Il divo (film)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Il Divo (film))
Il divo
Divo2008.png
Toni Servillo in una scena del film
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 2008
Durata 110 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere biografico, drammatico
Regia Paolo Sorrentino
Soggetto Paolo Sorrentino
Sceneggiatura Paolo Sorrentino
Produttore Francesca Cima, Fabio Conversi, Maurizio Coppolecchia, Nicola Giuliano, Andrea Occhipinti
Casa di produzione Indigo Film, Lucky Red, Parco Film, Babe Film
Distribuzione (Italia) Lucky Red
Fotografia Luca Bigazzi
Montaggio Cristiano Travaglioli
Musiche Teho Teardo
Scenografia Lino Fiorito
Costumi Daniela Ciancio
Trucco Vittorio Sodano
Interpreti e personaggi
Premi

Il divo è un film biografico del 2008 scritto e diretto da Paolo Sorrentino, sulla vita del senatore a vita Giulio Andreotti fino agli anni novanta.

Presentato in concorso al Festival di Cannes 2008, si è aggiudicato il premio della giuria,[1] ed ha ricevuto altri numerosi riconoscimenti italiani ed internazionali, ottenendo anche una nomination ai premi Oscar 2010 nella categoria miglior trucco.

Il film ha debuttato nelle sale italiane il 28 maggio 2008. La prima visione TV, su LA7 il 2 febbraio 2011, è stata presentata da Enrico Mentana. Il titolo del film deriva da uno dei tanti soprannomi affibbiati ad Andreotti, in questo caso in riferimento al titolo autoimposto di Gaio Giulio Cesare. Il titolo per esteso che appare all'inizio del film è Il divo - La spettacolare vita di Giulio Andreotti.

Trama[modifica | modifica sorgente]

« Guerre puniche a parte, nella mia vita mi hanno accusato di tutto quello che è successo in Italia»
(Giulio Andreotti)

Il film narra una parte della vita di Giulio Andreotti, protagonista della storia politica italiana per decenni, raccontata nel periodo tra 1991 e 1993, a cavallo tra la presentazione del VII Governo Andreotti e l'inizio del processo di Palermo per collusioni con la mafia. La pellicola inizia con una lunga carrellata di omicidi o presunti suicidi (Moro, Dalla Chiesa, Pecorelli, Falcone, Calvi, Sindona, Ambrosoli) scandita dalla musica di Toop toop dei Cassius.

Seguono le parole delle lettere di Aldo Moro che dalla sua prigionia per mano delle Brigate Rosse si rivolgeva proprio ad Andreotti, evidenziandone la poca umanità e scongiurandolo di aprire le trattative coi terroristi per la sua liberazione. La vicenda principale prende il via il giorno della presentazione del VII Governo Andreotti, il 12 aprile 1991. Mentre la segretaria chiude le finestre («sta arrivando una brutta corrente», dice) si radunano alla residenza di Andreotti i "vertici" della sua corrente nella Democrazia Cristiana – tra gli altri Paolo Cirino Pomicino, Giuseppe Ciarrapico, Salvo Lima, Franco Evangelisti, Vittorio Sbardella "lo squalo" e il cardinale Fiorenzo Angelini detto "Sua Sanità".

Mentre Andreotti si fa radere dal barbiere, i suoi sodali discutono di politica, ma Andreotti sembra interessato solo a che il suo farmaco preferito contro l'emicrania che lo perseguita da una vita resti inserito nel prontuario farmaceutico, e di questo si raccomanda col cardinale. Il Governo viene quindi presentato ai giornalisti, con profluvi di flash dei fotografi, ma esso appare subito segnato dall'immobilismo e dal «meglio tirare a campare che tirare le cuoia» di Andreotti.

La questione politica del giorno si sposta presto sulla futura elezione del Presidente della Repubblica, a successione di Francesco Cossiga. La corrente andreottiana, nonostante la defezione dello "squalo" Sbardella, passato ai dorotei, propone l'elezione di Andreotti al Quirinale. Andreotti, richiesto di confermare la sua candidatura, risponde «sono di media statura, ma non vedo giganti attorno a me».

Ma nella corsa al colle più alto il divo Giulio si scontra con l'opposta candidatura di Arnaldo Forlani, segretario della DC: convocati da Cirino Pomicino intorno ad un tavolo e richiesti di accordarsi, entrambi replicano «se c'è la sua candidatura, la mia non esiste», ed entrambi restano in lizza. Al momento della prima convocazione del Parlamento in seduta comune per l'elezione, scoppia la gazzarra: urla, lanci di oggetti e manette tintinnanti, il tutto sopra la testa dell'impassibile Andreotti, mentre il presidente dell'aula cerca inutilmente di far mantenere la calma ai parlamentari.

