Ifito

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Nella mitologia greca, Ifito era il nome di più personaggi, fra cui:

Il mito[modifica | modifica sorgente]

Ifito ecalio[modifica | modifica sorgente]

Eracle, in cerca di una sposa, venne a sapere che Eurito aveva promesso di dare in sposa la figlia Iole a chi lo avesse battuto in una gara di tiro con l'arco, arte insegnatagli da Apollo in persona. Eracle vinse facilmente la gara, ma Eurito, sapendo quale fine aveva fatto la precedente moglie dell'eroe gli rimproverò un comportamento scorretto tenuto da Eracle durante la gara. Questi non raccolse la provocazione e se ne andò.

Il furto misterioso[modifica | modifica sorgente]

Quando Eurito scoprì che dalle sue stalle mancavano dodici giumente, sospettò subito Eracle, e con lui tre dei suoi figli, Didedone Clizio e Tosseo. L'altro figlio Ifito, che non credeva alla colpevolezza di Eracle, fu inviato alla ricerca degli animali. In realtà le giumente non erano state rubate da Ercole, bensì da Autolico, il principe dei ladri, che poi le aveva rivendute ad Eracle, ignaro del furto.

La morte[modifica | modifica sorgente]

Quando Ifito giunse a Tirinto, trovò Eracle e gli chiese consiglio. L'eroe gli offrì il suo aiuto, dandogli anche ospitalità. Dopo un banchetto condusse Ifito sulle mura di Tirinto e gli chiese: "Guardati pure intorno e dimmi se vedi le tue giumente pascolare qui sotto, da qualche parte." Ifito scrutò inutilmente e ammise di non scorgerle. Per tutta risposta Eracle si infuriò, accusandolo di aver pensato che fosse un ladro e lo scaraventò giù dalle mura.

Eracle faticò molto per purificarsi da tale omicidio e anche i figli di Ippocoonte non vollero per rispetto a Ifito. In seguito Hermes, per punizione, decise di vendere Eracle come schiavo, offrendo il compenso ai figli di Ifito, ma il loro nonno rifiutò tale dono.

Varianti del mito[modifica | modifica sorgente]

Secondo altri invece, Ifito vide le giumente rubate presso la casa di Eracle, lo accusò del furto, ed Eracle, infuriato, lo gettò dal tetto della sua casa.

Apollonio Rodio cita Ifito di Eurito fra l'equipaggio della nave Argo, insieme col secondo Ifito.

Generazioni[modifica | modifica sorgente]

Lo stesso arco usato da Eurito tanti anni prima passò nelle mani di un altro Ifito, che regalò la preziosa arma a Odisseo, che la usò contro i Proci.

Ifito focese[modifica | modifica sorgente]

Ifito figlio di Naubolo, originario della Focide, fu uno dei partecipanti alla spedizione degli Argonauti; ferito nella battaglia contro i Colchi si appese alla nave che stava salpando, ma le sue ferite lo portarono alla morte. Era padre di Schedio e di Epistrofo, condottieri che combatterono durante la guerra di Troia.[2][3]

Ifito di Troia[modifica | modifica sorgente]

Ifito di Troia era un anziano suddito di Priamo: ebbe un figlio, Archeptolemo, che fece da auriga a Ettore durante il decennale assedio della città da parte degli Achei. Alla caduta della città fu tra coloro che riuscirono a fuggire seguendo Enea.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Omero, op. cit., VIII, 128.
  2. ^ Omero, Iliade, op. cit., II, 518.
  3. ^ Omero, Iliade, op. cit., XVII, 306.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Referenti[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]