Pallacanestro Virtus Roma

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Il Messaggero Roma)
Pallacanestro Virtus Roma S.r.l.
Pallacanestro Basketball pictogram.svg
Logo Virtus Roma.png
Segni distintivi
Uniformi di gara
Kit body redstripesorangeshoulders.png
Kit body basketball.png
Kit shorts crch06.png
Kit shorts.svg
Casa
Kit body yellowstripesorangeshoulders.png
Kit body basketball.png
Kit shorts yellowsides.png
Kit shorts.svg
Trasferta
Colori sociali 600px Giallo e Rosso7.png Giallo, rosso e blu
Inno Amico devi crederci
Dati societari
Città Roma
Paese Italia Italia
Confederazione FIBA Europe
Federazione FIP
Campionato Serie A
Fondazione 1960
Denominazione Pallacanestro Virtus Roma (1960-oggi)
Presidente Italia Claudio Toti
General manager Italia Nicola Alberani
Palazzetto Palazzetto dello Sport
(3 500 posti)
Sito web virtusroma.it
Palmarès
Scudetto.svgSupercoppa di pallacanestro.svgIcona Euroleague.png
Scudetto 1
Supercoppa italiana 1
Coppe Intercont. 1
Eurolega 1
Coppe europee 2 Coppa Korać
Basketball current event.svg Stagione in corso

La Pallacanestro Virtus Roma è una società professionistica di pallacanestro di Roma. Fondata nel 1960, milita in Serie A.

La società vanta nel suo palmarès uno scudetto (1982-83), una Supercoppa d'Italia (2000), una Coppa dei Campioni (1983-84), una Coppa Intercontinentale (1984) e due Coppe Korać (1985-86 e 1991-92).

La squadra disputa i suoi incontri interni al Palazzetto dello Sport di Roma; i suoi colori sociali sono il giallo, il rosso e il blu.

È nota anche per ragioni di sponsorizzazione come Acea Virtus Roma.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini[modifica | modifica sorgente]

La fondazione e i primi anni[modifica | modifica sorgente]

Cestisti della Ginnastica Roma

La Pallacanestro Virtus Roma venne fondata verso la fine degli anni sessanta, in una palestra a poche centinaia di metri da piazza San Pietro, in seguito alla fusione di due squadre romane militanti già da fine anni cinquanta in Serie C, il San Saba ed il Gruppo Borgo Cavalleggeri, prendendo inizialmente il nome di Virtus Aurelia. Al momento della fusione fu mantenuto come anno di fondazione quello del San Saba, il 1959, la cui richiesta di affiliazione alla FIP venne però ratificata solo nel febbraio del 1960, anno che da allora è convenzionalmente rimasto ad indicare la data di fondazione dell'attuale società.

I fondatori della Virtus Aurelia furono Rino Saba, Paolo Ragnisco, Franco Pileri ed Armando Polidori, eletto primo presidente. Poco tempo dopo la società assorbì la sezione pallacanestro della Società Ginnastica Roma (vincitrice di 4 scudetti tra il 1928 e il 1935). Gli anni immediatamente seguenti videro la formazione militare nelle categorie minori, allenandosi all'aperto sotto gli archi di Porta Cavalleggeri, dovendo però fronteggiare delle difficoltà economiche che ne limitarono l'ascesa.

La situazione cambiò agli inizi degli anni settanta: nel 1972 iniziarono i contatti tra il presidente Polidori e l'avvocato Giovanni Guidi, quest'ultimo a capo di un gruppo di funzionari del Banco di Roma, sponsor della formazione del dopolavoro che in quella stagione prese parte al campionato di Promozione e sfiorò l'accesso alla Serie D. I dirigenti bancari, ambiziosi e in cerca di maggiore visibilità, puntarono poi all'acquisizione diretta della Virtus, che all'epoca ancora arrancava in Serie C.

La fusione col Banco di Roma[modifica | modifica sorgente]

Nonostante alcune resistenze da parte di un gruppo di soci della Virtus contrari alla formazione della nuova realtà societaria, l'accordo tra il Banco di Roma ed Armando Polidori per la fusione delle due società si concretizzò definitivamente il 31 agosto 1972 all'interno della sede legale della Virtus in via Piave; nacque così la Pallacanestro Virtus Banco di Roma, iscritta in occasione della stagione 1972-1973 al girone Sud del campionato di Serie C.

La carica di presidente fu affidata a Giovanni Del Vecchio. Come allenatore venne scelto Anacleto Vanghetti, già coach della squadra della banca in Promozione, ma 15 giorni prima dell'inizio della stagione l'allenatore diede le dimissioni in circostanze mai del tutto chiarite. L'incarico venne quindi affidato a Maurizio Polidori, figlio dell'ex-presidente Armando (nel frattempo uscito dalla società e divenuto presidente della Fortitudo Roma). La nuova proprietà cambio i colori sociali in rosso e giallo, trasferendo inoltre la squadra nella sede del centro sportivo di Settebagni, sulla via Salaria.

Al termine del primo campionato in Serie C, nel 1973, le sconfitte ottenute negli spareggi per la promozione impedirono l'immediato salto di categoria, non ottenuto neanche l'anno successivo. Al termine della stagione 1973-1974, conclusasi anch'essa con delle battute d'arresto negli spareggi contro Ronconi e Palestrina, la promozione arrivò lo stesso grazie alla ristrutturazione dei campionati ordinata dalla Federazione, che permise alla Virtus Banco di Roma di ottenere l'ammissione alla Serie B.

L'arrivo in Serie A[modifica | modifica sorgente]

Nel suo primo anno in Serie B la Virtus fece fatica, evitando la retrocessione solo nella fase di repechage, e anche nelle due stagioni successive non riuscì ad entrare nella poule promozione. I dirigenti bancari decisero così di puntare più in alto: per il campionato 1976-1977 venne ingaggiato come nuovo allenatore l'esperto Nello Paratore (già commissario tecnico della Nazionale alle Olimpiadi di Roma 1960). Sotto la sua guida tecnica, la squadra raggiunse una nuova salvezza e si presentò poi al via della stagione 1977-1978 con maggiori ambizioni, anche grazie al lavoro svolto dal settore giovanile, che portò in prima squadra 5 elementi cresciuti nel vivaio del Banco di Roma.

Il cammino in campionato fu convincente, e ottenendo la vittoria all'ultima giornata sul campo di Brindisi la Virtus chiuse al primo posto in classifica a pari punti con la Juve Caserta, raggiungendo finalmente la promozione in Serie A2. Una volta risolti dei problemi di natura logistica, con i necessari lavori di aumento della capienza della palestra di Settebagni, un ulteriore salto di categoria fu sfiorato già al primo anno in A2, durante il quale la Virtus raggiunse un piazzamento valido per gli spareggi promozione, vincendo contro la Pallalcesto Amatori Udine e la Nuova Pallacanestro Gorizia ma venendo battuta dal Basket Brescia.

La stagione successiva si rivelò decisiva. La formazione romana, sempre allenata da Paratore e trasferitasi a disputare le proprie gare interne al Palazzetto dello sport di viale Tiziano, si rese protagonista di un eccellente girone di ritorno, ed espugnando all'ultima giornata il parquet di Rimini concluse il campionato 1979-1980 al primo posto - a pari merito con altre 3 formazioni - a quota 36 punti, conquistando la promozione in serie A1. Questa la rosa della Virtus promossa in Serie A1: Massimo Bini, Roberto Castellano, Claudio Cornolò, Mike Davis, Phil Hicks, Graziano Malachin, Luigi Santoro, Marco Spizzichini, Maurizio Tomassi e Giampiero Torda.

Le contemporanee retrocessioni dalla Serie A1 alla A2 della Stella Azzurra e della Lazio permisero al Banco di Roma di restare l'unica rappresentante della capitale nella massima categoria della pallacanestro professionistica italiana.

Gli anni ottanta[modifica | modifica sorgente]

La conquista dello scudetto[modifica | modifica sorgente]

L'approccio con la Serie A1 fu difficile, caratterizzato da un paio di annate interlocutorie: nella prima stagione nella massima serie la Virtus sfiorò comunque i playoff, mancandoli in seguito ad una sconfitta per un punto contro la Fortitudo Bologna all'ultima giornata e classificandosi decima; l'anno successivo arrivò soltanto un deludente dodicesimo posto.

Nella stagione 1982-1983 arrivò improvvisa la consacrazione. Per la panchina venne ingaggiato Valerio Bianchini (coach campione d'Italia con Cantù nel 1981), e l'arrivo del fuoriclasse americano Larry Wright nel ruolo di playmaker permise di completare un gruppo di elementi solidissimo, con l'ossatura della squadra largamente composta da giocatori romani (Polesello, Gilardi, Sbarra, Castellano).

La Virtus terminò così la regular season in testa alla classifica con 44 punti. Nei successivi playoff superò ai quarti Gorizia in due partite, e in semifinale 2 a 1 Cantù campione d'Europa in carica. Battendo poi in finale l'Olimpia Milano di Dino Meneghin e Mike D'Antoni in tre intensissime gare, la formazione romana si laureò campione d'Italia. La gara decisiva vide la Virtus vittoriosa col punteggio di 97-83, il 19 aprile 1983 al Palazzo dello Sport di Roma, davanti a 14 348 spettatori paganti, record assoluto e imbattuto nella storia della pallacanestro italiana[senza fonte].

La Virtus campione d'Europa[modifica | modifica sorgente]

Nella stagione seguente la formazione capitolina partecipò alla Coppa dei Campioni. Il cammino nella massima competizione europea fu subito molto convincente, e dopo i primi agevoli turni arrivarono per la Virtus alcune prestigiose vittorie contro squadre titolate come il Maccabi Tel Aviv, il Bosna Sarajevo e la Pallacanestro Cantù. La squadra di Valerio Bianchini e Larry Wright raggiunse così la finale contro il Barcellona di Juan Antonio San Epifanio.

La sera del 29 marzo 1984, al Patinoire di Ginevra, la partita fu emozionante e combattutissima: sotto di dieci punti alla fine del primo tempo, nella ripresa la squadra capitolina trascinata dal solito Larry Wright rimontò e superò gli avversari: battendo gli spagnoli col punteggio di 79-73, la Virtus si laureò campione d'Europa. Il capitano Fulvio Polesello poté alzare la coppa in mezzo a migliaia di tifosi romani festanti.

La vittoria ottenuta nella Coppa dei Campioni permise di oscurare una stagione italiana decisamente sottotono, in cui la Virtus concluse la regular season in nona posizione, esclusa dai playoff e dalla possibilità di difendere il titolo conquistato l'anno precedente.

Il ciclo continua[modifica | modifica sorgente]

Nella stagione 1984-1985, dopo una serie di partite disputatesi a San Paolo in Brasile, la squadra conquistò anche la Coppa Intercontinentale, precedendo tra gli altri nella classifica finale gli argentini dell'Obras Sanitarias. In campionato, dopo aver concluso per la seconda (e finora ultima) volta la regular season al primo posto in classifica, venne eliminata prematuramente nei quarti di finale dei playoff dalla Scavolini Pesaro perdendo due volte al PalaEUR, abbandonando così il sogno del secondo scudetto. Anche in Europa la corsa non finì bene, con l'uscita al primo turno. Nel girone, vi era il Cibona Zagabria di Aza e Dražen Petrović, che avrebbe poi vinto a fine stagione il titolo.

Quella fu (per il momento) l'ultima stagione di Valerio Bianchini sulla panchina della Virtus, sostituito da Mario De Sisti. Ma anche dopo il cambio di allenatore, nel 1986 il palmares della società romana si arricchì con la vittoria della Coppa Korać, conquistata dopo una doppia finale tutta italiana contro la Juve Caserta del campione brasiliano Oscar Schmidt: vincendo sia la gara di andata che quella di ritorno al PalaEUR, la Virtus conquistò un altro trofeo, chiudendo un ciclo incredibile in campo nazionale ed internazionale.

La formazione della Virtus vincitrice della Coppa Korać: Claudio Brunetti, Bruce Flowers, Enrico Gilardi, Franco Picozzi, Fulvio Polesello, Leo Rautins, Franco Rossi, Stefano Sbarra, Marco Solfrini e Fabrizio Valente.

Anni di transizione[modifica | modifica sorgente]

Nonostante acquisti prestigiosi, su tutti quello della stella americana George Gervin (quattro volte capocannoniere della NBA), alla fine degli anni ottanta i risultati non furono più altrettanto brillanti: la squadra concluse spesso il campionato a centro classifica, e i numerosi avvicendamenti nel ruolo di allenatore non aiutarono la Virtus a tornare nelle primissime posizioni del campionato. Nel 1988 arrivò anche la definitiva conclusione della partnership con il Banco di Roma, abbinamento durato quasi un ventennio.

Il campionato 1988-1989, il primo senza lo storico sponsor, si rivelò un difficile anno di transizione per una Virtus decisamente ridimensionata. A stagione in corso, la deficitaria situazione in classifica portò all'esonero di Giancarlo Primo, sostituito in panchina dal primo coach straniero della storia virtussina, il croato Petar Skansi. La squadra romana riuscì ad evitare una clamorosa retrocessione in Serie A2 soltanto all'ultima giornata dei play-out, ottenendo la salvezza grazie ad una drammatica vittoria casalinga per 82-78 contro la Glaxo Verona, dopo essere stata in netto svantaggio per lunghi tratti del match.

La permanenza in serie A1 permise comunque di perfezionare il passaggio di proprietà della società nelle mani del gruppo Ferruzzi.

Gli anni novanta[modifica | modifica sorgente]

L'era Ferruzzi[modifica | modifica sorgente]

Alla vigilia della stagione 1989-1990 la società passò così sotto la discussa gestione del gruppo Ferruzzi, con Carlo Sama nel ruolo di presidente, portando come sponsor il quotidiano romano Il Messaggero. La nuova proprietà si caratterizzò subito per le sue grandi ambizioni e le sue promesse di grandi risultati, alimentate dal ritorno in panchina del coach dello scudetto, Valerio Bianchini, e dall'ingaggio di due giovani campioni americani: Brian Shaw e Danny Ferry.

Il miglior risultato ottenuto in quella stagione fu il raggiungimento della finale di Coppa Italia 1990, poi persa 94-83 a Forlì contro la Knorr Bologna. Ma in campionato la Virtus non riuscì a far meglio dell'ottavo posto, non superando i quarti di finale dei playoff. Negli anni immediatamente successivi la società cercò quindi di rinforzare la squadra, non badando a spese per portare nella capitale tanti importanti nomi del panorama cestistico italiano ed internazionale come Dino Rađa, Michael Cooper, Ricky Mahorn e Roberto Premier.

Le grandi promesse e ambizioni societarie però non si concretizzarono: il gioco e i risultati rimasero spesso al di sotto delle aspettative, il cammino nei playoff 1991 si fermò in semifinale contro gli eterni rivali dell'Olimpia Milano, e a metà della stagione 1991-1992 si concretizzò anche il clamoroso esonero di Bianchini con la promozione in panchina del suo vice Paolo Di Fonzo.

La seconda Coppa Korać[modifica | modifica sorgente]

La sola grande soddisfazione che la Virtus riuscì a dare ai propri tifosi fu la conquista della seconda Coppa Korać della sua storia, vinta contro la Scavolini Pesaro nel 1992. Dopo un inusuale risultato di parità nella gara di andata al PalaEUR, una strepitosa prestazione nel ritorno a Pesaro permise alla formazione romana di vincere 99-86, e di aggiungere in bacheca un nuovo trofeo europeo.

