Il divo (film)

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Il divo
Divo2008.png
Toni Servillo in una scena del film
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 2008
Durata 110 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere biografico, drammatico
Regia Paolo Sorrentino
Soggetto Paolo Sorrentino
Sceneggiatura Paolo Sorrentino
Produttore Francesca Cima, Fabio Conversi, Maurizio Coppolecchia, Nicola Giuliano, Andrea Occhipinti
Casa di produzione Indigo Film, Lucky Red, Parco Film, Babe Film
Distribuzione (Italia) Lucky Red
Fotografia Luca Bigazzi
Montaggio Cristiano Travaglioli
Musiche Teho Teardo
Scenografia Lino Fiorito
Costumi Daniela Ciancio
Trucco Vittorio Sodano
Interpreti e personaggi
Premi

Il divo è un film biografico del 2008 scritto e diretto da Paolo Sorrentino, sulla vita del senatore a vita Giulio Andreotti fino agli anni novanta.

Presentato in concorso al Festival di Cannes 2008, si è aggiudicato il premio della giuria,[1] ed ha ricevuto altri numerosi riconoscimenti italiani ed internazionali, ottenendo anche una nomination ai premi Oscar 2010 nella categoria miglior trucco.

Il film ha debuttato nelle sale italiane il 28 maggio 2008. La prima visione TV, su LA7 il 2 febbraio 2011, è stata presentata da Enrico Mentana. Il titolo del film deriva da uno dei tanti soprannomi affibbiati ad Andreotti, in questo caso in riferimento al titolo autoimposto di Gaio Giulio Cesare. Il titolo per esteso che appare all'inizio del film è Il divo - La spettacolare vita di Giulio Andreotti.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

« guerre puniche a parte, nella mia vita mi hanno accusato di tutto quello che è successo in Italia»
(Giulio Andreotti)

Il film narra una parte della vita di Giulio Andreotti (Toni Servillo), protagonista della storia politica italiana per decenni, raccontata nel periodo tra 1991 e 1993, a cavallo tra la presentazione del VII Governo Andreotti e l'inizio del processo di Palermo per collusioni con la mafia. La pellicola inizia con una lunga serie di omicidi e presunti suicidi di personalità di spicco (Moro, Dalla Chiesa, Pecorelli, Falcone, Calvi, Sindona, Ambrosoli).

Seguono le parole delle lettere di Aldo Moro che dalla sua prigionia per mano delle Brigate Rosse si rivolgeva proprio ad Andreotti, evidenziandone la poca umanità e scongiurandolo di aprire le trattative coi terroristi per la sua liberazione. La vicenda principale prende il via il giorno della presentazione del VII Governo Andreotti, il 12 aprile 1991. Si radunano agli uffici di Andreotti i "vertici" della sua corrente nella Democrazia Cristiana, ossia Paolo Cirino Pomicino (Carlo Buccirosso), Giuseppe Ciarrapico (Aldo Ralli), Salvo Lima (Giorgio Colangeli), Franco Evangelisti (Flavio Bucci), Vittorio "Lo Squalo" Sbardella (Massimo Popolizio) e il cardinale Fiorenzo Angelini detto "Sua Sanità".

La questione politica del giorno si sposta presto sulla futura elezione del Presidente della Repubblica, a successione di Francesco Cossiga. La corrente andreottiana, nonostante la defezione di Sbardella, passato ai dorotei, propone l'elezione di Andreotti al Quirinale. Andreotti, richiesto di confermare la sua candidatura, accetta.

Ma nella corsa al Quirinale, Andreotti si scontra con l'opposta candidatura di Arnaldo Forlani, segretario della DC: convocati da Cirino Pomicino intorno ad un tavolo per un compromesso, entrambi escludono un ritiro in favore dell'altro. Al momento della prima convocazione del Parlamento in seduta comune per l'elezione, scoppia una violenta "bagarra": urla, lanci di oggetti e manette tintinnanti, il tutto sopra la testa dell'impassibile Andreotti, mentre il presidente della Camera Oscar Luigi Scalfaro cerca inutilmente di far mantenere la calma ai parlamentari. Nonostante vi siano poi ripetute votazioni, non viene data la maggioranza a nessun candidato.

