I miti degli dei

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I miti degli dei
Rhéa présentant une pierre emmaillotée à Cronos dessin du bas-relief d'un autel romain.jpg
Rea consegna a Crono un sasso avvolto in una fagotto, facendogli credere che sia Zeus
Autore Luciano de Crescenzo
1ª ed. originale 1993
Genere saggio
Lingua originale italiano

I miti degli dei è un libro scritto da Luciano De Crescenzo nel 1993, due anni dopo aver completato la sua trasmissione televisiva RAI: Zeus - Le Gesta degli Dei e degli Eroi. Il romanzo è stato pubblicato a Milano da Arnoldo Mondadori ed è incluso nella raccolta I grandi miti greci.

Argomento[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di una raccolta di storie che ha come protagonisti gli Dei dell'Olimpo. De Crescenzo dopo un'introduzione che spiega com'era la religione greca antica, racconta com'è nata la stirpe degli dei, basandosi sui testi di Esiodo, parla della cacciata dei Titani e infine analizza il carattere di ognuno dei dodici potenti dell'Olimpo descrivendone i pregi e i difetti.

La caduta dei Titani[modifica | modifica sorgente]

Oltre agli dei sull'Olimpo risiedevano anche delle creature enormi simili agli dei chiamate Titani (uno di questi era lo stesso Prometeo) che un giorno, istigati dal geloso Ade, ordirono un attacco all'Olimpo, ma furono subito sbaragliati da Zeus e rinchiusi in una prigione sotterranea nell'Oltretomba ed Ade cacciato per sempre dall'Olimpo e mandato a sorvegliare l'Oltretomba.

Prometeo[modifica | modifica sorgente]

Prometeo incatenato, dipinto di Gustave Moreau (1868)

Prometeo è un titano, il primo uomo creato da Zeus a sua immagine e somiglianza assieme al fratello Epimeteo. Da essi è nata la stirpe degli uomini, tuttavia priva di poteri. Mentre tutti gli altri animali possedevano una qualità, donatagli da Epimeteo sotto ordine degli dei, il titano si era dimenticato di darne qualcuno all'uomo, troppo spaurito per farsi aventi.
Ebbene Prometeo decide di fare qualcosa: rubare un po' del fuoco per far sì che l'uomo potesse almeno riscaldarsi e cuocere le carni.
Prometeo riesce nell'impresa, ma Zeus scopre tutto e lo incatena. Infatti Prometeo già aveva avuto altri disguidi col padre degli dei, ad esempio rubava già nell'Olimpo per i suoi beniamini e una volta aveva addirittura sostituito la carne di un animale, squartato per un sacrificio, con le ossa e il grasso.
Quindi ora prometeo è condannato ad essere incatenato mani e piedi ad una rupe e per di più tormentato da un'aquila che gli divora il fegato ogni giorno, per poi ricominciare il lavoro il dì oltre, dopo la ricrescita notturna dell'organo.

Il diluvio universale[modifica | modifica sorgente]

Come nella religione cristiana vi è un Diluvio Universale, anche nella mitologia greca v'è ne uno. I protagonisti della storia sono Deucalione e Pirra, due coniugi anziani i quali, a causa della crudeltà e dell'ipocrisia esagerata dell'uomo, sono convocati da Zeus affinché costruiscano un'arca e vi ci rimangano dentro fino a quando tutta la quantità d'acqua che il dio invierà sulla Terra non si prosciugherà del tutto.
E così avviene: Zeus fa piovere insistentemente su tutto il mondo allora conosciuto, uccidendo tutta la razza umana meno Deucalione e Pirra. Quando questi escono dalla barca, si sentono terribilmente soli e allora Zeus consiglia loro di mettersi in cammino gettando dietro di sé molti sassi. Dalle pietre lanciate da Deucalione nasceranno gli uomini e da quelle di Pirra spunteranno le donne.

Zeus[modifica | modifica sorgente]

Secondo De Crescenzo, Zeus, sebbene sia il padre degli dei, era uno sporcaccione, sempre intento a far l'amore con le altre dee e con le donne mortali. Infatti gran parte degli eroi greci che conosciamo, ad esempio Eracle o Perseo, erano frutto dei suoi passionali amori con le povere mortali alle quali si manifestava sotto forma dei loro mariti o di animali.

Zeus ed Era[modifica | modifica sorgente]

Secondo De Crescenzo, Zeus, sebbene sia il padre degli dei, era uno sporcaccione, sempre intento a far l'amore con le altre dee e con le donne mortali. Infatti gran parte degli eroi greci che conosciamo, ad esempio Eracle o Perseo, erano frutto dei suoi passionali amori con le povere mortali alle quali si manifestava sotto forma dei loro mariti o di animali. Facendo coppia con la moglie Era, i due rappresentano lo stereotipo della coppia che litiga sempre e senza tregua.

Ade[modifica | modifica sorgente]

Statua di Ade con il cane Cerbero

Ade era il terzo tra gli dei più importanti dell’Olimpo. I primi erano Zeus e Poseidone e dopo la sconfitta di Crono e dei Giganti hanno dovuto stabilire il loro regni e su cosa avrebbero dominato. A Zeus è toccato il Cielo e il monopolio totale su tutto e su tutti gli dei, a Poseidone il regno dei mari e della Terra e ad Ade, ingannato dagli altri, toccò l’Inferno e l’invisibilità. Nell’Oltretomba il dio aveva come alleati i guardiani tra i quali Caronte e Cerbero, il mostro a tre teste di cane e le Moire: Cloto Lachesi e Atropo le quali decidevano il destino dei mortali. Come sposa aveva Proserpina, una figlia di Demetra rapita dal Signore dei Morti giovanissima e condotta nella sua casa spettrale. Tuttavia, benché Ade fosse invincibile nel corso della sua esistenza ci sono stati tre dannati che gli hanno causato molti grattacapi. Questi erano Tizio, Tantalo e Sisifo. Il primo era un gigante che, per aver fatto la corte alla madre di Apollo e Artemide, fu punito da Zeus nella stessa maniera di Prometeo, ovvero mediante l’incatenamento ad una roccia degli Inferi per poi essere privato del fegato da due avvoltoi. Il secondo era un uomo molto curioso di scoprire come fossero gli dei e come vivessero. Dopo aver scalato l’Olimpo, essersi conosciuto con loro e avergli invitati a cena a casa sua, Tantalo commise un errore: uccise il figlio Pelope (capostipite della famiglia degli Atridi) per rendere più appetitoso il banchetto e così fu punito da Zeus ad essere costretto a non mangiare né bere mai. L'ultimo dannato ha addirittura imprigionato Ade nella sua stessa dimora. Infatti Sisifo, dopo morto e disceso nell'Inferno per ordine di Zeus, si fece spiegare da Ade come funzionassero dei ganci e lucchetti per la sedia torturatrice al quale era stato condannato. Appreso il segreto, Sisifo incatenò Ade alla sedia e da allora nella Grecia nessun uomo poteva più morire. Dopo alcuni anni il trucco è stato smascherato da Ares che, liberando Ade, condannò Sisifo a portare per sempre un macigno su una collina, per poi vederlo rotolare dall'altra parte.

Afrodite[modifica | modifica sorgente]

Statua di Afrodite conservata nel museo di Siracusa

Afrodite era la più bella e seducente delle dee di tutto l'Olimpo. Era la dea dell'amore e della lussuria, nata dalla metamorfosi con la spuma del mare del membro di Urano tagliato dal figlio Crono. Il suo potere era una famosa cintura dalla quale la dea apprese tutte le arti del piacere, dell'amore, della seduzione e del pettegolezzo amoroso. La cintura inoltre aveva poteri speciali in grado di far innamorare folle di Afrodite chiunque l'avesse scorta fra i fianchi delicati della dea, che, appunto, spesso andava in giro vestita con abiti leggeri e trasparenti.
I suoi amori con i mortali e gli dei sono innumerevoli e basti pensare che solo Zeus è rimasto fino ad ora in bianco. Tra i suoi rapporti si ricordano quello con Anchise, il padre di Enea, i vari amplessi continui e clandestini con Ares, il dio della guerra, dal quale rimase prigioniera in una rete di ferro architettata dal marito tradito Efesto: il dio del fuoco e per ultimi alcuni con due dei: Poseidone ed Ermes Infatti, mentre lei si divincolava nella rete assieme al povero Ares, i due dei, scherzando, manifestavano a gran voce il loro desiderio di trovarsi al posto dell'amante e così Afrodite li ha ripagati concedendosi a loro per una notte.
Da Ermes ebbe un figlio metà maschio e metà donna chiamato Ermafrodito.

Apollo[modifica | modifica sorgente]

Statua di Apollo Citaredo

Apollo, sebbene fosse il dio della musica, del canto e della bellezza era anche il più vendicativo tra i suoi simili. Già da piccolo volle punire il serpente Pitone per aver offeso la madre Leto, non prestando ascolto ai consigli degli Dei maggiori. Durante la sua esistenza si scontrò anche con altri due individui: il cantore Marsia, Tamiri e i Ciclopi. Col primo il quale si vantava di essere il più celebre di tutti i suonatori di cetra, organizzò una gara di musica avente come giudici le Muse. L a vittoria di Apollo è inevitabile e così il povero Marsia viene scorticato vivo. Anche Tamiri ricade più o meno nello stesso errore di Marsia; infatti egli aveva messo in giro la voce che nella Grecia ci fosse un uomo più bravo delle Muse nell’arte della musica, dato che non poteva gareggiare in persona con Apollo. Il dio, oltre a Tamiri, si era innamorato perdutamente dei un bellissimo fanciullo di nome Giacinto, e per questo, per non are brutta figura col ragazzo, aveva organizzato questa messa in scena. Tamiri perde e viene reso cieco, ma viene vendicato dal Destino il quale un giorno, mentre Apollo era intento a giocare allegramente con Giacinto, un giavellotto scagliato da dio torna indietro con violenza centrando mortalmente alla testa il povero Giacinto.
Il dio Apollo tuttavia, sebbene il suo duro carattere, era anche un grande e passionale amatore. La sua fidanzata per eccellenza era Dafne, una ninfa che però non ricambiava il suo amore. Sebbene Apollo la inseguiva nei boschi manifestandole le intenzioni più miti e pacifiche, lei correva sempre invocando l’aiuto degli dei affinché la salvassero. Così accadde che Dafne fu tramutata in albero coi rami d’alloro: materiale col quale venivano incoronati i grandi poeti classici.

Ares[modifica | modifica sorgente]

Scultura di Ares, conservata nella Villa Adriana, a Tivoli

Ares è il dio della violenza e della guerra, desideroso di attaccar briga con qualunque mortale solo per vedere un po’ di sangue. Egli era anche amante della bella Afrodite, promessa sposa al dio zoppo Efesto e ciò scatenava sia risse che ilarità e tradimenti. Ma un giorno Ares trova pane per i suoi denti: due giganti Oto ed Efialte lo catturano rinchiudendolo in una giara d’oro per stuprare due dee dell’Olimpo: Era e Artemide. Quest’ultima, spaventata assieme a tutti gli altri dei dall’arrivo dei due energumeni, pensò di ingannarli per bene. Chi l'avrebbe colpita con una freccia (dato che la dea in quanto cacciatrice era molto veloce) avrebbe vinto. Ma la dea, proprio mentre stanno per essere scoccati i dardi, passa in mezzo ai giganti affinché l'uno colpisse mortalmente l'altro. Infine Ares per fortuna viene liberato e ordina ad Ade che i due giganti vengano incatenati schiena contro schiena nell'Inferno.

Artemide[modifica | modifica sorgente]

Diana di Versailles, Museo del Louvre

Artemide di carattere è molto simile ad Apollo, essendo sua sorella. Le piace molto cacciare sia animali che uomini. Si pensi che un giorno assieme ad Apollo abbia sterminato tutti i figli e le figlie di Niobe per aver offeso sua madre, Latona. Artemide colpì con le frecce tutte le femmine e Apollo i maschi. Un’altra storia che ha come protagonista Artemide è quella del suo incontro con Orione. Egli è nato grazie ai prodigi di Zeus, Ermes e Poseidone i quali, travestiti da mortali, si recarono da un contadino desideroso di un figlio. Questi, urinando per terra, diedero vita al forte Orione, grande amatore di fanciulle; tuttavia la sua ultima storia gli costò cara. Avendo messo gli occhi anche su Artemide, la dea, sapendo parlare con tutti gli animali e gli insetti, chiamò in aiuto lo Scorpione che punse mortalmente il suo spasimante. Gli dei, commossi, misero Orione tra le stelle creando così la costellazione omonima e anche quella del suo assassino
Atteone se la vide anche peggio, dato che, essendo come la dea un grande cacciatore, incontrò la sua fine dopo aver visto Artemide. Questi era solito portarsi nelle sue battute una moltitudine di cani da caccia ai quali era molto affezionato. Un giorno egli, vedendo la dea che si faceva nuda il bagno in un ruscello assieme alle altre ninfe, fu scorto e tramutato in cervo. Ma il suo tentativo di fuga non servì a niente perché raggiunto e sbranato dai suoi cani.

