Il cacciatore di aquiloni

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Il cacciatore di aquiloni.
Titolo originale The Kite Runner.
Autore Khaled Hosseini
1ª ed. originale 2003
Genere romanzo
Sottogenere romanzo di formazione
Lingua originale inglese

Il cacciatore di aquiloni è il primo romanzo dello scrittore americano di origine afgana Khaled Hosseini, pubblicato in Italia dalle Edizioni Piemme nel 2004. Il titolo originale dell'opera è The Kite Runner; la traduzione in italiano è opera di Isabella Vaj.

Indice

[modifica] Trama

Il libro parla di Amir, un ragazzo afghano pashtun di Kabul, orfano della madre, e del suo migliore amico, Hassan, figlio del suo servo hazara. I due bambini erano molto uniti, Amir leggeva i racconti per Hassan, in quanto analfabeta. Ogni anno A Kabul, nella stagione invernale, tutti i bambini dei quartieri facevano volare i loro aquiloni. Amir e Hassan partecipavano sempre alla gara, non riuscendo però mai a vincere. Quell'anno però lui riuscì a vincere prendendosi come premio la fiducia del padre. Hassan dà la caccia all'aquilone sconfitto per lui e cita una delle famosi frasi del libro: -Per te questo ed altro-. Ma incontra tre ragazzi più grandi, incontrati già in precedenza, che per vendicarsi violentano Hassan. Amir, assistendo di nascosto a tale ritorsione, per paura, scappa da vigliacco. Nel 1979, durante l'invasione sovietica dell'Afghanistan, Amir e suo padre scappano in Pakistan, da dove poi si trasferiscono in California, negli Stati Uniti. Qui Amir trascorre la sua adolescenza: si laurea in lingua inglese, si innamora e sposa la figlia di un ex generale afghano e purtroppo suo padre muore per un cancro ai polmoni. Nel 2000 Rahim Khan, grande amico di suo padre, che era dapprima rimasto a Kabul e poi costretto anch'egli a trovare rifugio in Pakistan, gli chiede di fargli visita (questo evento riporta a galla i ricordi dell'infanzia raccontati nel flashback). Amir arriva in aereo fino in Pakistan dove incontra Rahim Khan, ormai anziano e malato, che gli riferisce la morte di Hassan, ucciso dai talebani mentre proteggeva la sua abitazione.

Hassan inoltre ha avuto un figlio, Sohrab, e per ultimo Amir viene a conoscenza del segreto che suo padre gli ha sempre tenuto nascosto: Amir e Hassan erano fratelli avuti da donne diverse. Scioccato, Amir decide di cercare suo nipote Sohrab; pertanto rientra in Afghanistan accompagnato da Farid, travestendosi indossando una barba finta, e le tracce lo conducono fino ad un edificio utilizzato come orfanotrofio. Ma qui si scopre che un talebano diverse volte veniva a prendersi bambini e bambine, che quasi mai tornavano. Così Amir continua la ricerca di questo bambino in un fortino controllato dai miliziani. Qui incontrerà il comandante Assef, ovvero il ragazzo che ha violentato Hassan quando era ancora bambino.

Assef mostra il bambino e riconosce Amir, strappandogli la barba finta. Così si vendica per i torti subiti da Amir e Hassan da bambini e inizia la colluttazione tra i due; Amir si trova in difficoltà ma Sohrab, proprio come il padre molti anni prima, punta una fionda contro l'ufficiale e lo acceca, vendicando la violenza fatta a suo padre anni prima. Amir poi prende suo nipote e fuggono dal fortino, riuscendo così a scappare, mentre i talebani gli sparavano. Passato il confine finalmente sono entrambi salvi. Così Amir torna con Sohrab negli Stati Uniti e rivede la moglie.

