I dieci comandamenti (film 1923)

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I dieci comandamenti

Scena dal film
Titolo originale: The Ten Commandments
Lingua originale: {{{linguaoriginale}}}
Paese: Stati Uniti
Anno: 1923
Durata: 146'
Colore: B/N colore
Audio: muto
Rapporto: {{{ratio}}}
Genere: drammatico
Regia: Cecil B. DeMille
Soggetto: Jeanie Macpherson
Sceneggiatura:
Produttore: {{{nomeproduttore}}}
Produttore esecutivo: {{{produttoreesecutivo}}}
Casa di produzione: {{{casaproduzione}}}
Distribuzione (Italia): {{{distribuzioneitalia}}}
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Episodi:
Fotografia: Bert Glennon, J. Peverell Marley, Ray Rennahan, Archie Stout, Fred Westerberg
Montaggio: Anne Bauchens
Effetti speciali:
Musiche: Paul Iribe, Hugo Riesenfeld, Milan Roder
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Scenografia:
Costumi: {{{nomecostumista}}}
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Sfondi: {{{nomesfondo}}}
Sequel: {{{nomesequel}}}
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I dieci comandamenti è un film del 1923, diretto dal regista Cecil B. DeMille.

Della pellicola esiste un remake del 1956 diretto anch'esso da DeMille. Questa seconda versione, più lunga di un'ora e un quarto circa (dura 220') nel tempo è divenuta più celebre della prima. Nel 1923, Cecil De Mille esordisce nel filone biblico con la versione muta dei Dieci Comandamenti, con Theodore Roberts nel ruolo di Mosè e Charles de Rochefort in quello di Ramses. Rispetto al remake del 1956, l’edizione originale ha una seconda parte di ambientazione contemporanea di non grande interesse mentre tutta la parte storica è sorprendente. La storia è quella tradizionale, Mosè chiede al faraone di liberare gli ebrei ma lui non accetta. Vengono mandate dunque sull’Egitto le famose piaghe, fino a quando Ramses non sarà costretto ad accettare la proposta del profeta. Inseguito dall’esercito del faraone, Mosè apre le acque del Mar Rosso e le attraversa col suo popolo, richiudendole poi sull’esercito egiziano e distruggendo l’armata. Giunto sul Sinai il profeta riceve poi i dieci comandamenti mentre, a valle, gli ebrei adorano un idolo d’oro. Mosè, sceso dal Sinai, punisce gli idolatri. La seconda parte del film è di minor importanza, due fratelli amano la stessa donna (sembra quasi il tema che poi porterà a De Mille l’idea del conflitto amoroso di Ramses e Mosè per Nefertari) e uno dei due, dopo aver maltrattato la giovane, muore in un naufragio. Sarà allora il fratello vivo a prendersi cura di lei. Con un’esorbitante budget a disposizione (più di un milione di dollari), De Mille realizza un’opera rimasta famosa per la plasticità e la grandiosità delle scene di massa (con 2.500 comparse e 4.000 animali impiegati), per l’uso sperimentale di alcune riprese in Technicolor e per le inquadrature subacquee degli egiziani travolti dai flutti. De Mille userà parecchio materiale nel remake che farà del film nel 1956, alcune inquadrature e diversi primi piani.