Questa la rosa della Virtus vincitrice della Coppa Korać: Stefano Attruia, Donato Avenia, Fausto Bargna, Davide Croce, Alessandro Fantozzi, Gianluca Lulli, Ricky Mahorn, Andrea Niccolai, Roberto Premier e Dino Rađa.

Quella coppa rimase l'unico trofeo conquistato in tutto il decennio: l'anno seguente, sempre in Coppa Korać, la Virtus si fermò però soltanto in finale, superata sia all'andata che al ritorno dalla Philips Milano. In campionato, il massimo risultato raggiunto fu un quarto posto in classifica e il raggiungimento di un'altra semifinale playoff, la seconda consecutiva, con l'eliminazione per mano della Benetton Treviso.

La retrocessione e la risalita[modifica | modifica sorgente]

La tifoseria capitolina

Tra il 1992 e il 1993 lo scandalo di Mani pulite travolse l'Italia, e il coinvolgimento del gruppo Ferruzzi colpì indirettamente anche l'incolpevole Virtus. Nel bel mezzo della stagione 1992-1993 le conseguenze furono pesantissime: l'azzeramento dei vertici societari e l'abbandono dello sponsor Il Messaggero lasciarono la società e la squadra allo sbando. Ne seguì un immediato e brusco ridimensionamento di budget, di pubblico e di risultati.

Il nuovo proprietario fu Angelo Rovati, ma le ridotte possibilità economiche societarie non permisero di allestire per la stagione 1993-1994 un roster all'altezza. Quello divenne per la Virtus il campionato più sofferto della sua storia: perdendo all'ultima giornata a Reggio Calabria, la formazione romana concluse al penultimo posto in classifica, retrocedendo in Serie A2. La retrocessione però non si concretizzò: il passaggio di proprietà ad un nuovo presidente, Giorgio Corbelli, e l'acquisizione dei diritti sportivi della fallita Aurora Desio[1] permisero alla società capitolina di restare in Serie A1 e di gettare le basi per un futuro più stabile.

I primi passi della nuova dirigenza furono l'arrivo a Roma del giovane coach Attilio Caja e il completo rinnovo del parco giocatori, col proposito di riportare gradualmente il grande pubblico al PalaEUR. Il lavoro del coach pavese permise alla squadra di mantenersi su buoni livelli per tutte le stagioni successive, con qualificazioni ai play-off (senza mai riuscire a superare i quarti di finale) e dignitose partecipazioni alla Coppa Korać, arrivando fino alle semifinali nel 1998.

Il dramma di Davide Ancilotto[modifica | modifica sorgente]

L'evento più importante della seconda metà del decennio, però, fu anche quello più drammatico. Il 17 agosto 1997, alla vigilia del campionato 1997-1998, durante un'amichevole di preparazione estiva disputata a Gubbio, il giocatore della Virtus Davide Ancilotto cadde a terra colpito in campo da un edema cerebrale.[2]

Morì, una settimana dopo all'ospedale San Filippo Neri di Roma il 24 agosto 1997[3], a soli 23 anni, lasciando un grande vuoto nel basket italiano, che perse troppo presto uno dei suoi più grandi talenti, e nel cuore degli appassionati romani, che ancora oggi lo ricordano con immutato affetto. La sua maglia numero 4 è stata ufficialmente ritirata il 24 marzo 2001, e la curva della tifoseria romana (insieme a quella della Juve Caserta, formazione in cui ha militato ad inizio carriera) porta il suo nome.

Gli anni duemila[modifica | modifica sorgente]

L'arrivo di Toti[modifica | modifica sorgente]

Una nuova svolta nella storia della Virtus arrivò nel 2000: dopo un campionato decisamente deludente, venne completato il passaggio di proprietà della società nelle mani dell'imprenditore romano Claudio Toti. L'annata 2000-2001 vide alla presidenza Giovanni Malagò come traghettatore nel cambio di gestione, e in avvio di stagione la Virtus (nuovamente guidata in panchina da Attilio Caja) tornò dopo otto anni a conquistare un trofeo, aggiudicandosi infatti la Supercoppa Italiana, disputata in quell'anno con una formula allargata a tutte le squadre partecipanti al campionato, battendo in finale la Kinder Bologna.

La rosa della Virtus vincitrice della Supercoppa: Jerome Allen, Federico Antinori, Juan Alberto Espil, Gianluca Lulli, Giancarlo Marcaccini, Massimo Minto, Massimiliano Monti, Alex Righetti, Rod Sellers e Alessandro Tonolli.

L'anno successivo Claudio Toti divenne a titolo definitivo il nuovo proprietario e presidente della Virtus.

Gradualmente, la Virtus iniziò a rinforzarsi sempre più sia nella dirigenza che nel parco giocatori: nel 2002 i quadri societari si arricchirono con l'arrivo di una delle figure storiche del basket italiano, Roberto Brunamonti, in qualità di general manager; dal 2001 al 2004 è stata la squadra della celebre guardia Carlton Myers (oltre 10.000 punti in Serie A in carriera).

Ritorno al vertice[modifica | modifica sorgente]

Con un nuovo coach, Piero Bucchi, e con acquisti di grandi nomi come Daniel Santiago, Davide Bonora, Horace Jenkins, Marko Tušek e, da metà stagione, Anthony Parker, nel 2002-2003 la squadra capitolina riuscì a disputare uno dei suoi migliori campionati: conclusa la regular season al secondo posto, sfiorò l'accesso alla finale dei playoff perdendo in casa col punteggio di 75-77 una rocambolesca gara 5 di semifinale contro la Fortitudo Bologna, nella quale vennero dilapidati i 23 punti di vantaggio accumulati nelle fasi iniziali. Fu comunque centrata la qualificazione all'Eurolega per la stagione 2003-2004, un'esperienza rivelatasi però fallimentare e terminata con l'ultimo posto nel girone di primo turno.

Nel 2005 l'arrivo in panchina del celebre coach slavo Svetislav Pešić, acquistato dopo l'esonero di Piero Bucchi al termine del girone di andata, fece crescere nuovo interesse intorno alla Virtus, che nei quarti di finale dei playoff eliminò clamorosamente, per 3-1, tra l'entusiasmo del pubblico del ritrovato PalaLottomatica il Montepaschi Siena campione d'Italia in carica, per poi essere però fermata ancora una volta nelle semifinali dalla Fortitudo Bologna.

Grazie alle stelle della squadra, il serbo pluricampione d'Europa Dejan Bodiroga e lo statunitense David Hawkins (arrivato sul finire della stagione 2005), la formazione romana si qualificò nuovamente per l'Eurolega per effetto della semifinale di campionato 2005-2006 perduta per mano della Benetton Treviso. Nella stessa annata, la Virtus di Pešić raggiunse anche la finale di Coppa Italia, persa a Forlì contro la Carpisa Napoli per 85-83 dopo un emozionante tempo supplementare (e dopo altre due partite, nei quarti e in semifinale, ad altissima tensione, quelle con la Fortitudo Bologna e il Montepaschi Siena.

Jasmin Repeša dà istruzioni alla squadra durante un timeout

La stagione 2006-2007 iniziò con il cambio d'allenatore: dopo un lungo diverbio con Svetislav Pešić, legato a Roma da un ulteriore anno di contratto ma intenzionato a lasciare la squadra della capitale per tornare a lavorare in Spagna, al Club Bàsquet Girona, finito poi per vie legali, la squadra ingaggiò l'ex-tecnico della Fortitudo Bologna Jasmin Repeša, siglando un contratto biennale.

