Il Giardino dei supplizi

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Il Giardino dei supplizi
Titolo originale Le Jardin des supplices
MirbeauTortureGarden01.jpg
Edizione francese del 1911
Autore Octave Mirbeau
1ª ed. originale 1899
Genere romanzo
Sottogenere decadente
Lingua originale francese
Ambientazione Cantone, anni 1890
Protagonisti Clara

Il giardino dei supplizi (Le Jardin des supplices) è un romanzo dello scrittore francese Octave Mirbeau pubblicato nel 1899, durante l'affare Dreyfus.

Ironicamente e simbolicamente, Mirbeau l'ha dedicato "Ai Preti, ai Soldati, ai Giudici, a tutti coloro che educano, istruiscono e governano gli uomini".

Il Giardino dei supplizi, 1917

Indice

[modifica] Trama

Il romanzo è costituito di testi di tonalità differenti, che sono stati concepiti indipendentemente. Questo mescolío di stili e le trasgressioni dei codici della verosimiglianza e della credibilità romanzesca contribuiscono a sconcertare i lettori, che non sanno come si debba leggere questo strano oggetto letterario, composto di tre parti. "Il Frontespizio" presenta una discussione fra intellettuali di salone sulla "legge dell' omicidio" e, secondo loro, sembra che la società, colle sue leggi, non faccia altro che moderare e indirizzare questo bisogno primitivo. La prima parte della narrazione che segue, intitolata "In missione", è une caricatura grottesca degli ambienti politici della Francia della Belle Époque. La seconda parte, "Il Giardino dei supplizi", precisamente, è la relazione di una passeggiata di due Europei, la sadica ed isterica inglese Clara e l'anonimo narratore francese, nel mezzo del giardino delle torture del bagno penale di Cantone, giardino infernale e paradisiaco, dove si pratica l'arte della tortura secondo antiche pratiche cinesi.

Auguste Rodin, Le Jardin des supplices, Ambroise Vollard, 1902

[modifica] Commento

Questo romanzo iniziatico e decadente è una "mostruosità letteraria" affascinante, dove le scene erotico-sadiche di supplizi-delizi si mescolano alle descrizioni esuberanti di fiori, ad argomentazioni politico-filosofiche e a uno stupendo esercizio d'umorismo nero. Mirbeau denuncia l'inferno delle società, occidentali ed orientali, che schiacciano i poveri e sono fondate sull'assassinio. Ma il giardino dei supplizi simboleggia anche l'inferno della condizione degli uomini, che sono tutti condannati alla sofferenza ed alla morte, ed illustra il ciclo vitale della vita che non può avere fine.

[modifica] Citazioni

  • « Il delitto è una funzione normale – e non eccezionale – della natura e di ogni essere vivente. »
  • « Il delitto è la base stessa delle nostre istituzioni sociali e quindi la più imperiosa necessità della vita civile… Se non ci fosse più il delitto, non ci sarebbero più governi ed è per questo fatto lodevole che il crimine in generale, e il delitto in particolare, non ne sono semplicemente la loro giustificazione ma la loro unica ragione d’essere. »
  • « Il bisogno di uccidere sorge nell'uomo insieme alla necessità di mangiare, e si confonde con essa... Questo bisogno istintivo, che è il motore di tutti gli organismi viventi, l'educazione lo accresce, invece di frenarlo, le religioni lo santificano, invece di maledirlo; tutto concorre a farne il perno su cui ruota la nostra splendida società. »
  • « Non credo che esista un essere umano che non sia – almeno virtualmente – un assassino. »
  • « Le porte della vita si aprono sempre sulla morte, si aprono sui palazzi e sui giardini della morte... E l'universo mi appare come un immenso, un inesorabile giardino dei supplizi... »
  • « Il giardino dei supplizi ! Le passioni, i desideri, gli interessi, le avversioni, le menzogne ; e le leggi, le istituzioni sociali, e la giustizia, l'amore, la gloria, l'eroismo, le religioni ne sono i fiori mostruosi e gli orribili strumenti dell'eterna sofferenza umana... »

[modifica] Traduzioni

La prima traduzione italiana del Jardin des supplices è quella di Decio Cinti, Il Giardino dei supplizi, Milano, Casa Editrice Sonzogno, 1917, 174 pagine. Da quella del 1920 (Milano, Istituto Editoriale Italiano) a quella del 2006 (Milano, Lupetti), ci sono state 20 altre edizioni! L'edizione della Società Editrice Attualità (1966), che tradisce l'originale, è intitolata Perversioni e torture nell'antica Cina...

Oltre Decio Cinti, i traduttori sono A. D. Repossi, Giuseppe Piemontese, Mario Scala, Roberta Maccagnani, Enrico De Angelis, Fabio Vasarri, Mariella Giacometti e Violante Marinetti.

[modifica] Edizioni

[modifica] Collegamenti esterni

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