Il Devoto-Oli

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Il Devoto-Oli
Autore Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli
1ª ed. originale 1971
Genere dizionario
Lingua originale italiano

Il Devoto-Oli. Vocabolario della lingua italiana è un dizionario di Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli, pubblicato nel 1971 dalla Le Monnier. Il dizionario riprende il progetto e il materiale del Vocabolario illustrato della lingua italiana degli stessi autori, edito nel 1967.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Pietro Beltrami è «un dizionario apertissimo al lessico scientifico e tecnico tanto quanto a quello dei classici della lingua, e altrettanto aperto alle innovazioni lessicali, ivi compreso l’apporto all'italiano delle lingue straniere; e anche un dizionario incline [...] alla definizione enciclopedica delle cose designate dalle parole».[1]

A partire dall'edizione del 2004 l'opera è curata da Luca Serianni e Maurizio Trifone e pubblicata annualmente in versioni aggiornate.[2]

Le definizioni[modifica | modifica wikitesto]

Fin dalla prima edizione il Devoto-Oli ha eliminato nelle definizioni le formule della lessicografia tradizionale, come ‘l’allontanare, l’allontanarsi’ (per allontanamento) o ‘l’essere impaziente’ (per impazienza). Ogni voce ha una propria autonomia semantica, senza adottare meccanismi di rinvio implicito ad altre voci.

Il lessico di base[modifica | modifica wikitesto]

Sono segnalate 10.000 parole del lessico di base, cioè quelle parole che, secondo i curatori, si possono ragionevolmente attribuire alla competenza di qualsiasi italiano, anche di cultura non elevata, e che dovrebbero far parte del bagaglio lessicale di un apprendente straniero di livello alto.[3]

La data di nascita delle parole[modifica | modifica wikitesto]

Per ogni parola è indicata la data di prima attestazione, segnalando l’anno o il periodo in cui la parola compare per la prima volta in un testo scritto, naturalmente sulla base delle conoscenze di cui al momento si dispone. Nelle nove edizioni dal 2004 al 2014 molte parole sono state retrodatate, in quanto si è scoperto che la parola è presente in un testo anteriore cronologicamente. [4]

Gli alterati[modifica | modifica wikitesto]

Sono riportati gli alterati degli aggettivi e dei sostantivi, selezionati non sulla base della competenza del lessicografo o sul modello di dizionari precedenti, ma attraverso l’esame di testi reali disponibili in rete e consultabili con i motori di ricerca. Il vocabolario precisa a quale registro appartengano gli alterati (familiare, letterario, ecc.), quale sia il loro ambito d'uso e quale sia il loro grado di effettiva diffusione (non comune, raro, ecc.).[5]

Le reggenze[modifica | modifica wikitesto]

Il dizionario ha la peculiarità di indicare le reggenze di tutti i verbi della lingua italiana,[6] cioè le preposizioni e congiunzioni con cui si costruiscono gli oltre 10.000 verbi italiani, segnalando anche le alternative tra costruzione verbale e costruzione nominale [7] e le alternative tra costrutti proposizionali differenti [8].

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pietro G. Beltrami, La lessicografia italiana a Firenze e l’Opera del Vocabolario Italiano, in Firenze e la lingua italiana fra nazione ed Europa, Atti del Convegno di studi, Firenze, 27-28 maggio 2004, a cura di Nicoletta Maraschio, Firenze, Firenze University Press, 2007, pp. 181-188.
  2. ^ Il Devoto-Oli, «"dizionario d'autore" [...] ha avuto vita proteiforme, sopravvivendo alla morte dei due autori. È stato a suo tempo tra i primi a dotarsi di edizione elettronica. Oggi è rinato nella revisione moderna di due linguisti del nostro tempo, gli storici della lingua Luca Serianni e Maurizio Trifone» (Claudio Marazzini,L'ordine delle parole. Storia di vocabolari italiani, il Mulino, 2009, p. 412).
  3. ^ «Limitandomi a citare solo le edizioni più recenti dei dizionari più diffusi, che qualcuno ha indicato ironicamente come “millesimati”, per l’abitudine alla ristampa annuale, ricorderò almeno […] il Devoto-Oli, che rende immediatamente visibili le diecimila parole fondamentali appartenenti al lessico di base, evidenziate in arancione, e aiuta il lettore con l’indicazione delle reggenze e delle combinazioni sintattiche» (Valeria Della Valle, La lessicografia italiana, oggi, in "Bollettino di italianistica. Rivista di critica, storia letteraria, filologia e linguistica", anno IV, n. 2, 2007, p. 26).
  4. ^ Come in altri dizionari dell'uso, «manca quasi sempre, per ragioni di spazio, la datazione delle accezioni e l'esplicitazione delle fonti» (Luca Serianni, Lessicografia, in Enciclopedia Italiana, VII Appendice, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2007).
  5. ^ «Il Devoto-Oli registra gli alterati sulla base di testi reali, disponibili in rete (di qui emergono forme generalmente non inventariate dai lessici ma ben radicate nell'uso: dal verbalino degli studenti universitari all'iconcina o iconetta del linguaggio informatico) e indica per la prima volta in modo sistematico le reggenze dei verbi, illustrando i vari costrutti» (Luca Serianni, Lessicografia, in Enciclopedia Italiana, VII Appendice, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2007).
  6. ^ «un dizionario italiano che indica sistematicamente le reggenze dei verbi, che sono divenute uno dei punti di maggiore incertezza della lingua attuale [...] e che in assenza di norme sufficientemente generali e razionalizzabili non possono essere affidate alle grammatiche, ma trovano in un dizionario il luogo deputato per la loro trattazione» (Pietro G. Beltrami, La lessicografia italiana a Firenze e l’Opera del Vocabolario Italiano, in Firenze e la lingua italiana fra nazione ed Europa, Atti del Convegno di studi, Firenze, 27-28 maggio 2004, a cura di Nicoletta Maraschio, Firenze, Firenze University Press, 2007, pp. 181-188).
  7. ^ Esempio: il sindaco auspica la ripresa dei lavori (con il complemento oggetto) o il sindaco auspica che i lavori riprendano (con una proposizione oggettiva costruita con la congiunzione che e il verbo al congiuntivo)
  8. ^ Esempio: la polizia suppone che si tratti di una vendetta (con la congiunzione che e il congiuntivo), la polizia suppone si tratti di una vendetta (solo con il congiuntivo senza la congiunzione che), la polizia suppone trattarsi di una vendetta (con un costrutto implicito con il verbo all’infinito)
  9. ^ [1]
  10. ^ [2]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]