Il 6 ottobre 2006 la Virtus affrontò in un'esibizione amichevole la formazione NBA dei Phoenix Suns, in una partita del progetto NBA Europe Live Tour, riportando una squadra del campionato professionistico statunitense in Italia dopo 8 anni di assenza e a Roma dopo 17 (nel 1989 era stata la volta dei Denver Nuggets). L'evento fu fortemente voluto dall'allora sindaco di Roma Walter Veltroni, grande appassionato di basket e tifoso della Virtus.

Dopo una campagna acquisti estiva poco efficace (con il mancato arrivo di Marco Belinelli), buona parte della stagione 2006-2007 vide molti alti e bassi nei risultati, con la Virtus che ottenne comunque le qualificazioni alle Final 8 di Coppa Italia e alle Top 16 di Eurolega. Dopo essersi attivata sul mercato a febbraio 2007 con ben quattro nuovi acquisti, la squadra riuscì a trovare più continuità nei risultati, e grazie anche a una striscia di nove vittorie consecutive (record per questa società) concluse la regular season al quarto posto.

I successivi playoff partirono con un perentorio 3-0 nei confronti della Eldo Napoli, ma il cammino finì ancora una volta nelle semifinali, stavolta contro il Montepaschi Siena primo in stagione regolare, impostosi per 3-1 in una serie assai discussa per presunti favori arbitrali a favore della formazione senese, fatti che, in gara-2 giocata a Roma, causarono una reazione piccata di David Hawkins, il quale tentò di lanciare la sua fascetta addosso all'arbitro Tolga Sahin, rischiando invece di centrare alcuni giornalisti posti dietro al campo. Famosa è anche gara-3 per i tre tempi supplementari disputati: alla fine dei 40 minuti regolamentari, Mire Chatman ignorò le disposizioni di Jasmin Repeša tirando invece di lasciare l'ultimo tiro a Dejan Bodiroga. Alla fine del primo overtime, dopo una rimonta da -7, Alex Righetti corse in contropiede per il canestro della vittoria, ma gli arrivò dietro Shaun Stonerook per un'azione sulla cui regolarità si discute ancora oggi. Alla fine del secondo overtime, Ognjen Aškrabić perse la marcatura di Benjamin Eze, lasciandolo andare a rimbalzo in attacco e schiacciata. Nel terzo overtime, Marco Carraretto spense le speranze virtussine. La gara-4 contro la formazione toscana, persa 49-70 al PalaLottomatica, è stata l'ultima partita da giocatore del grande campione serbo Dejan Bodiroga, a cui tutto il pubblico presente ha tributato una lunghissima ed emozionante standing ovation.

La stagione 2007-2008: il ritorno in finale[modifica | modifica sorgente]

La nuova stagione della Virtus si è aperta con la conferma di Jasmin Repeša sulla panchina della squadra con un nuovo contratto triennale ed il passaggio di Dejan Bodiroga dietro la scrivania in veste di general manager della squadra capitolina.

Il 26 settembre 2007, nel corso della presentazione della squadra in Campidoglio, la Virtus ha svelato la nuova maglia casalinga di colore rosso anziché bianco, tornando quindi ad indossare il colore della prime maglie della sua storia. Il 6 e 7 ottobre 2007 Roma ha ospitato nuovamente l'NBA Europe Live Tour, questa volta per due partite: la prima sfida ha visto di fronte due squadre NBA, i Boston Celtics e i Toronto Raptors (squadra di Andrea Bargnani, nato a Roma), che la sera successiva hanno affrontato la Virtus.

Molti i nuovi arrivi sul mercato, su tutti quelli dell'ex-nazionale Gregor Fučka, della guardia ex-Boston Celtics Allan Ray e del playmaker croato Roko Ukić. Durante il corso della stagione il roster della squadra, colpito da numerosi infortuni più o meno gravi, si è modificato, arricchendosi ulteriormente con gli acquisti dell'ala spagnola Rodrigo de la Fuente e del play statunitense Ibrahim Jaaber; tra i giocatori che invece sono usciti dal roster figura Erik Daniels, tagliato dopo aver disputato solo poche gare in maglia giallorossa per ripetute incomprensioni con l'allenatore Repeša, mentre l'ala danese Christian Drejer ha annunciato il suo prematuro ritiro dalla pallacanestro a soli 25 anni nel marzo 2008, in seguito ad un grave infortunio.

In Eurolega, la formazione romana ha iniziato malissimo, vincendo una sola partita sulle prime sette; le imprese arrivano nel girone di ritorno della prima fase, contro Panathinaikos e Real Madrid, e la vittoria esterna sul campo del Barcellona ha sancito la qualificazione alle Top 16. Il cammino in questa seconda fase del torneo (contro CSKA Mosca, ancora Barcellona e Unicaja Malaga), non è facile, e il sogno dei quarti di finale viene infranto a Malaga a seguito della sconfitta della Virtus e quella contemporanea del CSKA Mosca a Barcellona. Nelle memorie dei tifosi, queste Top 16 restano famose soprattutto per la prima partita, quella col CSKA a Mosca, in cui Roma si trovò avanti per larghi tratti dell'incontro prima di subire la rimonta negli ultimi due minuti e il sorpasso proprio alla fine con tiro della disperazione di Trajan Langdon da una decina di metri.

Il cammino in campionato è stato più convincente, e al termine della regular season la Virtus ha concluso al secondo posto in classifica, spuntandola all'ultima giornata sulle rivelazioni Montegranaro e Avellino. Il cammino nei playoff è iniziato ai quarti contro Cantù, superata per 3 a 1 nella serie, e in semifinale la Virtus ha ritrovato l'Air Avellino: dopo una gara-1 combattutissima, vinta 68-63, la formazione romana (trascinata dalle stelle Erazem Lorbek e David Hawkins) con una prova di forza ha espugnato il palasport avellinese, chiudendo poi al PalaLottomatica la serie sul 3 a 0. Dopo 25 anni la Virtus è tornata a giocare una finale scudetto, la seconda della sua storia, in cui ha affrontato il Montepaschi Siena, perdendo la serie per 4 partite a 1.

La stagione 2008-2009[modifica | modifica sorgente]

Sani Bečirovič con la maglia del Panathinaikos

La stagione 2008-2009 è iniziata in maniera difficile per Roma, con la perdita di alcune delle sue pedine più pregiate, tra le quali David Hawkins (desideroso di tentare la carriera in NBA e poi approdato all'Armani Jeans Milano), Erazem Lorbek (acquistato dal CSKA Mosca), Roko Ukić (fine prestito dal Barcellona e poi ingaggiato dai Toronto Raptors nella NBA).

Dopo la conferma di sei elementi della formazione giunta in finale la stagione precedente, il primo colpo di mercato della Virtus è stato il ritorno in Italia di Sani Bečirovič (dal Panathinaikos), guardia slovena con passaporto italiano, seguito dall'arrivo della giovanissima point guard statunitense Brandon Jennings (dalla Oak Hill Academy), deciso a giocare in Europa e non nella NCAA prima di dichiararsi eleggibile al draft NBA, del centro sloveno Primož Brezec, dell'ala grande statunitense Andre Hutson e dell'ala grande italiana Angelo Gigli. A fine settembre il roster viene completato con l'arrivo di Luigi Datome da Siena dopo la fine del prestito a Scafati, con la formula del prestito per due anni.

