Ikhwan

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Ikhwan in marcia 1911.

Gli Ikhwan (in arabo fratelli) furono una milizia religiosa islamica che costituì la parte preponderante delle forze armate di Ibn Saud e giocarono un ruolo determinante nel portarlo a governare sulla maggior parte della penisola arabica, in quella che è oggi l'Arabia Saudita. Gli Ikhwan erano membri di tribù beduine. Secondo Wilfred Thesiger, questa fratellanza religiosa militante dichiarò di essere dedicata alla purificazione e all'unificazione dell'Islam. Questo movimento aveva lo scopo di spezzare le tribù ed insediare i beduini intorno ai pozzi e alle oasi. Essi sentivano che la vita nomade era incompatibile con la stretta osservanza dell'Islam. Ibn Saud giunse al potere attraverso questo movimento. In seguito la fratellanza gli si ribellò quando egli venne accusato di lassismo religioso, per aver proibito loro incursioni negli stati confinanti. Dopo la conquista di Hejaz nel 1924 si giunse alla costituzione dello stato attuale dell'Arabia Saudita sotto il controllo di Ibn Saud, e a quel punto il monarca si trovò in conflitto con gli elementi della Ikhwan. Schiacciò il loro potere nella Battaglia di Sabilla nel 1930[1] dopodiché la milizia venne riorganizzata nella Guardia Nazionale dell'Arabia Saudita.

Armamento e stile di combattimento[modifica | modifica sorgente]

Il leader degli Ikhwan Sultan bin bajad Al-Otaibi

Gli Ikhwan, essendo degli irregolari tribali, combattevano principalmente con spade e lance e talvolta con fucili di vecchia concezione. Normalmente attaccavano sotto forma di incursioni, che era la forma di combattimento utilizzata dai beduini del deserto nella penisola arabica. Questi predatori viaggiavano essenzialmente a dorso di cammello e di qualche sporadico cavallo. Le loro selvagge incursioni dentro e intorno a Najd furono spietate. Normalmente, ogni maschio catturato venne messo a morte tagliandogli la gola.[2]

Incursioni[modifica | modifica sorgente]

Nell'agosto del 1924, la milizia Ikhwan viaggiò per 1.600 km da Najd, nell'attuale Arabia Saudita, per attaccare la Transgiordania (oggi Giordania), in quel tempo protettorato britannico. A 15 km da Amman, gli incursori vennero intercettati dalla RAF, che attaccò gli Ikhwan usando degli aeroplani. Gli Ikhwan subirono gravissime perdite. Gli storici sostennero che dei circa 1500 invasori, soltanto 100 riuscirono a fuggire.

Rivolta e sconfitta[modifica | modifica sorgente]

Nel 1926 la fratellanza stava diventando incontrollabile da parte di ibn Saud. Essa attaccò Ibn Saud per il fatto che voleva introdurre innovazioni come i telefoni, le automobili, il telegrafo e per aver inviato suo figlio in un paese di non credenti (Egitto). Nonostante i tentativi di Ibn Saud di placare questa rivolta gli Ikhwan presentarono le loro accuse agli studiosi religiosi ('ulama '), provocarono un incidente internazionale distruggendo una forza irachena che aveva violato la la zona neutrale iracheno-arabica istituita dalla Gran Bretagna e da ibn Saud tra Iraq e Arabia (1927-28). Gli inglesi bombardarono Najd per rappresaglia.[3] Una conferenza, promossa da Ibn Saud nell'ottobre 1928, depose Ibn Humayd ad-Dawish e Ibn Hithlayn, i capi della rivolta.[4] Gli Ikhwanis avevano nel frattempo razziato il Kuwait nel gennaio 1928.

Contro la provocatoria azione dei capi Ikhwan, Abd al Aziz scese in campo per guidare il suo esercito, che era ormai sostenuto da quattro aerei inglesi (guidati da piloti britannici) e una formazione di 200 veicoli militari che simboleggiavano la modernizzazione aborrita dall'Ikhwan[5] Dopo essere stati sconfitti nella Battaglia di Sabilla, dove i loro capi vennero uccisi, l'Ikhwan venne soppresso e riorganizzato in forza regolare nel 1930.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vedi Wilfred Thesiger, Arabian Sands, Penguin, 1991, pp. 248-249
  2. ^ David Howarth, The Desert King -- The Life of Ibn Saud, Collins, 1956
  3. ^ Da onwar.com
  4. ^ Da onwar.com
  5. ^ Da onwar.com

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Wilfred Thesiger, Arabian Sands, Penguin, 1991
  • David Howarth, The Desert King -- The Life of Ibn Saud, Collins, 1956