I protocolli di Auschwitz

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« Per la prima volta vedevo Auschwitz dall'esterno, proprio come lo vedevano le sue vittime. Le luci vivide coloravano di un giallo chiaro una chiazza d'oscurità, dando al luogo un'aura misteriosa e quasi bella. Ma sapevamo che si trattava di una bellezza terribile, che in quelle baracche la gente periva, moriva di fame, complottava, e che la morte si annidava dietro ogni angolo. »

1leftarrow.pngVoce principale: Olocausto.

I protocolli di Auschwitz
Titolo originale Oswiecim, hrobka styroch miliónov l'udí
Autore Rudolf Vrba
1ª ed. originale 1946
Genere saggio
Sottogenere storico
Lingua originale slovacco

I protocolli di Auschwitz è la trascrizione del rapporto redatto da Rudolf Vrba, un deportato slovacco fuggito da Auschwitz. Essendo stato scritto nell'aprile 1944, è il primo documento in assoluto sui campi di concentramento nazisti.

Walter Rosenberg (Rudolf Vrba è il "nome di battaglia") fu deportato dalla Slovacchia il 14 giugno 1942, all'età di 18 anni. Giunto ad Auschwitz, gli venne assegnato il ruolo di raccolta dei "dati personali" degli altri prigionieri.
Assistere alla morte atroce cui venivano destinati uomini, donne e bambini innocenti sconvolse il giovane prigioniero. Vrba decise di scrivere in segreto un dettagliato rapporto, che riportasse le statistiche dettagliate dei morti e la nazione di provenienza. Poi, a partire dall'inizio del 1944, cominciò ad elaborare un piano di fuga per portare a conoscenza dei governi europei il terribile massacro che il regime nazista stava perpetrando «su scala industriale».

Tutti i prigionieri erano contraddistinti da un triangolo colorato cucito sulla casacca, sotto il numero di immatricolazione. La prima lettera indicava la nazionalità del prigioniero (per esempio, la «P» significava Polonia). I triangoli erano di cinque colori diversi:

  • rosso = prigionieri politici in carcerazione cautelare
  • verde = delinquenti comuni
  • nero = "imboscati" (lavativi sul lavoro), "antisociali" (soprattutto russi)
  • rosa= omosessuali
  • viola= Testimoni di Geova

Il rapporto contiene anche la numerazione progressiva dei contingenti di prigionieri che arrivavano al campo; comincia con un convoglio di 1200 ebrei francesi, che portarono i numeri da 27.400 a 28.600, e giunge, nel marzo 1944, al numero 174.000.
Oltre ai numeri, il rapporto contiene la nazionalità dei prigionieri e l'indicazione della loro triste fine. Alcuni furono gasati all'arrivo, altri furono impiegati nei lavori forzati e fatti morire di fatica o di malattie.

L'autore ha anche disegnato la piantina dei campi di Auschwitz e Birkenau e dell'edificio che ospitava le camere a gas.

Il 7 aprile 1944 Rudolf scappò insieme ad un altro prigioniero, Alfred ("Fred") Wetzler. Dopo una fuga a piedi di quasi tre settimane, durante la quale i due fuggiaschi rischiarono più volte di essere catturati, giunsero salvi in madrepatria.

Il "rapporto Vrba-Wetzler" iniziò a circolare tra il 27 e il 28 aprile 1944. La speranza di Vrba era che gli ebrei ungheresi si rivoltassero contro le SS prima che fossero caricati sui treni della morte. I leader ebrei magiari si mossero in ritardo; comunque, del milione di persone destinate alle camere a gas, ne morirono «soltanto» 400.000.

L'edizione presa in esame, uscita nel 2008, è la traduzione della versione inglese del 2002 del rapporto, edita con il titolo: I Escaped from Auschwitz.

"Licenze poetiche"[modifica | modifica sorgente]

Peraltro, nel corso di un processo tenutosi nel 1985, Vrba ammise, sotto giuramento, di non aver mai assistito personalmente ad una gasazione, e di essersi concesso, nella sua narrazione, varie "licenze poetiche" (Dick Chapman, "Book 'An Artistic Picture': Survivor never saw actual gassing deaths", "Toronto Star", 24 gennaio 1985).

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

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