Durante una pausa, i vari sostenitori dei candidati cercano di raccogliere i sostegno di ulteriori parlamentari. Cirino Pomicino tenta un compromesso tra le varie correnti DC, che naufraga a causa della testardaggine dei più. Nonostante avesse inizialmente conquistato molti voti, l'omicidio di Salvo Lima, legato a Cosa Nostra, da parte di essa, scuote la sua immagine. Infatti, Andreotti cerca di evitare Lima presumendone i contatti criminali, inutilmente. Al termine degli scrutini, risulta eletto presidente della Repubblica Scalfaro. Dai banchi dei dorotei, l'ex andreottiano Sbardella fa notare il comportamento di Andreotti ad un collega, sottolineando il sangue freddo e la dignità di Andreotti davanti a questa grande sconfitta. La seconda parte del film s'incentra sui presunti rapporti di Andreotti con la mafia, fino alle udienze del maxiprocesso di Palermo.

Poco dopo l'elezione di Scalfaro, scoppia il caso di "Tangentopoli", che segna la caduta degli alti papaveri della politica accusati di corruzione, fra cui Cirino Pomicino, Evangelisti (che morirà poco dopo) ed Bettino Craxi, l'alleato-rivale di Andreotti. Tuttavia, si lascia presumere che Andreotti avesse dato documenti compromettenti, attinti dal suo archivio, al pool di Milano proprio per sbarazzarsi di alcuni politici a lui scomodi.

Si arriva poi alla caduta di Cosa Nostra nel 1993-1994, causata da numerosi pentimenti, arresti e leggi speciali. Nei colloqui con diversi pentiti, il procuratore di Palermo Giancarlo Caselli e i suoi collaboratori ascoltano la versione dei pentiti sui rapporti tra Andreotti e Cosa Nostra, sugli affari e gli omicidi voluti da Licio Gelli e Pippo Calò (come quelli di Roberto Calvi e Michele Sindona, rei rispettivamente di essersi appropriato del denaro di Gelli e di sapere troppo), l'omicidio di Carlo Alberto Dalla Chiesa da parte della mafia con il benestare silenzioso di Roma e sull'omicidio di Mino Pecorelli, assassinio commissionato da Ignazio e Nino Salvo, per ingraziarsi Andreotti. Nel corso di questi colloqui tra Caselli e i pentiti di mafia vengono rappresentati, come flashback, i presunti colloqui tra Andreotti e i capi della mafia, tra cui Stefano Bontade e Totò Riina, con il famoso bacio, e il supposto rituale di affiliazione, che lo avrebbe fatto "uomo d'onore".

Da parte sua, Andreotti si decide a combattere fino in fondo quest'ultima battaglia per la giustizia, mobilitando le sue risorse personali e finanziarie, con il pieno sostegno della famiglia, specie della moglie Livia. Il senatore rifiuta respinge categoricamente le accuse di collusione con la mafia, negandolo a se stesso e perfino al suo confessore Mario Cianciani, e opponendo ai pentiti di mafia la sua vita da "sorvegliato speciale" da parte della scorta, con movimenti costantemente controllati. Infine si assiste all'inizio del processo, che si concluderà con la sua assoluzione.

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Le musiche originali del film sono state composte da Teho Teardo, già collaboratore di Sorrentino per L'amico di famiglia. Oltre alle tracce di Teardo sono presenti diversi brani di repertorio, che spaziano dalla musica classica alla musica pop, elettronica e rock, contemporanea e dell'epoca.

La tracklist del cd della colonna sonora è la seguente (dove non indicato diversamente le tracce sono di Teho Teardo):

Sul set, da sinistra: Aldo Ralli (Ciarrapico), Flavio Bucci (Evangelisti), Carlo Buccirosso (Cirino Pomicino), Achille Brugnini (Card. Angelini), Massimo Popolizio (Sbardella) e Giorgio Colangeli (Lima)
  1. Fissa lo sguardo
  2. Sono ancora qui
  3. I miei vecchi elettori
  4. Toop Toop - dei Cassius
  5. Che cosa ricordare di lei?
  6. Un'altra battuta
  7. Il cappotto che mi ha regalato Saddam
  8. Notes for a New Religion
  9. Gammelpop - di Barbara Morgenstern & Robert Lippok
  10. Non ho vizi minori
  11. Ho fatto un fioretto
  12. Possiedo un grande archivio
  13. Double Kiss
  14. Nux Vomica - dei The Veils
  15. Il prontuario dei farmaci
  16. La corrente
  17. Conceived - di Beth Orton
  18. 1. Allegro - da Il cardellino di Antonio Vivaldi
  19. Pavane, Op.50 (1901) - di Gabriel Fauré
  20. Da, da, da, ich lieb' Dich nicht, Du liebst mich nicht - dei Trio
  21. E la chiamano estate - di Bruno Martino