Dioniso[modifica | modifica sorgente]

Dioniso dipinto da Michelangelo Merisi, detto "Caravaggio"

Il dio Dioniso è la più particolare delle divinità, perché ha due volti: quello della felicità e del divertimento, mentre l'altro include la follia e la furia.
Nacque dall'amore di Zeus con una mortale. Questa, chiedendo di vedere il marito in volto, rimase folgorata e il feto fu cucito da Zeus nella coscia. Alla nascita del piccolo i Titani lo hanno fatto a pezzi, ricomposti in un secondo momento dalla dea Rea, madre di Zeus, riportando Dioniso alla vita. Da giovane il ragazzo ha scoperto la bevanda alcolica del vino, spremendo dei chicchi d'uva, e da allora è nato il suo mito e quello delle Baccanti, donne con sembianze di satiro che lo seguono in tutte le sue orge.

Atena[modifica | modifica sorgente]

L'Atena Giustiniani, copia romana di una statua greca di Pallade Atena – Musei Vaticani

Atena è la personificazione della saggezza. Infatti non a caso ella è nata uscendo fuori dalla testa di Zeus il quale si lamentava di un forte mal di testa e non per pura fantasia la capitale della Grecia riporta il suo nome. La dea oltre alla sapienza simboleggiava anche la castità e si riteneva invincibile nelle gare, anche se una volta, contro Aracne ha perso in una gara di tela. Infatti la ragazza era considerata in Grecia tra la migliore in assoluto nel tessere bellissimi ricami e ciò offendeva molto Atena. Così si è organizzata una gara il cui esito era la premiazione per chi avrebbe tessuto l’arazzo più bello. Mentre Atena, non essendo esperta in quell’arte, compì un semplice disegno, la ragazza ricamò varie scene erotiche il che oltraggiò moltissimo la dea che fece fuggire dalla paura Aracne. La ragazza, disperata, si uccise ma Atena per punirla la trasformò in ragno affinché ricamasse per sempre tele per poi vedersele disfatte dal vento o dall’uomo.

Demetra[modifica | modifica sorgente]

Demetra è poco conosciuta nella mitologia greca ed è la padrona della fertilità e dell’agricoltura. L’aneddoto più ricordato che la rende protagonista è quello del rapimento della figlia Proserpina (o Persefone). Un giorno, mentre le due coglievano fiori nel prato, un carro nero guidato da cavalli indemoniati sbucò dalla terra,; Ade era salito dall’inferno per prendersi Proserpina come sposa e l’azione si è consumata in pochi secondi, mentre Demetra non guardava. Vagando disperata in cerca della figlia, la dea scopre il suo triste destino e implora affinché la venga restituita la figlia. Zeus per uscirne fuori pensò di ridare la figlia alla sua sorella, a patto che quattro mesi dell’anno Prosepina stia sempre in compagnia del suo lugubre sposo. Così nacquero le stagioni in cui in primavera e in estate Demetra per la gioia faceva fiorire ogni tipo d pianta, mentre d’autunno e d’inverno, per l’assenza della figlia non faceva germogliare neanche un filo d’erba.

Efesto[modifica | modifica sorgente]

Ares e Afrodite sorpresi dagli Dei, convocati da Efesto - Joachim Wtewael - XVII secolo - olio su rame

