Ibn al-Faqih al-Hamadani

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Ibn al-Faqīh al-Hamadānī (in arabo: ابن الفقیه الهمداني; Hamadan, 869 – tra il 941 e il 951) è stato un geografo persiano e uno storico[1] famoso per la sua opera Mukhtaṣar Kitāb al-buldān (in arabo: ﻣﺨﺘﺼﺮ ﻛﺘﺎﺏ ﺍﻟﺒﻠﺪﺍﻥ, "Compendio del Libro delle contrade"). Della sua vita non si conosce nulla, né alcuna sua opera ci è pervenuta. Il lavoro che a lui dedicò l'orientalista olandese Michael Jan de Goeje[2] si è basato sulle informazioni che di lui e del suo lavoro forniscono altri due autorevoli autori arabi: Ibn al-Nadīm[3] e al-Muqaddasi.[4]

Nel 1923 tuttavia, lo studioso turco Zeki Velidi Togan ha creduto di rintracciare il Mukhtaṣar Kitāb al-buldān in un manoscritto contenuto nella Biblioteca del Mausoleo dell'Imām ʿAlī al-Reża a Mashhad,[5] malgrado non sia possibile affermare con certezza la paternità dell'opera, visto che mancano del tutto la prima e l'ultima pagina, dove cioè sono ospitati gli indispensabili incipit e colophon.

La rilevanza anche storica dell'opera di Ibn al-Faqīh al-Hamadānī è bene espressa da André Miquel che sottolineò l'abbondanza di tematiche di adab presenti nel Mukhtaṣar Kitāb al-buldān e le numerose osservazioni storiche che accompagnavano le descrizioni geografiche, in cui non faceva difetto un lessico specialistico della disciplina.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Islamic Desk Reference, p. 147, by E. J. Donzel
  2. ^ Ibn al-Faqīh, Compendium libri Kitāb al-boldān, ed. M. J. de Goeje (= BGA, V), Leida, 1885.
  3. ^ Egli in realtà pensava che Ibn al-Faqīh avesse desunto buona parte del suo materiale dal lavoro di precedenti autori, specialmente da al-Jayhānī, vizir samanide, che scrisse un Kitāb al-masālik wa l-mamālik, ma di impossibile identificare, visto che ben tre vizir samanidi, tra loro imparentati, portarono questa medesima nisba. Charles Pellat suggeriva l'ipotesi che il lavoro fosse opera congiunta dei tre vizir. Cfr. s.v. «al-Djayhānī», in: The Encyclopaedia of Islam.
  4. ^ Il quale indica come una delle fonti d'informazioni al-Jāḥiẓ (m. 868-9), riconoscendo come, a sua volta, Ibn al-Faqīh avesse costituito una preziosa fonte per Yāqūt.
  5. ^ A. Z. Validov [= Z. V. Togan], "Meshkhedskaja rukopis Ibnu-l-Fakikha", in: Izvestija Russkoi Akademya Nauk, 1924, pp. 237-48.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]