l'equivalente musulmano è simile alla parola "Ab" che significa appunto "Padre".) Ama molto il calcio e tenta con ogni mezzo di fare in modo che il figlio Amir si dedichi allo sport, ma a quest'ultimo manca l'aggressività per intraprendere un gioco agonistico. Vuole molto bene e stima anche Hassan, che si suppone figlio del suo servo Hazara, provocando l'invidia di Amir. Baba trascorre la maggior parte del tempo con Rahim Khan, nel suo studio a fumare tabacco e a bere nero. È molto orgoglioso, difende ad ogni costo le persone più umili e non ha paura di morire. Muore per cancro ai polmoni. L'ultima sua azione è di chiedere al generale Taheri di concedere la mano di sua figlia Soraya ad Amir.
  • Rahim Khan: il migliore amico di Baba e socio in affari. Spesso è confidente di Amir da bambino e apprezza quelle doti che vengono considerate delle debolezze da Baba. È lui che si occupa della casa di Baba dopo la sua fuga dall'Afghanistan e vi riporta Hassan con la moglie. Quando si accorge di avere poco da vivere, richiama Amir in Pakistan e, dopo avergli svelato che Hassan è il suo fratellastro, lo incarica di tornare in Afghanistan per ritrovare Sohrab.
  • Ali: di animo gentile, servo e amico di Baba. Ha la gamba destra atrofizzata a causa della poliomielite e i muscoli della faccia paralizzati. Trova la gioia con la nascita del figlio. Tuttavia, si scopre che Ali non ha mai avuto figli in quanto sterile e che quindi non è il padre biologico di Hassan. Si scopre inoltre che morirà a causa di una mina.
  • Sanaubar: madre di Hassan, era una sciita di etnia hazara, più giovane del marito di diciannove anni, aveva occhi verdi, un sorriso malizioso e di bell'aspetto. Dopo aver dato alla luce il figlio, fugge con una compagnia di ballerini e cantanti girovaghi. Ritroverà il figlio da vecchia e vivrà con lui e con suo nipote Sohrab, fino a quando non morirà nel 1995.
  • Hassan: figlio di Ali e Sanaubar, di origine Hazara. Viso perfettamente tondo, con il naso largo e piatto, gli occhi a mandorla, giallo oro, verdi, o azzurri come zaffiri a seconda della luce. Ha piccole orecchie dall'attaccatura bassa e il mento appuntito. Ha il labbro leporino, che in seguito verrà corretto tramite un'operazione chirurgica. Hassan nei confronti d'Amir è molto gentile, ed è sempre pronto a proteggerlo in caso di pericolo. La sua arma migliore è la fionda. Si scopre che Hassan e Amir sono fratelli, e che in realtà Sanaubar aveva tradito il marito con Baba. Hassan si sposa con Farzana, ma poi i due verranno assassinati dai talebani e il loro bambino, Sohrab, rimarrà orfano.
  • Assef: figlio di Mahumud, un pilota di aerei pashtun amico del padre di Amir, e di una tedesca. Nel quartiere in cui vive la sua parola è legge ed è lui l'antagonista principale del romanzo. Alcuni ragazzi lo avevano soprannominato “il mangiatore d’orecchie” (Goshkor). Assef è senza dubbio il più spietato tormentatore d'Ali, nonché di Amir e soprattutto di Hassan, che prende in giro per le sue origini. Un giorno Hassan minaccia con la fionda Assef, e dopo qualche tempo lui si vendica, violentandolo davanti agli occhi di Amir. Assef ha idee razziste e pensa di fare una pulizia etnica, proprio come Hitler. La sua idea non si smentisce, quando per il compleanno d'Amir gli regala proprio una biografia del Führer. Anni dopo, Assef, i cui genitori sono ricchi commercianti fuggiti ormai dall'Afghanistan, diventerà poi un importante capo-talebano. La sua crudeltà è confermata dalla sua abitudine a stuprare i bambini dell'orfanotrofio, fra cui anche il figlio di Hassan, Sohrab. Sarà l'assassino di Hassan e della moglie, e verrà ucciso ed accecato con una fionda da Sohrab.
  • Soraya: figlia del generale Taheri, va in sposa ad Amir. A causa del destino non riesce ad aver figli. Dal libro si può ricavare che è molto intelligente e che il padre vuole che lei diventi una persona importante come un medico o avvocato. Soraya però non vuole dare retta al padre; lei ha un sogno: quello di fare l'insegnante. Il padre lo ritiene un lavoro umile perché si guadagna poco. Soraya è anche un punto di riferimento per Amir perché lui si confida con lei. Nel periodo pre-matrimoniale Soraya ha avuto una relazione con un altro uomo con il quale era scappata di casa per un mese. Verrà poi "salvata" (come lei stessa dice) dal padre che andrà a riprenderla e a riportarla a casa. Nel periodo post-matrimoniale Soraya si prende cura di Baba ammalato come se fosse suo padre. Quando Amir le propone di adottare Sohrab, ne è entusiasta e accoglie il bambino come un figlio.
  • Farid: amico di Rahim Khan e autista di Amir, accompagna quest'ultimo nella ricerca del figlio di Hassan, Sohrab. Riesce a contattare il talebano con gli occhiali da sole (che si scopre essere Assef) allo stadio di Kabul dopo la lapidazione dei due adulteri e porta infine in salvo Sohrab e Amir, dopo che quest'ultimo viene aggredito da Assef. Unica sua particolare caratteristica è la sua mano sinistra mutilata da una mina. Ha un fratello, di nome Wahid.
  • Sohrab: il figlio hazara di Hassan e Farzana. Il bambino in un primo momento esita a fidarsi di Amir, comportandosi in modo chiuso e taciturno, ma pian piano acquisisce fiducia ed accetta di andare in America con lui. Dopo il tentativo di suicidio, causato dal fatto che Amir gli aveva detto che doveva riandare, seppure temporaneamente, in un orfanotrofio, il ragazzo si chiude in un mutismo assoluto. I suoi occhi cominciano di nuovo a brillare quando per la prima volta vede Amir rincorrere un aquilone abbattuto.
  • Farzana: la moglie di Hassan, uccisa insieme al marito da Assef.

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