I Testimoni di Geova e l'Olocausto

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I testimoni di Geova furono perseguitati dal regime nazista tra il 1933 e il 1945. Nella Germania nazista vivevano circa 25.000[1] Studenti Biblici (denominazione che allora avevano i testimoni di Geova). Si stima che circa 10.000 di essi finirono nei campi di concentramento e che di questi circa 2.500 furono uccisi. Centinaia di testimoni di Geova furono uccisi per il loro rifiuto di prestare servizio militare nella Germania nazista e di giurare ad essa fedeltà. Lo storico Sybil Milton sottolinea il loro coraggio nell'atteggiamento di rifiuto alla Germania nazista[2].

La discriminazione dei Testimoni di Geova in Germania[modifica | modifica sorgente]

Nel corso degli anni venti i testimoni di Geova venivano spesso apostrofati come comunisti travestiti da preti dai circoli völkisch e ultranazionalisti, oltre che dai rappresentanti delle chiese istituzionalizzate, cattolica e protestante[2]. Fin dal 1923 il teorico nazista Alfred Rosenberg accusò i testimoni di agire per conto di un complotto internazionale ebraico-comunista; altri attacchi seguirono da parte di altri esponenti del regime nazista: in un opuscolo del 1924, pubblicato postumo con il titolo Il bolscevismo da Mosè a Lenin: i miei colloqui con Adolf Hitler, Dietrich Eckart accusò i testimoni di Geova di essere finanziati dagli ebrei e dalla massoneria[2]. Gli antisemiti, che nella Repubblica di Weimar erano sempre più numerosi, odiavano i testimoni di Geova per l'importanza che questi attribuivano all'Antico Testamento e per la loro convinzione che, con l'Apocalisse, gli ebrei sarebbero ritornati nella Terra promessa. Per alcuni membri della Chiesa cattolica come il cardinale Michael von Faulhaber di Monaco, i testimoni di Geova praticavano una falsa religione influenzata da attività americane e comuniste[2].

All'inizio degli anni trenta, in molte località della Germania si registrarono casi di irruzioni violente nei luoghi dove i testimoni si trovavano a studiare la Bibbia, o di pestaggi di alcuni di essi da parte di organizzazioni paramilitari naziste come le SA (squadre d'assalto). Dopo la presa del potere dei nazisti nel gennaio 1933, le aggressioni contro i testimoni di Geova si intensificarono quasi immediatamente a causa delle convinzioni e dei comportamenti che manifestavano, in particolare del loro rifiuto di prestare obbedienza allo stato nazista e di aderire alle varie emanazioni del partito. La reazione dei testimoni di Geova fu omogenea e unitaria, in sintonia con il loro codice religioso totalizzante.[2].

Claudio Vercelli[3] scrive: "per le Chiese maggioritarie, la campagna nazista contro i testimoni di Geova assumeva così un significato rassicurante inserendosi nella lotta all'ateismo: come venivano colpite le 'organizzazioni marxiste' e i liberali secolarizzati, così si doveva non di meno procedere nella repressione dell'atteggiamento 'diffamatorio' assunto dai proclamatori Testimoni di Geova". Il cardinale di Monaco Michael von Faulhaber, in una lettera, si compiacque del fatto che "gli Studenti biblici non sono più in grado di svolgere le loro attività americane e comuniste".[4] D'altro canto l'esponente dei cristiani tedeschi il reverendo Joachim Hossenfelder, poteva così congratularsi con le autorità del fatto che finalmente gli Studenti biblici marxisti erano stati neutralizzati, così come rileva il periodico 'Evangelium im Dritten reich' nell'edizione del 9 luglio 1933.[5]

La persecuzione[modifica | modifica sorgente]

(DE)
« Diese Brut wird aus Deutschland ausgerotten werden! »
(IT)
« Questa genia sarà sterminata dalla Germania! »
(Adolf Hitler al Ministro degli Interni Wilhelm Frick annunciando il suo proposito per i testimoni di Geova, ottobre 1933[6])

A differenza di ebrei e zingari, che erano perseguitati sulla base della discriminazione etnica, i testimoni di Geova ebbero l'opportunità di sfuggire alla persecuzione rinunciando al proprio credo religioso firmando un documento di abiura alla propria fede e di sostegno alla Germania nazista.[7]

Nazi renunciation document

Non prendendo parte alla politica di nessun paese, i testimoni di Geova rifiutarono ogni tipo di partecipazione e coinvolgimento con il regime nazista.[2] Le autorità naziste da parte loro denunciarono i legami dei testimoni di Geova con gli Stati Uniti d'America deridendo inoltre la loro visione millenarista.

A cominciare dal novembre 1931, in Baviera le attività e le pubblicazioni dei testimoni di Geova furono proibite: la Torre di Guardia fece appello contro il provvedimento ma l'appello venne respinto (riuscì invece a far ritirare il provvedimento in altre due regioni).[8]

I testimoni di Geova furono infine dichiarati fuorilegge in Germania a partire dall'aprile del 1933 sebbene fino ad allora il loro atteggiamento non fosse stato di chiara ostilità al regime.[9]

Durante l'aprile del 1933 il movimento dei Bibelforscher (così venivano chiamati i testimoni di Geova) venne proibito per decreto in molti Länder: il 10 aprile nel Meclemburgo-Schwerin, il 13 in Baviera il 18 in Sassonia.[10] Il 22, 23 e 24 aprile furono sequestrate tutte le pubblicazioni, sequestrate e chiuse sia la stamperia di Magdeburgo che la sede del movimento. Secondo i nazisti sia l'associazione degli studenti biblici che la Società Torre di Guardia erano strettamente legati con i comunisti. Seguì un'altalena di autorizzazioni e proibizioni. Anche se, già dalla primavera del 1933, erano banditi nella maggior parte degli stati, dove si moltiplicavano le perquisizioni e gli arresti, il 25 giugno del 1933 organizzarono una grande assemblea a Berlino con almeno 7000 presenti. In questa occasione fu deciso di inviare una dichiarazione.

La lettera a Hitler e le Dichiarazione dei fatti (1933)[modifica | modifica sorgente]

Nel 1933 Joseph Franklin Rutherford invia una Lettera e Dichiarazione a Adolf Hitler[11][12][13], nella quale dichiara:

« Il quartier generale di Brooklyn della Watchtower Society è a favore della Germania in modo esemplare e lo è stato per molti anni. Per questa ragione, nel 1918, il presidente della Società e sette membri del corpo di direttori sono stati sentenziati ad 80 anni di prigione »
« La conferenza di cinquemila delegati ha anche fatto notare - come espresso nella dichiarazione - che i Ricercatori Biblici della Germania combattono per gli stessi alti obiettivi ed ideali etici che proclama anche il governo nazionale del Reich tedesco rispettando le relazioni degli uomini con Dio, ossia: onestà delle creature verso il creatore. La conferenza è giunta alla conclusione che non vi sono contraddizioni quando si parla della relazione fra i Ricercatori Biblici della Germania ed il governo nazionale del Reich tedesco. »
« La Dichiarazione inclusa sottolinea questo fatto e pone enfasi sul fatto che i responsabili di tale propaganda [contro la Germania] (cattolici e uomini d'affari ebrei) sono anche i persecutori più rigorosi del lavoro della nostra Società »

La lettera conclude:

« Restiamo in attesa della vostra gentile approvazione, che speriamo di ricevere presto, e le assicuriamo il più alto rispetto, onorevole signor Reichskanzler. »

La Dichiarazione di Fatti citata nella lettera ad Hitler fu redatta nel 1933 e inviata alle autorità naziste, ed è stata oggetto di dibattito e critica.[1] Essa conteneva affermazioni contro l'alta finanza angloamericana, gli ebrei e i cattolici e appariva favorevole agli ideali del regime nazista.[1]

« L'impero più grande e oppressivo della terra è quello anglo-americano. Vale a dire l'impero britannico, del quale gli Stati Uniti d'America fanno parte. Sono stati gli affaristi ebrei dell'impero britannico-americano che hanno costituito l'Alta Finanza allo scopo di sfruttare e opprimere i popoli di molte nazioni. Questo è vero in modo particolare per le città di Londra e di New York, le fortezze dell'Alta Finanza. Questo fatto è così noto in America che vi è un proverbio riguardante la città di New York che dice: 'Gli Ebrei la posseggono, i Cattolici irlandesi la governano, e gli Americani pagano i conti'. »
« Un attento esame dei nostri libri e della nostra letteratura mostrerà chiaramente che gli stessi alti ideali condivisi e promulgati dall'attuale governo nazionale vengono ribaditi e messi in grande risalto nelle nostre pubblicazioni »

