Il Memoriale di Sant'Elena

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Napoleone I detta le sue memorie ai generali Montholon e Gourgaud alla presenza di Henri Gatien Bertrand e di Emmanuel de Las Cases

Il Memoriale di Sant'Elena è un libro costituito da riflessioni e ricordi raccolti da Emmanuel de Las Cases nella forma letteraria di memoriale di Napoleone Bonaparte, da egli stesso esposti durante conversazioni quasi quotidiane tenute dall'imperatore con i suoi amici, tra i quali il Las Cases, durante il suo esilio sull'isola di Sant'Elena.

Presentazione del Memoriale[modifica | modifica wikitesto]

« Scriverò quello che abbiamo fatto »
(Parole rivolte da Napoleone ai soldati della Vecchia Guardia il giorno degli addii di Fontaineblau nell'aprile 1814[1])

Contrariamente ad un'idea largamente diffusa, ma in parte fuorviante, Napoleone non ha dettato il testo dell'opera, e Las Cases ne ha sempre assunto l'originalità per intero.

L'opera contiene, in forma essenziale, riflessioni dell'imperatore sulla sua giovinezza, il racconto delle sue campagne militari e le vicissitudini del suo esilio a Sant'Elena, espresse anche attraverso giudizi particolarmente critici verso la politica adottata nei confronti di Napoleone dal governatore britannico dell'isola, Hudson Lowe: per questo motivo, il manoscritto fu sequestrato al momento della sua partenza dall'isola alla fine del 1816, e fu restituito solamente dopo la morte di Napoleone, nel 1821.[2]

Contenuto politico del Memoriale[modifica | modifica wikitesto]

Da un punto di vista politico, il contenuto del memoriale venne a definite le basi del bonapartismo: secondo Jean Tulard, ne divenne il breviario.[3]

La pubblicazione della prima edizione, nel 1823, impedì il dissolversi del movimento bonapartista nel più ampio contesto della nebulosa politica di ispirazione liberale.[4]

Tale contributo all'elaborazione ideologica bonapartista fu reso possibile dal fatto che lo stesso Napoleone presenta nel Memoriale il suo agire alla luce di una riflessione di carattere politico che associa diversi temi fondamentali.

Con il Memoriale, Napoleone finì così per riprendere - post mortem - il controllo della dottrina bonapartista che gli era sfuggita di mano a seguito del suo esilio a Sant'Elena dal 1815 in poi. L'opera, infatti, conferisce un fondamento storico al bonapartismo, integrandovi abilmente e con forza idee liberali e nazionalistiche. Tale integrazione è compiuta senza snaturare le basi del bonapartismo così come queste s'erano formate durante i primi anni della Restaurazione francese, e rimane coerente con la pratica storica delineata in principio dagli atti di governo di Napoleone: legittimità popolare e dinastica, autorità, uguaglianza di fronte alla legge, gerarchia, preminenza del governo sulle assemblee parlamentari, richiamo alle élite di ogni natura, lotta contro la monarchia 'realista e contro il giacobinismo. Gli scritti del futuro Napoleone III, non a caso, riprendono scrupolosamente il messaggio politico trasmesso dal memoriale.

Napoleone come continuatore della parte positiva della Rivoluzione francese[modifica | modifica wikitesto]

Nel Memoriale Napoleone si considera come un erede della Rivoluzione francese, ma il principale merito che egli attribuisce a se stesso è quello di avergli posto termine, pur conservandone la parte positiva.

In tal modo, pur rivendicando tale eredità, egli critica i protagonisti dell'Anno II[5] e in particolare Robespierre, giudicato colpevole di non aver saputo porre termine egli stesso alla fase rivoluzionaria[6]. Napoleone, dunque, rivendica la parte positiva del lascito rivoluzionario, non certo il Terrore, né l'anarchia. Diversamente da un'idea diffusa, ma erronea, dunque, Napoleone non pretende di aver proseguito la Rivoluzione, ma si vanta d'avervi posto fine, però conservandone - e rendendone permanenti - le acquisizioni di carattere politico e sociale.

In tale ottica, pertanto, Napoleone non desidera glorificare la rivoluzione nella sua integralità, poiché afferma di averla «decontaminata», ciò che implica essa avesse degli aspetti di carattere criminale. Per Napoleone, definirsi "l'uomo della Rivoluzione" significa riconciliarla con "il secolo", cioè lavare la Nazione dai crimini commessi nel periodo rivoluzionario.[6].

Nel conflitto che l'oppose all'Ancien régime, Napoleone sarebbe stato così il solo "snodo" che permettesse una riconciliazione nazionale. Egli intendeva quindi conservare le conquiste rivoluzionarie, soprattutto sul piano sociale, pur rigettando i metodi del Terrore.[6]

Napoleone protettore della futura libertà[modifica | modifica wikitesto]

Nel Memoriale, Napoleone, dipingendosi come liberale, cerca di spiegare come mai l'Impero sia stato costretto non ad ampliare, ma a ridurre - "provvisoriamente" - le libertà. Una volta che la guerra fosse stata conclusa, secondo Napoleone, l'Impero sarebbe divenuto più liberale nel quadro di un'Europa federale raccolta attorno al cardine costituito dalla Francia. Napoleone non cerca d'edulcorare il suo modo di governare[7] e critica tanto gli ideologi quanto i metafisici suoi contemporanei. Di fronte a quest'ultimi, Napoleone giustifica il fatto che l'uomo di Stato debba, alle volte, saper far ricorso ad un certo machiavellismo, denunciando, in tal modo, una sua concezione pessimista dell'umanità.[8] Egli presenta il codice civile come la base delle future libertà, e la libertà individuale come il fondamento delle future libertà politiche. Tale impostazione liberale consentirà ai bonapartisti di esibire il loro liberalismo e ai liberali puri di veicolare la leggenda napoleonica al fine di raggiungere un più vasto pubblico.