La squadra è partita bene sia in campionato, con 4 vittorie consecutive, che in Eurolega, dove dopo una sconfitta iniziale contro l'ALBA Berlino ha ottenuto 5 successi, tra i quali uno sul difficile campo del Tau Vitoria, portandosi in testa al girone. Dopo questo buon inizio tuttavia la squadra è incappata in una serie di 5 sconfitte consecutive in campionato; nonostante il primato nel girone di Eurolega, in seguito a questi insuccessi Jasmin Repeša si è dimesso il 9 dicembre, e contestualmente è stato messo fuori rosa Allan Ray, il cui contratto viene rescisso il 15 gennaio 2009 (poi firmato dalla Carife Ferrara). Dopo la promozione a capo allenatore dell'ex assistente di Repeša, Ferdinando Gentile, la Virtus ha ritrovato una serie di successi in campionato, tornando al secondo posto in classifica e qualificandosi per le Final Eight di Coppa Italia, e in campo europeo ha ottenuto il passaggio alle Top 16 di Eurolega con due giornate di anticipo, seconda nel girone dietro al Tau Vitoria. L'8 febbraio 2009 con la vittoria casalinga per 78-72 contro l'Angelico Biella la squadra eguaglia il record societario di 9 vittorie consecutive, stabilito due anni prima sotto la guida di Repeša, interrompendo la striscia contro la Bancatercas Teramo. Il 16 febbraio la Virtus aggiunge due pedine al roster per rimpiazzare le perdite di Repeša e Ray: l'allenatore bosniaco Nenad Trajkovic, come assistente di Gentile, e la guardia statunitense con passaporto panamense Rubén Douglas. Il 9 maggio viene firmato fino a fine stagione il lungo croato con passaporto sloveno Jurica Golemac.

La Virtus ha concluso la regular season al secondo posto in classifica come l'anno precedente, davanti alla rivelazione Teramo ed a Treviso. Al primo turno dei playoff è però uscita sconfitta 3-2 contro l'Angelico Biella. Nonostante l'uscita prematura nei playoff, grazie ai risultati ottenuti negli ultimi tre anni la squadra si è aggiudicata una delle due licenze A triennali di Eurolega (insieme alla Montepaschi Siena). Il 16 giugno 2009, poco dopo la fine dei playoff, Dejan Bodiroga lascia il ruolo di general manager, poi assunto da Piergiorgio Bottai.

La stagione 2009-2010[modifica | modifica sorgente]

La stagione 2009-2010 inizia con la conferma da parte del presidente Toti di Ferdinando Gentile come tecnico sulla panchina romana e Piergiorgio Bottai come GM. Il 2 luglio vengono annunciati i primi due arrivi del mercato, il ritorno del centro Andrea Crosariol (da Avellino), firmato con un contratto quadriennale, e l'arrivo dell'ala piccola statunitense Ricky Minard (da Montegranaro) con un contratto biennale, mentre il 3 luglio viene raggiunto un accordo triennale con l'ala francese Hervé Touré (da Cantù) e viene annunciato il rinnovo per altri due anni di Andre Hutson. Il 1º agosto La Lottomatica ha raggiunto un accordo annuale con opzione sul secondo anno con l'ala americana Kennedy Winston, proveniente dal Real Madrid, e la squadra si completa il 9 settembre con l'arrivo del playmaker italiano Luca Vitali (liberato dall'Armani Jeans Milano), firmato con un contratto quadriennale con formula 2+2. Sono invece rilasciati Sani Bečirovič, entrato in rottura con la società dopo dichiarazioni poco felici rilasciate a un sito internet sloveno, Jurica Golemac, Roberto Gabini, Brandon Jennings (chiamato nella NBA dai Milwaukee Bucks con la decima scelta nel Draft NBA 2009), Primož Brezec e Rubén Douglas.

L'11 dicembre 2009 Ferdinando Gentile si dimette dal ruolo di capo allenatore[4]. Infatti, dopo una drammatica partita contro il Maccabi Tel Aviv in Eurolega, persa per 90-92 dopo un tempo supplementare, comincia la serie nera della squadra, che a parte la successiva trasferta di Pesaro infila solo sconfitte (8 di fila) e si "guadagna" la contestazione dei tifosi più affezionati, che non vedono in Gentile una guida tecnica adatta. Le dimissioni arrivano dopo l'ennesima disfatta, in casa contro il CSKA Mosca. Il 14 dicembre viene annunciato come suo successore Matteo Boniciolli[5].

Il 25 gennaio 2010 la squadra torna sul mercato con l'acquisto dell'ala grande serba Tadija Dragićević[6]. Il 15 marzo viene tagliato dalla rosa uno degli acquisti estivi, Ricky Minard, che approda al Chimki BC in Russia.

La stagione procede tra alti e bassi, con l'uscita dall'Eurolega e la mancata qualificazione alle Final Eight di Coppa Italia, ma con la soddisfazione il 21 marzo di battere il Montepaschi Siena per 93-85, fermando così il record di vittorie dei toscani, ancora imbattuti nel campionato, a 41 gare senza ko (dalla sconfitta contro la Fortitudo Bologna del 1º marzo 2009).

Il 29 aprile la squadra torna sul mercato per completare la rosa in vista dei playoff con l'acquisto di Darius Washington[7], play-guardia statunitense, ex San Antonio Spurs, con passaporto macedone in uscita dal Galatasaray S.K.B. Il 13 maggio viene ufficializzato l'arrivo fino a fine stagione con opzione per il prossimo anno di Josh Heytvelt[8] in uscita dall'Oyak Renault Bursa (campionato turco), ala-centro classe 1986 proveniente dall'Università Gonzaga, dove nella stagione 2006-2007 è stato il secondo miglior realizzatore della squadra.

La squadra conclude la stagione regolare al 7º posto e viene eliminata ai quarti di finale dei playoff da parte della Pepsi Caserta con un secco 3-0, terminando così una stagione deludente.

Gli anni duemiladieci[modifica | modifica sorgente]

La stagione 2010-2011[modifica | modifica sorgente]

Bogdan Tanjević, nuovo GM dalla stagione 2010-2011

Il 21 giugno con una conferenza stampa la società annuncia la conferma di Matteo Boniciolli sulla panchina della squadra per la stagione 2010-2011 e la successiva e l'arrivo in veste di direttore tecnico dell'ex-allenatore Bogdan Tanjević, con cui Boniciolli aveva iniziato la carriera in veste di assistente[9].

La società ha confermato di aver esercitato l'opzione per trattenere Datome e che le partite di regular season verranno giocate al Palazzetto dello Sport, meno costoso del PalaLottomatica, che verrà usato per Eurolega e playoff[10]. Tale decisione è stata successivamente rivista dopo il rinnovo del contratto con il main sponsor Lottomatica[11].

Il 22 luglio la società ufficializza il primo acquisto della nuova stagione, il centro ivoriano naturalizzato francese Ali Traoré, fino all'anno precedente all'ASVEL Lyon-Villeurbanne[12]. Il 5 agosto viene ufficializzata la riconferma di Darius Washington e l'arrivo del romano Andrea Iannilli[13]. Il 16 agosto la Virtus rescinde il contratto con Andre Hutson e conferma il prolungamento anche di Josh Heytvelt, annunciando inoltre l'ingaggio di Draško Prodanović come senior assistant di Boniciolli, allenatore bosniaco naturalizzato francese che ha collaborato diversi anni con Tanjevic[14]. Il 26 agosto arriva nella capitale in prova per un mese la promessa serba Ðorđe Drenovac, classe 1992[15]. Il 28 agosto viene firmata la guardia statunitense Charles Smith (proveniente dall'Efes Pilsen)[16]. Il 7 settembre la società annuncia di aver ottenuto in prestito per due anni dal Barcellona il giovane serbo Nihad Đedović, classe 1990[17]. Il 15 ottobre viene siglato un accordo con il giocatore montenegrino Vladimir Dašić, classe 1988[18]. Il 9 novembre 2010 Hervé Touré viene ceduto alla New Basket Brindisi. Il 23 dicembre per sopperire all'infortunio di Jacopo Giachetti la società firma il bosniaco Nemanja Gordić, classe 1988[19].