Infine, nel chiarire la posizione dei Testimoni rispetto al Reich, la Dichiarazione afferma[14]:

« Invece di opporci ai principi che il governo di Germania porta avanti, appoggiamo francamente tali principi »

Nel 1988 la pubblicazione Awake! dei Testimoni commentava nel merito[15]:

« Preoccupato per la crescente tensione in Germania, Joseph F. Rutherford, allora presidente della Watch Tower Society, assieme al manager dell'ufficio tedesco Paul Balzereit, decise di iniziare una campagna per informare il Cancelliere Hitler, ufficiali del governo, ed il pubblico che i Testimoni di Geova non erano una minaccia per le genti tedesche e per lo Stato. [...] Questo documento protestava contro le restrizioni poste sul lavoro dei Testimoni. Esprimeva una decisa dichiarazione della loro posizione [...] I Testimoni appoggiavano certi ideali che erano appoggiati pubblicamente anche dal governo tedesco. Fra questi erano i valori familiari e la libertà di religione. »

James Penton, professore di storia nell'Università di Lethbridge, analizza la dichiarazione del 1933 e sottolinea gli elementi di antisemitismo ed anticattolicesimo, così come quelli di amicizia verso il regime nazista.[16]

Lo storico Detlef Garbe, direttore del Neuengamme (Hamburg) Memorial, ritiene invece che il testo di Penton si fondi su pregiudizi e sia carente di obiettiva scientificità. A suo avviso il documento aveva come scopo quello di distanziare i testimoni di Geova dagli altri gruppi oggetto di repressione in Germania.[8]

Da parte sua Jonathan C. Friedman nota che Joseph Franklin Rutherford ebbe in un primo tempo toni concilianti per il regime.[1]

Per Christine E. King "il documento indica la natura degli attacchi che stavano subendo, spiega gli insegnamenti del gruppo, conferma il carattere rispettoso delle leggi dei suoi membri, nega ogni collegamento con comunismo, massoneria ed ebraismo ed esprime sostegno per "gli obiettivi paralleli" del nuovo governo nazionale..[17]

L'inizio della persecuzione[modifica | modifica sorgente]

La dichiarazione non sortì tuttavia l'esito auspicato.[17] Il 27 giugno fu diramato l'ordine di perquisire tutte le proprietà delle congregazioni e confiscare tutto quello che poteva sembrare ostile al regime. Il 27 le S.A. rioccuparono la sede della Società Torre di Guardia, la chiusero e vi issarono la bandiera con la svastica. Fu proibita la lettura della Bibbia, come ogni riunione e ogni attività di culto in questi locali.

Il 14 luglio il Partito Nazionalsocialista divenne l'unico partito e il 24 luglio i Bibelforscher furono dichiarati fuorilegge in tutta la Germania. Molti di loro, nel novembre dello stesso anno, verranno licenziati, arrestati e maltrattati per essersi mantenuti "politicamente neutrali" non partecipando al voto obbligatorio.

L'anno successivo dal 7 al 9 settembre venne tenuta una grande assemblea a Basilea, vi furono presenti un migliaio di Bibelforscher tedeschi che testimoniarono riguardo alla loro situazione, ai maltrattamenti e alle persecuzioni subite. Anche in questa occasione vennero unanimemente prese delle decisioni: il 21 settembre dalla filiale della Watch Tower Bible and Tract Society di Berna fu inviato alla Cancelleria di Adolf Hitler un telegramma di protesta contro la persecuzione dei testimoni di Geova tedeschi.[18] Mentre il 7 ottobre furono inviate circa 20.000 lettere[19] e telegrammi[20] al governo tedesco da testimoni di Geova di 50 nazioni compresa ogni congregazione della Germania.

Quando nel 1935[21]fu reintrodotta la leva obbligatoria, i Testimoni di Geova rifiutarono l'arruolamento finendo quindi perseguitati per questo oltre che per la loro opera missionaria che ledeva, secondo la visione nazista, la "morale" nazionale.[22]

Per il settembre del 1936 era stato organizzata un congresso a Lucerna ed era prevista la presenza di circa 1000 testimoni tedeschi, due settimane prima c'erano stati degli arresti di massa e solo circa 300 furono i delegati tedeschi; la maggioranza di questi dovettero attraversare illegalmente il confine e al loro ritorno furono arrestati. Anche in questo raduno furono fatte delle dichiarazioni messe per iscritto (un dattiloscritto di tre pagine e mezza) e mandate copie a Hitler e ai suoi uffici governativi nonché una copia al Vaticano.

