Etica del computer

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(IT)
« La tecnologia è la risposta, ma qual era la domanda? »
(EN)
« Technology Is the Answer (But What Was the Question?) »
(Amory B. Lovins)

L'etica del computer è un ramo della filosofia che tratta di come i professionisti informatici debbano operare scelte che attengono alla condotta sociale e professionale. I fondamenti concettuali dell'etica del computer sono oggetto di studio della morale dell'informazione, una branca dell'etica filosofica istituita da Luciano Floridi.

Sin dagli anni '90 l'argomento ha iniziato ad essere integrato in programmi di sviluppo professionale e in ambienti accademici. Questo non è stato altro che conseguenza del fatto che attraverso l'avvento di qualunque tecnologia, viene modificata implicitamente la società. Inoltre siamo tutti consci della grande potenza di attività che ci permette la rete; essa è portatrice di valori come la comunicabilità, la trasparenza e l'interattività, e ci permette di fare (almeno virtualmente) tutto quello che vogliamo: possiamo fare qualunque cosa ma non tutto quello che facciamo è eticamente corretto. Dobbiamo porci dei limiti e delle regole anche se abbiamo la possibilità di andare oltre.

I comandamenti[modifica | modifica sorgente]

  1. Non utilizzare un computer per danneggiare altre persone.
  2. Non interferire con il lavoro al computer degli altri.
  3. Non curiosare nei file degli altri.
  4. Non utilizzare un computer per rubare.
  5. Non utilizzare un computer per ingannare.
  6. Non utilizzare o copiare software che non hai pagato.
  7. Non utilizzare le risorse dei computer di altri senza autorizzazione.
  8. Non appropriarti della produzione intellettuale degli altri.
  9. Pensa alle conseguenze sociali del programma che scrivi.
  10. Usa il computer in modo da mostrare considerazione e rispetto.

I dieci comandamenti dell’etica del computer furono creati nel 1992 dal Computer Ethics Institute. I comandamenti furono introdotti nel documento “In Pursuit of a 'Ten Commandments' for Computer Ethics” di Ramon C. Barquin come un mezzo per creare una serie di norme per guidare e istruire la gente ad un uso etico del computer.[1] I dieci comandamenti dell’etica del computer ricalcano lo stile dei dieci comandamenti della bibbia.

I comandamenti sono stati ampiamente citati nella letteratura etica[2] ma sono anche stati criticati sia dalle comunità di hacker[3] che da alcune università. Per esempio, il dr.Ben Fairweather del Centre for Computing and Social Responsibility li ha descritti come semplicistici e molto restrittivi.[4]

Il CISSP (un'organizzazione professionale di sicurezza del computer) ha usato i comandamenti come fondamento per le sue regole etiche.

Norme etiche[modifica | modifica sorgente]

Il codice etico dell'Association for Computing Machinery è un modello in quattro punti che disciplina il comportamento etico tra i professionisti informatici. Copre il nucleo dell'etica del computer dalla responsabilità professionale alle conseguenze della tecnologia nella società.

Un altro organo dell'etica del computer è la British Computer Society, che ha pubblicato un codice di condotta e un codice di norme per i professionisti del computer nel Regno Unito.

La Uniform Computer Information Transactions Act (UCITA) tratta del comportamento etico dal punto di vista della legalità, in particolare della validità e violazione di un contratto.

Alcune questioni nell'etica del computer[modifica | modifica sorgente]

Ci sono un gran numero di questioni che vengono discusse di frequente quando si parla di etica del computer.