L'11 gennaio 2011 viene risolto consensualmente il contratto con l'allenatore Matteo Boniciolli[20][21], e quello con l'ala-grande statunitense Josh Heytvelt.[22] Il 12 gennaio 2011 viene nominato allenatore Sašo Filipovski, che firma un contratto biennale[23]. La squadra conclude la stagione al nono posto perdendo la possibilità di partecipare ai playoff e perdendo la licenza per partecipare all'Eurolega 2011-2012. In Eurolega, il cammino arriva fino alle Top 16, con la prima partita del girone, giocata e persa a Roma contro l'Olimpia Lubiana per 63-64, assai contestata nel suo finale: nell'ultima azione, il cronometro parte prima che Darius Washington tocchi palla. Questo episodio crea le basi per il ricorso della Virtus, che verrà respinto con una motivazione che si riassume così: l'Eurolega riconosce le ragioni di Roma, cioè il fatto che 2 secondi siano stati portati via dall'avventato far partire il cronometro, ma dall'altra parte è accolta la tesi degli arbitri che non hanno ravvisato una situazione tale da dover utilizzare l'instant replay, cosa possibile in queste situazioni.

La stagione 2011-2012[modifica | modifica sorgente]

Il 19 giugno la società annuncia la risoluzione consensuale del contratto con il capo allenatore[24]. Il 14 luglio la società ufficializza l'ingaggio di Antonello Riva in qualità di general manager e Lino Lardo come allenatore[25], e pochi giorni dopo, il 19 luglio, quello dell'ex Davide Bonora (alla Virtus come giocatore dal 2002 al 2005) in qualità di team manager[26].

Il 2 agosto la società ufficializza i primi due acquisti della stagione, la guardia statunitense Clay Tucker e l'ala slovena Uroš Slokar[27]. Il 13 settembre la società ufficializza l'arrivo in prestito di del play italo-americano Anthony Maestranzi[28].

La stagione parte in modo altalenante, con due vittorie nelle prime quattro partite. Nella quinta, a Siena, arriva un brutto crollo: l'85-52 finale rappresenta il risultato col peggior scarto mai subito dalla formazione capitolina contro i senesi. Complessivamente, si alternano le vittorie in casa e le sconfitte in trasferta, oltre a un dato che finirà per segnare la stagione: quattro sconfitte su quattro tempi supplementari disputati, nel girone d'andata.

Il 25 novembre la società annuncia due aggiunte al roster, la guardia italiana Marco Mordente[29] (al momento free agent) e il playmaker statunitense Tyreke Evans[30], proveniente dalla franchigia NBA dei Sacramento Kings, con un accordo con clausola di escape in caso di fine anticipata del lockout, avvenuta effettivamente il giorno dopo l'annuncio, il 26 novembre, impedendo al giocatore di disputare alcuna gara con la squadra capitolina. Il 27 gennaio, dopo un'altra sconfitta in trasferta, a Biella, viene ufficializzato l'esonero del coach Lino Lardo, sostituito, fino al termine della stagione, da Marco Calvani[31]. Il 31 gennaio la società annuncia l'arrivo fino al termine della stagione del centro statunitense Jarvis Varnado[32]. Nonostante le aggiunte, e un'inattesa vittoria contro il Montepaschi Siena per 77-76 alla quinta giornata di ritorno, l'obiettivo playoff sfuma proprio con la partita con Teramo, che da molti era indicata come la più semplice del lotto che comprendeva le 5 ultime della stagione regolare. La squadra chiude dodicesima in classifica, e il presidente Claudio Toti annuncia, in una conferenza stampa al Visconti Palace Hotel di Roma, il suo disimpegno dalla pallacanestro. Dopo una estate calda e la seria possibilità per Roma di non avere una squadra di pallacanestro, l'imprenditore romano decide di iscrivere lo stesso la squadra nell'ultimo giorno disponibile, con la conferma del main sponsor Acea e un rinnovato assetto societario. Come General Manager è stato chiamato Nicola Alberani, ex Forlì, mentre come Team Manager e Responsabile della Comunicazione la Virtus Roma si è affidata a Francesco Carotti, giornalista romano che seguiva da anni il club.

La stagione 2012-2013, l'impresa sfiorata[modifica | modifica sorgente]

La Virtus, in seguito alla riduzione degli investimenti da parte del presidente Toti annunciata in estate, decide di svolgere un mercato incentrato sulla valorizzazione di giovani promesse dei college americani quali Jordan Taylor dall'Università del Wisconsin-Madison e Olek Czyż dall'università del Nevada accompagnati da una solida certezza quale Phil Goss arrivato dalla Pallacanestro Varese, dal pupillo del Coach Marco Calvani Lorenzo D'Ercole, e dalle scommesse Ade Dagunduro, Gani Lawal, Péter Lóránt e Bobby Jones.

La Virtus inizia bene il campionato evidenziando un gioco energico e ricco di giocate spettacolari. Per la prima volta dopo innumerevoli stagioni, la fascia di capitano cambia padrone, passando dalle mani di Alessandro Tonolli a quelle di Luigi Datome. Alla nona giornata, Roma interrompe la striscia di vittorie consecutive di Varese, fermatasi a 9 in campionato e 20 comprendendo anche le partite (tutte vinte) di prestagione.

Per la prima volta dopo 3 edizioni saltate, la squadra centra, come quinta classificata al termine del girone d'andata, la qualificazione alla Coppa Italia di pallacanestro maschile 2013. Al Mediolanum Forum, la Virtus riesce a superare Cantù nei quarti di finale, prima di cedere a Varese in una combattuta semifinale.

Nel prosieguo della stagione, arriva la roboante vittoria al PalaEstra di Siena per 70-94 nei confronti della Mens Sana Siena.

È stato ingaggiato per due mesi, da febbraio ad aprile, il somalo/statunitense Faisal Aden. Il giocatore fatica a inserirsi nel contesto della squadra e viene tagliato dopo aver realizzato 12 punti in sei partite.

A sei giornate dalla fine, arriva anche la matematica qualificazione per i playoff scudetto, obiettivo mancato nelle ultime due stagioni. Tuttavia, tre sconfitte consecutive segnano il momento più difficile della stagione capitolina, e solo una rabbiosa reazione nell'ultimo quarto del match contro Brindisi consente alla Virtus di interrompere la striscia negativa. Nei successivi playoff trova la neopromossa Trenkwalder Reggio Emilia con la quale da vita ad una serie lunga e combattuta, risoltasi solo al termine della settima ed ultima gara al PalaTiziano. Trascinata dal talento di singoli come Luigi Datome, Gani Lawal, Jordan Taylor, Bobby Jones e Phil Goss riesce a conquistarsi così la semifinale con Cantù. La cavalcata della compagine di coach Calvani prosegue con la conquista di un'incredibile finale. Batte 4-3 la Pallacanestro Cantù dopo una serie indimenticabile. Roma, in Gara 1, rimonta dal -19 del terzo quarto e vince al supplementare, andando 2-0 tre giorni dopo. Si fa poi rimontare e superare fino al 2-3, con Cantù che espugna il PalaTiziano, ma nella decisiva Gara 6 sbanca il Pianella con alcune prodezze di Phil Goss. In gara-7 vince al PalaTiziano per 89-70 entrando dopo cinque anni, e per la terza volta nella sua storia, in finale scudetto. L'avversaria, ancora una volta, è la Montepaschi Siena, il che garantisce a Roma il fattore campo favorevole. La conquista della finale garantisce alla Virtus anche il ritorno in Eurolega.