Efesto è il più brutto di tutti gli Dei e anche il più sfortunato. Si pensi che già da piccolo, venendo alla luce deforme da Era, fu scaraventato giù dall’Olimpo nell’isola di Lemno, rompendosi una gamba. Tuttavia fu allevato dagli abitanti con amore e scoprì la passione per la lavorazione del ferro, divenendo così il fabbro più famoso del mondo. Al che la notizia stupì molto la madre Era che lo aveva ripudiato e così lo richiamò a sé per costruirle un trono più sontuoso di quello vecchio. Efesto compì l’opera, ma appena la dea vi si sedette, delle maniglie d’oro intrappolarono la dea e solo con un capriccio del giovane Era fu liberata dai lacci. Infatti Efesto essendo molto brutto voleva almeno una sposa bella e così scelse Afrodite, la più bella di tutte le dee.
Ma ciò scatenò l’ilarità di tutti gli dei e anche una girandola di tradimenti da parte di lei con Ares il dio più forte di tutti. Tra questi episodi vi uno caratterizzante: un giorno il dio Elio (il Sole) compiendo il giro del mondo, si accorge che Afrodite sta entrando nella camera di Ares e corre a dirlo ad Efesto. All’inizio il dio non gli crede ma poi, per sospetto, ordina alle sue serve meccaniche di costruirgli nella fucina una rete d’oro invisibile da piazzare nel letto dei due spasimanti. Ciò avviene e Ares ed Afrodite cadono nel tranello, rimanendo intrappolati nella tela indistruttibile. Allora Efesto chiama a testimoni tutti gli dei maschi che, al posto di parteggiare per il dio, lo prendono in giro tra le risate, commentando scherzosamente l’evento.

Ermes[modifica | modifica sorgente]

Per De Crescenzo il dio Ermes è considerato come una specie di mercante che in cambio di un oggetto riceve una grande qualità. Infatti il dio già da piccolo era bravissimo nel parlare e quindi nel portare a tutto il mondo importanti messaggi. Quasi tutti i suoi pregi li ha ricevuti da Apollo che, essendo stato privato dal dio delle mandrie, le ricevette assieme alla cetra e a uno zufolo per l’arte augurale.

Estia[modifica | modifica sorgente]

Anche Estia simboleggia la castità e De Crescenzo la collega al culto delle Vestali, sacerdotesse sia greche che romane le quali facevano voti di castità alla dea per vivere circa 30 anni nei templi, per poi avere il permesso di sposarsi. Tuttavia la dea era molto vendicativa specialmente nei confronti delle sacerdotesse che si dimenticavano di tenere acceso il fuoco del braciere del tempio. Ciò è accaduto con Rea Silvia che, concedendosi al dio Ares, si dimenticò del fuoco e poco tempo dopo fu condannata da Amulio, aspirante al trono di famiglia.

Pan[modifica | modifica sorgente]

Il dio Pan era inferiore agli altri dell’Olimpo. Nato dallo stupro di Ermes con una mortale, egli era nato piccolo, con le gambe di caprone, le corna, una ciuffo appuntito sul mento e il naso aquilino. Il suo strumento preferito era la zampogna ed era solito suonarla per i boschi, per poi riposarsi sotto gli alberi e fare l’amore di notte. Secondo uno scritto di Plutarco, il dio Pan sarebbe l’unico dio ad essere stato ucciso, non si sa da chi, ma De Crescenzo sostiene che sia un’allegoria della morte della mitologia.

Poseidone[modifica | modifica sorgente]

Statua bronzea che rappresenta molto probabilmente Poseidone - 460 a.C. circa - Trovata nel 1928 al largo della costa di Capo Artemisio - Museo archeologico nazionale di Atene

Poseidone era il fratello di Zeus ed Ade, signore del Mare. Aveva un carattere molto burbero ed era anche lui molto sfortunato oltre ad Efesto. Quasi tutti i suoi figli, tranne alcuni come Perseo, erano degli orrendi mostri, basti pensare al ciclope Polifemo, e le sue moglie erano tutte vendicative, come Anfitride che trasformò l'amante del dio: Scilla in un orrendo essere a sei teste di cane e dodici zampe unghiate e allungabili all’infinito. Oltre a ciò di Poseidone si ricorda la famosa disputa con Atena per il governo di Atene. Infatti la città all’epoca era solo un piccolo villaggio e il popolo avrebbe scelto il suo protettore in colui o colei che avesse recato il più belle dei doni. Mentre Poseidone fece nascere una cascata dall’Acropoli, Atena fece crescere un ulivo ed a lei spettò la vittoria e il governo. Sebbene Poseidone, adirato, abbia sconvolto la città con violenti maremoti, si tranquillizzò non appena gli ateniesi, coniando le loro prime monete, oltre alla civetta, simbolo dell’intelligenza e quindi della protettrice, aggiunsero sulla facciata anche un tridente.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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