Alla fine di settembre 1939 145 detenuti col "Triangolo viola" furono destinati al Campo di concentramento di Dachau.

Subito prima della II Guerra Mondiale il 5-10 per cento dei detenuti nei campi di concentramento erano testimoni di Geova. La percentuale si ridurrà rapidamente dopo l’inizio della guerra con le deportazioni in massa di ebrei, polacchi e altri che vengono internati nei campi. Che i Bibelforscher fossero stati i primi ad essere internati viene confermato da Elisabeth Will in Ravensbrück et ses Kommandos: «Le sole matricole inferiori a 1.000 che ho visto ancora in vita, erano dei triangoli viola; mi ricordo in particolare il vecchio, vecchio numero 66 che spazzava i rifiuti nel cortile dell'infermeria. Il suo sguardo era infinitamente luminoso e dolce».[23]

A Dachau i testimoni di Geova furono isolati e assegnati ai lavori forzati all'interno di gruppi speciali di lavoro e punizione, e lo stesso avvenne a Mauthausen, Sachsenburg e Sachsenhausen. A Flossenbürg furono assegnati al lavoro nei crematori e a Esterwegen a pulire le latrine. Le testimoni di Geova detenute nei campi femminili di Moringen, Lichtemburg e Ravensbrück dovettero subire il lavoro forzato, la malnutrizione, la nudità, le punizioni corporali e l'isolamento. A Buchenwald furono sottoposti a brutali punizioni corporali. Ad Auschwitz la condanna del servizio militare e il rifiuto di occuparsi dei conigli, la cui pelliccia era usata per le divise costò la vita a diverse donne che erano state in precedenza imprigionate e condannate per tradimento proprio per questo loro rifiuto.[24]

Il numero delle vittime[modifica | modifica sorgente]

A partire dal 1935[25] circa 10.000 testimoni di Geova, per la maggior parte di nazionalità tedesca, vennero imprigionati nei campi di concentramento.[26] Dopo lo scoppio del secondo conflitto mondiale un piccolo numero venne deportato da Austria, Belgio, Cecoslovacchia, Olanda, Norvegia e Polonia (in alcuni casi si trattava di testimoni fuggiti in precedenza dalla Germania). Si stima che un numero compreso tra 1.500[26] e 5.000 sia perito nei campi e nelle prigioni naziste. Oltre 200 testimoni di Geova subirono il giudizio dei tribunali di guerra tedeschi e vennero giustiziati per aver rifiutato il servizio militare.[26][27]

Il ricordo di Hermann Langbein[28]

Un gruppo si guadagnò rispetto per il suo rigore e la sua pulizia morale: i testimoni di Geova … Tutte le testimoni di Geova che io ebbi modo di conoscere erano corrette, gentili, pronte a prestare aiuto, decisamente avverse al nazionalsocialismo e non si lasciavano corrompere dalla loro posizione privilegiata. Il capo della sezione politica, Maximilian Grabner, dichiarò a verbale che le testimoni di Geova sfruttavano i loro contatti personali con i capi delle SS, stabilitisi per il fatto che lavoravano nelle loro case, per segnalare le malefatte più gravi compiute da uomini delle SS; ad esempio il comportamento tirannico della sorvegliante Irma Grese fu segnalato da una testimone di Geova. Hoss scrive a proposito di queste donne che le SS chiamavano di preferenza "le api della Bibbia": Esse venivano impiegate nelle famiglie delle SS dove c'erano molti bambini … Fra di loro c'erano anche delle strane creature. Una lavorava presso un ufficiale delle SS: faceva tutto quello che gli poteva leggere negli occhi, ma si rifiutava ostinatamente di pulire uniforme, berretto, stivali e insomma tutto ciò che fosse militaresco. Una di loro era capoblocco nell'edificio del comando. Julia Foldi-Skodova ricorda che, quando passò la sua prima notte in quel blocco questa donna, di nome Mizzi, venne nella camerata e disse nel suo dialetto viennese: "Buona notte ragazze!". "Fu come se mi avessero fatto una carezza". Tale fu l'effetto di queste parole gentili in quell'ambiente. Secondo le osservazioni di Benedikt Kautsky per molte testimoni di Geova la fedeltà alle loro convinzioni religiose si spinse fino al martirio consapevolmente vissuto.[29]

Alcuni dei Bibelforscher che subirono l'esecuzione capitale[modifica | modifica sorgente]

La maggior parte furono giustiziati perché "obiettori di coscienza".

Denunce delle persecuzioni contro i testimoni di Geova[modifica | modifica sorgente]

Dopo la dichiarazione del 1933 in diverse proprie pubblicazioni[31] i testimoni di Geova denunciarono i crimini e le persecuzioni delle quali erano oggetto in Germania.[32]

Il fatto che i Bibelforscher fossero stati tra i primi ad essere internati[33][34] li poneva nella posizione di avere notizie di prima mano sull'esistenza dei campi di concentramento e su ciò che vi stava accadendo.[35][36]

Nel 1938 un testimone svizzero, Franz Zurcher, denunciò, documentandolo, il comportamento inumano subito dai testimoni tedeschi e riportando tutto nel libro "Crociata contro il Cristianesimo".[37]

Christine King ha detto: "i testimoni di Geova ebbero il coraggio di parlare. Parlarono chiaro sin dall'inizio. Parlarono con una sola voce. E parlarono con enorme coraggio".[16][38]

Narciso Riet e le altre tre vittime italiane[modifica | modifica sorgente]

Cernobbio, targa in ricordo di Narciso Riet

Per commemorare le "Vittime delle violazioni dei Diritti Umani" è stato istituito, nel parco di Cernobbio in provincia di Como Il "Luogo della Memoria". Fra le tante targhe, su quella intitolata a Narciso Riet si può leggere:

« In memoria di Narciso Riet "Testimone di Geova perseguitato per la sua fede"

Nato in Germania da genitori friulani, conservò la cittadinanza italiana. Abbracciò la fede dei Testimoni di Geova, la cui attività era all'epoca proscritta. Nel 1943 si trasferì a Cernobbio a Piazza Santo Stefano. La sua casa divenne per qualche tempo il centro di coordinamento delle attività che gli allora pochi Testimoni italiani svolgevano clandestinamente. Scoperto dalla Gestapo e rinchiuso nel campo di concentramento di Dachau e altrove, nel 1944 fu condannato a morte dalla corte popolare di Berlino.[39] Fu tra le centinaia di Testimoni di Geova giustiziati per non aver sostenuto il regime nazista. (1908 - 1944 o 1945) »

Le altre tre vittime italiane documentate da Italo Tibaldi ne La geografia della deportazione italiana sono: Salvatore Doria, <<[...] arrestato il 15/11/1939 su indicazione dell’OVRA per motivi politici e condannato dal tribunale speciale il 19/4/1940 ad 11 anni di reclusione, deportato dal penitenziario di Sulmona a Dachau il 13/10/1943 matr. 56477 e il 9/12/1943 a Mauthausen matr. 40536>>; Luigi Hochreiner di Bolzano e la sua convivente Helene Delacher giustiziata nel 1943.[40][41][42]

Perché triangoli viola[modifica | modifica sorgente]

Kennzeichen für Schutzhäftlinge in den Konzentrationslagern.jpg

Il sistema escogitato dai nazisti per distinguere facilmente il gruppo di appartenenza degli internati[43] era quello di applicare sulla casacca dei detenuti, oltre al numero di matricola, un triangolo rovesciato di colore diverso.

  • Per gli ebrei due triangoli sovrapposti a formare la stella di Davide gialla,
  • per i sinti e rom: marrone,
  • per i prigionieri politici: rosso,
  • per gli omosessuali: rosa,
  • per gli asociali e le lesbiche: nero,
  • per i delinquenti comuni: verde,
  • per gli apolidi: blu,
  • per i testimoni di Geova o Bibelforscher: viola.