Oltre a queste tracce nel film sono presenti estratti da Pohjolan tytär (La figlia di Pohjola, op. 49), del Concerto per violino e orchestra (op. 47) e della sinfonia nº 2 (op. 43, detta anche "l'italiana") di Sibelius e dalla Danse macabre (op. 40) di Saint-Saëns[2]. Sono presenti anche le canzoni I migliori anni della nostra vita di Renato Zero e La prima cosa bella, scritta da Mogol e Nicola Di Bari ed eseguita dai Ricchi e Poveri. Partecipa inoltre in una scena del film la scuola campana di samba G.R.E.S. Unidos do Batacoto, che esegue un pezzo del proprio repertorio di batucada.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato presentato a Cannes il 23 maggio 2008, ricevendo quasi dieci minuti di applausi[3] e il premio della giuria.

La reazione di Andreotti[modifica | modifica wikitesto]

Giulio Andreotti ha visto il film in anteprima in una proiezione privata; queste sono state le sue parole: «è molto cattivo, è una mascalzonata, direi. Cerca di rivoltare la realtà facendomi parlare con persone che non ho mai conosciuto»[4]. Sorrentino al riguardo ha commentato: «Andreotti ha reagito in modo stizzito e questo è un buon risultato perché di solito lui è impassibile di fronte a ogni avvenimento. La reazione mi conforta e mi conferma la forza del cinema rispetto ad altri strumenti critici della realtà»[5].

Il senatore a vita ha comunque deciso di non sporgere querela o chiedere tagli della pellicola, e in seguito ha dichiarato: «Se uno fa politica pare che essere ignorato sia peggio che essere criticato, dunque...»[6]. Qualche giorno dopo, il senatore a vita, intervistato da TV Sorrisi e Canzoni, sembra dimostrare un atteggiamento differente nei confronti della pellicola di Sorrentino. Afferma infatti: «Le mascalzonate sono ben altre. No, questa la cancello...».[7]

Critica italiana[modifica | modifica wikitesto]

Il film in generale è stato accolto molto bene dalla critica italiana. Paolo Mereghetti afferma che «insieme a Garrone e a Munzi[8] certifica l'esistenza di un cinema italiano finalmente adulto, autorevole, coraggioso». Pino Farinotti invece ha scritto: «Il divo è un ottimo film. […] Sorrentino ha scovato soluzioni, contenuti e caratteri che si staccano, verso l'alto, dalla massa grigia, omologata, triste e sorpassata, del cinema italiano»[9]. Recensioni positive provengono anche da Il Sole 24 Ore, Liberazione, Il giornale e il manifesto. In generale vengono elogiate la grande prova d'attore di Servillo e il complesso lavoro stilistico di Sorrentino, che rielabora la realtà per creare una potente allegoria del potere assoluto.[senza fonte]

La recensione di Valerio Caprara su "Il Mattino" fa notare invece alcuni limiti della pellicola, mentre quella di Mariarosa Mancuso per Il Foglio di Giuliano Ferrara, critica il film per le esagerazioni sia nello stile che nelle accuse ad Andreotti ed afferma che l'accoglienza a Cannes (dove il film ha vinto il premio della giuria) è stata in realtà «tiepida».[10] Al film è stata dedicata una puntata di Annozero condotto da Santoro. Nella puntata Andreotti non era presente, tra gli ospiti figuravano il politico Cirino Pomicino, il regista del film Sorrentino e lo scrittore Carlo Lucarelli .

Critica straniera[modifica | modifica wikitesto]

Una delle prime recensioni, quella di Peter Brunette per The Hollywood Reporter, elogia il film, sottolineandone la capacità di intrattenimento, l'ottima recitazione e la qualità della colonna sonora, e rammaricandosi del fatto che probabilmente non avrà molto successo al di fuori dell'Italia[11]. Stessi elementi emergono dalla recensione di Jay Weissberg di Variety, che definisce il film addirittura un capolavoro che «diventerà una pietra di paragone per gli anni a venire»[12].

