Ibn Al-Khattab

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Ibn Al-Khattab (in arabo: سامر صالح عبد الله السويلم; Arabia Saudita, 14 aprile 1969Cecenia, 20 marzo 2002) è stato un rivoluzionario fondamentalista saudita, noto per aver combattuto al fianco dei ribelli ceceni nella Prima e nella Seconda guerra cecena.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ibn Al-Khattab nacque come Samir Saleh Abdullah Al-Suwailem in Arabia Saudita il 14 aprile 1969, anche se era meglio conosciuto come Emir Khattab (oppure, traslitterato: Amir Khattab o Ameer Khattab), che significa Comandante Khattab, o ancora come Habib Abdul Rahman. Le origini e la vera identità di Khattab rimasero avvolte nel mistero fino a dopo la sua morte, quando suo fratello rilasciò un'intervista[1]. Morì il 20 marzo 2002, a causa dell'apertura di una lettera avvelenata, che egli credeva gli fosse stata inviata dalla madre, ma gli era invece stata fatta pervenire con l'inganno dal FSB, il servizio segreto russo, venuto a conoscenza dell'assiduo rapporto epistolare tra i due. Per il suo impegno a favore della causa islamica, si guadagnò anche l'epiteto di Che Guevara musulmano[2].

Prima della Cecenia[modifica | modifica wikitesto]

A 18 anni, Khattab lasciò l'Arabia Saudita per prendere parte alla guerra in Afghanistan contro l'invasione dell'Unione Sovietica. Nel corso di tale conflitto perse permanentemente la mano destra in un'esplosione accidentale.

Al-Khattab, mentre era leader della Brigata Islamica Internationale (IIB), ammise pubblicamente di aver trascorso gli anni tra il 1989 ed il 1994 in Afghanistan, dove entrò in contatto con Osama Bin Laden.

Fonti armene sostengono che nel 1992 Khattab fu uno dei tanti volontari musulmani che si recarono a combattere in aiuto degli azeri nella guerra del Nagorno-Karabakh, nonostante il governo azero abbia sempre negato il coinvolgimento diretto del saudita in tale conflitto[3]. In tale conflitto, inoltre, egli avrebbe incontrato per la prima volta Šamil Basaev, presente nel Nagorno-Karabakh al comando di un battaglione di volontari ceceni, anch'essi in sostegno degli azeri[4].

Tra il 1993 ed il 1995, Khattab si recò in Tagikistan per combattere nella guerra civile al fianco degli integralisti islamici.

In un'intervista, Khattab ha inoltre rivelato la propria partecipazione anche alla Guerra in Bosnia ed Erzegovina[5], anche se non si conosce il suo esatto ruolo in tale occasione.

Prima Guerra Cecena[modifica | modifica wikitesto]

Stando al fratello, Ibn Al-Khattab apprese per la prima volta del conflitto in Cecenia da un canale televisivo afgano nel 1995, e si recò in Cecenia in quello stesso anno spacciandosi per giornalista (in effetti, può essere considerato un pioniere nella produzione di video dei combattimenti tra ribelli ceceni e forze russe, anche se girati al fine non di riportare i fatti, bensì di atterrire e demoralizzare il nemico).

Durante la Prima guerra cecena, Khattab partecipò attivamente ai combattimenti, forte della sua esperienza nella guerriglia (secondo molti, fu egli il principale artefice della vittoria cecena nel conflitto, anziché il Comandante dell'Esercito Aslan Maskhadov). In più, ebbe il compito di reclutare mujahedin e cercare finanziatori da tutto il mondo musulmano in nome della causa cecena. Al fine di inviare e trasmettere meglio il messaggio di resistenza del popolo caucasico, inoltre, si faceva spesso accompagnare da un cameraman che lo riprendeva durante le azioni di guerriglia.

Le unità al suo comando inflissero cocenti sconfitte alle truppe russe tra le montagne della Cecenia: assai nota, in particolare, la prima azione da lui guidata, l'assalto ad un convoglio russo costato la vita a 47 militari[6]. Tuttavia, il guerrigliero saudita ottenne grande notorietà in Russia in occasione dell'assalto dell'aprile 1996 nella gola di Yaryshmardy, presso la cittadina di Shatoy, in cui morirono circa 100 militari russi e furono distrutte due o tre dozzine di veicoli armati. Spesso, poi, Khattab si faceva filmare nell'atto di giustiziare soldati russi prigionieri e, in un caso, alcuni volontari della Croce Rossa Internazionale, probabilmente scambiati per spie[7].

Nel corso della guerra, Šamil Basaev divenne il suo più fidato alleato, oltre che amico personale. Quasi sicuramente, Khattab ebbe rapporti diretti anche con Zelimkhan Yandarbiyev, Presidente ceceno tra il 1996 ed il 1997, che gli conferì due delle più alte onorificenze militari cecene, l'Ordine d'Onore e la Medaglia del Combattente Coraggioso, oltre che la nomina a Generale dell'Esercito Ceceno.

Tra le due guerre cecene[modifica | modifica wikitesto]

Conclusa la Prima guerra cecena, Ibn Al-Khattab cominciò ad essere ufficialmente considerato dall'Interpol un signore della guerra, e come tale ricercato a livello internazionale. L'armata di mujahedin di cui era a capo, composta non solo da ceceni, ma anche da arabi, turchi e musulmani di altra provenienza, si sarebbe spesso resa protagonista, secondo i media russi, di atrocità nei confronti della popolazione civile. Khattab fu inoltre accusato di aver installato nel territorio ceceno alcuni campi di addestramento paramilitare.

Il 22 dicembre 1997, poco più di un anno dopo gli accordi di pace di Chasavjurt tra Russia e Cecenia (che portarono all'indipendenza de facto della repubblica caucasica), organizzò e guidò l'attacco contro la base della 136esima Brigata Armata dell'Esercito Russo, a Buinaksk, in Daghestan. Fonti cecene riportarono la distruzione di 300 veicoli, inclusi 50 carri armati, mentre le fonti russe, dal canto loro, limitarono i danni del blitz ad appena 15 mezzi danneggiati.

Sempre nel '97, il guerrigliero saudita sopravvisse ad un attentato in un campo minato.

Nel 1998, Khattab e Basaev fondarono la Brigata Islamica Internazionale di Pacificazione (Islamic International Peacekeeping Brigade, IIPB). Tra l'agosto ed il settembre 1999, con il fondamentale appoggio di Yandarbiyev, i due condussero la cosiddetta Guerra in Daghestan, per esportare la guerra alla Russia anche nella repubblica confinante, nel nome dell'obiettivo panislamico della creazione di un califfato nella regione del Caucaso. I combattimenti causarono varie centinaia di morti tra la popolazione civile e, di fatto, diedero inizio alla Seconda Guerra Cecena.

Secondo il FSB, Khattab fu anche la mente degli attentati dinamitardi in Russia del settembre 1999, che causarono la morte di oltre 300 civili. Tuttavia, Khattab negò subito qualsiasi coinvolgimento in quegli avvenimenti, asserendo di non aver "mai neanche ipotizzato di colpire civili innocenti nel sonno" [8]. Va detto che la credibilità delle tesi del FSB fu duramente messa in crisi anche dall'ex ufficiale del servizio segreto russo Alexander Litvinenko, il quale sostenne che le bombe erano in effetti state installate e fatte esplodere dietro ordine del Cremlino, per poi addossarne la responsabilità agli indipendentisti ceceni e, dunque, avere un pretesto per riprendere le attività militari nella regione caucasica[9].

Seconda Guerra Cecena[modifica | modifica wikitesto]

Durante la Seconda guerra cecena, Ibn Al-Khattab guidò nuovamente i propri miliziani contro l'esercito russo in Cecenia, infliggendo notevoli perdite al nemico ed occupandosi, anche stavolta, della gestione dei fondi che arrivavano dai paesi musulmani (e, secondo l'intelligence russa, pianificando anche attacchi in Russia).

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 aprile 2002 venne diffusa la falsa notizia secondo cui Khattab era rimasto ucciso nel corso di un raid delle forze russe nel villaggio di Duisi in Georgia[10][11].

Tempo addietro, Khattab era sopravvissuto ad una grave ferita d'arma da fuoco allo stomaco ed all'esplosione di una mina. Si apprese in seguito che il guerrigliero era effettivamente morto nella notte tra il 19 ed il 20 marzo, dopo che gli fu recapitata, tramite un messaggero al servizio del FSB, una lettera avvelenata. Secondo fonti cecene, la missiva era intrisa di gas nervino[12]. Si è in seguito appreso che il FSB era riuscito a far recapitare la lettera avvelenata a Khattab spacciandola per un messaggio inviatogli dalla madre, con la quale, come scoperto dall'intelligence del Cremlino, era in costante corrispondenza. L'agente che si occupò della consegna, Ibragim Alauri (addestrato per sei mesi per tale missione), fu ucciso un mese dopo a Baku, in Azerbaigian, da un commando agli ordini di Basaev[13]. Il successore di Ibn Al-Khattab fu Abu al-Walid.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

La fama cui Al-Khattab è assorto in Russia e Cecenia è testimoniata da un tipo di granata molto diffuso in quelle regioni, la Khattabka (хаттабка), il cui nome è stato evidentemente ripreso dal condottiero saudita.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Islam Awareness site
  2. ^ Antonio Salas, L'infiltrato, Newton Compton Editori, ISBN 978-88-541-2969-6.
  3. ^ "Chechen fighter’s death reveals conflicted feelings in Azerbaijan"
  4. ^ Terror in Karabakh: Chechen Warlord Shamil Basayev's Tenure in Azerbaijan, The Armenian Weekly On-Line: AWOL. URL consultato il 15 febbraio 2007.
  5. ^ The Smell of Paradise (Il Profumo del Paradiso), documentario della BBC, 2004.
  6. ^ The Wolves of Islam: Russia and the Faces of Chechen Terror, Murphy, Paul J., 2004
  7. ^ Antonio Salas, L'infiltrato, cit..
  8. ^ ICT.org site
  9. ^ Satter, David. Darkness at Dawn: The Rise of the Russian Criminal State. Yale University Press:2003, ISBN 0-300-09892-8
  10. ^ OARDEC, Unclassified Summary of Evidence for Administrative Review Board in the case of Al Rammah, Omar Mohammed Ali, United States Department of Defense, 16 settembre 2005, pp. 42–44. URL consultato l'8 gennaio 2008.
    «The detainee witnessed the ambush that killed Ibn al Khattab».
  11. ^ OARDEC, Unclassified Summary of Evidence for Administrative Review Board in the case of Al-Rammah, Omar Mohammed Ali, United States Department of Defense, 26 maggio 2006, pp. 25–27. URL consultato l'8 gennaio 2008.
    «The detainee was captured in a violent road ambush by Georgia Security Forces in Duisi, Georgia on 28 April 2002.».
  12. ^ Ian R Kenyon, The chemical weapons convention and OPCW: the challenges of the 21st century in The CBW Conventions Bulletin, nº 56, Harvard Sussex Program on CBW Armament and Arms Limitation, 2002-06, p. 47.
  13. ^ "Who Ordered Khattab's Death?", Jamestown Foundation, quoting Russian press sources