  • Una serie di questioni riguarda alcuni dei dilemmi etici emersi o che hanno preso una nuova forma con l'avvento di internet. Per esempio, c'è un'ampia gamma di comportamenti che cadono sotto la voce “hacking”, molti dei quali sono stati difesi o attaccati dagli esperti di etica. Gli hackers, dall'inglese “to hack” cioè “avere un colpo di genio, risolvere un problema”, parola tradotta grossolanamente in “smanettone”, sono persone con competenze informatiche superiori. Il punto cruciale è: queste doti sono usate nel bene o nel male?
  • Ci sono molti modi di trovare informazioni che non erano disponibili o comunque facilmente reperibili, prima che ci fosse il computer. Così le questioni etiche sulla memorizzazione e il recupero di informazioni sono adesso in prima linea. La questione che emerge in questo caso consiste nella facile reperibilità e nella difficile protezione di dati che spesso sono personali e sensibili, ma presenti in database connessi alla rete. Parola chiave dunque è privacy: se per caso ci fossero dati non aggiornati, e che quindi riportano delle inesattezze, potrebbero influenzare in modo drastico e negativo la vita di questi soggetti.
  • L'uso di internet come strumento per la diffusione di pornografia infantile, vessazioni nei confronti di altri ed ulteriori usi discutibili. Lo sfruttamento della rete per simili azioni e comportamenti mette in luce nuove questioni etiche che incidono anche sui professionisti delle reti e dei computer.
  • Una ulteriore serie di domande, pertinenti a internet, che sono ampiamente discusse, si identificano nelle questioni riguardanti i valori che alcuni potrebbero promuovere attraverso internet. Alcuni sostengono che internet è una "tecnologia democratica", o una "e-democracy". Le domande che emergono sulla veridicità di affermazioni come "Internet è una tecnologia democratica" o "Internet promuove la democrazia" e "Il digital divide solleva questioni etiche che la società è obbligata a migliorare" sono ulteriori argomenti di dibattito sull'etica del computer. Anche l'idea di prendere decisioni nel cyberspazio è fonte di discussioni.
  • Riprendendo la questione del digital divide accennata al punto precedente si apre la controversia sull'accessibilità: come mai più della metà di umani è fuori dal sistema Internet? le cause si possono riscontrare ovviamente nel digital divide, ma anche a problemi di attivazione a causa di posizioni geografiche, mancanza di competenze adeguate o finanziarie, e anche a elementi racchiusi nella sfera della disabilità: come un architetto non deve costruire barriere architettoniche che impediscano i movimenti, così un ingegnere software deve creare un computer / web a modello di spazio pubblico (esempio banale: una persona senza braccia o cieca troverà enormi difficoltà a fare una cosa semplice come mandare una mail).
  • Cambiano i workplaces, i panorami lavorativi ma anche privati in cui si manifesta la differenza tra il lavorare con un computer o meno.
  • Problemi legati ai diritti dei copyrights e delle copie in circolazione.
  • Grande parentesi sui crimini informatici e virus. Con crimine o reato informatico si intende la rottura di barriere informatiche e l'atto di rubare informazioni, il tutto ovviamente compiuto tramite un computer. Si differenziano dai vari crimini e reati per in quanto sono “victimless”, senza vittime e feriti, non si fa un danno fisico ma un danno informatico. Si vede come il problema qua non è solo più legale ma anche etico.
  • Altro punto importante è l'affidabilità del computer: è possibile ragionare con esso in termini di garanzia? i software di questo non possono venir testati completamente in quanto sono oggetti estremamente flessibili e qualche imperfezione potrà sempre verificarsi.
  • Dilemma della Intelligenze Artificiali (AI) - nanotecnologie, alle quali si pone il quesito se sia giusto o no che ad umano vengano impiantati dispositivi computerizzati controllati dall'esterno.
  • Come le tecnologie e le ricerche scientifiche possano (magari inconsciamente) promuovere e perfezionare macchinari di guerra.
  • Problema riguardante il riciclaggio del computer una volta non più usato o funzionante e gestione sulla delocalizzazione delle industrie che costruiscono i computer (decentralizzate vicino a sedimenti di silicio). Quando si decide di buttare un computer la legge prevede che venga riportato al mittente, ma solo il 25% del totale viene effettivamente controllato. La restante percentuale è causa di danni ecologici all'ambiente (il più delle volte vengono abbandonati in discariche fuori controllo, mari o spiagge).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ In pursuit of 'Ten Commandments' for Computer Ethics
  2. ^ Kathy Fitzpatrick, Carolyn Bronstein, Ethics in Public Relations: Responsible Advocacy, Sage Publications, 2006, p. 116, ISBN 1412917980.
  3. ^ Computer Ethics - Lecture 10
  4. ^ CCSR:Commentary on the 'Ten Commandments for Computer Ethics'

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]