Segue una vivida rappresentazione del dietro le quinte dell'elezione, con i capannelli di parlamentari democristiani nei corridoi che cercano di accordarsi. Cirino Pomicino cerca di rappresentare razionalmente la soluzione "Andreotti al Quirinale, Forlani in segreteria, Martinazzoli alla vice-presidenza" come l'unico modo per poter continuare a governare in alleanza col PSI, contro la possibilità un nuovo governo monocolore di De Mita. La candidatura Andreotti, pensata come candidatura emergente allo scemare delle altre, fu invece bruciata dallo scandalo dell'omicidio del giudice Giovanni Falcone e di Salvo Lima, luogotenente degli andreottiani in Sicilia, ammazzato da Cosa Nostra per "avvisare il traditore" Andreotti.

Nel film, infatti, si fa notare che Andreotti fugge dinanzi ai tentativi di Lima di parlare con lui proprio delle istanze della criminalità organizzata. Al termine degli scrutini, risulta eletto presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Dai banchi dei dorotei, l'ex andreottiano Vittorio Sbardella "lo squalo" sussurra al compagno di banco di guardare Andreotti, nel «momento che aspettava da tutta la vita» e «imparare come si sta al mondo», sottolineando il sangue freddo e la dignità di Andreotti davanti a questa grande sconfitta. La seconda parte del film s'incentra sui presunti rapporti di Andreotti con la mafia, fino alle udienze del maxiprocesso di Palermo.

Persa l'elezione al Quirinale, la corrente andreottiana si sfalda, sotto l'onda di Mani Pulite (Cirino Pomicino e Sbardella sono prelevati in casa dalla polizia), della malattia e della morte (per Evangelisti e Salvo Lima). Sembra d'intuire che la caduta dell'establishment politico democristiano e socialista per mano dei giudici di Milano possa aver ricevuto una spinta da parte dello stesso Andreotti, che avrebbe attinto al suo enorme archivio personale per togliersi qualche sassolino dalla scarpa.

Appare quindi nel film Giancarlo Caselli, procuratore a Palermo, caricaturalmente tratteggiato più volte mentre si spruzza la lacca sui capelli bianchi prima di apparire in televisione o in udienza. Nei colloqui con diversi pentiti, Caselli e i suoi collaboratori ascoltano la versione dei pentiti sulla costruzione del potere andreottiano, sul suo rapporto con Cosa Nostra e sugli omicidi degli anni ottanta. Iniziando col giornalista Mino Pecorelli, che sarebbe stato ucciso dalla mafia su ordine di Andreotti perché venuto in possesso del memoriale Moro, contenente rivelazioni scottanti.

Passando per Roberto Calvi e Michele Sindona, banchieri che riciclavano i denari della mafia attraverso la banca vaticana (lo IOR), e che proprio per essersi appropriati di somme ingenti dalla mafia furono messi a morte. Continuando con il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, spedito in Sicilia a combattere la mafia senza poteri speciali, e ucciso prima che a Palermo potesse fare alcunché: ucciso perché persona scomoda per qualcuno a Roma. Fino a Salvo Lima, sodale della corrente andreottiana, ammazzato a Palermo come avvertimento ad Andreotti, per aver utilizzato i voti della mafia senza aver dato abbastanza in cambio.

Nel corso di questi colloqui tra Caselli e i pentiti di mafia vengono rappresentati, come flashback, i colloqui tra Andreotti e i capi della mafia, tra cui Stefano Bontade e Totò Riina, con il famoso bacio, e il supposto rituale di affiliazione, il giuramento di mafia con ago e sangue. Da parte sua, Andreotti si decide a combattere fino in fondo quest'ultima battaglia per la giustizia, mobilitando le sue risorse, «che non sono poche». Il senatore rifiuta categoricamente qualsiasi ipotesi di una sua collusione con la mafia, negandolo a sé stesso e perfino al suo confessore, e opponendo ai pentiti di mafia la sua vita da "sorvegliato speciale" da parte della scorta, con movimenti costantemente controllati.

Colonna sonora[modifica | modifica sorgente]

Le musiche originali del film sono state composte da Teho Teardo, già collaboratore di Sorrentino per L'amico di famiglia. Oltre alle tracce di Teardo sono presenti diversi brani di repertorio, che spaziano dalla musica classica alla musica pop, elettronica e rock, contemporanea e dell'epoca.