Tuttavia, dal momento dell'ingresso in finale fino a poco dopo la fine della stessa, succederanno diverse cose. Per prima cosa, il presidente della Virtus Roma, Claudio Toti, decide di non trasferire la squadra al PalaLottomatica per l'occasione, puntando il dito contro tifosi della squadra a suo dire "da finale", in pratica coloro che sono attratti dall'evento. In gara-1, nell'intervallo, entrambi i cronometri dei 24 secondi smettono di funzionare, costringendo la terna arbitrale all'uso del cronometro manuale e di palette per indicare i secondi rimanenti nell'azione. La serie si sposta a Siena sull'1-1, per effetto del successo della Montepaschi in gara-1 e della risposta della Virtus in gara-2. In gara-3, Roma si trova con sette punti di vantaggio negli ultimi tre minuti, ribaltati e convertiti in otto punti di svantaggio alla fine da alcuni canestri di notevole difficoltà di Bobby Brown. In gara-4, Siena si porta sull'1-3, e in gara-5, a Roma, la serie termina con la sconfitta della Virtus per 1-4. Sono state particolarmente rumorose le polemiche sugli arbitraggi di alcune gare, in particolare la quarta, con tre falli antisportivi a favore di Siena. In gara-5, una viva protesta di Marco Calvani è stata sanzionata col doppio tecnico, tradottosi automaticamente nell'espulsione. Molto criticati sono stati alcuni atteggiamenti di Bobby Brown, reo, secondo diversi tifosi di Roma, di avere tenuto un atteggiamento provocatorio, con contatti fisici non regolari, e di esser stato ogni volta non solo "graziato", ma anche di avere causato falli antisportivi a chi i torti li aveva subiti.

Dopo la finale, giunge un'altra doccia fredda per Roma: la dirigenza decide di non iscrivere all'Eurolega la squadra, richiedendo in ogni caso una tra le circa venti wild card disponibili per l'Eurocup. Ragione addotta dal GM Nicola Alberani è l'alto costo del PalaLottomatica anche solo per 5 gare, più i problemi generati da spese di altra natura.

I campi di gioco[modifica | modifica sorgente]

L'interno del PalaLottomatica gremito durante una partita della Virtus Roma nel 2007

Il primo campo di gioco che ospitò le partite interne della Virtus Roma era situato all'interno del Centro Sportivo di Settebagni, lungo la via Salaria; la formazione capitolina vi disputò i suoi incontri fino alla stagione 1978-1979, mantenendo comunque il complesso come propria sede sportiva e come campo di allenamento fino ai nostri giorni.

Alla seconda stagione in Serie A2, quella che portò poi la Virtus alla promozione nella massima serie, la squadra si trasferì in una struttura più adatta e in una zona decisamente più centrale della città: il Palazzetto dello Sport di viale Tiziano, nelle immediate adiacenze dello Stadio Flaminio. L'impianto progettato da Nervi e Vitellozzi fu teatro di tutte le gare di campionato della Virtus nei primi anni ottanta.

In occasione dei playoff 1982-1983, che la Virtus concluse con la vittoria dello scudetto, per venire incontro alle richieste del grande pubblico il campo di gioco divenne il gigantesco PalaEur, anch'esso opera di Pier Luigi Nervi e Marcello Piacentini; l'impianto (il palasport più capiente d'Italia e il secondo in Europa con i suoi oltre 13.000 posti) rimase la sede delle partite interne della formazione capitolina fino al 2000, quando venne temporaneamente chiuso per lavori di restauro e ammodernamento.

In occasione dei lunghi e tormentati lavori del Palazzo dello Sport dell'EUR, protrattisi oltre i due anni inizialmente preventivati, all'inizio del nuovo millennio la Virtus fu costretta a ritornare a giocare nel vecchio impianto di viale Tiziano, ormai inadatto con i suoi 3.500 posti per una squadra di Serie A di alto livello.

Dopo una breve parentesi all'inizio della stagione 2003-04, con relativo abbandono per scarso pubblico e deficit di risultati in una stagione disgraziata, il definitivo ritorno del basket romano all'interno del ristrutturato Palazzo dello Sport, rinominato PalaLottomatica per esigenze di sponsor, avvenne soltanto in occasione dei playoff 2004-05: la Virtus vi disputò quattro partite da tutto esaurito (dopo i lavori la capienza è stata ridotta a circa 10.500 posti), e vi è rimasta a giocare anche nelle stagioni successive, ritrovando così la sua storica casa sia per le partite di campionato che per quelle di Eurolega.

Durante una conferenza stampa indetta il 21 giugno 2010 il presidente Toti aveva annunciato l'intenzione di tornare a disputare le partite di regular season della stagione 2010-11 al Palazzetto dello Sport, meno costoso del PalaLottomatica, che sarebbe stato usato per Eurolega e playoff[10]. Tale decisione è stata successivamente rivista dopo il rinnovo del contratto con il main sponsor Lottomatica[11].

Dalla stagione 2011-12 la Virtus Roma torna a giocare le partite interne al Palazzetto dello Sport.

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Vittorie[modifica | modifica sorgente]

Pallacanestro Virtus Roma Banners.jpg

Magnify-clip.png
I banner con le vittorie della squadra e, al centro, la maglia numero 4 di Davide Ancilotto, ritirata dopo la sua prematura scomparsa. Questi banner sono stati applicati per la prima volta nella sfida contro il Montepaschi Siena in regular season il 5 aprile 2008.

Competizioni nazionali[modifica | modifica sorgente]

Competizioni giovanili[modifica | modifica sorgente]

1980.

Competizioni europee[modifica | modifica sorgente]

Competizioni internazionali[modifica | modifica sorgente]

1984

Altre finali disputate[modifica | modifica sorgente]

  • Campionato Italiano
2008 contro Mens Sana Siena
2013 contro Mens Sana Siena
  • Coppa Italia
1990 contro Virtus Pallacanestro Bologna
2006 contro Carpisa Napoli
  • Coppa Korac
1993 contro Olimpia Milano

Cronologia completa dei risultati[modifica | modifica sorgente]

Stagione Serie Posizione Playoff / Play-out Coppa Italia Coppe Europee Altre Coppe
1971-1972 C - - -
1972-1973 C - - -
1973-1974 C Promossa in B - -
1974-1975 B - - -
1975-1976 B - - -
1976-1977 B - - -
1977-1978 B Promossa in A2 - -
1978-1979 A2 - - -
1979-1980 A2 Promossa in A1 - -
1980-1981 A1 10° - - -
1981-1982 A1 10° - - -
1982-1983 A1 Campione d'Italia - Coppa Korać: quarti di finale
1983-1984 A1 - Quarti di finale Coppa dei Campioni: vincitrice
1984-1985 A1 Quarti di finale Quarti di finale Coppa dei Campioni: girone finale Coppa Intercontinentale: vincitrice
1985-1986 A1 10° Quarti di finale Quarti di finale Coppa Korać: Vincitrice Coppa Intercontinentale: prima fase
1986-1987 A1 Ottavi di finale Sedicesimi di finale -
1987-1988 A1 10° Quarti di finale Quarti di finale -
1988-1989 A1 12° Playout Sedicesimi di finale -
1989-1990 A1 Quarti di finale Finale -
1990-1991 A1 Semifinali Ottavi di finale -
1991-1992 A1 Semifinali Quarti di finale Coppa Korać: vincitrice
1992-1993 A1 12° Playout Ottavi di finale Coppa Korać: finale
1993-1994 A1 15° - 16 mi di finale -
1994-1995 A1 Ottavi di finale Ottavi di finale -
1995-1996 A1 Quarti di finale Ottavi di finale -
1996-1997 A1 Quarti di finale Ottavi di finale Coppa Korać: quarti di finale
1997-1998 A1 Quarti di finale Quarti di finale Coppa Korać: semifinali
1998-1999 A1 Quarti di finale Quarti di finale Coppa Korać: ottavi di finale
1999-2000 A1 Ottavi di finale Quarti di finale Coppa Korać: quarti di finale Supercoppa Italiana: vincitrice
2000-2001 A1 Quarti di finale Semifinali -
2001-2002 A Quarti di finale - -
2002-2003 A Semifinali Quarti di finale -
2003-2004 A Quarti di finale Quarti di finale Eurolega: prima fase
2004-2005 A Semifinali Semifinali -
2005-2006 A Semifinali Finale ULEB Cup: quarti di finale
2006-2007 A Semifinali Quarti di finale Eurolega: Top 16
2007-2008 A Finale Quarti di finale Eurolega: Top 16
2008-2009 A Quarti di finale Quarti di finale Eurolega: Top 16
2009-2010 A Quarti di finale - Eurolega: prima fase
2010-2011 A - - Eurolega: Top 16
2011-2012 A 13° - - -
2012-2013 A Finale Semifinale -

