il manifesto

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il manifesto
Logo di il manifesto
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità quotidiano (lunedì escluso)
Genere generalista
Formato Berlinese a 6 colonne
Fondazione 23 giugno 1969
Inserti e allegati Alias (sabato, domenica), Le Monde Diplomatique (mensile)
Sede via Bargoni, 8 - Roma
Editore Cooperativa editoriale
Tiratura 51.732 (febbraio 2013)
Direttore Norma Rangeri, Tommaso Di Francesco[1]
ISSN 0025-2158
Sito web www.ilmanifesto.info
 

il manifesto è un quotidiano italiano di indirizzo comunista fondato nel 1969.

Pur appartenendo all'area della sinistra italiana, non aderisce apertamente a nessun partito italiano.

Editore[modifica | modifica sorgente]

Il quotidiano è pubblicato da una società cooperativa i cui soci sono gli stessi giornalisti e i tecnici addetti alla stampa; tutti i soci hanno lo stesso stipendio. Per questo spesso non partecipa agli scioperi dei giornalisti contro gli editori, andando comunque in edicola, ma ospitando alcune pagine con le ragioni degli scioperanti.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origini[modifica | modifica sorgente]

Nasce in origine come rivista politica mensile, diretta da Lucio Magri e da Rossana Rossanda, ed edito da Edizioni Dedalo. Alla redazione del primo numero, uscito il 23 giugno 1969 con una tiratura di 75.000 copie partecipano Luigi Pintor, Aldo Natoli, Valentino Parlato, Luciana Castellina, Lidia Menapace e Ninetta Zandegiacomi. La veste grafica è curata da Giuseppe Trevisani.

Il periodico nasce dalla componente più "a sinistra" del Partito Comunista Italiano che con Pietro Ingrao aveva sostenuto nel corso dell'XI congresso alcune battaglie per la democrazia interna al partito e sollevato la questione del "modello di sviluppo" in contrapposizione alla componente più "moderata" del partito, capeggiata da Giorgio Amendola.

L'idea di dare vita a una pubblicazione autonoma risale all'estate del 1968, ma viene congelata in vista del XII congresso del PCI, dove, peraltro, Pintor, Natoli e Rossanda non avevano votato in Comitato centrale le tesi.

La rivista assume posizioni in contrasto con la linea maggioritaria del partito (in particolar modo rispetto all'invasione sovietica della Cecoslovacchia, con l'editoriale uscito nel secondo numero intitolato "Praga è sola") che ne chiede la sospensione delle pubblicazioni. Il Comitato centrale del PCI del 24 novembre 1969 delibera la radiazione per Rossana Rossanda, Luigi Pintor e Aldo Natoli con l'accusa di "frazionismo". Successivamente viene adottato un provvedimento amministrativo per Lucio Magri e non vengono rinnovate le iscrizioni per Massimo Caprara (dal 1944, per 20 anni, segretario personale di Togliatti), Valentino Parlato e Luciana Castellina.

Fondazione[modifica | modifica sorgente]

il manifesto
Leader Luigi Pintor, Aldo Natoli, Rossana Rossanda
Stato Italia Italia
Fondazione 1972
Dissoluzione 1974, confluendo nel Partito di Unità Proletaria per il Comunismo
Sede Roma
Ideologia Marxismo, Comunismo Socialismo rivoluzionario
Collocazione Estrema sinistra
Coalizione col Partito di Unità Proletaria
Seggi massimi Camera dei Deputati 5
Testata il manifesto

il manifesto si costituisce, quindi, come formazione politica con una piccola rappresentanza parlamentare (Natoli, Pintor, Rossanda ai quali si aggiungono Massimo Caprara e Liberato Bronzuto). Nel settembre del 1970 (la tiratura sarà di 60.000 copie) vengono proposte le tesi per il comunismo nelle quali viene avanzata una piattaforma politica per l'unità della sinistra rivoluzionaria e si caldeggia la costituzione di una forza politica. Si intensificano, inoltre, le relazioni con Potere operaio con il quale la formazione del manifesto tiene un congresso nel febbraio 1971: si dovrebbe sancire l'unificazione tra le due forze, ma si chiude invece con una rottura.

Con la trasformazione in quotidiano (avvenuta il 28 aprile 1971), il manifesto si costituisce anche come struttura politica alle elezioni del 1972, presentando una propria lista alla Camera dei deputati e invitando a votare il PCI al Senato. Un risultato elettorale modesto (0,67%) ma non lontanissimo dal raggiungere il quorum nel Lazio (32.000 voti pari al 1,2%) e quindi l'ingresso in parlamento

Il calciatore Paolo Sollier, noto per la sua militanza politica in Avanguardia Operaia, sfoglia una copia de il manifesto nel 1975.

Nel 1974 si unifica con il Partito di Unità Proletaria (PdUP), fondando il Partito di Unità Proletaria per il comunismo. Già nel gennaio 1977, però, la componente ex-PdUP esce dal partito, essendo gli ex manifesto più orientati verso il PCI che non verso altri progetti politici (come la costituente di Democrazia Proletaria). Coloro che provengono dal gruppo del manifesto mantengono comunque il nome "PdUP per il comunismo", assorbendo poi la minoranza di Avanguardia operaia e soprattutto i militanti del vecchio "Movimento Studentesco" del dopo 1968, chiamato allora Movimento Lavoratori per il Socialismo.

Nel 1983 il PdUP per il comunismo si presenta alle elezioni con il PCI, nel quale confluisce nel 1984. Anche se i principali fondatori del giornale si allontanano col tempo dalla vita politica, il manifesto resta comunque un progetto editoriale interessante, proprio per la sua contaminazione e attenzione alla politica.

Crisi, ripresa e liquidazione[modifica | modifica sorgente]

Verso la prima metà del 2006 la crisi economica che da tempo investe la testata, giunta ormai al 35º anno di pubblicazione, si fa sempre più grave e rischia di far chiudere il giornale, che attraverso il suo sito chiede ai lettori di sostenere il quotidiano tramite sottoscrizioni, e di pagare 5 € l'edizione del giovedì; l'iniziativa consente di raccogliere oltre 1.700.000 €. Da segnalare anche la donazione di Loredana Bertè, per la cifra di 20.000 € versati al giornale.

Il quotidiano negli ultimi mesi del 2008 attraversa poi un'ennesima crisi[2]. Nel 2009 il giornale riesce a raccogliere due milioni di euro, uscendo dallo stato di crisi.

Nel 2012 il collettivo del quotidiano annuncia che il Ministero per lo Sviluppo economico ha avviato il 7 febbraio la procedura di liquidazione coatta della cooperativa editrice del giornale.[3][4] L'11 maggio i liquidatori hanno inviato un fax alla redazione del giornale per chiedere la chiusura di ogni attività editoriale.[5] La cooperativa è stata messa in liquidazione coatta amministrativa[6].

« Fondato nel 1969 da un gruppo d'intellettuali comunisti dopo una polemica con il Partito comunista italiano, resta indipendente ancora oggi e continua per la sua strada, sempre a sinistra. Una vera istituzione del giornalismo italiano, il manifesto ha rischiato di scomparire a causa di una grave crisi finanziaria. È sopravvissuto solo grazie alla mobilitazione dei suoi lettori. Primo quotidiano italiano a dotarsi di un sito internet nel 1995, offre ai lettori la possibilità di consultare parte dell'edizione del giorno e i più importanti articoli di quelle precedenti.[7] »

Nell'autunno 2012 abbandonano il giornale Vauro, Marco d'Eramo, Rossana Rossanda, Joseph Halevi e Valentino Parlato. Poco dopo, con la liquidazione della cooperativa originaria e la nascita di una nuova, un altro gruppo di giornalisti ha lasciato il giornale: tra essi alcune firme storiche come Loris Campetti e Ida Dominijanni e i due ex direttori Mariuccia Ciotta e Gabriele Polo. Nel 2013 prende il posto di vignettista Mauro Biani.

Direttori/Direttrici[modifica | modifica sorgente]

Giornalisti[modifica | modifica sorgente]

Principali firme attuali[modifica | modifica sorgente]

Principali collaboratori storici[modifica | modifica sorgente]

Iniziative[modifica | modifica sorgente]

La cooperativa editoriale del manifesto ha intrapreso varie iniziative aggiuntive all'edizione del quotidiano: dalle produzioni musicali (iniziate nel 1995 col nome «il manifesto musica», poi «il manifesto CD»), tra cui diversi album del gruppo rap romano Assalti Frontali e del gruppo Têtes de Bois, all'edizione di libri (già dal 1972, e con il nome "manifestolibri" dal 1994), dalla traduzione e distribuzione come allegato del prestigioso mensile francese Le Monde diplomatique fino alla nascita di numerose riviste tra le quali Carta, poi resasi rapidamente indipendente e la rivista del manifesto, un mensile di approfondimento politico che ha cessato le pubblicazioni nel 2004.

Negli anni il giornale si è fatto, peraltro, primo promotore di diverse manifestazioni fra cui, il 25 aprile 1994, la manifestazione nazionale a Milano per la celebrazione dell'anniversario della liberazione d'Italia.

Da sempre schierato contro ogni guerra, è stato tra gli organizzatori di alcune iniziative e manifestazioni di critica al modello militare di gestione dei conflitti, soprattutto quando l'Italia vi era coinvolta direttamente.

il manifesto, insieme a Liberazione e Carta, ha lanciato la manifestazione nazionale a Roma del 20 ottobre 2007. La vasta piattaforma politica che si è arricchita nel corso del tempo che ha preceduto la manifestazione, ha criticato la mancata applicazione del programma dell'Unione durante il primo anno e mezzo di governo. Il corteo ha visto una vasta partecipazione dei militanti del PRC e del PdCI e nel complesso quasi un milione di persone. Vaste le polemiche di coloro che temevano che diventasse una manifestazione contro il governo; timori e strumentalizzazioni sono cessati dopo la manifestazione stessa che li ha smentiti.

Sempre nel 2007, per festeggiare i 90 anni dalla Rivoluzione Russa del 1917, il manifesto ha prodotto un album di figurine dedicato a tutti i comunisti, socialisti, anticapitalisti e rivoluzionari che hanno contribuito fortemente agli sviluppi della Storia. Le figurine erano, in tutto, 220.

Episodi salienti[modifica | modifica sorgente]

Attentato del 22 dicembre 2000[modifica | modifica sorgente]

Il 22 dicembre 2000, alle 12:05, il quotidiano fu obiettivo di un attentato: un petardo artigianale, preparato dal militante di estrema destra Andrea Insabato, esplose di fronte agli uffici della redazione, ferendo seriamente alle gambe e alla mano l'attentatore.

Elezioni presidenziali statunitensi del 2004[modifica | modifica sorgente]

Sull'onda dell'entusiasmo degli exit poll favorevoli al candidato democratico John Kerry all'indomani delle elezioni americane il 3 novembre 2004 il giornale pubblicò a tutta pagina la notizia della vittoria del candidato democratico alla presidenza con il titolo: «Good morning America. Con una valanga di voti gli americani cacciano Bush dalla Casa bianca. Venti milioni di elettori in più rispetto al 2000 portano Kerry alla presidenza. Nella notte gli exit-poll decretano la sconfitta dell'uomo della guerra preventiva».

Il risultato delle elezioni fu però deludente per la redazione del giornale: Bush vinse con oltre 3 milioni e mezzo di voti in più del suo avversario. Il giorno dopo, la redazione titolò a tutta pagina «Good night America» e si scusò con queste parole per l'errata previsione: «La nostra copertina, già definita cult dagli amici, è un errore giornalistico grave ma anche il segno di una passione e di un'emozione politica - che ha sorpreso chi non ci conosce - per quella moltitudine d'oltreoceano scesa in piazza contro il più pericoloso e criminale dei presidenti, e che condivide con noi rabbia e sogni. Ci scusiamo con i nostri lettori per questo falso, che li ha illusi di avere un futuro senza George W. Bush».

Sequestro Sgrena[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giuliana Sgrena.

Durante l'occupazione militare in Iraq la giornalista Giuliana Sgrena, viene rapita a Bagdad mentre raccoglieva interviste per un'inchiesta sulle stragi di Falluja; è il 4 febbraio 2005. Gli altri giornalisti e collaboratori del quotidiano si danno da fare per intessere buone relazioni e iniziative allo scopo di favorire la liberazione della giornalista rapita; tra queste una grande manifestazione a Roma con più di mezzo milione di partecipanti e il coinvolgimento di molte personalità.

Dopo un mese, il 4 marzo la giornalista viene rilasciata, ma il clima festoso con cui la redazione accoglie la liberazione viene subito guastato dalla notizia dell'uccisione di Nicola Calipari e del ferimento della stessa Sgrena da parte di una pattuglia statunitense sulla strada verso l'aeroporto. Notevole il cambiamento della vignetta di Vauro che disegna una colomba sanguinante col ramo d'ulivo e il suo personaggio che dice "Ce l'hai riportata!".

Tra il 1990 e il 1992 ha collaborato per il manifesto Don Tonino Bello

Evoluzione grafica[modifica | modifica sorgente]

Anni settanta[modifica | modifica sorgente]

Il 21 aprile 1971, il manifesto quotidiano esce in 4 pagine con un'impaginazione, ideata da Giuseppe Trevisani, a 6 colonne che richiama L'Ordine Nuovo di Antonio Gramsci e nel settembre 1977 passa da 4 a 6 pagine. Il 28 aprile 1978 avviene la prima riforma grafica ed editoriale.

Anni ottanta[modifica | modifica sorgente]

Il 10 dicembre 1980 le pagine aumentano passando a 10. Il 27 aprile 1982, Piergiorgio Maoloni progetta la nuova veste grafica del giornale. Il 9 febbraio 1985 le pagine divengono 12 (16 nei giorni in cui escono la talpa del giovedì e il domenicale). Nel 1989 le pagine passano a 16/18 (44 nella versione domenicale). Nel 1992 si ha una nuova riforma grafica.

Anni novanta[modifica | modifica sorgente]

Dal 1994 si opta per il formato tabloid con una grande foto in prima pagina. Dal 1997 avviene una nuova riforma grafica progettata dall'ufficio del manifesto. Dal 31 marzo 1998 la testata viene sottolineata da uno sbaffo arancione.

Dal 2000[modifica | modifica sorgente]

Dal 4 aprile 2000 il formato diviene più grande, le pagine divengono 18/20 e la vignetta di Vauro viene posta in prima pagina. Dal 2004 avviene un restyling mantenendo inalterato il formato. Nel 2006 si opta per un altro cambiamento grafico, peraltro molto criticato dai lettori: il formato diviene più stretto e più alto. Nuovo restyling il 6 giugno 2008 con l'introduzione del colore nella foto di prima pagina.

Nel 2008, in relazione ai tagli del Governo Berlusconi riguardanti i fondi ai quotidiani di partito, il manifesto ha cominciato una campagna di raccolta fondi chiamata "Fateci uscire", iniziata il 23 settembre e conclusasi il 31 dicembre. Le stime di incassi giornalieri affinché l'operazione riesca, sono stimati dal giornale in 40.000 €. La media giornaliera si attesta a inizio dicembre a 18.000 € al giorno.

Sul sito del giornale una pagina annuncia: "Quello che ci assumiamo e a cui vi chiediamo di partecipare è un compito tutto politico. I tagli ai finanziamenti per l'editoria cooperativa e politica non sono misurabili «solo» in euro, in bilanci che precipitano nel rosso, in giornalisti e poligrafici che rischiano la disoccupazione. Sono lo specchio fedele di una «cultura» politica che, dall'alto di un oligopolio informativo, trasforma i diritti in concessioni, i cittadini in sudditi. Non sarà più lo stato (con le sue leggi) a sostenere giornali, radio, tv che non hanno un padrone né scopi di lucro. Sarà il governo (con i suoi regolamenti) a elargire qualcosa, se qualcosa ci sarà al fondo del bilancio annuale." Al termine della campagna di sottoscrizione, la raccolta è arrivata a 1.800.000 €. A integrazione della quale, il giornale è uscito in edizione straordinaria al prezzo di 50 €.

Supplementi[modifica | modifica sorgente]

  • Boxer (dal 1997 al 1998).
  • Alias, supplemento del sabato: cinema, video, musica, videogame, libri, dischi.
  • Fuoriluogo, supplemento mensile ogni ultima domenica del mese, su "droghe e diritti" edito dall'"Associazione Forum Droghe", direttore responsabile Maurizio Baruffi.

Diffusione[modifica | modifica sorgente]

Anno Copie vendute
1996 34.356
1997 30.059
1998 28.725
1999 28.357
2000 28.543
2001 35.230
2002 34.135
2003 32.311
2004 31.289
2005 32.119
2006 29.008
2007 25.437
2008 23.466
2009 21.344[8]
2010 19.280
2011 18.047

Dati Ads - Accertamenti Diffusione Stampa

Finanziamenti pubblici[modifica | modifica sorgente]

il manifesto beneficia dei contributi pubblici all'editoria per i quotidiani e periodici editi da cooperative di giornalisti (Legge 250/1990[9])

Anno Finanziamento
2003 4.441.529,33 €[10]
2004 4.131.655,20 €[11]
2005 4.441.529,33 €[12]
2006 4.441.529,00 €[13]
2007 4.352.698,75 €[14]
2008 4.049.022,10 €[15]
2009 3.745.345,44 €[16]
2010 3.248.513,90 €[17]
2011 2.598.362,85 €[18]
2012 2.712.406,23 €[19]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Gerenza
  2. ^ il manifesto, 24 settembre 2008
  3. ^ il Fatto Quotidiano, 8 febbraio 2012
  4. ^ In una nota il collettivo spiega che la procedura serve ad evitare il fallimento. Ed aggiunge: "La decisione di non opporsi alla procedura indicata dal ministero si è resa inevitabile dopo la riduzione drastica e retroattiva dei contributi pubblici per l’editoria non profit.”
  5. ^ Un fax arriva in redazione: i liquidatori comunicano la "cessazione di attività", il manifesto, 11 maggio 2012.
  6. ^ Ora è ufficiale. Da febbraio addio al quotidiano "Il Manifesto", Le Novae, 11 maggio 2012.
  7. ^ Il Manifesto
  8. ^ Editoria/ Il Corsera perde 90mila copie in un anno, Il Sole -52mila e Repubblica -53mila. I dati Ads, affaritaliani.it. URL consultato il 5 luglio 2010.
  9. ^ *** Normattiva ***
  10. ^ Finanziamento pubblico 2003 dal sito del Governo italiano
  11. ^ Finanziamento pubblico 2004 dal sito del Governo italiano
  12. ^ Finanziamento pubblico 2005 dal sito del Governo italiano
  13. ^ Finanziamento pubblico 2006 dal sito del Governo italiano
  14. ^ Finanziamento pubblico 2007 dal sito del Governo italiano
  15. ^ Finanziamento pubblico 2008 dal sito del Governo italiano
  16. ^ Finanziamento pubblico 2009 dal sito del Governo italiano
  17. ^ Finanziamento pubblico 2010 dal sito del Governo italiano
  18. ^ Finanziamento pubblico 2011 dal sito del Governo italiano
  19. ^ Finanziamento pubblico 2012 dal sito del Governo italiano

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]