La tracklist del cd della colonna sonora è la seguente (dove non indicato diversamente le tracce sono di Teho Teardo):

Sul set, da sinistra: Aldo Ralli (Ciarrapico), Flavio Bucci (Evangelisti), Carlo Buccirosso (Cirino Pomicino), Achille Brugnini (Card. Angelini), Massimo Popolizio (Sbardella) e Giorgio Colangeli (Lima)
  1. Fissa lo sguardo
  2. Sono ancora qui
  3. I miei vecchi elettori
  4. Toop Toop - dei Cassius
  5. Che cosa ricordare di lei?
  6. Un'altra battuta
  7. Il cappotto che mi ha regalato Saddam
  8. Notes for a New Religion
  9. Gammelpop - di Barbara Morgenstern & Robert Lippok
  10. Non ho vizi minori
  11. Ho fatto un fioretto
  12. Possiedo un grande archivio
  13. Double Kiss
  14. Nux Vomica - dei The Veils
  15. Il prontuario dei farmaci
  16. La corrente
  17. Conceived - di Beth Orton
  18. 1. Allegro - da Il cardellino di Antonio Vivaldi
  19. Pavane, Op.50 (1901) - di Gabriel Fauré
  20. Da, da, da, ich lieb' Dich nicht, Du liebst mich nicht - dei Trio
  21. E la chiamano estate - di Bruno Martino

Oltre a queste tracce nel film sono presenti estratti da Pohjolan tytär (La figlia di Pohjola, op. 49), del Concerto per violino e orchestra (op. 47) e della sinfonia nº 2 (op. 43, detta anche "l'italiana") di Sibelius e dalla Danse macabre (op. 40) di Saint-Saëns[2]. Sono presenti anche le canzoni I migliori anni della nostra vita di Renato Zero e La prima cosa bella, scritta da Mogol e Nicola Di Bari ed eseguita dai Ricchi e Poveri. Partecipa inoltre in una scena del film la scuola campana di samba G.R.E.S. Unidos do Batacoto, che esegue un pezzo del proprio repertorio di batucada.

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Il film è stato presentato a Cannes il 23 maggio 2008, ricevendo quasi dieci minuti di applausi[3] e il premio della giuria.

La reazione di Andreotti[modifica | modifica sorgente]

Giulio Andreotti ha visto il film in anteprima in una proiezione privata; queste sono state le sue parole: «è molto cattivo, è una mascalzonata, direi. Cerca di rivoltare la realtà facendomi parlare con persone che non ho mai conosciuto»[4]. Sorrentino al riguardo ha commentato: «Andreotti ha reagito in modo stizzito e questo è un buon risultato perché di solito lui è impassibile di fronte a ogni avvenimento. La reazione mi conforta e mi conferma la forza del cinema rispetto ad altri strumenti critici della realtà»[5].

Il senatore a vita ha comunque deciso di non sporgere querela o chiedere tagli della pellicola, e in seguito ha dichiarato: «Se uno fa politica pare che essere ignorato sia peggio che essere criticato, dunque...»[6]. Qualche giorno dopo, il senatore a vita, intervistato da TV Sorrisi e Canzoni, sembra dimostrare un atteggiamento differente nei confronti della pellicola di Sorrentino. Afferma infatti: «Le mascalzonate sono ben altre. No, questa la cancello...».[7]

Critica italiana[modifica | modifica sorgente]

Il film in generale è stato accolto molto bene dalla critica italiana. Paolo Mereghetti afferma che «insieme a Garrone e a Munzi[8] certifica l'esistenza di un cinema italiano finalmente adulto, autorevole, coraggioso». Pino Farinotti invece ha scritto: «Il divo è un ottimo film. […] Sorrentino ha scovato soluzioni, contenuti e caratteri che si staccano, verso l'alto, dalla massa grigia, omologata, triste e sorpassata, del cinema italiano»[9]. Recensioni positive provengono anche da Il Sole 24 Ore, Liberazione, Il giornale e il manifesto. In generale vengono elogiate la grande prova d'attore di Servillo e il complesso lavoro stilistico di Sorrentino, che rielabora la realtà per creare una potente allegoria del potere assoluto.

La recensione di Valerio Caprara su "Il Mattino" fa notare invece alcuni limiti della pellicola, mentre quella di Mariarosa Mancuso per Il Foglio di Giuliano Ferrara, critica il film per le esagerazioni sia nello stile che nelle accuse ad Andreotti ed arriva addirittura ad affermare che l'accoglienza a Cannes (dove il film ha vinto il premio della giuria) è stata in realtà «tiepida».[10] Al film è stata dedicata una puntata di Annozero condotto da Santoro. Nella puntata non era presente il senatore Andreotti, ma tra gli ospiti figuravano il politico Cirino Pomicino, il regista del film Sorrentino, lo scrittore Carlo Lucarelli e altri.

Critica straniera[modifica | modifica sorgente]

Una delle prime recensioni, quella di Peter Brunette per The Hollywood Reporter, elogia il film, sottolineandone la capacità di intrattenimento, l'ottima recitazione e la qualità della colonna sonora, e rammaricandosi del fatto che probabilmente non avrà molto successo al di fuori dell'Italia[11]. Stessi elementi emergono dalla recensione di Jay Weissberg di Variety, che definisce il film addirittura un capolavoro che «diventerà una pietra di paragone per gli anni a venire»[12].