Alcuni Testimoni di Geova riconosciuti giusti tra le nazioni[modifica | modifica sorgente]

« Chi salva una vita, salva il mondo intero (Talmud) »

Il 28 giugno 1966, lo Yad Vashem riconobbe due testimoni di Geova polacchi, Socha Józef e sua moglie Socha Agnieszka, come giusti tra le nazioni.[44]

Il 14 dicembre 1994, lo Yad Vashem riconobbe due testimoni di Geova bielorussi, Vasiliy Ivanov e sua figlia Irina Ivanova Levikina, come giusti tra le nazioni. L'onorificenza fu loro assegnata per aver nascosto, ospitato e protetto, a rischio della vita e nonostante le proteste della moglie di Vasiliy, per tutto il periodo dell'Olocausto e fino alla caduta del regime nazista, una giovane ebrea di nome Heina, fuggita dal ghetto di Braslaw (Braslau). Anche quando i tedeschi cominciarono a perlustrare la zona in cerca di partigiani ed ebrei nascosti, incendiando molti villaggi, Vasiliy ed Irina continuarono a proteggerla, considerando il salvataggio della giovane un dovere imposto da Dio. Heina rimase presso gli Ivanov fino alla liberazione e mantenne contatti con loro per molti anni dopo la guerra.[45][46][47]

Il 5 marzo 1998, lo Yad Vashem riconobbe tre testimoni di Geova ungheresi, András Nagy, Magdolna Nagry, Erzsébet Nagy, come giusti tra le nazioni.[48]

