Iconoclastia
| « Et lui dovemo adorare et non questo legno. » | |
L'iconoclastia - o iconoclasmo - (dal greco εἰκόν - eikón, "immagine" e κλάζω - klázo, "distruggo") è stato un movimento di carattere politico - religioso sviluppatosi nell'impero bizantino intorno alla prima metà del secolo VIII. La base dottrinale di questo movimento era l'affermazione che la venerazione delle icone spesso sfociasse in una forma di idolatria, detta "iconolatria". Questa convinzione provocò non solo un duro confronto dottrinario ma anche la distruzione materiale di un gran numero di icone. Sul piano politico l'iconoclastia ebbe per obiettivo di riportare sotto il controllo imperiale i vasti territori posseduti dai monasteri, non soggetti alle leggi imperiali (e in particolare esenti dalle tasse e dalla leva militare degli imperatori) e di togliere ogni pretesto dottrinale ai predoni islamici, che accusavano i cristiani di idolatria.
Il termine "iconoclastia" venne poi usato più in generale per indicare altre forme di lotta contro il culto di immagini in altre epoche e religioni o correnti religiose. Iconoclasta fu l'islam nella proibizione dell'uso dell'immagine di Maometto, come iconoclasta fu il movimento puritano sviluppatosi con il protestantesimo in epoca più moderna, e che portò alla distruzione di molte statue ed effigie sacre nelle cattedrali nord-europee riformate.
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[modifica] Il culto delle icone
Le icone sono raffigurazioni sacre di qualsiasi genere: dalle miniature dei codici alle pitture murali. Tanto chi avversava le immagini quanto chi era ad esse favorevole sosteneva che Dio non poteva essere rappresentato nella sua natura eterna. Fin dai primi secoli cristiani, però, vi era stato un dibattito sulla liceità di rappresentare Gesù e altre figure religiose. I teologi favorevoli alla venerazione delle immagini la giustificavano in base all'incarnazione di Cristo che, a parer loro, rendeva possibile la sua raffigurazione. Distinguevano, per dar corpo alle proprie opinioni, tra immagine e archetipo: nell'icona non si venerava l'oggetto stesso ma Dio. Ciò era stato evidenziato ben prima della controversia iconoclasta da Leonzio di Neapoli (morto attorno al 650). Anche Giovanni Damasceno distingueva con cura tra l'onore relativo di venerazione mostrato ai simboli materiali ("proskinesis") e l'adorazione dovuta solo a Dio ("latreia").
Naturalmente, per la religiosità popolare, questa distinzione sfumava e l'immagine stessa finiva per diventare oggetto taumaturgico. Le icone erano utilizzate per assistere battezzandi o cresimandi in qualità di padrino, in analogia all'uso romano per cui gli atti giuridici avevano vigore solo se stipulati in presenza dell'immagine dell'imperatore. Da ciò, tuttavia, seguiva che le icone erano considerate veri e propri oggetti animati, tanto che alcuni raschiavano la vernice dei quadri e mescolavano quanto ottenuto nel vino della messa, ricercando in tal modo una comunione con il santo raffigurato. Era, insomma, corrente l'opinione secondo cui l'icona fosse effettivamente un luogo nel quale poteva agire il santo o, comunque, l'entità sacra che vi era rappresentata.
[modifica] Fondamento biblico dell'iconoclastia
La proibizione del culto delle immagini ha radice in almeno due importanti passi biblici, che servirono di supporto alla tesi iconoclasta: Esodo, 20.4-5 e Deuteronomio 4.15-19.[2] La presenza, però, di immagini in antiche sinagoghe (come a Dura Europos) mostra che la proibizione biblica era interpretata anche da molti ebrei solo come divieto di costruire immagini scolpite ("pesel"), cioè idoli. Il divieto biblico celava il timore dell'idolatria e forse più profondamente il "tabù antropologico": costruire le forme della divinità equivaleva a ribaltare il rapporto fra Creatore e Creatura. L'interazione fra i divieti biblici e la concezione greco-romana delle immagini è all'origine dell'iconografia cristiana.
[modifica] Leone III e lo scoppio dell'iconoclastia
Fin dalla fine del secolo IV, l'impero bizantino era stato affetto da numerose eresie, che rischiavano di minare la sua stessa unità. Le più importanti tra queste erano il nestorianesimo, il monofisismo e il paulicianesimo. Quest'ultima era sorta in Armenia e in Siria nel secolo VII. Sensibili alle accuse di idolatria mosse al Cristianesimo da parte dei fedeli dell'Islam, i pauliciani mossero guerra al culto delle immagini. Al movimento pauliciano finì per aderire l'imperatore bizantino Leone III Isaurico, originario di Germanicea, il quale emanò una serie di editti per eliminare il culto delle immagini sacre (iconoclastia) ormai molto diffuso nell'Impero[3]. Nel 726 venne emanato un primo editto imperiale che decretava la distruzione delle icone. Ciò condusse a una generalizzata rivolta dei difensori del culto delle immagini (detti iconoduli).
In Cappadocia (Turchia) vi sono numerose chiese rupestri bizantine dove si può ancora vedere come nella maggior parte dei casi i volti delle raffigurazioni sacre sulle pareti siano stati deliberatamente danneggiati in quel periodo o poco dopo, dato che l'iconoclastia proseguì in maniera più o meno violenta per numerosi anni.
La riforma religiosa di Leone III va iscritta in una più ampia opera generale interna all'Impero, ai fini della quale i pauliciani rappresentavano un pericolo. Fu anche per togliere loro il pretesto di una ribellione che l'imperatore decise di assecondare le loro richieste. Non mancavano, insomma, ragioni politiche e di opportunità nell'operato di Leone: l'iconoclastia serviva anche a combattere lo strapotere dei monaci che, da un lato, facevano mercato delle icone, rafforzando in tal modo la loro condizione economica e la loro influenza politica all'interno dell'Impero, e, dall'altro, suggestionavano le folle, sottraendo influenza alla corte imperiale. La condanna dell'iconolatria diede a Leone III la possibilità di impossessarsi del ricco patrimonio dei monasteri.
L'iconoclastia di Leone III fu condannata dal papa Gregorio II e dal suo successore Gregorio III, che scomunicò l'imperatore nel 731. La penisola italica, anzi, vide i suoi abitanti insorgere a difesa dell'ortodossia occidentale contro i funzionari bizantini. Fu proprio in questa occasione che il ducato di Roma assunse sempre maggiore indipendenza da Bisanzio: in questo vuoto di potere, i metropoliti di Roma avocarono a sé vere e proprie funzioni di governo.
[modifica] Gli scontri dottrinali
Per ottenere una convalida dottrinale ufficiale della riforma iconoclasta il figlio di Leone III, Costantino V convocò un sinodo, tenutosi l'8 agosto 754 a Hieria. L'intervento diretto dell'imperatore (un filosofo neoplatonico, che scrisse di suo pugno ben 13 memorie teologiche) e l'imprigionamento dei principali oppositori determinarono una completa vittoria delle tesi iconoclaste.
L'esito della disputa teologica fu ribaltato dal secondo concilio di Nicea, convocato nel 787 a Nicea dalla imperatrice reggente d'Oriente Irene e dall'imperatore Costantino VI, su richiesta di papa Adriano I. Esso si svolse con la partecipazione di 367 padri (tra cui anche Giovanni Damasceno e Teodoro Studita), quando a Bisanzio era patriarca Tarasio.
La controversia sull'uso delle icone, che erano custodite e venerate sia nelle chiese che nelle case private non era un mero conflitto tra due concezioni di arte cristiana. Erano coinvolte questioni più profonde: il carattere della natura umana di Cristo, l'attitudine cristiana verso la materia, il vero significato della redenzione cristiana. Secondo gli iconoduli, infatti, la rappresentazione di Cristo è una proclamazione del dogma centrale del Cristianesimo: l'Incarnazione. L'iconoclastia, quindi, venne condannata in quanto eresia cristologica. Analogamente anche le altre icone non intendono rappresentare naturalisticamente figure sacre, ma proclamare riflessioni teologiche.Questo è il motivo per cui la produzione di icone viene espressa dal verbo greco gràphein, che significa "scrivere". Esattamente la definizione conciliare che conferma definitivamente lo statuto teologico dell'icona, recita: «Chi venera l'icona, venera in essa l'ipostasi di colui che vi è inscritto»(fonte Denzinger, 302).
[modifica] Cronologia
Ai decreti di Leone III seguì un periodo di alterne vicende che durò poco più di un secolo, durante il quale l'iconoclastia venne alternativamente approvata o bandita. Gli anni 726-766 e 813-842 videro il predominio degli iconoclasti.
| Anno | Evento |
|---|---|
| 727 | Papa Gregorio II si oppone ai decreti bizantini, anche se difende Ravenna, che rimane sede dell'Esarca fino alla rivolta iconoclasta |
| 730 | Leone III di Bisanzio decreta l'eliminazione delle icone, dando inizio (ed ufficialità) al periodo dell'iconoclastia |
| 731 | Papa Gregorio III si appella inutilmente all'imperatore Leone III e infine, nel novembre 731, scomunica gli iconoclasti |
| 754 | Costantino V di Bisanzio convoca un concilio a Hieria di 338 vescovi (durante il pontificato di papa Stefano II), i quali accettano senza discutere le posizioni iconoclaste, formalizzando così l'assenso ufficiale della Chiesa bizantina |
| 769 | Papa Stefano III conferma, durante il concilio del 769, la pratica della devozione alle icone |
| Carlo Magno si oppone, insieme ai vescovi francesi, alla venerazione delle immagini | |
| 786 | La basilissa Irene tenta di reintrodurre il culto delle icone indicendo un concilio, ma viene ostacolata dall'esercito, che ha prestato giuramento a Costantino V |
| 787 | Papa Adriano I induce la reggente imperatrice Irene a convocare un concilio a Nicea, che afferma che le icone possono essere venerate ma non adorate, e scomunica gli iconoclasti |
| 794 | Un sinodo tenuto a Francoforte dai teologi di Carlomagno confuta punto per punto ("Libri Carolini") gli atti del concilio di Nicea, conosciuti solo tramite una traduzione maccheronica |
| Michele I di Bisanzio persegue, attorno all'800, gli iconoclasti sulle frontiere settentrionali e occidentali dell'Impero bizantino | |
| 815 | Si tiene in Santa Sofia, a Costantinopoli, un nuovo sinodo iconoclasta |
| 843 | Papa Gregorio IV abolisce definitivamente l'iconoclastia |
[modifica] Conclusioni
L'effetto dell'iconoclastia bizantina sull'arte religiosa fu duplice: da un lato, il danneggiamento (quando non distruzione) di un grande numero di raffigurazioni sacre, ivi comprese opere d'arte e codici miniati; dall'altro, un chiarimento del significato dell'icona, che non è un racconto biblico, come, ad esempio, in molti cicli d'affresco occidentali, ma è una manifestazione pittorica di una riflessione teologica.
Il dibattito, inoltre, fece emergere un generale irrigidimento dei rapporti fra la chiesa d'Oriente e la chiesa d'Occidente, conseguenza anche di una sempre più netta separazione linguistica. La traduzione, infatti, in latino dei sofisticati documenti prodotti dai concili bizantini era spesso erronea e determinò conseguenze assurde come il rifiuto in Occidente di documenti che condannavano l'iconoclastia.
Dal punto di vista culturale, inoltre:
| « La sconfitta dell'iconoclasmo rappresenta la sconfitta, anche se non certo la scomparsa, del platonismo nelle sue implicazioni e applicazioni orientali, giudaiche prima ancora che islamiche, e l'affermarsi dell'aristotelismo come filosofia ufficiale del cristianesimo medievale, nella sistemazione fornita alla cultura bizantina, con largo anticipo rispetto a quella occidentale, prima da Giovanni Damasceno, il grande campione dell'iconodulia, e poi molto più tardi dai commenti di Eustrazio di Nicea e Michele di Efeso. » | |
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(Silvia Ronchey, op. cit., p. 16)
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[modifica] L'iconoclastia protestante
Numerosi capi religiosi protestanti, fra i quali Giovanni Calvino, incoraggiarono la distruzione delle immagini religiose la cui venerazione era considerata alla stregua di un'eresia pagana. Oggetto di tale azione furono i dipinti e le statue ritraenti santi ma anche le reliquie e le pale o retabli.
Le prime distruzioni iconoclaste comparvero in terra germanofona a Zurigo (1523), Copenaghen (1530), Ginevra (1535), e Augusta (1537). La Francia non ne fu risparmiata ma le distruzioni rimasero casi isolati nella seconda metà del XVI secolo. La grande crisi iconoclasta francese ebbe luogo durante le prime guerre di religione nel 1562. Nelle città conquistate dai protestanti gli edifici religiosi furono sistematicamente saccheggiati. La violenza fu tale che intere chiese andarono distrutte. Monumenti prestigiosi come la Basilica di San Martino a Tours o la Cattedrale della Santa Croce di Orléans furono seriamente danneggiate e distrutte. L'Abbazia di Jumièges, la Cattedrale di San Pietro di Angoulême, la Basilica di Santa Maddalena a Vézelay furono saccheggiate. Nel 1566 furono le Fiandre ed i Paesi Bassi in generale a subire una grave crisi iconoclasta. Il movimento d'ispirazione popolare ebbe inizio a Steenvoorde e di lì si espanse, divenendo quella che fu chiamata rivolta degli accattoni (revolte des gueux).
[modifica] Note
- ^ http://www.meetingrimini.org/detail.asp?c=1&p=6&id=1707&key=3&pfix=
- ^ Le prescrizioni aniconiche dell’Antico Testamento, però, sono molto più numerose: in Esodo soprattutto (20.23, 24.17, oltre al noto episodio del vitello d’oro: 32) e nel Deuteronomio (4,12.27-28).
- ^ Franco Cardini e Marina Montesano, Storia Medievale, Firenze, Le Monnier Università/Storia, 2006, p. 225: "Fu appunto lui a proibire in tutto l'impero il culto delle immagini sacre, che anzi furono per decreto sovrano condannate all'eliminazione. La distruzione delle immagini (detta con parola d'origine greca iconoclastia) fu all'origine di una lunga crisi che si trascinò lungo tutto il secolo VIII e parte del IX".
[modifica] Bibliografia
- Wladyslaw Tatarkiewicz, Storia dell'estetica, vol. II, L'estetica medievale, Torino, Einaudi, 1979 (ed. orig.: Varsavia 1970), pp. 43-59 (L'estetica bizantina).
- Egon Sendler, L'icona, immagine dell'invisibile. Elementi di teologia, estetica e tecnica, Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, 1985 (ed. orig.: Parigi 1981), pp. 22-49.
- Silvia Ronchey, Lo stato Bizantino, Torino, Einaudi, 2002.
- Giorgio Ravegnani, I Bizantini in Italia, Bologna, il Mulino, 2004.
- Maria Bettetini, Contro le immagini. Le radici dell'iconoclastia, Laterza, Roma-Bari, 2008.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
- Un articolo di Giuseppe Patella in kainos.it.
- Iconoclastia e storia dell'icona
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