Diverso il giudizio dato al film dai Cahiers du Cinéma, che confermano l'opinione negativa sul cinema di Paolo Sorrentino definendolo "incapace di uscire da un miserabilismo disgustoso"[13]. La rivale storica dei Cahiers, Positif, ha invece salutato il film come uno dei migliori in concorso a Cannes[14]. Anche in Germania il film è stato recepito positivamente[15]. Particolare risalto è stato dato alla sua originalità formale, alla quale è stato attribuito il fatto che un film, "del quale nessuno al di fuori dell'Italia può capire le allusioni, gli intrecci o anche affermazioni"[16], abbia riscosso tanto successo a Cannes e venga lanciato nelle sale tedesche.

Simile il giudizio del New York Times, che – dopo aver constatato che "buona parte dei personaggi reali è sconosciuta al di fuori dell'Italia" – esprime ammirazione per un film "sensazionale" che confronta lo spettatore con un "tour de force di immagini indelebilmente abbaglianti" richiamanti l'immaginario felliniano[17]. Roger Ebert recensisce in modo molto positivo il film, affermando: "Dopo aver visto Il Divo, mi sarei dovuto sentire indignato. Avrei dovuto sentirmi così anche dopo aver visto Il padrino. Ma questi film presentano personaggi talmente affascinanti che mi ritrovo ad ammirarli, incredulo"[18].

Incassi[modifica | modifica sorgente]

Il film è uscito nelle sale italiane il 28 maggio 2008 in 340 copie.[19] Nei primi 5 giorni di programmazione ha guadagnato 1.239.405 € ed è stato il 3º film più visto del fine settimana del 31 maggio-1º giugno. L'incasso totale è di 4.521.972 euro[20]. All'estero ha incassato circa 10.400.286 dollari[21].

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Omaggi[modifica | modifica sorgente]

La rock band romana Ghostchildren ha intitolato il terzo album, Il divo, come omaggio al film.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Awards 2008, festival-cannes.fr. URL consultato il 12 luglio 2011.
  2. ^ Dal sito ufficiale del film
  3. ^ Cannes: 10 minuti di applausi per "Il Divo". URL consultato il 13-02-2012.
  4. ^ Goffredo De Marchis, Al cinema con Andreotti guardando Il Divo Giulio, la Repubblica.it, 15-05-2008. URL consultato il 25-12-2008.
  5. ^ Liberazione del 24 maggio 2008
  6. ^ Goffredo De Marchis, Andreotti "Se uno fa politica meglio essere criticato che ignorato", la Repubblica.it, 26-05-2008. URL consultato il 25-12-2008.
  7. ^ Andreotti fa dietrofront su «Il divo», Corriere della sera.it, 08-06-2008. URL consultato il 01-08-2010.
  8. ^ Il critico fa riferimento ai film Gomorra e Il resto della notte, entrambi presentati a Cannes insieme a Il divo.
  9. ^ Pino Farinotti, Il cinema italiano risorge dopo Cannes: ma è vero?, mymovies.it. URL consultato il 25-12-2008.
  10. ^ Mariarosa Mancuso, Recensione da Il foglio, ilFoglio.it. URL consultato il 25-12-2009.
  11. ^ (EN) Peter Brunette, Recensione da The Hollywood Reporter, hollywoodreporter.com, 23-05-2008. URL consultato il 25-12-2009 (archiviato dall'url originale il 2009-01-15).
  12. ^ (EN) Recensione da Variety, variety.com, 23-05-2008. URL consultato il 25-12-2009.
  13. ^ Cahiers du Cinéma, 6 gennaio 2009, n. 641.
  14. ^ Lorenzo Codelli, Positif, gennaio 2009, n. 575, p. 35.
  15. ^ (DE) Lukas Foerster, Thomas Groh, Recensione da perlentaucher.de, perlentaucher.de, 15-04-2009. URL consultato il 25-12-2009.
  16. ^ (DE) Birgit Glombitza, Recensione da die tageszeitung, taz.de, 15-04-2009. URL consultato il 25-12-2009.
  17. ^ (EN) Stephen Holden, Recensione da The New York Times, nytimes.com, 24-04-2008. URL consultato il 25-12-2009.
  18. ^ (EN) Recensione di Roger Ebert', 08-07-2009. URL consultato il 26-09-2012.
  19. ^ "Il divo" nelle sale con 340 copie in giornaledellospettacolo.it. URL consultato il 22 dicembre 2013.
  20. ^ Scheda del film su MoviePlayer.
  21. ^ Box office 1º giugno da Cineblog, cineblog.it, 02-06-2008. URL consultato il 25-12-2009.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema