Il 1848 in Austria

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« Gli abusi del potere generano le rivoluzioni; le rivoluzioni sono peggio di qualsiasi abuso. La prima frase va detta ai sovrani, la seconda ai popoli. »
(Klemens von Metternich)

Era il 1848, il giovane Francesco Giuseppe assisteva nel teatro di Vienna a una divertente commedia, quando il resto del paese soffriva la fame a causa della scarsa annata e economicamente per il crollo della borsa e per il disordine economico nel quale riversava. Ciò fece crescere negli animi dei colti ceti della società dei risentimenti (peraltro già presenti nell'opinione pubblica) verso l'incapacità del rachitico Imperatore Ferdinando I d'Austria e soprattutto del Cancelliere Klemens von Metternich, il quale si proponeva come leader dell'antinazionalismo.

Le varie nazionalità dell'Impero austriaco, "volevano" acquisire la piena indipendenza (quando fosse stato possibile) dallo stato sovranazionale messo in piedi dagli Asburgo; questo sentimento era onnipresente soprattutto in Ungheria, percorsa da un acceso sentimento nazionalistico, e in Italia, dove gli austriaci erano visti come invasori (un veneziano disse: "Noi non vogliamo un governo più liberale, vogliamo che gli austriaci se ne vadano"[senza fonte]), infatti in tutta Europa non si riusciva a capire come la cosiddetta "legittimità" della Restaurazione potesse in qualche modo collegare l'Austria e l'Italia.

In tutto il Lombardo-Veneto scoppiarono rivolte, che facevano pensare a una vera e propria rivoluzione, queste erano appoggiate dal Piemonte che scese poi in campo aperto contro gli austriaci. I territori italiani in mano agli austriaci erano sotto il controllo del feldmaresciallo Josef Radetzky, un veterano delle guerre contro i turchi e di quelle napoleoniche; questi era comandante supremo delle armate austriache nel Regno Lombardo-Veneto e dopo molti scontri con i rivoltosi e con i piemontesi riuscì a riprendere possesso di Milano, e di tutto il Veneto (nel quale si proclamò indipendente la Repubblica di Venezia o di San Marco).

Rivoltosi boemi che manifestano a Praga

A Vienna invece una folla di studenti universitari protestarono chiedendo un governo più liberale, la cacciata di Metternich dalla Cancelleria imperiale e una costituzione, questi si accalcarono intorno alla statua equestre di Giuseppe II e da lì circondarono la Hofburg, ponendola sotto un vero e proprio assedio. La famiglia reale insieme all'Imperatore Ferdinando fuggì a Innsbruck, lasciando tutto in mano all'esercito, che dapprima tentò di placare i rivoltosi e poi dopo le prime rappresaglie dei radicali fuggì in parte dalla città, e in parte si ammutinò. Scoppiarono rivolte anche a Praga ma data la disorganizzazione dei rivoltosi, vennero presto soffocate dall'ancora fedele esercito boemo.

Vista la determinazione dei ribelli, venne affidato il compito di sopprimere la rivolta a Vienna al Generale, poi Feldmaresciallo Windisch-Graetz, assieme a lui marciò verso la capitale asburgica anche il bano di Croazia Jellacic con 40.000 uomini. Nella città intanto veniva dato fuoco agli edifici che simboleggiavano il potere imperiale e soprattutto agli uffici degli usurai, venne anche linciato e impiccato a un lampione il ministro della guerra Theodor Graf Baillet de Latour. Nel 1849 la città venne messa sotto assedio e i circa 200 cannoni aprirono il fuoco contro Vienna, una volta aperta una breccia nelle difese dei ribelli, l'esercito imperiale riuscì facilmente a sbaragliare i rimanenti uomini che si erano arroccati dietro le barricate (costruite dagli stessi ribelli durante l'occupazione della città).

Intanto la famiglia reale si spostò da Innsbruck in Boemia dove venne radunata una Camera dei Primi ministri, presieduta dal futuro Cancelliere Philiph Schwarzemberg che aveva il compito di creare una costituzione. Quando questa venne ufficializzata su tutte le terre asburgiche nello stesso 1849, in Ungheria venne proclamata l'indipendenza sotto la guida di Kossuth, poiché la Costituzione privava i nobili ungheresi e soprattutto l'Ungheria in sé dei suoi antichi privilegi (rimasti intatti dal medioevo), facendola diventare una semplice regione dell'Impero austriaco. La guida dell'esercito venne tolta a Windisch-Graetz e venne affidata al generale Wesel, che assieme a Jellacic marciò su Pest, subendo però gravi sconfitte, che portarono le forze imperiali in svantaggio.

L'Austria però come membro della Santa Alleanza, poteva chiedere aiuto a Russia e Prussia, poiché la Prussia era anch'essa impegnata a sopprimere ribellioni in Sassonia e nel Baden, il neo-Imperatore Francesco Giuseppe (incoronato in seguito all'abdicazione dello zio Ferdinando, che a causa della sua grave malattia venne costretto a cedere il trono) chiese aiuto allo Zar di tutte le Russie, Nicola I, che volendo far capire all'Austria la superiorità dell'esercito russo, accettò di avanzare verso la sponda sinistra del Danubio, annientando ben presto l'esigua resistenza dei quasi 40.000 uomini dell'esercito magiaro. L'esercito russo riuscì assieme agli austriaci che avanzavano da Ovest a sconfiggere l'Ungheria facendola diventare una semplice regione dell'Impero austriaco, ristabilendo così l'antica pace perduta del periodo Biedermeier.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franz Herre, Francesco Giuseppe, Collana Le grandi biografie, Milano, Fabbri, 2000, pp. 516.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]