[modifica] Trama

[modifica] Premessa biblica

Il film si apre sull’immagine degli schiavi ebrei che, sotto l’ombra delle gigantesche statue di Ramses, lavorano per le città del faraone, oppressi dalla mano degli egiziani. Un burbero sorvegliante costringe, a colpi di frusta, gli israeliti a spingere un enorme sfinge. La giovane Miriam (Estelle Taylor), la sorella di Mosè (Theodore Roberts), cammina per il cantiere portando acqua agli schiavi. Il sorvegliante ha sete e chiede acqua alla schiava. La donna però, osservando la sofferenza dei fratelli, dà da bere a uno schiavo sofferente, causando però l’ira dei guardiani che frustano talmente tanto il poveretto, da lasciarlo tramortito per terra, ordinando di continuare i lavori. Ecco però un suono di trombe. Su una lettiga entra in scena Ramses (Charles De Roche), il faraone, il Dio in terra. I sorveglianti si inginocchiano di fronte al loro signore, costringendo gli schiavi a fare altrettanto. Dathan (Lawson Butt), uno degli israeliti, osa alzare il volto e per questo riceve una sonora frustata. Il faraone ordina che si continuino i lavori. Lo schiavo, che poco prima era stato percosso per aver bevuto, cade per la stanchezza. Il volere del monarca è però perentorio, chi osa ostacolare gli ordini del faraone, pur senza volerlo, morirà. I lavori continuano e l’israelita finisce schiacciato sotto il carro che conduce l’enorme sfinge. Miriam osserva la triste scena e prega il Signore di donare loro la libertà. Dio manda allora in Egitto Mosè che, insieme al fratello Aronne (James Neill), si reca alla corte del faraone. Il sovrano seduto sul trono, in compagnia del figlio (Terrence Moore) e della moglie (Julia Faye), non vuole cedere alle richieste del profeta. Ha già sopportato nove piaghe a causa sua ma non vuole arrendersi al volere di un Dio che non conosce. Mosè profetizza ora l’ultima piaga, la morte dei primogeniti. Ramses e sua moglie impallidiscono di fronte alle parole dell’ebreo ma il sovrano ordina che sia condotto fuori dal suo palazzo. Mosè cerca di convincerlo a smettere di resistere ma non viene ascoltato. La vendetta del Signore si abbatte così sui primogeniti. Il palazzo reale è invaso da orribili tenebre. Da quel buio fuoriesce la figura della guardia personale di Ramses (Noble Johnson) che conduce al suo signore il corpo morte del principino. Il faraone prende in braccio il proprio piccolo, ecco però arrivare Mosè. Lascerà partire il suo popolo, il suo Dio ha vinto. Ramses si avvicina alle statue degli idoli egiziani e chiede la resurrezione del figlio. Il mattino dopo il popolo degli israeliti, organizzato da Giosuè e guidato da Mosè, esce dal paese d’Egitto, diretto verso il mar Rosso. Il cuore del faraone però diventa di pietra. I suoi idoli non rispondo e lui si sente un perdente. Lascia la salma del figlio sopra l’altare e suona con forza un enorme gong. Giungono velocemente, avvertiti dalla chiamata, tutti i soldati del faraone. Inseguiranno gli ebrei e li uccideranno, saranno vendicati così i primogeniti. Le guardie accorrono portando le armi e l’armatura del faraone. Intanto Mosè e gli altri israeliti, ignari di tutto attraversano il deserto e giungono alle rive del mar Rosso. Seicento carri da guerra si radunano di fronte alle porte della capitale. Il faraone, armato, esce dal proprio palazzo e sale sul carro da guerra. Muove verso il deserto, seguito dai propri uomini. Ma la mano del Signore agisce già contro di loro, alcuni carri vengono ribaltati e non possono dunque continuare la spedizione. Gli israeliti, accampati lungo la costa, vedono arrivare le truppe faraoniche, si sentono perduti e corrono a chiedere aiuto a Mosè. Il profeta li rassicura: il Signore combatterà al loro fianco. Ramses e i suoi uomini si avvicinano, alcuni di loro perdono il controllo dei cavalli e precipitano attraversando alcune dune. Dathan aizza il popolo a ribellarsi a Mosè e a lapidarlo ma il Signore protegge il suo popolo e una muraglia di fuoco blocca il passaggio agli egiziani. Gli israeliti sono sicuri che Dio li salverà. Mosè, su ordine divino, apre le acque del Mar Rosso, formando due muraglia d’acqua, a destra e a sinistra. Gli israeliti oltrepassano il mare e giungono così all’altra riva. Il faraone e i suoi uomini sono sconvolti quando ecco la muraglia di fuoco si spegne, possono passare anche loro. Ramses non esita: inseguiranno gli ebrei e li uccideranno, non ha paura del loro Dio. Le armate faraoniche entrano all’interno del Mar Rosso, gli ebrei si stringono l’un l’altro per paura, gli egiziani piombano su di loro. Mosè ordina alle acque di richiudersi, e queste obbediscono travolgendo il faraone e i suoi uomini. L’esercito viene distrutto, i loro corpi e i loro carri sommersi. Gli israeliti sono finalmente liberi. Dopo tre mesi di cammino giungono alle pendici del monte Sinai dove Mosè, guidato da Dio, trascrive ciò che il Signore gli dice. Scolpisce dunque sulla pietra dieci leggi da seguire, i dieci comandamenti. A valle però gli israeliti, convinti che Mosè sia morto e che il Signore li abbia abbandonati, decidono di fondere tutti i loro oggetti d’oro per costruire un idolo d’oro, un vitello. Guidati da Aronne, Dathan e Miriam gli ebrei adorano la divinità pagano e festeggiano, acclamandolo come loro dio. Solo Giosuè rimprovera i propri fratelli per tale abominio, venendo per questo scacciato dal campo. Miriam danza intorno alla statua ma, quando Dathan va per baciarla, scopre che è stata colpita dalla lebbra. Il Signore l’ha punita per la sua idolatria e lei si pente per il suo comportamento, mentre Dathan e gli altri continuano a festeggiare. Mosè, sceso dal monte, ritrova Giosuè che, spaventato, gli racconta tutto ciò che è accaduto. Il profeta scende a valle con le tavole della legge e, osservando lo scempio compiuto dalla sua gente, la rimprovera per il proprio comportamento. Scaglia così per terra le tavole, causando un incredibile terremoto che distrugge il vitello d’oro seppellendo gli idolatri. Miriam chiede perdono al fratello, la gente spaventata corre verso Dathan per chiedere il suo aiuto ma l’israelita non sa cosa fare. Con questa scena di morte e disperazione si conclude la premessa biblica del film.

[modifica] Storia moderna

Ci spostiamo adesso nella povera casa di un falegname. Un’anziana signora Martha Mc Tavish (Edythe Chapman), legge il testo delle sacre scritture che descrive la punizione degli idolatri. Due ragazzi, i suoi figli, John (Richard Dix) e Dan (Rod La Rocque), ascoltano il racconto. Uno sembra interessato, l’altro annoiato. Quest’ultimo inoltre non esita a dimostrare il proprio disprezzo per la storia sacra, suscitando lo sdegno della madre. Ma non la smette anzi, benché l’anziana donna si sia alzata inorridita, continua a deridere il testo dell’Esodo e in particolare i dieci comandamenti, beccandosi così un colpo di giornale dal fratello adirato. Non contento fa finta di adorare una medaglietta d’oro, pregandola di far venire a lui altre medagliette d’oro per farlo contento. John mette fine al suo stupido scherzo rivelando una verità a cui il fratello non crede più “Se tu non rispetti i Dieci Comandamenti, costoro si ritorceranno contro di te” (John) Le sue parole suscitano soltanto l’ilarità di Dan che comincia a prendere in giro anche lui. Alla fine, di fronte a una bestemmia del figlio, Martha va su tutte le furie e gli ordina di andar fuori di casa. Piove a dirotto. L’amore di madre prevale, Dan può rimanere dentro, ma solo se chiederà perdono a Dio per il suo peccato. Il giovane si rifiuta di credere alla sua esistenza e finisce per questo sotto la pioggia torrenziale, la madre non lo vuole più accettare i suoi cinici discorsi. Intanto, nelle vicinanze di una tavola calda, si trova, bagnata fradicia, la povera Mary Leigh (Leatrice Loy). Nella stessa tavola calda entra ora Dan, soddisfatto delle proprie cattive azioni, si diverte con il barista raccontando il proprio disprezzo per Dio e le sue leggi. Il giovane ordina un panino e poco prima di mangiarlo discute con un amico. Mary, mezza morta di fame, osserva dall’esterno il cibo destinato a Dan e, mentre questi è distratto, lo prende di nascosto. Il ragazzo riesce però a scovarla con le mani nel sacco e la insegue insieme ad altra gente. Mary fugge via e si nasconde nella di una bottega che, per uno strano gioco del destino, è proprio il fratello di Dan, John. Il giovane non esita ad aiutare la poveretta offrendole del cibo caldo e un posto per dormire. La verità è che il falegname sembra essere attratto dalla bellezza della vagabonda. Entra però anche Dan, che trova così la fuggitiva. Fa però finta di non riconoscerla e mostra soltanto, quasi per gioco, un quadretto appeso sul muro con la scritta: Non rubare. Mary si fa una bella risata, la Bibbia è cosa antica per lei, un libro ammuffito, preferisce leggere un bel romanzo. I due bricconi sembrano fatti l’uno per l’altra. John non può far parte di quel mondo. Martha accoglie comunque il figlio nella propria casa e gli permette di mangiare insieme al fratello e alla dolce ospite. L’anziana donna chiede però che prima di mangiare ci sia un attimo di meditazione e preghiera. Dan e Mary si guardano negli occhi e ridono in silenzio, cercando di non farsi notare da Martha. John lancia però un’occhiata di ammonimento sui due. Crede anche lui che il comportamento della madre sia un po’ esagerato ma vuole il meglio per tutti e quindi preferisce ascoltare i suoi consigli. E’ una domenica pomeriggio. Dan e Mary ballano ascoltando alcuni dischi. John ha comprato un anello, che vuole regalare alla ragazza, insieme a un mazzetto di fiori d’arancio. Vuole chiedere la fatidica domanda: Vuoi sposarmi? Dona dunque queste cose a Mary ma, errando nel parlare, finisce per far credere alla giovane che i regali siano di Dan e non suoi. La ragazza sembra corrispondere alle attenzioni di Dan. John preferisce allora mettersi da parte e dare campo libero al fratello minore, benché abbia speso tutti i suoi risparmi per comprare l’anello. Non vuole ferire nessuno dei due, ma soffre terribilmente. La musica nel grammofono inizia a dare fastidio alla madre che chiede al figlio di smetterla, ricordandogli come la domenica sia giorno del Signore, un giorno da rispettare. I due cercano però di far capire all’anziana signora che loro sono ancora giovani e hanno bisogno di divertirsi. Martha però non conosce ragioni e distrugge il disco che stavano ascoltando. John accorre all’accaduto e cerca di difendere il fratello. Martha non sa più come difendersi, Dan e Mary non seguiranno mai la strada del bene, decide quindi di andare via lei, non più loro. Mary però la ferma, è lei l’ospite, sarà lei che andrà via. Dan decide di andarsene con l’amata, dichiarando alla madre di voler vivere una vita dissoluta, infrangendo tutti e dieci i comandamenti. Martha è sconvolta. John, rimasto solo, dice a sé stesso che lui rimarrà un semplice falegname, non cercherà il successo come il fratello, perché quello è l’unico lavoro che è in grado di fare. La madre lo conforta: c’è stato un grande Personaggio che, un giorno, scese sulla terra e decise di svolgere la mansione di falegname. Tre anni dopo, Dan è diventato ricco e potente, un grande impresario edile, vive nel lusso, ha sposato Mary. Lo troviamo seduto a casa sua, discutendo con il socio. La corruzione dilaga ormai nella sua esistenza, gli è stata commissionata la costruzione di una cattedrale, che ha deciso di edificare su un terreno instabile e con materiali scadenti per accaparrarsi così il denaro dei lavori. Ecco adesso arrivare John, portando con sé il ritratto della madre, che vuole donare al fratello. Dan, benché non voglia mostrarlo, non sembra affatto contento del regalo, così come Mary. Il briccone pensa di immischiare il fratello nei suoi loschi affari e lo nomina capo carpentiere per i lavori della cattedrale. John esita nell’accettare, ha sentito che le costruzioni del fratello sono realizzati con materiale scadente, non vuole essere implicato in questa storia, ma alla fine, per l’amore filiale verso la madre, accetta l’accordo. E in effetti il giovane non si sbagliava, insieme al calcestruzzo Dan fa mettere dai propri uomini una dose maggiore di juta, risparmiando così il denaro. La juta viene importata da Calcutta. Il carico si ferma momentaneamente nell’isola di Molokai, un lebbrosario. Quando la nave giunge a San Francisco, da uno dei sacchi sbuca una misteriosa figura di donna che si nasconde fra le tenebre. Intanto stanno per concludersi i lavori di costruzione della cattedrale. In una baracca, che funge quasi da ufficio, Dan e il socio discutono. Il giovane mostra all’amico una bellissima collana di perle, non per sua moglie ma per una donna fatale, Sally Lung (Nita Naldi), un’adescatrice d’uomini, di origini sia francesi che cinesi. Capiamo ben presto di chi si tratta, è la donna uscita dal sacco di juta. Arriva Mary, fermata prontamente dal segretario (Roscoe Karns): suo marito è uscito poco prima, secondo il racconto dell’impiegato. Mary trova però per terra un guanto da donna, sospetta un tradimento. Il segretario non sa cosa dire, ma ha fatto del suo meglio. La donna esce dalla baracca e intravede, in cima all’impalcatura della cattedrale, John che lavora. I due si salutano e Mary, che aveva portato il pranzo per il marito, decide di salire fin lassù per dividerlo con il cognato. Dall’alto dell’impalcature vede Dan che si dirige chissà dove in compagnia di Sally Lung. Il cemento fradicio della costruzione si spezza sotto i piedi della triste sposa, che sta quasi per cadere, se non fosse per John che la salva prontamente. Il giovane carpentiere scopre così come scadente è il materiale utilizzato per i lavori. Vuole fermare i lavori ma il socio di Dan lo blocca, potrebbe guadagnare un ingente somma di denaro se rimarrà in silenzio. John risponde a questa pretesa di omertà con un pugno sul naso contro l’impresario che cade per terra. Il calcestruzzo si sta già decomponendo prima che finiscano i lavori e John se n’è accorto. Si reca dunque dal responsabile e scopre la verità. Intanto la vecchia Martha ha deciso di recarsi al cantiere per vedere come procedono i lavori. Sulle mura della chiesa svettano due enormi tavole di pietre, sulle quali saranno scolpiti i dieci comandamenti. Nella baracca, John e Dan, ignari della presenza della madre, litigano fra di loro. Il primo ha inoltre ordinato di sgomberare il cantiere. E adesso la tragedia. Il cemento delle mura non riesce più a resistere, un enorme spacco fa crollare una parete della cattedrale travolgendo la povera Martha. John e soprattutto Dan rimangono sconvolti dall’accaduto. Il rimorso comincia ad affondare nel cuore di Dan, e sulle tavole di pietra, miracolosamente rimaste intatte, appare una scritta terrorizzante per il truffatore: Non rubare. Uno dei comandamenti che aveva infranto e a causa del quale aveva ucciso la sua stessa madre. Se violi i comandamenti essi si ritorceranno contro di te, aveva detto una volta John al fratello. E questo si era avverato. Nel suo ufficio Dan è bistrattato dalle accuse che gli fanno giornali e riviste. Ha bisogno di denaro per pagare i danni. Sta per impazzire, dovrebbe