Il 1 agosto 2010, lo Yad Vashem riconobbe due testimoni di Geova polacchi, Marianna Borzęcka e Józef Borzęcki, come giusti tra le nazioni.[49][50]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d The Routledge History of the Holocaust, Jonathan C. Friedman, Taylor & Francis, 2011, ISBN 0-415-77956-1, 9780415779562
  2. ^ a b c d e f Dizionario dell'Olocausto di Walter Laqueur e Judith Tydor Baumel. Due volumi di cento autori in undici paesi. Edizione italiana a cura di Alberto Cavaglion con introduzione di Gad Lerner, volume II: pagine 754 (voce a firma dello storico Sybil Milton). Su licenza di Giulio Einaudi Editore, edizione speciale Gruppo Editoriale L'Espresso, Roma 2012 ISBN 977-11-2860814-0
  3. ^ dell'Istituto di studi storici Gaetano Salvemini di Torino
  4. ^ Claudio Vercelli, Triangoli viola, 2011, cit., p. 45.
  5. ^ Claudio Vercelli, Triangoli viola, 2011, cit., p. 46.
  6. ^ Claudio Vercelli, Triangoli viola, 2011, cit., p. 57.
  7. ^ Persecution and Resistance of Jehovah's Witnesses During the Nazi-Regime, Michael Berenbaum
  8. ^ a b By Detlef Garbe, United States Holocaust Memorial Museum, Dagmar G. Grimm; See Preface for English edition pg. xix, xx, Between Resistance and Martyrdom: See Preface for English edition pg. xix, xx.
  9. ^ Shoah Resource Center, The International School for Holocaust Studies.
  10. ^ Teaching about the holocaust in the 21st century, Volume 253, Jean-Michel Lecomte, Council of Europe. Council for Cultural Co-operation, Council of Europe, 2001, ISBN 92-871-4537-7, 9789287145376.
  11. ^ Pagina 1
  12. ^ Pagina 2
  13. ^ Pagina 3
  14. ^ "Instead of being against the principles advocated by the government of Germany, we stand squarely for such principles"
  15. ^ Awake! 8 luglio 1998. Tratto da watchtower.org/e/19980708/article_01.htm (16 maggio 2012)
  16. ^ a b Jehovah's Witnesses and the Third Reich: Sectarian Politics under Persecution, M. James Penton, University of Toronto Press, Scholarly Publishing Division; 1 edition (October 14, 2004)
  17. ^ a b The Nazi state and the new religions: five case studies in non-conformity, Christine Elizabeth King, E. Mellen Press, 1982, ISBN 0-88946-865-6, 9780889468658.
  18. ^ 7 ottobre 1934 Telegramma ad Hitler
  19. ^ 7 ottobre 1934 Lettera di protesta dalle congregazioni dei testimoni al governo tedesco
  20. ^ 21 settembre 1934 Telegramma di protesta dalla sede dei Testimoni di Geova in Svizzera ad Adolf Hitler.
  21. ^ ROAD TO HOLOCAUST, TESTIMONY OF THE HUMAN SPIRIT ( Guida agli insegnanti dei corsi sull'olocausto di Yad Vashem ) : [1]
  22. ^ “Persecution and Resistance of Jehovah's Witnesses During the Nazi-Regime 1933-1945, Hans Hesse, p.251,260.
  23. ^ Documenti
  24. ^ Dizionario dell'Olocausto di Walter Laqueur e Judith Tydor Baumel. Due volumi di cento autori in undici paesi. Edizione italiana a cura di Alberto Cavaglion con introduzione di Gad Lerner, volume II: pagine 757 (voce a firma dello storico Sybil Milton). Su licenza di Giulio Einaudi Editore, edizione speciale Gruppo Editoriale L'Espresso, Roma 2012 ISBN 977-11-2860814-0
  25. ^ Responses Outside the Mainstream Catholic and Protestant Traditions
  26. ^ a b c http://www.museenkoeln.de/ns-dok_neu/homepage/JZ-NS-Verfolgung-Koeln.pdf, page 34
  27. ^ (EN) United States Holocaust Memorial Museum. Jehovah's Witnesses: Victims of the Nazi Era 1933-1945, p. 9. Riportato il 25 gennaio 2007.
  28. ^ Deportato politico ad Auschwitz, presidente dell'ICOM (International Council Of Museum) insignito da Yad Vashem del titolo di Giusto fra le Nazioni
  29. ^ Uomini ad Auschwitz, Storia del più famigerato campo di stermino nazista, p. 258,259 Mursia Editore - Milano 1984, ISBN 88-425-3585-0.
  30. ^ August Dickmann
  31. ^ Articoli di denuncia verso le crudeltà naziste. 1933-1943; cfr. I testimoni di Geova - Già e non ancora di Massimo Introvigne
  32. ^ Cfr ad esempio:
    • Articolo originale «Nazi Revolution in Germany», The Golden Age, 16 agosto 1933, p. 734;
    • J.F.RUTHERFORD, «Persecution in Germany», The Golden Age, 25 aprile 1934, pp. 451-463;
    • Articolo originale «Items og German News», The Golden Age, 2 gennaio 1935, p. 212;
    • KARL LANG, «Report Concernine the Persecutions in Germany», The Golden Age, 29 gennaio 1936, pp. 274-277;
    • «The Persecutions of Jehovah’s Witnesses in Germany», The Golden Age, 7 ottobre 1936, pp. 27-31;
    • «Report of Facts from Germany», The Golden Age, 24 marzo 1937, pp. 408,409;
    • «From a German Concentration Camp». The Golden Age,2 giugno 1937, pp. 567-570;
    • «Germany», Consolation, 26 gennaio 1938, pp. 21,22;
    • «The Tragedy of Germany (Part 1)», The Golden Age, 4 maggio 1938, pp. 3-10;
    • «The Tragedy of Germany (Part 2)», The Golden Age, 18 maggio 1938, pp. 10-16;
    • «Germany. No More Freedom», MARTIN Harbek, «Conditions in Europe: Hundreds of Thousands of Prisoners», The Golden Age, 18 ottobre 1939, pp.4-6;
    • «Germany», The Golden Age, 21 febbraio 1940, p. 25;
    • «As the War Progresses», The Golden Age, 12 giugno 1940, pp. 23-28;
    • «Unable to Govern!, The Golden Age, 27 ottobre 1943, pp. 15,16.
  33. ^ Claudio Vercelli, Triangoli viola, 2011, cit., p. 129.
  34. ^ http://www.triangoloviola.it/pdf/Mostra.pdf
  35. ^ Il Quotidiano, 9 febbraio 2008, rubrica Dossier, pp. 14-15.
  36. ^ [2].
  37. ^ Franz Zurcher.
  38. ^ Stand firm against nazi assault.
  39. ^ Condanna a morte di Narciso Riet
  40. ^ La geografia della deportazione italiana sul sito dell'ANED
  41. ^ Google Books
  42. ^ La Nuova Ferrara
  43. ^ SHOAH.net Gli altri "Distintivi" ed il Progetto T4
  44. ^ Righteous Among the Nations Honored by Yad Vashem
  45. ^ Righteous Among the Nations Honored by Yad Vashem
  46. ^ The Encyclopedia of the Righteous Among the Nations, Europe (part II), pp. 155-156, Israel Gutman Editor, Yad Vashem, Jerusalem 2011.
  47. ^ Righteous Among the Nations Honored by Yad Vashem
  48. ^ Righteous Among the Nations Honored by Yad Vashem
  49. ^ Righteous Among the Nations Honored by Yad Vashem
  50. ^ Righteous Among the Nations Honored by Yad Vashem

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Christine Elisabeth King, The Nazi State And The New Religions: Five Case Studies In Non-Conformity, Edwin Mellen Press, Lewiston NY, 1982,ISBN 0-88946-865-6
  • Rudolf Höss, Kommandant in Auschwitz Autobiographiske Aufzeichnungen, trad. di G. Panzieri Saija, Einaudi, Torino, 1985, pagina 70.ISBN 3-423-30127-9
  • Sylvie Graffard, Léo Tristan, I Bibelforscher e il nazismo (1933-1945) I dimenticati dalla Storia, Ed. Tiresias, Parigi, 1994 ISBN 2-908527-25-1
  • Margarete Buber-Neumann, Prigioniera di Stalin e Hitler, il Mulino, Bologna, 1994 ISBN 88-15-10501-8
  • Lucio Monaco curatore dell'opera di Lidia Beccaria Rolfi Il Lager di Ravensbrück. La popolazione femminile dalla nascita del campo alla liberazione in La deportazione femminile nei Lager nazisti. Convegno internazionale, Torino, 20-21 ottobre 1994, Franco Angeli, Milano 1995
  • The Jehovah's Witnesses' Experience in the Nazi Concentration Camps: A History of Their Conflicts with the Nazi State J. of Church and State (1996)
  • Frediano Sessi, Auschwitz 1940-1945, Rizzoli (Bur), Milano, 1999 ISBN 978-88-17-17296-7
  • AA.VV., Minoranze Coscienza e dovere della Memoria, Jovene Editore, Napoli, 2001
  • Andrea Filippini, I bibelforscher e il nazismo - Testimonianze dalla Slovenia, Editrice Italica, Pescara 2002
  • Matteo Pierro, Fra Martirio e Resistenza. La persecuzione nazista e fascista dei Testimoni di Geova, Actac, Como, 2002 ISBN 88-87284-05-9
  • Simone Arnold Liebster, Sola di fronte al leone - una ragazzina resiste al regime nazista, Schotgen Editions, Lussemburgo 2003 ISBN 2-87953-911-0
  • Claudio Vercelli, Tanti Olocausti. La deportazione e l'internamento dei Lager nazisti, La Giuntina, Firenze, 2005, ISBN 88-8057-214-8
  • Giorgio Giannini, Il giorno della memoria - Per non dimenticare, Edizioni Associate, Roma 2005 ISBN 88-267-0396-5
  • Hans Hesse, Persecuzione e resistenza dei Testimoni di Geova durante il regime nazista 1933-1945, Edizioni Schortgen , Lussemburgo 2005
  • Detlef Garbe, Between Resistance and Martyrdom: Jehovah's Witnesses in the Third Reich a cura di Dagmar G. Grimm, Editore : University of Wisconsin Press, Wisconsin 2008 ISBN 0-299-20790-0
  • Allert Tilman, Heil Hitler! Storia di un saluto infausto. Il Mulino, Bologna 2008 ISBN 978-88-15-12465-4
  • Claudio Vercelli, Triangoli viola. Le persecuzioni e la deportazione dei testimoni di Geova nei lager nazisti, Carocci Editore, Roma, 2011, ISBN 978-88-430-6384-0
  • Giorgio Giannini, Vittime dimenticate, lo sterminio dei disabili, dei rom, degli omosessuali e dei testimoni di Geova, Stampa Alternativa, Viterbo 2011 ISBN 978-88-6222-274-7
  • Walter Laqueur e Judith Tydor Baumel, Dizionario dell'Olocausto , due volumi di cento autori in undici paesi. Edizione italiana a cura di Alberto Cavaglion con introduzione di Gad Lerner, volume II: pagine 751 - 758. Su licenza di Giulio Einaudi Editore, edizione speciale Gruppo Editoriale L'Espresso, Roma 2012

Video storico[modifica | modifica sorgente]

Film documentario[modifica | modifica sorgente]

  • Fritz Poppenberg (Wp de) e Stefanie Krug, Persecuzione e resistenza dei Testimoni di Geova sotto il regime nazista, Dvd, 2012 (tilolo originale in tedesco: Unter Jehovas Schutz. Zwei Freundinnen erinnern sich an die Zeit im Konzentrationslager), 1988, 92 minuti, a colori. Lingue: Tedesco, inglese, francese, polacco, spagnolo e italiano. Film realizzato con il patrocinio dell'United States Holocaust Memorial Museum, Washington D.C. - Drei Linden Film (www. dreilindenfilm.de) - Berlino.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]