Napoleone difensore della sovranità popolare[modifica | modifica wikitesto]

Napoleone esprime molteplici riflessioni volte a testimoniare una sua adesione al concetto di sovranità popolare. L'esiliato riprende espressioni di "fiducia", "voto" e "volontà del popolo" che, nella sua visione, tuttavia, mettono più in risalto la comunione di pensiero e d'interessi tra il popolo e un monarca che non i rapporti giuridici fissati tra il popolo e il capo che lo rappresenta.[7] L'ereditarietà non trova la sua sorgente né nel diritto divino, né nella volontà popolare[9]. È dunque nella misura in cui egli è cosciente d'incarnare le aspirazioni popolari che l'imperatore accorda valore all'opinione pubblica. Tuttavia, l'opinione pubblica cui Napoleone si riferisce, accordandole valore, non è quella dei salotti, degli uomini politici, degli intellettuali, quanto piuttosto quella consacrata dal popolo attraverso il voto nei plebisciti.

Napoleone garante della supremazia dell'Esecutivo[modifica | modifica wikitesto]

Esprimendosi come contrario all'idea di un dispotismo militare, Napoleone ridefinisce la lettura del suo potere e sembra connotare retrospettivamente il sistema dell'"Atto addizionale alle Costituzioni dell'Impero del 1815" (scritto all'inizio dei Cento giorni) sulla precedente esperienza, imperiale e consolare. Egli si qualifica come "magistrato supremo" ed evoca una "monarchia costituzionale temperata"[9]. Ma Napoleone lascia intendere che tale visione resta tuttavia teorica, poiché egli riconosce non avere molto rispetto verso le assemblee parlamentari. Ma egli evoca poco quest'ultime, per altro dubitando della loro utilità e stigmatizzando quella che ritiene essere la loro propensione alla codardia e al tradimento.

La critica relativa agli eccessi del parlamentarismo - costitutiva del bonapartismo - è presente nel Memoriale, ma in modo misurato[8]. In realtà, Napoleone rimarca chiaramente la sua preferenza per la supremazia dell'Esecutivo sulle assemblee legislative, nelle quali vede una sorgente d'instabilità, dubitando che la difesa degli interessi nazionali sia il loro principale interesse.

Napoleone promotore del principio delle nazionalità[modifica | modifica wikitesto]

L'idea nazionale, come tale, è molto presente nel Memoriale. Napoleone insiste sulla necessità dell'unità della nazione per porre fine al regno dei partiti.[8] Per fortificare la nazione, Napoleone proclama i meriti della promozione delle élite sino a creare un'aristocrazia nazionale, senza privilegi anacronistici, oltre che quelli di una amministrazione centralizzata volta a garantire un ordine armonico e razionale.[8]

Napoleone dichiara la sua fede nella forza ineluttabile del principio di nazionalità. Il suo progetto di Europa federale non è era, a suo parere, incompatibile con il rispetto di tale principio: "non fui il distruttore dei diritti dei popoli, io che avevo fatto tutto, e che ero pronto a far tutto per loro".

Sempre secondo la sua opinione, solo il disastroso esito della campagna di Russia gli ha impedito di portare a termine il suo progetto di ripristinare la libertà della Polonia, e rivendica la propria politica in Italia che ha contribuito a ridurne la frammentazione, mentre prevedeva di giungere alla sua completa unità come esito finale.

Successo editoriale del Memoriale[modifica | modifica wikitesto]

Numerose furono le edizioni del Memoriale diffuse durante il XIX secolo: 1822-1823 (prima edizione), 1824 (aggiunte e correzioni alle precedenti), 1828 (nuovi titoli), 1830-1831 (edizione rivista), 1842 (edizione rivista e ampliate), ecc.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L.Mascilli Migliorini, Napoleone, p. 434.
  2. ^ Albert Benhamou, L'autre Sainte-Hélène: la captivité, la maladie, la mort et les médecins autour de Napoléon, 2010.
  3. ^ Frédéric Bluche, Le bonapartisme, 1981, ed. cit., p. 48.
  4. ^ Frédéric Bluche, Le bonapartisme, 1981, ed. cit., p. 43.
  5. ^ Corrispondente agli anni 1793 e 1794 nel Calendario rivoluzionario francese, corrispondenti all'apice del Terrore e all'avvento della Reazione Termidoriana.
  6. ^ a b c Frédéric Bluche, Le bonapartisme, 1981, ed. cit., p. 44.
  7. ^ a b Frédéric Bluche, Le bonapartisme, 1981, ed. cit., p. 45.
  8. ^ a b c d Frédéric Bluche, Le bonapartisme, 1981, ed. cit., p. 47.
  9. ^ a b Frédéric Bluche, Le bonapartisme, 1981, ed. cit., p. 46.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Frédéric Bluche, Le bonapartisme, collezione "Que sais-je?", Presses Universitaires de France, 1981

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]