Il Calvario

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Il Calvario
Titolo originale Le Calvaire
MirbeauCalvaire1887.jpg
Prima edizione francese
Autore Octave Mirbeau
1ª ed. originale 1886
Genere romanzo
Sottogenere realista, critica sociale
Lingua originale francese
Ambientazione Normandia e Parigi, anni 1860-1875
Protagonisti Jean Mintié

Il Calvario (in francese Le Calvaire), romanzo francese d’Octave Mirbeau, apparso il 23 novembre 1886, inizialmente nella Nouvelle revue di Juliette Adam, poi definitivamente pubblicato dalla casa editrice Ollendorff, in cui sono stati pubblicati tutti i precedenti romanzi di Mirbeau, firmati tuttavia da altri, scritti quindi come ghostwriter.

Le Calvaire, illustrazione di Georges Jeanniot, 1901

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il Calvario appartiene al ciclo dei romanzi autobiografici, in cui questa volta Mirbeau traspone, quasi per liberarsene attraverso un procedimento di scrittura catartica, il suo legame devastante di quattro anni prima con una donna di modeste virtù, Judith Vinmer – nel romanzo, Juliette Roux. L’inferno della passione, fonte di sofferenze fornisce il tema fondamentale della fine dell’ispirazione creatrice dell’artista ; le relazioni tra i due sessi si basano su un eterno malinteso e un abisso d’incomprensione reciproca li separa per sempre, facendo così dell’amore un terribile inganno. Il racconto è redatto alla prima persona dall’antieroe, Jean Mintié, originario, come il romanziere, della regione Perche (Normandia). Anche se scrittore fallito, egli intende espiare le sue colpe, le sue vigliaccherie, le velleità omicide attraverso la confessione. Alla fine del racconto, che si presenta come una metafora del calvario di un’anima, Mintié, vestito da operaio, scompare, dopo aver subito un’allucinazione in cui fregola e assassinio si saldano l’uno con l’altro. Mirbeau aveva previsto un seguito, La Redenzione (La Rédemption), che però non fu mai scritto.

Commenti[modifica | modifica sorgente]

La soggettività della narrazione allontana il romanzo dai canoni del naturalismo, anzi gli incubi e le allucinazioni sono numerosi; essi conferiscono al racconto una visionarietà, vicina al genere fantastico. Si avvertono le influenze di Barbey d’Aurevilly, di Edgar Allan Poe, di Tolstoi e Dostoevskij.

Georges Jeanniot, Le Calvaire, secondo capitolo, 1902

Nel secondo capitolo, che ha sollevato lo scandalo e che la revanchista Juliette Adam aveva rifiutato di pubblicare, Octave Mirbeau attacca le strutture oppressive e alienanti come la famiglia, la scuola e l’esercito in particolare. Egli vi denuncia le tante battaglie sanguinose in nome della patria tra popoli che si battono ingiustamente. Octave Mirbeau vi esprime, non solo la tragica concezione della condizione umana, ma anche la sua avversione alla riduzione della psicologia alla fisiologia, come voleva Émile Zola, la sua avversione a qualsiasi rappresentazione riduttrice della realtà, che trascura il mistero e l’anima nascosta delle cose.

Neppure va trascurata l’idea fondamentale del sacrificio delliartista, vittima, come il Cristo, di incomprensioni, quindi l'incompatibilità tra arte e amore profano o mondano, tra affetti familiari e ideale artistico, un tema sentito dagli scrittori e pittori dell’epoca, si pensi alla Marthe di Huysmans e all’Œuvre di Émile Zola. In quanto alla sensibilità malata dell’artista essa appare legata alla figura gemella della donna fatale, come osserva Éléonore Reverzy: « Il Calvario afferma soprattutto il potere sessuale della donna e in questo prosegue la riflessione impegnata di un Zola, aprendo così la strada alla donna fatale della decadenza, di cui Clara (ne Il giardino dei supplizi) costituirà presto una delle più sicure rappresentazioni. »

Prima edizione francese[modifica | modifica sorgente]

Il Calvario, Mario Nobile, 1902 ; illustrazione di Georges Jeanniot

Traduzioni italiane[modifica | modifica sorgente]

  • Il Calvario, Sonzogno, Milano, 1887, 296 pagine.
  • Il Calvario, Salani, Firenze, 1901, 291 pagine.
  • Il Calvario, Nobile, Napoli, 1902, 188 pagine.
  • Il Calvario, Casa Editrice Italiana Modernissima, Milano, 1921, 153 pagine. Traduzione di Vittorio Bandini.
  • Il Calvario, Graphis, Bari, giugno 2011. Traduzione di Ida Porfido, accompagnata del testo francese.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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