Diverso il giudizio dato al film dai Cahiers du Cinéma, che confermano l'opinione negativa sul cinema di Paolo Sorrentino definendolo "incapace di uscire da un miserabilismo disgustoso"[13]. La rivale storica dei Cahiers, Positif, ha invece salutato il film come uno dei migliori in concorso a Cannes[14]. Anche in Germania il film è stato recepito positivamente[15]. Particolare risalto è stato dato alla sua originalità formale, alla quale è stato attribuito il fatto che un film, "del quale nessuno al di fuori dell'Italia può capire le allusioni, gli intrecci o anche affermazioni"[16], abbia riscosso tanto successo a Cannes e venga lanciato nelle sale tedesche.

Simile il giudizio del New York Times, che – dopo aver constatato che "buona parte dei personaggi reali è sconosciuta al di fuori dell'Italia" – esprime ammirazione per un film "sensazionale" che confronta lo spettatore con un "tour de force di immagini indelebilmente abbaglianti" richiamanti l'immaginario felliniano[17]. Roger Ebert recensisce in modo molto positivo il film, affermando: "Dopo aver visto Il Divo, mi sarei dovuto sentire indignato. Avrei dovuto sentirmi così anche dopo aver visto Il padrino. Ma questi film presentano personaggi talmente affascinanti che mi ritrovo ad ammirarli, incredulo"[18].

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Il film è uscito nelle sale italiane il 28 maggio 2008 in 340 copie.[19] Nei primi 5 giorni di programmazione ha guadagnato 1.239.405 € ed è stato il 3º film più visto del fine settimana del 31 maggio-1º giugno. L'incasso totale è di 4.521.972 euro[20]. All'estero ha incassato circa 10.400.286 dollari[21].

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Omaggi[modifica | modifica wikitesto]

La rock band romana Ghostchildren ha intitolato il terzo album, Il divo, come omaggio al film.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Awards 2008, festival-cannes.fr. URL consultato il 12 luglio 2011.
  2. ^ Dal sito ufficiale del film
  3. ^ Cannes: 10 minuti di applausi per "Il Divo". URL consultato il 13-02-2012.
  4. ^ Goffredo De Marchis, Al cinema con Andreotti guardando Il Divo Giulio, la Repubblica.it, 15-05-2008. URL consultato il 25-12-2008.
  5. ^ Liberazione del 24 maggio 2008
  6. ^ Goffredo De Marchis, Andreotti "Se uno fa politica meglio essere criticato che ignorato", la Repubblica.it, 26-05-2008. URL consultato il 25-12-2008.
  7. ^ Andreotti fa dietrofront su «Il divo», Corriere della sera.it, 08-06-2008. URL consultato il 01-08-2010.
  8. ^ Il critico fa riferimento ai film Gomorra e Il resto della notte, entrambi presentati a Cannes insieme a Il divo.
  9. ^ Pino Farinotti, Il cinema italiano risorge dopo Cannes: ma è vero?, mymovies.it. URL consultato il 25-12-2008.
  10. ^ Mariarosa Mancuso, Recensione da Il foglio, ilFoglio.it. URL consultato il 25-12-2009.
  11. ^ (EN) Peter Brunette, Recensione da The Hollywood Reporter, hollywoodreporter.com, 23-05-2008. URL consultato il 25-12-2009 (archiviato dall'url originale il 2009-01-15).
  12. ^ (EN) Recensione da Variety, variety.com, 23-05-2008. URL consultato il 25-12-2009.
  13. ^ Cahiers du Cinéma, 6 gennaio 2009, n. 641.
  14. ^ Lorenzo Codelli, Positif, gennaio 2009, n. 575, p. 35.
  15. ^ (DE) Lukas Foerster, Thomas Groh, Recensione da perlentaucher.de, perlentaucher.de, 15-04-2009. URL consultato il 25-12-2009.
  16. ^ (DE) Birgit Glombitza, Recensione da die tageszeitung, taz.de, 15-04-2009. URL consultato il 25-12-2009.
  17. ^ (EN) Stephen Holden, Recensione da The New York Times, nytimes.com, 24-04-2008. URL consultato il 25-12-2009.
  18. ^ (EN) Recensione di Roger Ebert', 08-07-2009. URL consultato il 26-09-2012.
  19. ^ "Il divo" nelle sale con 340 copie in giornaledellospettacolo.it. URL consultato il 22 dicembre 2013.
  20. ^ Scheda del film su MoviePlayer.
  21. ^ Box office 1º giugno da Cineblog, cineblog.it, 02-06-2008. URL consultato il 25-12-2009.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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