Nel finale del libro Amir, mentre cacciava alcuni aquiloni col nipote in un parco, ripete i gesti compiuti da Hassan molti anni prima, dicendo anche a Sohrab, come gli aveva detto il fratello molti anni prima: «Per te questo e altro». Dopo di che si volta e si mette a correre. Sohrab sorrise, e grazie a questo atto Amir poté finalmente tornare a vivere felice. Il libro termina con l'immagine di Amir, ormai adulto, che corre spensierato alla ricerca dell'aquilone.

[modifica] I personaggi

  • Amir, figlio di Baba: è un ragazzo magro e pallido dalle spalle strette, gli occhi di color castano chiaro e piccolo di statura per i suoi dodici anni. Non è molto bravo nel campo sportivo, ma lo è in quello letterario e ama leggere e scrivere in farsi. Il primo racconto che scrive viene letto per la prima volta da Rahim Khan e successivamente da Hassan. Vince nel periodo invernale i combattimenti con gli aquiloni insieme ad Hassan e grazie a questo riesce a conquistarsi la fiducia del padre. Tradisce l'amico Hassan per via della sua paura. Fugge in California con il padre in seguito all'invasione russa, e si sposa con una afgana, Soraya . I due non hanno figli. Torna in Pakistan per via di Rahim Khan che sta per morire e riceve da lui la notizia che Hassan era il suo fratellastro e che ha un nipote di cui dovrà prendersi cura. Dopo una serie di avvenimenti che vedono anche un nuovo scontro col suo vecchio avversario Assef, trova suo nipote Sohrab, che porta via dalla guerra. In questo modo riesce a redimersi poiché da ragazzo ha tradito il suo amico per via del suo carattere debole e insicuro.
  • Baba, padre di Amir: è soprannominato Toophan Agha, Mister Uragano, per via della sua forza. Il suo vero nome non viene mai rivelato (notare che la parola "Baba" è utilizzata nel mondo musulmano come equivalente dell'italiano "Papà", inoltre come quest'ultima è simile alla parola "Padre", così l'equivalente musulmano è simile alla parola "Ab" che significa appunto "Padre".) Ama molto il calcio e tenta con ogni mezzo di fare in modo che il figlio Amir si dedichi allo sport, ma a quest'ultimo manca l'aggressività per intraprendere un gioco agonistico. Vuole molto bene e stima anche Hassan, che si suppone figlio del suo servo Hazara, provocando l'invidia di Amir. Hassan è molto bravo nel campo dello sport, ma è analfabeta, mentre Amir è molto bravo a scuola, ma non ha mai vinto una competizione. Baba trascorre la maggior parte del tempo con Rahim Khan, nel suo studio a fumare tabacco e a bere . È molto orgoglioso e difende ad ogni costo le persone più umili e non ha paura di morire. Muore per cancro ai polmoni. Odia i medici, soprattutto quelli russi. L'ultima sua azione è di chiedere al generale Taheri di concedere la mano di sua figlia Soraya ad Amir.
  • Rahim Khan: il migliore amico di Baba e socio in affari. Spesso è confidente di Amir da bambino e apprezza quelle doti che vengono considerate delle debolezze da Baba. È lui che si occupa della casa di Baba dopo la sua fuga dall'Afganistan e vi riporta Hassan con la moglie. Quando si accorge di avere poco da vivere, richiama Amir in Pakistan e, dopo avergli svelato che Hassan è il suo fratellastro, lo incarica di tornare in Afganistan per ritrovare Sohrab.
  • Ali: di animo gentile, la gamba destra atrofizzata a causa della poliomielite e i muscoli della faccia paralizzati, aveva i tratti mongolici caratteristici degli Hazara e trova la gioia con la nascita del figlio.
  • Sanaubar: madre di Hassan era una sciita di etnia hazara, più giovane del marito di diciannove anni, aveva occhi verdi e un sorriso malizioso e seduceva facilmente gli uomini con il suo sensuale ondeggiare di fianchi. Dopo aver dato alla luce il figlio fugge con una compagnia di ballerini e cantanti girovaghi. Ritroverà il figlio da vecchia e vivrà con lui e con suo nipote Sohrab, fino a quando non morirà nel 1995.