cambiare il proprio percorso ma è questo a farlo precipitare nel baratro. Decide di dirigersi da Sally Lung, alla quale aveva regalato una costosa collana di perle, per farsela restituire e risarcire così i danni finanziari. La donna stava proprio leggendo in quel momento un articolo che la riguardava. Non è dunque soltanto una clandestina venuta in America attraverso le navi cariche di juta ma è una lebbrosa dell’isola Molokai. Entra Dan, chiede aiuto, ma lei non vuole darglielo, anzi cerca di cacciarlo. Il giovane non è però deciso ad andarsene, butta persino fuori di casa la cameriera che gli aveva pregato di uscire. I due rimangono soli. Sally è terrorizzata, Dan riesce a portargli via la collana di perle ma scopre, sbalordito, che la sua amante non è una semplice donna venuta da terre orientali, ma una lebbrosa. Si è unito a una lebbrosa e adesso finirà sicuramente per esserne contagiato. Ritornano nella sua mente i racconti letti dalla madre. Miriam era stata un tempo colpita dalla lebbra perché aveva peccato e ora lui, il peccatore per eccellenza, stava per fare la sua stessa fine. La follia ottenebra il senno di Dan che esce una pistola e uccide a sangue freddo Sally. Il giovane cerca di far credere che l’amante si sia suicidata, mettendo l’arma nelle sue mani, ma non sa che la cameriera, buttata poco prima fuori dalla porta di casa, ha visto tutto l’accaduto. Il peso dei suoi peccati lo opprime, non ha solo imbrogliato, tradito, offeso la madre. Adesso ha anche ucciso, di propria volontà. E’ lebbroso, assassino, peccatore. Fugge via, torna a casa di corsa. Ma per quanto un uomo possa fuggire, non potrà mai salvarsi dalla propria coscienza. Decide di bere per dimenticare. Cerca una bottiglia di whisky, la trova ma insieme a questa trova il ritratto di sua madre. Perentoria compare sul dipinto una scritta: Non uccidere. Si siede sulla propria scrivania, vede la foto della moglie: può aver trasmesso il morbo anche a lei. Corre nella sua camera da letto, dove Mary sta dormendo, e le confessa tutto. La poveretta inorridisce, credendo che anche lei sia stata contagiata. Nello stesso momento arrivano al piano di sotto due poliziotti, cercano l’assassino di Sally. Salgono nella stanza da letto. Mary nasconde il marito sotto le lenzuola e fa finta di non averlo visto. I poliziotti le credono ed escono, decisi ad aspettare l’assassino al piano di sotto. Fuori piove a dirotto. Dan scappa dalla finestra. Mary è disperata, è convinta di essere anche lei una lebbrosa, decide di uccidersi. Vuole però prima lasciare un messaggio a John. Dan intanto si è recato al porto, sale su un motoscafo (denominato “Sfida”, come quella che lui sta giocando contro Dio) deciso di recarsi in Messico. Mary ha lasciato il messaggio nella falegnameria di John, ma il giovane riesce a vederla e la invita ad entrare in casa, benché lei si rifiuti perché si crede contagiata. John però vuole consolarla e usa il testo che più confortare l’animo di un individuo: La Bibbia. Il mare è in tempesta, Dan, a bordo della “Sfida”, sta per schiantarsi contro uno scoglio, molto simile al monte Sinai, sul quale appaiono, spaventosi, i dieci comandamenti. Il motoscafo è ridotto in frantumi, Dan muore. Nella povera falegnameria di John, il giovane legge a Mary un testo pieno di speranza e fiducia in Dio. All’inizio la madre legge una storia molto severa, la morte degli idolatri, ora il figlio racconta un commovente brano del Vangelo, la guarigione della lebbrosa (Agnes Ayres). Gli occhi di Mary si illuminano al sentire come l’immonda sia stata guarita per volere di Gesù. Il sole splende all’esterno, la sua sofferenza è finalmente finita. E’ tornata la luce nella sua vita, adesso il buio non può più farle paura.

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