Presidenti e allenatori[modifica | modifica sorgente]

Logo Virtus Roma.png
I Presidenti della Virtus Roma
Logo Virtus Roma.png
Gli Allenatori della Virtus Roma

Gli sponsor[modifica | modifica sorgente]

[modifica | modifica sorgente]

Altri sponsor[modifica | modifica sorgente]

Fornitori tecnici[modifica | modifica sorgente]

Roster 2014-2015[modifica | modifica sorgente]

aggiornata al 18 luglio 2014

  Naz.   Ruolo Nome Anno Alt. Peso  
- Stati Uniti P Perry Petty 1988 185 80
- Stati Uniti P Kyle Gibson 1987 196 93
- Stati Uniti P Brandon Triche 1991 193 95
9 Italia AP Alex Righetti 1977 200
10 Italia G Lorenzo D'Ercole 1988 190 88
20 Stati Uniti G Jimmy Baron 1986 191 89
24 Italia G Riccardo Moraschini 1991 194 92

Dirigenza[modifica | modifica sorgente]

Giocatori storici[modifica | modifica sorgente]

Tifoseria[modifica | modifica sorgente]

La curva romana è intitolata al cestita Davide Ancilotto. Attualmente è guidata dalla Gioventù Virtus, gruppo nato nel 2008 e situato nel settore di curva che fino a qualche mese prima era occupato dal CDA (Curva Davide Ancilotto), accanto al più longevo gruppo dei Warriors. Quest'ultimi sono lo storico gruppo ultras della curva romana, dal 1984 al 2013. Gli altri gruppi furono i Fighters, da fine anni settanta ai primi anni ottanta, e la Brigata, negli anni novanta e nei primi anni duemila. I Warriors erano gemellati con gli Eagles di Cantù e con l'Inferno Biancorosso di Pesaro, oltre che con i tifosi di Napoli. Le rivalità, invece, sono soprattutto con Caserta, Siena, Milano, Varese, Virtus Bologna, Avellino e, in passato, con Teramo, Roseto e Capo d'Orlando.

Logo Virtus Roma.png
Statistiche generali

Campionato italiano

  • Stagioni in Serie A: 34
  • Partite disputate (regular season + playoff/playout): 1.203
  • Partite vinte: 652
  • Partite perse: 551
  • Percentuale di vittorie: 54,2%

Coppe italiane

  • Partite disputate: 90
  • Partite vinte: 50
  • Partite perse: 37
  • Pareggi: 3
  • Percentuale di vittorie: 55,5%

Coppe internazionali

  • Partite disputate: 238
  • Partite vinte: 140
  • Partite perse: 97
  • Pareggi: 1
  • Percentuale di vittorie: 58,8%
Logo Virtus Roma.png
Record

Record individuali (giocatori)

Record individuali (allenatori)

Record di squadra

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Enrico Schiavina, Il codice Fip e l'araldica del basket in basketnet.net, 16 novembre 2012. URL consultato il 23 giugno 2013.
  2. ^ Basket sotto shock: Ancilotto in lotta per la vita corriere.it
  3. ^ Ancilotto non ce l'ha fatta, il basket è in lacrime corriere.it
  4. ^ Nando Gentile rinuncia all'incarico di capo allenatore della Virtus, virtusroma.it, 11 dicembre 2009. URL consultato l'11 dicembre 2009.
  5. ^ Matteo Boniciolli nuovo allenatore della Virtus fino a fine stagione, virtusroma.it, 14 dicembre 2009. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  6. ^ Tadija Dragićević alla Lottomatica Roma, virtusroma.it, 25 gennaio 2010. URL consultato il 25 gennaio 2010.
  7. ^ Ufficiale Darius Washington alla Lottomatica Roma, virtusroma.it, 29 aprile 2010. URL consultato il 29 aprile 2010.
  8. ^ Ufficiale Josh Heytvelt alla Virtus Roma, virtusroma.it, 13 maggio 2010. URL consultato il 13 maggio 2010.
  9. ^ Tanjevic alla dirigenza della Virtus. Confermato Boniciolli, virtusroma.it, 21 giugno 2010. URL consultato il 21 giugno 2010.
  10. ^ a b http://www.virtusroma.it/internal.asp?cat_id=11&art_id=3904
  11. ^ a b Anche il prossimo anno Lottomatica title sponsor della Virtus, virtusroma.it, 10 agosto 2010. URL consultato il 10 agosto 2010.
  12. ^ Il francese Ali Traore alla Lottomatica, virtusroma.it, 22 luglio 2010. URL consultato il 22 luglio 2010.
  13. ^ Siglato accordo con Washington, ufficiale anche il romano Iannilli, virtusroma.it, 5 agosto 2010. URL consultato il 5 agosto 2010.
  14. ^ Risolto il contratto con Hutson, prolungato con Heytvelt, virtusroma.it, 16 agosto 2010. URL consultato il 16 agosto 2010.
  15. ^ Arrivato a Roma, in prova per un mese, il giovane serbo Djordje Drenovac, virtusroma.it, 26 agosto 2010. URL consultato il 26 agosto 2010.
  16. ^ Ufficiale la firma con Charlie Smith, l'accordo raggiunto nella notte, virtusroma.it, 28 agosto 2010. URL consultato il 28 agosto 2010.
  17. ^ Nihad Dedovic alla Virtus Roma per due anni in prestito dal Barcellona, virtusroma.it, 7 settembre 2010. URL consultato il 7 settembre 2010.
  18. ^ Siglato accordo con Vladimir Dasic, virtusroma.it, 15 ottobre 2010. URL consultato il 15 ottobre 2010.
  19. ^ Raggiunto accordo con il bosniaco Nemanja Gordić, virtusroma.it, 23 dicembre 2010. URL consultato il 23 dicembre 2010.
  20. ^ Si chiude in maniera consensuale il rapporto con Matteo Boniciolli, virtusroma.it.
  21. ^ Basket: coach Boniciolli lascia Roma ansa.it
  22. ^ Concluso congiuntamente il rapporto con Josh Heytvelt, virtusroma.it.
  23. ^ Raggiunto accordo con coach Saso Filipovski, virtusroma.it.
  24. ^ Roma e Filipovski risolvono consensualmente il contratto, virtusroma.it.
  25. ^ Lardo e Riva alla Virtus Roma, virtusroma.it.
  26. ^ Davide Bonora nuovo team manager, virtusroma.it.
  27. ^ Tucker e Slokar alla Virtus Roma, virtusroma.it.
  28. ^ Anthony Maestranzi alla Virtus Roma, virtusroma.it.
  29. ^ Marco Mordente alla Virtus Roma, virtusroma.it.
  30. ^ Accordo raggiunto con Tyreke Evans, virtusroma.it.
  31. ^ Esonerato Lardo: l'Acea Roma a Calvani sino al termine della stagione, Lega Basket.
  32. ^ Jarvis Varnado alla Virtus Roma, Virtus Roma.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Lega A Basket, Almanacco ufficiale del campionato italiano di basket, Libreria dello Sport, 2006, ISBN 88-6127-003-4.
  • Fabrizio Fabbri, Dal muro torto al PalaEUR. Storie della pallacanestro romana e laziale. Racconti di sport di Roma e del Lazio, Riccardo Viola Editore, 2006, ISBN 88-901707-4-3.
  • Luigi Ferrajolo e Gianfranco Tobia, 50 anni di Virtus Roma, 2010.
  • Luca Pelosi, Banco! L'urlo del Palaeur, 2012.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]