  • Hassan: figlio di Baba e Sanaubar di origine Hazara. Viso perfettamente tondo, come quello di una bambola cinese di legno, con il naso largo e piatto, gli occhi a mandorla, stretti come una foglia di bambù, giallo oro, verdi, o azzurri come zaffiri a seconda della luce. Ha piccole orecchie dall'attaccatura bassa e il mento appuntito, che sembra un'appendice carnosa. Ha il labbro spezzato come se fosse un errore del fabbricante di bambole cui era sfuggito lo scalpello o per distrazione o per stanchezza, ma Baba fa intervenire un noto chirurgo per correggere il labbro leporino. Hassan nei confronti d'Amir è molto gentile, ed è sempre pronto a proteggerlo in caso di pericolo. La sua arma migliore è la fionda. Si scopre che Hassan e Amir sono fratelli, e che in realtà Sanaubar aveva tradito il marito con Baba. Hassan si sposa con Farzana, ma poi i due sono assassinati dai talebani e il bambino, Sohrab, rimane orfano.
  • Assef: figlio di un amico del padre d'Amir. Suo padre si chiamava Mahumud ed era un pilota di aerei. Il padre era afgano e sua madre tedesca.Nel quartiere in cui viveva la sua parola era legge. Alcuni ragazzi lo avevano soprannominato “il mangiatore d’orecchie” (Goshkor). Assef era senza dubbio il più spietato tormentatore d'Ali; andava da Amir per prendere in giro Hassan per via delle sue origini. Un giorno Hassan minaccia con la fionda Assef, e dopo qualche tempo lui si vendica, violentandolo davanti agli occhi di Amir. Assef ha idee razziste e pensa di fare una pulizia etnica, proprio come Hitler. La sua idea non si smentisce, quando per il compleanno d'Amir gli regala proprio una biografia del Führer. Assef diventa poi un importante talebano, l'uomo con gli occhiali da sole che nell'intervallo di una partita di calcio giustizia due adulteri lapidandoli. La sua crudeltà è confermata dalla sua abitudine a stuprare i bambini dell'orfanotrofio, fra cui anche il figlio di Hassan, Sohrab.
  • Soraya: figlia del generale Taheri, va in sposa ad Amir. A causa del destino non riesce ad aver figli. Dal libro si può ricavare che è molto intelligente e che il padre vuole che lei diventi una persona importante come un medico o avvocato. Soraya però non vuole dare retta al padre; ella ha un sogno: quello di fare l'insegnante, il padre lo ritiene un lavoro umile perché si guadagna poco. Soraya è anche un punto di riferimento per Amir perché lui si confida con lei. Nel periodo pre-matrimoniale Soraya ha avuto una relazione con un altro uomo con il quale era scappata di casa per un mese. Verrà poi "salvata" (come lei stessa dice) dal padre che andrà a riprenderla e a riportarla a casa. Nel periodo post-matrimoniale Soraya si prende cura di Baba ammalato come se fosse suo padre. Quando Amir le propone di adottare Sohrab, ne è entusiasta e accoglie il bambino come un figlio.
  • Sohrab: il figlio hazara di Hassan e Farzana. Rimasto orfano, è portato in un orfanotrofio. Dopo poco tempo viene preso a forza dal signore con gli occhiali da sole, che altri non è se non Assef. Sohrab salva la vita ad Amir, come suo padre, utilizzando la fionda: colpisce nell'occhio Assef con una biglia d'ottone. Il bambino in un primo momento esita a fidarsi d'Amir, ma pian piano acquisisce fiducia ed accetta di andare in America con lui. Dopo il tentativo di suicidio, causato dal fatto che Amir gli aveva detto che doveva riandare in un orfanotrofio, il ragazzo si chiude in un mutismo assoluto. I suoi occhi cominciano di nuovo a brillare quando per la prima volta vede Amir rincorrere un aquilone abbattuto.

[modifica] Edizioni

i progetti

[modifica] Voci correlate

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