I sette neoplatonici emigrati in Persia
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I sette neoplatonici emigrati in Persia furono sette filosofi greci che intorno al 530 si recarono per qualche tempo alla corte sasanide.
Dopo la chiusura dell' Accademia di Atene da parte di Giustiniano I nel 529 sette membri neoplatonici dell’Accademia emigrarono in Persia, che all’epoca era in guerra contro l'Impero bizantino, accettando l’invito di Cosroe I, o, più probabilmente, del suo predecessore Cavade I (498-531).
Essi erano:
- Simplicio
- Damascio, che era a capo dell’Accademia di Atene al momento della sua chiusura
- Prisciano Lidio
- Diogene il Fenicio
- Ermia il Fenicio
- Isidoro di Gaza
- Eulamo di Frigia.
I filosofi trascorsero certamente del tempo alla corte di Cosroe I. Successivamente, in seguito ad un accordo stipulato tra il sovrano sasanide e Giustiniano, fu loro concesso di ritornare in patria. Secondo la testimonianza di Agazia ciò avvenne nel 532.
L’episodio dell’emigrazione in Persia di questi filosofi, sul quale siamo così male informati, riveste un duplice interesse. In primo luogo potrebbe aver contribuito all’interesse per il neoplatonismo avvertibile in Oriente ancora in epoca islamica. Inoltre questi intellettuali potrebbero aver trovato in Persia scritti greci non più disponibili in Occidente: ad esempio Simplicio è l’unica nostra fonte sull’opera perduta di Ipparco sulla gravità e Prisciano Lidio è la nostra migliore fonte sull’opera di Posidonio sulle maree.
[modifica] Fonti
Agazia Scolastico, Storie, 30-31.
[modifica] Bibliografia
- Beniamino Melasecchi,Il Lógos esiliato: gli ultimi accademici alla corte di Cosroe, in "Atti del convegno sul tema Scienze tradizionali in Asia Principi ed applicazioni", Perugia 1996, pp.11-43.
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