I miei americani

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I miei americani
Artista Adriano Celentano
Tipo album Studio
Pubblicazione 1984
Dischi 1
Tracce 11 + 2 bonus track
Genere Pop
Etichetta Clan Celentano
Adriano Celentano - cronologia
Album precedente
(1983)
Album successivo
(1985)

I miei americani è il 26º album di Adriano Celentano, pubblicato nel 1984 dalla Clan Celentano.

Il disco[modifica | modifica sorgente]

Il titolo esatto prevede anche tre puntini di sospensione, al punto che sulla copertina del disco è anche scritto testualmente "tre puntini".

Dopo una serie di lavori pubblicati per il mercato estivo, Adriano torna a pubblicare un disco per il periodo natalizio, sfruttando i passaggi televisivi dei programmi più seguiti dell'epoca. Il titolo, che riassume fedelmente i contenuti dell'album, rappresenta una sorta di continuità col precedente album Deus, anch'esso interamente composto da classici internazionali del rock'n'roll e in generale degli anni 50 e 60.

Si tratta quindi di un album di cover come il successivo I miei americani 2 del 1986.

I brani[modifica | modifica sorgente]

A dispetto del titolo che rimanda ai successi d'oltreoceano, qui sono presenti due canzoni che di americano hanno ben poco: Michelle infatti è il successo dei Beatles, e Susanna, canzone scelta come brano di punta ed estratta come singolo, è il rifacimento di una canzone contemporanea del gruppo olandese VOF de Kunst (The Art Company). Celentano giustificò la presenza di Michelle (dedicata oltretutto a una ragazza francese!) teorizzando sull'uso del termine "americano", in quanto appartenente a un certo mito o tradizione musicale, al di là dunque della provenienza.

Il resto delle canzoni presenti rappresentano una straordinaria scelta di classici del rock del soul e del rhythm'n'blues che hanno fatto la storia della musica mondiale. Sono quasi tutte tradotte con una certa fedeltà rispetto all'originale, con l'eccezione di (3) che mira a una certa denuncia sociale, e (6) che punta l'indice contro la televisione spazzatura, pur conservando l'appellattivo "mama" contenuto nell'originale di Elvis Presley. La versione di (5) era stata già cantata da altri artisti, mentre (4) e (8) erano già state incise da suo nipote Gino Santercole[1][2]; di (4) viene riportato un frammento in finale di canzone. In (11) il titolo viene cantato in inglese per evidenti questioni di metrica.

Successo e riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

L'album è stato uno dei più venduti a cavallo dei due anni, e in un certo senso è tra i più importanti della carriera di Celentano, il quale, accantonato il cinema e i concerti dal vivo, conferma e accresce così la sua popolarità, creando le premesse per una serie di fortunate stagioni televisive e discografiche.

Tracce[modifica | modifica sorgente]

(fra parentesi i titoli delle versioni originali)

LATO A
  1. Il contadino (Hold On I'm Coming)
  2. Michelle
  3. Bisogna far qualcosa (These Boots Are Made for Walkin')
  4. Sono un fallito (Busted)
  5. Fumo negli occhi (Smoke Gets in Your Eyes)
  6. Maledetta televisione (That's Alright Mama)
LATO B
  1. Susanna (Suzanne)
  2. Questo vecchio pazzo mondo (Eve of Destruction)
  3. Il cantante folle (The Great Pretender)
  4. Cara baby (Happy Baby)
  5. Sei nel mio destino (You Are My Destiny)

Le ultime due tracce, inserite nella versione CD originale, risalgono all'album Deus del 1981, che sarà successivamente ristampato anch'esso nel nuovo supporto. Nella ristampa del 2002 le tracce contenute nel CD sono 11.

Formazione[modifica | modifica sorgente]

  • Adriano Celentano - voce
  • Paolo Steffan - chitarra
  • Alfredo Golino - batteria
  • Gaetano Leandro - tastiera
  • Gigi Cappellotto - basso

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Scheda singolo TRIS+1 in Discografia Nazionale della Canzone Italiana, ICBSA. URL consultato il 19 agosto 2014.
  2. ^ Scheda singolo "Questo vecchio pazzo mondo" in Discografia Nazionale della Canzone Italiana, ICBSA. URL consultato il 19 agosto 2014.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  • (NL) VOF de Kunst, biografia sul sito ufficiale. URL consultato l'11 agosto 2014.

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